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Discussione: Secessione, no grazie

  1. #1
    Roderigo
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    Predefinito Secessione, no grazie

    Secessione, no grazie

    Tommaso Sodano

    Il federalismo, storicamente, ha rappresentato il tentativo sul piano istituzionale di unire popoli ed etnie diverse, creando solidarietà tra i vari popoli.

    Si è cercato di creare vincoli di unione e solidarietà anche sul terreno delle politiche economiche, per portare verso livelli di sviluppo più avanzati anche gli Stati federali più deboli. In Italia il progetto di Devoluzione del governo parte da uno Stato unitario per approdare a una federazione di aree territoriali definite con compiti di legislazione esclusiva per le Regioni su Scuola, Sanità e Sicurezza.

    E' un progetto disastroso per l'unità del nostro Paese e per la garanzia dei diritti universali dei cittadini. La modifica dell'articolo 117 della Costituzione divide e accentua le differenze tra Regioni ricche e povere e tra aree forti e deboli del Paese.

    Legislazioni differenti nelle diverse Regioni comportano regole disuguali tra i cittadini e tutele diverse a seconda della residenza, in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione che si pone il problema della rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che nei fatti impediscono l'uguaglianza e la libertà. Con la riscrittura dell'articolo 117 lo Stato centrale non potrà entrare nelle materie attribuite alla esclusiva competenza delle Regioni per tutelare i principi sanciti dalla Costituzione, e anche l'eventuale emendamento preannunciato da Bossi, non garantisce i diritti sostanziali e l'uguaglianza tra cittadini.

    Il divario nello sviluppo, nei livelli di occupazione, nella qualità e quantità di servizi erogati, presenti in Italia e soprattutto tra il Centro Nord e il Meridione non potranno consentire, a norma modificata, un intervento dello Stato con politiche attive di sostegno. Un paese divaricato strutturalmente non può fondarsi sull'autonomia impositiva che, richiamandosi alla base imponibile e quindi alla distribuzione territoriale della ricchezza, non potrà che aumentare la divaricazione. Una Regione con il 25% di disoccupazione, se costretta ad attingere soltanto alle proprie risorse finanziarie, sarà costretta a ridurre i servizi (già oggi nel Sud è assicurato il 40% in meno di servizi).

    Si tratta di un federalismo antisolidale, che alimenta le divisioni, accentua l'egoismo ed esaspera l'antimeridionalismo. Non per sterile polemica ma questo pericoloso processo, voluto dalla destra di governo, ha trovato terreno fertile nelle modifiche al Titolo V° della Costituzione voluto dal Governo precedente.

    La devoluzione favorisce l'adattamento delle forme istituzionali al processo di globalizzazione che punta all'esasperazione delle competitività territoriali per accrescere la convenienza dell'impresa: da un lato si spostano i momenti decisionali ad un livello sovranazionale, dall'altro si riduce la lotta politica a questioni di campanile o di piccole entità statuali nelle quali le masse popolari sono divise e vittime di egoismi e lotte tra poveri.

    Un fermo e deciso no al secessionismo di Bossi deve camminare insieme al no altrettanto fermo e deciso al liberismo. Il dibattito sulla devolution deve uscire dalle Aule parlamentari e coinvolgere i protagonisti dei movimenti di massa che hanno interessato il nostro Paese. Non è una discussione tra addetti ai lavori, ma un pericoloso processo che può portare alla disarticolazione dell'Italia e ad accrescere le differenze sociali ed economiche.

    Per battere il separatismo di Bossi c'è bisogno di una straordinaria partecipazione democratica al processo di riforma costituzionale, nazionale ed europea, sottraendolo al ricatto e alla subalternità del pensiero liberista. Una battaglia di massa oggi per bloccare l'iter della legge, il referendum popolare per l'abrogazione qualora sciaguratamente il governo volesse imporla con la dittatura dei numeri parlamentari.

