....della Fiat.
Le esternazioni del premier sul problema Fiat suonano volutamente provocatorie.
“Inevitabile anche se discutibili nella forma” è il secco e lapidario commento di uno dei banchieri coinvolti nella vicenda. Irrituale franchezza, quella del Cav., e proprio nel giorno il cui tavolo della trattativa è sembrato affondare e impaludarsi in un desolante nulla di fatto.
“Tanto vale chiamarla Ferrari, e venderla con il marchio che in questo momento rappresenta la punta di diamante del made in Italy”. Più o meno è questo il pensiero di Berlusconi, accompagnato dall’auspicio dell’arrivo di un nuovo management.
Il momento è drammatico, il problema sta avendo rilievo nazionale per il numero di lavoratori e di famiglie coinvolte.
E prima del premier si erano già sentite la Banca d’Italia, e lo stesso Quirinale, che tiene sempre alta l’attenzione.
A suo modo Berlusconi interviene con l’evidente volontà di imprimere una svolta, di forzare il troppo pigro andazzo della trattativa. Tutto questo mentre fuori, nelle piazze, cresce la preoccupata protesta di chi è chiamato a fare le spese del piano di ristrutturazione. Gli esuberi di Terimini Imprese sono una miccia pronta a far saltare le polveri della conflittualità sociale.
Il governo e i sindacati, in questo caso uniti, avevano chiesto agli Agnelli di vendere qualche pezzo pregiato. Oggi, Le Monde esce con la notizia, non smentita, che la famiglia cerca un compratore per il Club Mediterranée, come dire: voi ci chiedete di vendere gioielli e noi rispondiamo vendendo un soprammobile.
Per la Toro viene invece messa sul mercato la partecipazione a un prezzo improponibile, a detta degli esperti, tra i 3 e i 4 miliardi di euro. E l’azienda ribadisce l’ineluttabilità delle misure adottate.
Chiama il socio americano, che risponde all’invito, aggiungendo una coda velenosa:”Abbiamo accettato il put sull’Auto perché altrimenti altri concorrenti avrebbero comprato, ma abbiamo ottenuto di esercitarlo a valori di mercato”. Traduciamo: la Fiat può essere nostra per pochi euro.
Una cosa risulta evidente: dopo la scossa impartita dal premier le banche interessate scommettono su una imminente discesa in campo di Umberto Agnelli.
liberamente da Il Giornale di mercoledì 4 dicembre
saluti




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