Encomiabile il lavoro della Commissione Mitrokhin alla caccia di spie komuniste: pare che la faccenda stia prendendo una brutta piega per Berlusca: non è escluso che la Licio Gelli fosse un agente del KGB. Di sicuro c'era qualche piduista.
Ora bisogna vedere se Guzzanti avrà il coraggio di fare domande su Berlusconi oppure se un brivido freddo gli è corso lungo la schiena e ha preferito cambiare argomento.
Ehi, Guzzanti, lavora. Niente bianchetto, mi raccomando, usa bene gli euri che sprechiamo per il tuo stipendio.
A quando sta benedetta commissione Tangentopoli dalla quale risulterà finalmente che nel 94 Berlusconi, Bossi e Fini hanno vinto le elezioni dopo avere spazzato via DC e PSI grazie alle toghe nere?
E' ORA DI FARE CHIAREZZA.
La Stampa, Del 29/11/2002 Sezione: Interni Pag. 8)
L´AMMIRAGLIO BATTELLI ALL´AUDIZIONE DELLA COMMISSIONE MITROKHIN
«Gelli agente del Kgb? Non lo escludo»
Il capo del Sismi non conferma una verifica nella loggia P2
ROMA
«Ma scusi ammiraglio Battelli, al Sismi per caso risulta che Licio Gelli fosse un agente del Kgb?», fa Paolo Guzzanti. E il bello è che, in piena audizione in Commissione Mitrokhin del capo del servizio segreto militare che materialmente ricevette dagli omologhi inglesi il famoso dossier, a questa domanda risponde come a tutte le altre: «Non lo so, non ho mai fatto anamnesi remote, ma certo non potrei escluderlo». Surreale, se non fosse che l´ammiraglio non si rende conto che la sua non-ammissione è una quasi-notizia. E se non fosse che riferimenti incrociati alla P2 e al Kgb li ha già fatti il precedente audito, generale Siracusa. Se non fosse che invece a Battelli Diliberto chiede, visto nel dossier la scheda numero 18 è intitolata a un anonimo Kars, piduista e assieme spione dell´impero sovietico, se per caso al Sismi non abbiano pensato di fare «una ricerca incrociata P2-Kgb: avete indagato su chi fosse Kars?». La risposta di Battelli è folgorante: «Ma vede, la ricerca d´archivio non è propriamente l´attività principale di un servizio di controspionaggio, noi in quegli anni eravamo impegnati con Al Quaeda. Kars? I miei uomini qualcosa mi devono aver detto, certamente il povero Bonaventura indagò...». Il colonnello Bonaventura, com´è noto, è morto quando l´attività della Mitrokhin era appena iniziata. Perdura sino a diventare certezza, durante tutta la lunghissima seduta, la sensazione che, quando i servizi segreti inglesi inviarono il materiale ai colleghi italiani «perché decidessimo cosa pubblicare e cosa no», ammette Battelli, il Sismi non abbia fatto altro che trasferire i fascicoli («ci arrivavano in piccole bozze») così com´erano sul tavolo del ministro della Difesa. Che nel governo Prodi di allora era Nino Andreatta, da anni in coma in un ospedale di Bologna. Trasmetterli così com´erano, senza nessuna verifica: mentre invece, fa infine notare Guzzanti a Battelli, gli americani sul Mitrokhin hanno fatto le loro verifiche, e quelli risultati veri agenti del Kgb li hanno poi processati e pure condannati. Mentre da noi il dossier è evidentemente un´accozzaglia di mezze verità, invenzioni infamanti, e forse vere spie la cui identità è ancora criptata. Una cosa che fa salire la pressione ai parlamentari di questo e di quello schieramento. Ma insomma, fa il diessino Bielli, lei non ci dice nemmeno se siamo stati inconsapevoli strumento dei servizi segreti inglesi. Risponda, incalza Guzzanti. E siccome Battelli resta ancora sul vago, Fragalà di Alleanza nazionale chiede che almeno dica qual era la catena di comando nel Sismi all´epoca: a porte chiuse, però. Tutto quel che da Battelli si riesce a sapere, in 4 ore di audizione, si ottiene sommando in un´affermazione due negazioni, come fa Guzzanti: «Dunque lei ci dice che avrebbe potuto non autorizzare la pubblicazione del dossier, e che infine lo sottopose all´autorità politica». Oltretutto, Battelli si lascia sfuggire anche un altro dato: il dossier cominciò ad arrivare al Sismi già nel marzo, e non nell´agosto, del 1999. Oltre a una frase a mezza bocca, ma inquietante: «Perché non ho dato subito il dossier ai magistrati? Ma scusate, allora dovremmo mettere in piazza ogni anno migliaia di cittadini italiani!».
Antonella Rampino




Rispondi Citando