    Liberazione 30 novemnre 2002
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  2. #2
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    Predefinito Re: Secessione, no grazie

    Il federalismo, storicamente, ha rappresentato il tentativo sul piano istituzionale di unire popoli ed etnie diverse, creando solidarietà tra i vari popoli.
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    Tale concetto di federalismo è forse eccessivamente romantico, anche se in ogni caso riflette la struttura ascensionale che lo distingue dalla federalizzazione. Va comunque ricordato che la mancanza di un ordinamento federale rappresenta la principale ombra del risorgimento italiano, che nei fatti si è configurato come "piemontesizzazione" e quindi imperialismo di un singolo Stato a danno di altri. Come si conciliano poi i virtuosismi dell'unione fra popoli ed etnie diverse con i moti indipendentisti baschi così cari a voi compagni?
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    Si è cercato di creare vincoli di unione e solidarietà anche sul terreno delle politiche economiche, per portare verso livelli di sviluppo più avanzati anche gli Stati federali più deboli. In Italia il progetto di Devoluzione del governo parte da uno Stato unitario per approdare a una federazione di aree territoriali definite con compiti di legislazione esclusiva per le Regioni su Scuola, Sanità e Sicurezza.

    E' un progetto disastroso per l'unità del nostro Paese e per la garanzia dei diritti universali dei cittadini. La modifica dell'articolo 117 della Costituzione divide e accentua le differenze tra Regioni ricche e povere e tra aree forti e deboli del Paese.
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    Innanzitutto uno stato nazione è un prodotto storico, non un dogma. Ciò significa che il suo valore si misura rispetto alla sua funzione in un dato contesto epocale e geopolitico,e non sussiste mai per sé stesso. Chi afferma il contrario mistifica un semplice oggetto di indagine scientifica "divinizzandolo" e quindi portandolo al di là di ogni sfera accettabilmente oggettiva.Quando parliamo di patria non parliamo di qualcosa di "sacro" , ma di una normale istituzione profana e immanente, in balia della storia. Posto questo presupposto, la recente vena riformista che ha attraversato Spagna, Belgio, Regno Unito, e che ha creato un valore aggiunto a quella tradizione incarnata dalla confederazione elvetica e dalla repubblica tedesca, dimostra come la federalizzazione sia strada coerente rispetto ai tempi, rispetto alla globalizzazione e rispetto agli obiettivi di ristrutturare la "res publica" in senso pluralista, partecipativo, liberale.
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    Legislazioni differenti nelle diverse Regioni comportano regole disuguali tra i cittadini e tutele diverse a seconda della residenza, in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione che si pone il problema della rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che nei fatti impediscono l'uguaglianza e la libertà.
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    Diversi contesti economici, sociali e culturali dovrebbero fisiologicamente condurre a politiche e legislazioni differenti negli ambiti messi a disposizione dal principio di sussidiarietà. Solo così la spesa pubblica e quindi il debito potranno contenersi, solo così il cittadino potrà interlocuire con la classe politica, solo così il pluralismo (soprattutto culturale) potrà trovar giustizia.
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    Con la riscrittura dell'articolo 117 lo Stato centrale non potrà entrare nelle materie attribuite alla esclusiva competenza delle Regioni per tutelare i principi sanciti dalla Costituzione, e anche l'eventuale emendamento preannunciato da Bossi, non garantisce i diritti sostanziali e l'uguaglianza tra cittadini.
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    Vedo che a sinistra godete nell'abusare del concetto di "diritto". In realtà il fondo di perequazione è garantito, insieme quindi ai servizi essenziali. Se poi una regione, in forza del valore prelevato al reddito dei suoi cittadini vuole integrare il servizio, nella ricerca di un'offerta sempre più perfezionata, dov'è il problema?Secondo me non esiste, e voi lo sapete,ma vi piace continuare a vestire i panni dei conservatori più esasperati.
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    Il divario nello sviluppo, nei livelli di occupazione, nella qualità e quantità di servizi erogati, presenti in Italia e soprattutto tra il Centro Nord e il Meridione non potranno consentire, a norma modificata, un intervento dello Stato con politiche attive di sostegno. Un paese divaricato strutturalmente non può fondarsi sull'autonomia impositiva che, richiamandosi alla base imponibile e quindi alla distribuzione territoriale della ricchezza, non potrà che aumentare la divaricazione. Una Regione con il 25% di disoccupazione, se costretta ad attingere soltanto alle proprie risorse finanziarie, sarà costretta a ridurre i servizi (già oggi nel Sud è assicurato il 40% in meno di servizi).
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    Certamente attraverso le vostre politiche economiche e sociali il mezzogiorno è destinato a restare ciò che è: depressione fatta terra. Quanto alle politiche di sostegno, mi sembra paradossale credere ancora che attraverso l'assistenza si possa raggiungere qualche risultato al di là della penalizzazione continua del lavoratore padano. In ogni caso ripeto: il fondo di perequazione è garantito, anche se per accedervi bisognerà sacrosantemente rispettare parametri precisi che creeranno un argine allo sperpero di denaro pubblico. Va comunque da sé che una regione col 25% di disoccupazione deve razionalizzare i servizi e contenere gli stipendi.
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    Si tratta di un federalismo antisolidale, che alimenta le divisioni, accentua l'egoismo ed esaspera l'antimeridionalismo. Non per sterile polemica ma questo pericoloso processo, voluto dalla destra di governo, ha trovato terreno fertile nelle modifiche al Titolo V° della Costituzione voluto dal Governo precedente.

