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Discussione: Il Golem

  1. #1
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    Dal sito http://www.valledelleombre.it/

    Il Golem
    di Massimiliano "Lord Deimos" Pintene

    Nella cultura ebraica il golem ha da sempre rappresentato il concetto di un corpo privo di anima. La parola ricorre una sola volta nel libro dei salmi, ma in realta' rimanda alla creazione del primo uomo. Secondo una antica leggenda sacra, infatti, Adamo nella prime 12 ore di vita non era altro che un golem. La parola ricorre nel salmo 139, 16 ("Tu conosci a fondo la mia vita. Non fu occulta a te la mia sostanza, allor ch'io fui formato nel mistero"), ma su di essa si è arrovellata la mistica ebraica fino a tradurla con "embrione".

    La creazione dell'uomo non poteva non dar vita a tutta una serie di leggende che, se pur non menzionate nella Bibbia, hanno trovato, ognuna, una appropriata collocazione in molti antichi testi di tradizioni ebraiche ed in particolare in quelli che riguardano la Creazione: la possibilità di dare vita, come Dio, a un Golem - un impasto di argilla, un Adamo - creato però dall'uomo. Una condizione essenziale si imponeva, per animare la statua di argilla, ed era quella di inserire nel petto, all'altezza del cuore, nella fronte, o sotto la lingua lo schem, un foglietto di pergamena con la trascrizione di uno dei tanti misteriosi ed impronunciabili "nomi di Dio" e che solo pochi maestri, chiamati ßaal Shem, "i maestri del nome", perché addentro ai segreti della Kabalàh, conoscevano.

    I rituali per plasmare i Golem, poi, erano tenuti nella massima segretezza perché la creatura, una volta animata, rispondeva ciecamente soltanto agli ordini di colui che, dandogli la vita, diventava il suo padrone, a tutti gli effetti. Si racconta che fra i tanti Golem, il più famoso fosse, senza ombra di dubbio, quello realizzato intorno al 1580 dal rabbino Judah Low Bezaleel, conosciuto come il "Gran Maestro Low", nel ghetto di Praga, città in cui le tradizioni occulte ebraiche erano intense e fiorenti.

    Diverse sono le leggende legate ai giganti d'argilla. Fra tutte, vale la pena di raccontare le due più accreditate e più note. La prima racconta di Rabbi Low e di come utilizzasse un gigantesco Golem, dotato di una forza mostruosa che gli consentiva di lavorare nei campi, senza mai stancarsi, tutti i giorni di lavoro escluso il sabato. Rabbi Low, temendo di profanare lo "shàbat", il giorno sacro dedicato al riposo e alla meditazione, aveva ben cura di togliere ogni venerdi sera, dalla bocca del Golem, la pergamena con la parola 'Emet'-'Verita''. Una volta terminata l'operazione il gigante si bloccava per incanto diventando, di colpo, una massa di argilla senza vita. Un venerdì sera, però, Rabbi Low, distratto da altri problemi, dimenticò di togliere il talismano. Accortosi dell'accaduto, e non trovando la gigantesca creatura in casa, corse per strada alla ricerca del Golem riuscendo a raggiungerlo nei pressi della Sinagoga. Sebbene affannato per la lunga corsa, Rabbi, con un movimento lesto, riuscì ad a cancellare la lettera iniziale - la Alef (che simboleggia al tempo stesso l'essenza del creatore e il numero uno) - dalla parola che gli dava la vita. Le due lettere residue formavano cosi' la parola 'Met'-'Morte', così che in un baleno il gigante d'argilla cadde a terra in mille pezzi.
    La versione più accreditata della leggenda del Golem, in verità, è quella ambientata nel periodo delle persecuzioni antiebraiche a Praga, durante il regno dell'imperatore Rodolfo di Asburgo (1683-1710). Il rabbino capo Low, capo spirituale della comunità ebraica del ghetto, preoccupato per l'editto dell'imperatore che imponeva l'allontanamento di tutti gli ebrei da Praga decise di dare vita a un gigante di argilla, al fine di difendere la comunità.Rabbi Low si diede alla febbrile ricerca della formula misteriosa e, una volta trovatala, non esitò ad animare il Golem, secondo il rituale arcano.

