Argentina, primi cortei
e strane attese in Borsa
Come ampiamente previsto e anticipato sul numero di martedì scorso, numerose organizzazioni di piqueteros (disoccupati che bloccano le strade) argentini hanno partecipato ieri a Buenos Aires a una giornata contro la fame durante la quale si sono svolte manifestazioni davanti ai supermercati e agli organismi governativi di sviluppo. Centinaia di militanti dei movimenti più combattivi del settore si sono riuniti fin dal mattino nel quartiere di Liniers per marciare quindi verso alcuni supermercati della zona dove chiederanno alimenti e generi di prima necessità. In un comunicato, gli organizzatori hanno spiegato che «questa giornata prepara la grande mobilitazione popolare del 20 dicembre prossimo, giorno in cui chiederanno “che se ne vadano tutti!”, compreso il presidente Eduardo Duhalde». Tornano i giorni della passione e della tensione in Argentina, nonostante tutti sembrano aver dimenticato questo Paese e le sue disgrazie. Il Fondo Monetario Internazionale ha di fatto bloccato ogni tipo di dialogo dopo la decisione di Buenos Aires di chiedere la ridiscussione della prima rata di credito mentre gli Stati Uniti attendono l’evolvere della crisi, da un lato troppo presi con la politica mediorientale di lotta al terrorismo e dall’altro già attenti alle elezioni della prossima primavera. I menemisti, che i questi giorni stanno svolgendo il ruolo di mestatori di piazza nella speranza di creare danni all’esecutivo e di mettere il cappello sulla protesta popolare in nome di un nuovo peronismo, guarda con attenzione alle urne e possono contare sull’appoggio della classe imprenditoriale e dell’economia internazionale. Non è un dato da sottovalutare il fatto che i famigerati bond argentini, le obbligazioni che hanno risucchiato milioni dalle tasche di incauti investitori, siano tornati nel mirino di chi vede al di là del proprio naso nelle questioni di Borsa: il loro valore è salito da 9 a 26 centesimi e, salvo disastri, tenderà a crescere. Alla faccia dei bambini che muoiono di fame.




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