    La devoluzione favorisce l'adattamento delle forme istituzionali al processo di globalizzazione che punta all'esasperazione delle competitività territoriali per accrescere la convenienza dell'impresa: da un lato si spostano i momenti decisionali ad un livello sovranazionale, dall'altro si riduce la lotta politica a questioni di campanile o di piccole entità statuali nelle quali le masse popolari sono divise e vittime di egoismi e lotte tra poveri.
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    Attirare capitali quindi vi farebbe schifo? Vi rendete conto che state criticando la produttività che consente alla società di creare reddito? La devoluzione serve proprio a controbilanciare la tendenza sovranazionale radicando sul territorio alcuni poteri inerenti al destino sociale delle comunità! La devoluzione divide per garantire il cittadino, affinchè si possa riscoprire una dimensione comunitaria, affinchè l'esercizio del potere non trascenda la concretezza dei luoghi dove gli effetti di quest'esercizio diventan vivi, affinchè si possa disporre di leggi che rispecchino la "natura" del territorio, affinchè gli interessi delle singole comunità si incontrino e scontrino nella ricerca di un punto di equa soddisfazione.
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    Un fermo e deciso no al secessionismo di Bossi deve camminare insieme al no altrettanto fermo e deciso al liberismo. Il dibattito sulla devolution deve uscire dalle Aule parlamentari e coinvolgere i protagonisti dei movimenti di massa che hanno interessato il nostro Paese. Non è una discussione tra addetti ai lavori, ma un pericoloso processo che può portare alla disarticolazione dell'Italia e ad accrescere le differenze sociali ed economiche.
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    Le differenze sociali ed economiche sono spesso in interrelazione con le diverse forme culturali che presiedono all'organizzazione della società, oltre ad essere inscritte nella natura, nella vita, nella realtà tutta. Nella nella differenza non c'è alcun male, e solo un'utopista può misconoscere le diverse vocazioni territoriali che contraddistinguono ad esempio Lombardia e Sardegna. Solo chi perde di vista la complessità della vita umana, riducendo tutto a una sola struttura, può parlare di disarticolazione di ciò che per natura è GIA', SEMPRE, INEVITABILMENTE, disarticolato.
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  3. #3
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    Berlusconi ha detto di essere pronto a porre la fiducia per la devolution : era nei patti, nel programma elettorale. Ma è pur vero che in un altro programma, quello della logica, non ci può essere la follia di Scuola, Polizia e Sanità diverse per ogni regione. Se è difficile organizzarle o riordinarle adesso, figuriamoci moltiplicando il tutto per venti!