    Chiese udienza all'imperatore e una volta ottenutala si recò a corte, accompagnato dal silenzioso e fedele servitore, per chiedere l'annullamento dell'editto persecutorio. Rodolfo d'Asburgo, a cui avevano molto parlato delle conoscenze iniziatiche dei rabbino Low ben Bezaleel, gli chiese una dimostrazione di tali poteri.
    Ad un certo punto, però, qualcuno cominciò a ridere contagiando tutti, imperatore compreso. In tutto il salone del castello, ben presto, non echeggiarono che sonore risate e commenti irriguardosi. A dire il vero, non furono i soli a sentirsi. Sinistri scricchiolii e fragore di vetri infranti accompagnarono il distacco dei decori dalle pareti generando, in un attimo, terrore e scompiglio: tutto sembrava fosse in procinto di crollare.
    L'imperatore, terrorizzato da quanto stava accadendo, supplicò il rabbino Low di perdonare l'irriverenza promettendo, in cambio della salvezza, la revoca del provvedimento. Il Golem, allora, dopo aver ricevuto un comando dal Rabbi, sorresse il travone centrale che reggeva la volta del salone, consentendo a tutti di salvarsi.
    Da quel momento in poi, però, Low non riuscì più a controllare la gigantesca creatura che, quasi impazzita, gli impedì l'asportazione dell'amuleto: il Golem si era reso conto da cosa dipendeva la sua umanizzazione e respingendo tutti, incominciò a girovagare per Praga, seminando panico e travolgendo, con la sua mole, ogni cosa. A un certo punto, però, il Golem s'imbatté in un bambino, per nulla spaventato di quanto stava accadendo, e afferratolo con le sue possenti mani, lo sollevò per guardarlo meglio, rimanendo indeciso sul da farsi. Il bimbo incuriosito da questo strano essere cominciò a protendere le mani verso di lui fino ad arrivare a togliere il pezzo di pergamena che lo animava determinandone la distruzione, in un rovinio di pezzi informi di argilla. Malgrado siano trascorsi da quel giorno tanti anni, ancora oggi, specialmente in coincidenza del cambio delle stagioni, sono in molti a giurare di veder vagare, nei vicoli del ghetto di Praga, un uomo gigantesco silenzioso e docile, pronto ad accorrere in aiuto di chi, trovandosi in difficoltà, lo chiama.
    Il Golem si ricollega alla tradizione tutta praghese degli automi, cari a Rodolfo II, e di cui 3 secoli dopo Karel Capek (1890-1938) avrebbe creato l'ennesimo e fortunatissimo epigono del robot del dramma R.U.R. (1920), coniandolo dal ceco robota, "fatica".

  2. #2
    Alessandra
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    Ma la c.d. sindrome del Golem internettiana deriva da questo oppure sto facendo una notevole confusione di termini?

  3. #3
    Omo de Panza
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    Originally posted by Alessandra
    Ma la c.d. sindrome del Golem internettiana deriva da questo oppure sto facendo una notevole confusione di termini?
    Questa mi manca, cosa sarebbe la sindrome del golem internettiano?

  4. #4
    Alessandra
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    Sarebbe quella sorta di malattia per la quale una persona non riesce a staccarsi dalla rete, un corpo privo di anima prima o poi, almeno a quanto ne ho sentito dire, ma non saprei altro.

  5. #5
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    Originally posted by Alessandra
    Sarebbe quella sorta di malattia per la quale una persona non riesce a staccarsi dalla rete, un corpo privo di anima prima o poi, almeno a quanto ne ho sentito dire, ma non saprei altro.
    Cara Ale,

    che io sappia l'espressione "Sindrome del Golem" (senz'altro ispirata alla leggenda argomento del thread...) ha un significato più ampio, riferendosi a tutti i casi in cui un soggetto entra in un rapporto di forte dipendenza intellettuale e volitiva con un altro soggetto, diventendone, appunto, un simulacro... Credo che solo per esteso sia stata poi applicata a casi estemi di dipendenza da Internet...

    Ciao

  6. #6
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    Predefinito Un'altra versione della leggenda...

    IL GOLEM DI PRAGA
    (Una ricerca tra i vicoli del ghetto ebraico) - di Andrea Romanazzi

    Una leggenda molto suggestiva della Praga medievale è quella dell’enigmatica figura del Golem, creatura d’argilla creata dal rabbino Low. Se ne conoscono diverse versioni: riportiamo qui quella che circola tra le vie del ghetto ebraico praghese.

