PERCHÉ SONO PRESENTI?
Nelle scuole, nelle aule di tribunale, negli ospedali troviamo spesso esposto il crocifisso cattolico. Con alcune disposizioni emanate in piena era fascista tra il 1924 e il 1928 (regî decreti e, nel caso dei tribunali, addirittura una circolare ministeriale), la presenza del crocifisso ha trovato una base giuridica che le successive novità legislative non hanno scalfìto.
Nonostante la Costituzione del 1948 abbia statuito l'eguaglianza delle religioni di fronte alla legge e nonostante diverse sentenze della Corte Costituzionale riaffermino la laicità dello stato e la supremazia dei principi costituzionali su altre norme e leggi, ebbene, la Corte stessa nella sala in cui si riunisce espone il crocifisso.
Diverse richieste di rimozione formulate negli ultimi anni sono state invariabilmente cassate proprio in base alla mancata esplicita abrogazione delle norme del ventennio. Ad esempio, clicca qui per un parere del Consiglio di Stato sull'esposizione del crocefisso nelle scuole. Anche in questo caso l'esposizione viene motivata, tra l'altro, con l'assurda tesi che il crocifisso sia parte del patrimonio storico-culturale italiano (ma non certamente l'unica, ed in ogni caso l'unica ad avere questo privilegio).
Ultimamente, la Lega Nord ha lanciato nel Triveneto una massiccia campagna per riproporre il crocifisso nei luoghi pubblici (mozioni approvate, tra l'altro, dal consiglio provinciale di Verona e dal consiglio comunale di Este), visto come «bandiera» contro l'invasione islamica. Lo stesso provveditore agli studi di Udine ha recentemente sensibilizzato i suoi presidi in tal senso.
PERCHÉ RIMUOVERLI?
In uno stato laico, nella piena attuazione di una costituzione che non prevede religioni di Stato, la loro presenza costituisce un'inammissibile privilegio per la religione cattolica. Essendo chiaramente assurdo concepire la presenza dei simboli di tutte le religioni (visto il loro gran numero), l'unica strada da percorrere è la rimozione dei crocifissi dagli edifici pubblici.
La presenza nei tribunali è poi ancora più inconcepibile, in quanto abbinata al motto «La legge è uguale per tutti»: come può sentirsi giudicato serenamente un cittadino islamico, in un'aula in cui una religione (e di conseguenza i suoi fedeli) sono considerati più «uguali» degli altri? Senza contare che, per gli stessi cattolici, la crocifissione di Gesù rappresenta un'ingiustizia...
CHI COMBATTE PER LA LORO RIMOZIONE?
Un importante risultato è stato ottenuto dall'iniziativa personale di uno scrutatore elettorale, Marcello Montagnana, socio UAAR, che nel 1994 rifiutò l'incarico in nome della laicità dello Stato, a causa della presenza del crocifisso nel seggio.
Montagnana è stato una prima volta condannato dal Pretore di Cuneo (400 mila lire di multa), poi assolto in Appello: sentenza annullata dalla Cassazione con rinvio alla Corte di Appello, che questa volta confermava la sentenza del Pretore. L'iter si è definitivamente chiuso il primo marzo 2000 con una nuova sentenza della quarta sezione penale della Cassazione: annullamento definitivo della condanna senza rinvio.
Grazie alla sua battaglia un primo importante passo verso la rimozione dei simboli religiosi è stato compiuto: la nostra campagna «Scrocifiggiamo l'Italia!» ne è la naturale prosecuzione e, non a caso, si concretizza col contributo dello stesso Montagnana.
Nel frattempo, la vicenda ha stimolato due interrogazioni parlamentari, una di Senese (DS), l'altra di Saraceni, Paissan, Gardiol e De Benetti (Verdi), peraltro ancora senza risposta, come una analoga presentata nel 1996.
Tuttavia, non bisogna pensare che tutti i cattolici siano monoliticamente favorevoli alla presenza del crocifisso: più volte alcuni di essi (i Paolini, i Gesuiti, Vittorio Messori...) hanno manifestato la propria contrarietà all'esposizione.
COSA SUCCEDE ALL'ESTERO?
Il problema dell'invadenza dei simboli religiosi nella vita quotidiana non è solo italiano: problemi vi sono anche in molti altri paesi, con battaglie combattute dalle associazioni laiche che, talvolta, portano anche a dei risultati.
Alcuni esempi.
AUSTRIA - una legge del 1949 e il Concordato del 1962 garantiscono la presenza dei crocifissi nelle scuole dove gli studenti cristiani sono la maggioranza.
FRANCIA - un'iniziativa promossa dall'associazione Une Vandée pour tous les Vandéens ha ottenuto che il tribunale ordinasse a due comuni di togliere dalla sala consiliare il crocifisso. Senza risultato, invece, la richiesta di togliere il simbolo del dipartimento della Vandea (una croce).
GERMANIA - una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l'incostituzionalità della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. Tale provvedimento riguarda le scuole elementari del solo land della Baviera (peraltro il più cattolico della repubblica federale), e subordina la permanenza del crocifisso a un'esplicita richiesta di genitori, insegnanti e alunni delle diverse scuole.
GRECIA - qui il maggior problema risiede nell'obbligo di dichiarare sulla carta d'identità la propria fede religiosa, adeguamento richiesto da una direttiva dell'Unione Europea. Si è mosso il locale garante della privacy sollevando un vespaio, con alcuni vescovi ortodossi ad incitare alla «guerra santa», contro l'Europa e contro la laicità dello stato.
SVIZZERA - nel 1990 il tribunale federale elvetico ha dato ragione ad un ricorso contro la decisione di un comune del Canton Ticino di esporre crocifissi nelle classi, sostenendone l'incompatibilità con la neutralità confessionale della scuola pubblica.
USA - qui la battaglia si combatte soprattutto contro la presenza sulle banconote del motto «In God we trust» («noi crediamo in Dio»). Per un quadro d'insieme sia sulle iniziative giuridiche intraprese, sia sul comportamento spicciolo dei cittadini atei (come la cancellazione del motto dai dollari), vai alla pagina dedicata all'argomento sul sito di American Atheists.
(A)




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