  4. #4
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    Originally posted by Catilina
    Berlusconi ha detto di essere pronto a porre la fiducia per la devolution : era nei patti, nel programma elettorale. Ma è pur vero che in un altro programma, quello della logica, non ci può essere la follia di Scuola, Polizia e Sanità diverse per ogni regione. Se è difficile organizzarle o riordinarle adesso, figuriamoci moltiplicando il tutto per venti!
    E se fosse più facile? Gli assessori hanno maggiore confidenza col territorio e con le comunità e maggiori possibilità di verificare la qualità effettiva dei servizi.

  5. #5
    Quin igitur expergiscimini?
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    Originally posted by ZENA


    E se fosse più facile?

    Non si possono spazzare via 150 anni di storia nazionale con una legge di 7 righe imposta da un partito con il 3,9% dei voti.
    L' Italia, fortunatamente, non è gli USA (che comunque nacquero sin dalla fine del Settecento come Federazione).

  6. #6
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    Federalismo..."federare"...non sono per niente un esperto di etimologia, ma ho sempre saputo che "federare"abbia origini affine a "socializzare", dunque una tendenza ad "unire"... mentre oggi il federalismo è un "dividere"...un vero e proprio paradosso!
    Fortuna che almeno hanno cambiato il nome in "devoluzione", anche se dovrebbero chiamarla "disgregazione".

    E comunque la devolution della lega nasce solo ed esclusivamente dall'odio piccolo-borghese e razzista nei confronti del meridione di questa marmaglia di xenofobi individualisti conservatori. Certo nessun leghista pensa che il fine di questa riforma sia di organizzare meglio settori come scuola, sanità e sicurezza su base territoriale, ma solo cerca di scrollarsi di dosso i "terroni accattoni", che "rubano" ai padani i soldi per la loro mafia.
    In pratica con questa riforma ci troveremo un nord sempre più ricco ed efficiente (ma anche su questo ho i miei dubbi) e un sud abbandonato a se stesso, senza più un minimo di pianificazione statale e di aiuti.
    Anche perchè la Lega già pensa al federalismo fiscale, ciò che sarebbe la rovina del nostro paese.
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

  7. #7
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    1) Federalizzando sanità, organizzazione della vita scolastica sul territorio e polizia locale si spazzerebbero via 150 anni di storia nazionale? Che vi mettiate a fare i patrioti-nazionalisti mi fa sorridere, che strumentalizziate il senso di una semplice devoluzione che segue atteggiamenti già tracciati da altri paesi europei mi sembra davvero ridicolo. Perchè non lanciate invettive contro la devoluzione a favore della Scozia, contro la riorganizzazione federale del Belgio o contro le concessioni autonomiste della Spagna? In ogni caso invito a riflettere sul senso di ciò che ho scritto nel mio primo intervento: la nazione è un prodotto storico, non un termine assoluto, trascendendente e dogmatico. Tiratene le conclusioni.
    2) Bravo Soviet, i padani sarebbero egoisti imborghesiti, mentre i tuoi amici baschi cosa sono? Ah, loro sono una nazione e noi no? E in nome di quali criteri si definisce una nazione? Criteri etnici? Curioso portare un comunista verso questi lidi.
    3) Il 3,9% in una democrazia rappresentativa basta e avanza per proporre dei DDL, specialmente essendo forza al governo e ago della bilancia della maggioranza che lo sostiene.Lo sapete bene, perchè i vostri risultati non sono molto migliori e se la bocca dovremmo cucircela noi, altrettanto dovreste fare voi.
    4) Il federalismo fiscale è un dovere morale: ognuno dovrebbe pagare in base ai servizi che concretamente riceve, cosiccome avviene sul mercato. La solidarietà deve essere rimessa alla società civile, e non più trasformata in redistribuzione coatta di valori espropriati.