    Nel 1580 un sacerdote di nome Taddeo, fanatico nemico degli ebrei, cercava in ogni modo di screditare la comunità ebraica di fronte all’imperatore. Iniziarono così a circolare voci su assassinii di bambini da parte degli ebrei e spesso i loro corpi privi di vita venivano ritrovati nel ghetto, per far ricadere la colpa sulla comunità e per aumentare le persecuzioni verso quel popolo. Così il rabbino Low chiese in sogno all’Altissimo come fare per aiutare i suoi fedeli e Dio gli ordinò di costruire una creatura d’argilla a cui infondere la vita. Il rabbino allora chiamò al suo cospetto due saggi uomini: Jizchak Ben Simon, suo genero, e Leviten Jakob Ben Chajim e li mise al corrente del progetto. Per generare la creatura c’era bisogno del potere dei quattro elementi: Jizchak era il fuoco, Jakob l’acqua, il rabbino Low l’aria. Questi tre elementi, uniti alla terra, avrebbero dato vita al Golem.
    Il giorno prestabilito, verso mezzanotte, dopo essersi immersi nel fonte battesimale rituale per la purificazione - il Mikwe - i tre uomini si recarono al luogo prescelto, sulla riva della Moldava. Qui, con la creta , diedero forma alla creatura. Solo allora il rabbino ordinò a Jizchak di fare sette giri intorno al corpo inanimato, partendo da destra, in modo da infondergli la capacità di muoversi. Lo stesso fece Leviten, in modo da far crescere capelli, unghie e denti. Infine fu lo stesso rabbino Low a compiere sette giri e poi introdurre nella bocca del Golem una pergamena con su scritte le parole del Dio.
    E fu così che il Golem prese vita: il suo nome era Josef Golem.

    Una volta tornato a casa, per giustificare la presenza del gigante nel ghetto, il rabbino Low raccontò di aver trovato un mendicante muto per strada e di averlo preso come servitore. Il rabbino aveva l’usanza, ogni venerdì pomeriggio, di dare al Golem la lista dei compiti del giorno, in modo da non parlare con lui durante il sabbath. Una volta, però, il rabbino se ne dimenticò e il Golem, rimasto senza ordini, impazzì e, correndo per tutta la città, distrusse ogni cosa. Il rabbino fu subito avvisato dell’accaduto, raggiunse il Golem e riuscì a fermarlo. Trascorso molto tempo, poiché la comunità ebraica non era più importunata da false accuse, il rabbino Low decise di distruggere il Golem. Così, nel 1593, chiamò a sè Jizchak e Jakob e comunicò il suo intento. Il Golem fu portato nella vecchia sinagoga verso mezzanotte e, quando furono le due, iniziò il rituale, che era uguale a quello che aveva dato vita al Golem, ma all’ inverso: i giri furono compiuti in senso opposto e le parole del "libro della reazione" furono lette al contrario. Una volta impietrito, il Golem fu spogliato e i vestiti bruciati. La creatura fu coperta e riposta nella soffitta della sinagoga: il Golem era distrutto ma la sua leggenda era destinata ad attraversare i secoli.


  7. #7
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    FARE E DISFARE UN GOLEM
    di Guido Fink