  8. #8
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    [QUOTE]Originally posted by ZENA
    [B]
    1) Perchè non lanciate invettive contro la devoluzione a favore della Scozia, contro la riorganizzazione federale del Belgio o contro le concessioni autonomiste della Spagna? la nazione è un prodotto storico,
    2) Ah, loro sono una nazione e noi no? E in nome di quali criteri si definisce una nazione?
    3) Il 3,9% in una democrazia rappresentativa basta e avanza. Lo sapete bene, perchè i vostri risultati non sono molto migliori e se la bocca dovremmo cucircela noi, altrettanto dovreste fare voi.
    4) Il federalismo fiscale è un dovere morale [/i] [B]

    1) Proprio perchè la nazione è un prodotto storico, sappiamo bene che la storia della Gran Bretagna o della Spagna o degli Stati Uniti non è uguale a quella dell' Italia e proprio per questo ne traiamo le dovute conseguenze. In ogni caso, è scandalosa la superficialità e il pressappochismo della legge di Bossi che preteninde in qualche riga di "rivoluzionare" l' Italia su basi federaliste. Ma del resto, visti lo spessore e la preparazione culturale di personaggi come Bossi, Pagliarini, Calderoli, Maroni e compagnia, che cosa ci si sarebbe potuti aspettare di più?
    2) Ecco appunto, in nome di quali criteri si definisce la "nazione" padana inventata di sana pianta da Bossi e dai suoi "maestri di pensiero"? In base alla religione diversa da quella del resto degli Italiani? In base alla lingua diversa da quella del resto degli Italiani? In base ad una storia che non ha nulla a che vedere con quella del resto degli Italiani? O forse la religione diversa è quella inventata da Bossi & C. consistente nell' adorazione del dio Po? O forse la lingua diversa sono i trecento dialetti del nord che dovrebbero sostituire l' Italiano nelle tremila scuole "federaliste" settentrionali? O forse la storia diversa è quella delle camicie verdi che marciano con passo da parata per le strade del Nord?
    3) Nessuno vi vuole cucire la bocca, come dimostra il fatto che neppure Bossi sarà mai condannato per reati d' opinione pur avendo insultato e minacciato volgarmente a destra e a manca nel corso della sua brillante carriera politica. La CdL varerà infatti una leggina ad hoc, su misura, tipo la Cirami, tanto per intenderci. Comunque il ragionamento sul partitino ago della bilancia eccetera, sa tanto di "prima repubblica", quella che i leghisti si vantano di aver spazzato via...
    4) Poche balle: il federalismo fiscale è lo strumento per la rottura definitiva della solidarietà nazionale e per l' avvio della secessione vera e propria. Del resto, non dimentichiamoci che se oggi la Lega porta avanti posizioni apertamente razziste nei confronti degli extracomunitari (avete mai ascoltato un comizio dell' ex-ordinovista Borghezio?), essa nacque come forza che odiava gli Italiani del Sud e probabilmente li odia tuttora, anche se il tema della caccia all' immigrato aveva fino adesso lasciato un po' nell' ombra questo tratto originario.