    Non pare sia difficile creare un golem, secondo i Vecchi Maestri. Basta raccogliere un poco di terra (in ebraico adamà) e modellarla secondo una forma anche vagamente umana: può anche essere minuscolo, tanto poi, una volta animato, ci penserà da solo ad aumentare smisuratamente le proprie dimensioni, un giorno dopo l'altro. Più difficile infondergli la vita: le istruzioni in merito sono varie e contraddittorie, anche se tutte, più o meno, hanno qualcosa a che fare con la cabalistica combinatorietà delle lettere dell'alfabeto, i sette giri compiuti in senso orario dal creatore (e dai suoi assistenti, fra i quali non dovrebbe mancare un discendente della tribù dei Leviti) intorno al fantoccio di terra, il misterioso soffio nelle narici, l'iscrizione sulla fronte del medesimo - o l'inserimento nella cavità orale - delle tre lettere ebraiche aleph, mem, tav, componenti insieme alle vocali invisibili o sottintese la parola emet (verità), la pronuncia ad alta voce del normalmente impronunciabile nome di Dio... I più qualificati studiosi moderni della Kabbalah, da Gershom Scholem a Moshe Idel, raggruppano le leggende relative al golem insieme alla credenza nella trasmigrazione delle anime (gilgul) o alla possessione deminiaca (dibbuq), come deviazioni superstiziose della pratica cabalistica. Ma il più noto fra i rabbini creatori di golem, quel rabbi Low ben Eli'azar la cui tomba nel cimitero di Praga viene visitata da migliaia di turisti e regolarmente coperta da sassolini e pietruzze depositate dai devoti, pare non fosse affatto una sorta di mago o di occultista, bensì uno scienziato razionalista e un precursore secentesco del risveglio intellettuale ebraico del secolo successivo. Meno definiti, più misteriosi e leggendari, i contorni di altri creatori di golem: il profeta Micah e quel Bezalel che aveva costruito il Tabernacolo; il rabbino Rava del terzo secolo dell'Era Volgare, il rabbino Eliazar di Worms, che dava vita alle sue creature recitando duecentoventun diverse combinazioni di consonanti e vocali, o quell'Abraham Abulafia da cui sosteneva di aver appreso le sue pratiche magiche Paracelso, impastando peraltro il suo homunculus con materiali tabù per gli ebrei, come sangue e urina. Né va dimenticato che il golem creato dal rabbino Low con l'aiuto di suo genero Isaac ben Shimson e del suo allievo Yacov ben Haim rispondeva se non altro ha un nobile scopo: quello di proteggere la comunità ebraica praghese, perseguitata e condannata al rogo in massa, in quanto accusata - ai tempi dell'imperatore Rodolfo II - di ricorrere al sangue di bambini cristiani appositamente sacrificati per impastare il pane azimo. Questa, in ogni caso, la versione accreditata agli inizi del nostro secolo dal romanzo di Gustav Meyrink (1915) e dai due film diretti e interpretati da Paul Wegener (1915 e 1920): tutti, lo scrittore austriaco e i cineasti tedeschi, legati a quel grande filone della cultura germanica che cento e più anni prima aveva trasformato il mito greco di Prometeo in quello più cupo dell'homunculus faustiano.
    Può essere sintomatico, comunque, che i film ispirati alla leggenda del golem siano stati sempre ideati e realizzati da non ebrei, come appunto Wegener (ma anche Galeen e Bose). Sul piano letterario, invece, si può citare un recente golem rigorosamente ebraico: è il "primo golem femmina", e di nome Santippe, che in un bel racconto di Cynthia Ozick, incluso nella raccolta Levitation (1982), viene creato utilizzando il terriccio delle piante di casa di una impiegata quarantenne del municipio di New York, Ruth Puttermesser, sconvolta per essere stata licenziata dopo anni di onorata carriera, e solo per lasciare il posto a un giovanotto del tutto incapace ma laureato, come il suo nuovo e vacuo capufficio "nutrito di ombre", in storia del cinema. Con l'aiuto di Santippe, Puttermesser (che è femminista e si fa chiamare per cognome) risana i molti mali della città e diviene addirittura sindaco; ma l'utopia non si confà alla megalopoli moderna e bisognerà distruggere il golem e ritornare al degrado e alla corruzione abituali.

    E' una regola generale: prima o poi il golem, quando diventa troppo ingombrante, va distrutto, magari togliendogli la prima lettera dalla iscrizione sulla fronte e trasformando la parola emet, verità, in met, morte. Rifacendosi a Clemente Alessandrino e ai vangeli gnostici, un moderno cabbalista della critica letteraria come Harold Bloom parla della paura che si diffonde fra gli angeli alla vista di Adamo, simile a quella per cui le opere dell'uomo, statue o immagini sacre o profane, divengono oggetti di timore per i loro stessi costruttori: e la nostra Giacoma Limentani così commenta questa coazione a creare e a distruggere: «Vuole la storia, o la leggenda, che i kabbalisti di Magonza plasmassero con acqua e terra un fantoccio, e poi gli girassero intorno in senso orario recitando quelle formule o preghiere che avrebbero dovuto infondergli la vita. Appena però vedevano - o credevano di vedere, che fa lo stesso - che il fantoccio accennava a muoversi come un uomo vivo, subito si mettevano a girare in senso antiorario mormorando formule e preghiere atte a restituirlo alla sua immota realtà di fantoccio. Perché si davano tanto da fare per poi disfare? Temevano di non sapersi purificare quanto occorre per un tipo di creazione che chiede la massima purezza, o dubitavano della purezza dei loro intenti?» (1)

    (1) Fonti: Harold Bloom, Agon: Towards a Theory of Revisionism, Oxford 1983, pp. 52-53; La Kabbalah e la tradizione critica, Feltrinelli 1981; Moshe Idel, Cabbalà: nuove prospettive, La Giuntina, 1996; Giacoma Limentani, L'ombra allo specchio, La Tartaruga, 1988, p.34; Cynthia Ozick, Levitation, Penguin Books, 1983; Gershom Scholem, Alchimia e Kabbalah, Einaudi 1995; Le grandi correnti della mistica ebraica, Einaudi 1993.