  9. #9
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    Il caro Zena, a cui mi accomuna una fede calcistica, difende a spada tratta un concetto, un'idea, una aspirazione senza rendersi conto delle catastrofiche conseguenze che essa avrebbe in uin territorio devastato dalle diseguaglianze come quello italiano. So che lui non è al livello di cretineria dei vari Borghezio and company, in fondo non riesco a capire come persone come lui possano identificarsi con dei politici che sono la dimostrazione e l'affermazione dell'ignoranza e delle più squallide pulsioni viscerali del piccoloborghese frustrato, vi giuro io riesco ad ascoltare Fini, come ascoltavo, con disgusto, ma ascoltavo Almirante, ma quando parla Bossi o altro della Lega non ci riesco, sono la volgarità, l'incopentenza e la rabbia schiumosa elevati a dignità politica,ma le notizie che ci giungono da Padova per fortuna sono positive, per la prima volta una manifestazione nazionale è fallita, solo trenta pulmann, e è inutile accusare il maltempo, non è da tre o quattro giorno che esso imperversa, però altre manifestazioni sono riuscite ed oltre le aspettative, il problema è che la legge del potere che logora chi lo possiede, se può non valere per i democristiani vecchi e nuovi, vale per chi non ha nulla da offrire che sciocchezze, buone per urlare dall'opposizione ma nulle quando devono trasformarsi in idee, programmi.
    L a devolucion, alla spagnola, perche se non fosse una cosa orripilante, potrebbe essere una barzelletta, accentuerebbe le discrimanazioni ed inorridisco che a gestire funzioni di valore e di merito siano incapaci come solo la Lega annovera fra i suoi uomini politici, tipo un Gentilini a capo dei nuovi sceriffi del nordest.
    Rinsavite, ciò che tu affermi ha delle verità, e sicuramente una gestione più decentrata potrebbe in effetti avere delle finalità positive come tu scrivi, ma guardati intorno, guarda negli occhi i pescecani che stanno già pansando a come inghittirsi fette di scuola, assistenza, energia, solo per gli utili del proprio poratfoglio e renditi conto che con la classe politica che ora comanda o che prima comandava, con degli industriali che assomigliano più al personaggio di "prendi i soldi e scappa2, che non a dei manager, una soluzione del genere sarebbe disastrosa.

  10. #10
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    Caro Falco, tu perdi a mio parere il senso della questione. Prendi ad esempio la Liguria: si tratta semplicemente di far si che i parametri alunni-insegnanti, tradizionalmente decisi a Roma, non continuino a penalizzare i (pochi) ragazzi dell'entroterra. Si tratta di far si che la produzione dialettale di Govi, cosiccome la tradizione popolare ligure, non sia stata vana e possa avere una posterità tra i banchi di scuola; si tratta di organizzare l'assistenza sanitaria e le strutture ospedaliere in modo che chi ha la responsabilità dell'assessorato, vedendo personalmente le disfunzioni possa intervenire nell'interesse dei cittadini, ossia di far si che le decisioni vengan prese laddove gli effetti divetanto tangibili. Si tratta di dar potere agli amministratori nell'ambito della tutela del territorio e delle persone, intervenendo laddove il governatorato individua rischi e pericoli. La devoluzione è questa, non svendita, precarizzazione o che altro. Al contrario! Devolvere poteri significa avvicinare il politico al cittadino e al mondo associativo, e oggettivamente la Lega è l'unico partito coerentemente federalista, spalleggiato al limite dal variegato universo autonomista. La globalizzazione può essere metabolizzata solo con l'autonomia, ossia riconducendo la politica "nei pressi" della società civile, spingendo provincie e regioni a farsi comunità, a non disperedere le proprie specificità e a partecipare attivamente al processo decisionale. In discussione non è la solidarietà, ma la burocrazia redistributiva e l'assistenza che da sempre sperpera denaro pubblico. E' necessario pensare in maniera diversa il fisco se si vuole contenere il debito e responsabilizzare le aree improduttive del paese. Almeno questo è ciò che penso io e la maggioranza dei cittadini padani, che potranno non votar più lega ma di certo non abiurare la propria identità (nonostante la cospicua opera di assimilazione e di propaganda dello stato e dell'intelligenza politicamente corretta) e soprattutto la propria idea federalista. Lo scontro è fra la società civile e la grande burocrazia che davvero subirebbe danno dalla devoluzione. Scegliete da che parte stare.

 

 
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