    La statua del Golem all'entrata del quartiere ebreo a Praga

  8. #8
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    Dal sito www.airesis.net

    Stralci da
    IL GOLEM: STORIA DI UNO PSEUDO ADAMO
    di Pierpaolo Pracca

    Il mito dell’uomo artificiale risponde all’ispirazione antichissima dell’uomo di superare i propri limiti esistenziali, cercando di capire e di investigare le complesse leggi che regolano l’universo.
    L’uomo sembra proiettarsi nell’automa e cerca di realizzare le proprietà della sostanza vivente in maniera diversa da quella umana, che prevede la partecipazione di maschio e femmina.
    Di solito la macchina o, come spesso avviene nel mito, l’uomo artificiale sfuggono alle angoscianti leggi del divenire, quasi che nella loro realizzazione venisse appagato il desiderio di immortalità dell’uomo. L’automa può essere visto come il tentativo di dare vita ad una copia dell’uomo, penetrando all’interno dei processi di creazione che stanno alla base della vita e di controllare la vita stessa vincendo l’essere mortale a cui è soggetto l’uomo

    solo un soffio è ogni uomo che vive,
    come ombra è l’uomo che passa;
    solo un soffio che si agita...

    (Salmo 39:6:7)

    L’automa non è soggetto al divenire come l’uomo, non è generato, ma costruito ad opera di un creatore che con un atto umano genera da solo una prole alquanto particolare. Il costruttore di automi può essere considerato a ragione come colui che nel seguire il sogno di vincere il proprio destino immortale costruisce un figlio votato all’immortalità.
    L’automa è dunque un organismo perfetto ed invulnerabile capace di esorcizzare la fragilità umana?
    Esso non conosce malattia e non è soggetto a sentimenti. La ricerca nel conferire a questo doppio il carattere dell’eternità giustifica molte volte l’immagine di un automa privo di connotazioni sessuali. Ciò si rende necessario dal momento che nell’atto sessuale risiede l’inizio della vita, ma anche quello della morte.

    Il Golem è una creatura simile ad un essere umano fatta in modo artificiale in virtù di un atto magico, attraverso l’uso di parole sacre. L’idea che sia possibile creare esseri viventi in questo modo è assai diffusa nel pensiero magico di molte popolazioni. Ben conosciuti sono gli idoli e le effigi alle quali gli antichi rivendicavano di avere dato il potere della parola. I primi approssimativi automi si trovano nei riti e nelle cerimonie religiose: le statue e i simulacri si animano, si muovono e da queste movenze vengono tratti auspici e previsioni. Tornando al mito del Golem è necessario risalire ad alcune rappresentazioni ebraiche relative ad Adamo.
    Adamo è l’essere creato da Dio con la terra, al quale in un secondo tempo con un soffio ha dato la vita e la parola. Si dice che nel primo stadio della sua creazione Adamo sia golem. Golem è un vocabolo ebraico che compare una sola volta nella Bibbia e precisamente nel salmo 139:

    Non ti era il mio corpo nascosto
    nel chiuso dove mi hai fatto
    giù nella terra dove mi hai tessuto
    un grumo informe (golem) i tuoi occhi mi videro


    L’espressione “grumo informe” è riferito ad Adamo che non è stato ancora raggiunto dal soffio di Dio ed è perciò golem.
    In un passo del Talmud (sanhedrim 38 b), dove si descrivono le prime dodici ore di Adamo, ritroviamo il termine golem.

    In La kabbala e il suo simbolismo, Scholem afferma che il punto di partenza della concezione golemica è costituita da alcuni resoconti del Talmud riguardanti famosi rabbini del III e del IV secolo (AC). In una di queste leggende si narra di un rabbino di nome Rava, che avrebbe creato un uomo artificiale per mezzo di pratiche magiche, tuttavia sprovvisto di parola. Nel Talmud ancora (Sanhedrim 65b e 67 b) troviamo il racconto di un tale Rabbi Hanina e Rabbi Oshaya che tutte le vigilie di Sabato servendosi del libro della creazione si sarebbero creati un vitello grande un terzo del naturale e lo avrebbero mangiato.
    E’ evidente che la creazione del Golem fa in qualche modo concorrenza alla creazione di Adamo e che nei racconti appena riportati la forza creatrice dell’uomo si rapporta alla forza creatrice di Dio, sia a sua imitazione sia in conflitto con essa. Il potere creativo dell’uomo non giunge tuttavia a quello di Dio: Rava può sì creare un uomo capace di comunicare, ma non può dargli la parola.

    L’essere artificiale nella leggenda talmudica non sembra avere alcuna funzione pratica e dal testo non è chiara nemmeno la modalità della sua costruzione. Si potrebbe pensare che questo tipo di creazione sia il frutto di una operazione magica consentita da quegli stessi ambienti religiosi da cui provenivano queste leggende. La creazione di un Golem trova quasi sicuramente giustificazione nella credenza di un potere magico delle lettere dell’alfabeto ebraico e nei nomi di Dio che, per certe tradizioni ebraiche di stampo mistico-esoterico, sono gli elementi strutturali, le pietre con cui è stato costruito l’universo. Una parte fondamentale relativamente alla concezione del Golem e alle sue modalità di costruzione è stata svolta dal Libro della creazione o Sefer Yetsirah, a cui gran parte del mondo esoterico ebraico attribuiva insegnamenti taumaturgici e le istruzioni tramite magia per la creazione di cose ed esseri animati.

    Nel medioevo e nel rinascimento il Sefer Yetsirah diverrà il testo con cui il kabalista sarà in grado di leggere e fare propri i segreti della creazione. Si può così facilmente comprendere l’importanza avuta da questo libro nell’ambito della tradizione golemica. Grazie alla sua conoscenza, il sapiente può copiare Dio nell’atto creativo poiché si impossessa tramite il Sefer Yetsirah di quella che è la potenza divina. Abramo è colui che ha ricevuto da Dio il segreto della creazione e quindi della vita. Si può dedurre da ciò che l’uomo Abramo è nella condizione di creare grazie alla forza della sua penetrazione intellettuale, nella connessione delle cose e nella potenza delle lettere. E’ facilmente comprensibile la fortuna che questo libro conobbe negli ambienti magici anche se il libro non fa riferimento al Golem e alla possibilità di creare alcun essere vivente.
    Come afferma Bloch (1937), bisogna estrarre dalle lettere morte il raggio nascosto, che può rendere vivente un corpo inanimato. Per ottenere ciò non è necessario essere solo sapiente, ma bisogna essere un giusto, uno Zadik. Il potere creativo dello Zadik, tuttavia, è limitato e non potrà mai raggiungere quello di Dio; come abbiamo visto Rava può creare un uomo, ma non può dargli la parola e ciò è dovuto allo iato esistente tra uomo e Dio dopo il peccato di origine.

    La credenza che Abramo avesse creato degli uomini avvalendosi del Sefer Yetsirah, è presente negli ambienti esoterici ebraici dal III secolo e ciò permette di accostare il mito ebraico della creazione di uomini artificiali agli ambienti pseudoclementini, che presentano intorno al IV secolo dei punti di contatto con le concezioni della taumaturgia ebraica.
    Nei capitoli semignostici delle omelie di Simon Mago si incontra un caso la cui analogia con l’idea ebraica di poter creare un uomo artificiale è decisamente evidente; si legge, infatti, che Simon Mago si è vantato di essere capace di creare un uomo, non con la terra, ma con l’aria, mediante trasformazioni teurgiche e di avere poi nuovamente trasformato l’uomo creato in aria. Ciò che viene descritto è molto simile alle operazioni che il mago ebreo compie attraverso la manipolazione dell’argilla pronunciando le lettere sacre dell’alfabeto secondo i dettami del Libro della Creazione.

    La concezione del Sefer Yetsirah come libro magico dal quale possono essere ricavati i segreti della creazione spiega e giustifica la comparsa dell’idea medievale di Golem negli ambienti dei hasidim medievali tedeschi e francesi, mentre solo più tardi si diffonderà nei circoli cabalistici spagnoli. A partire dal XII secolo compare l’idea del Golem come creatura ottenuta mediante i poteri magici dell’uomo; ciò che, secondo le leggende nate intorno all’uso del Sefer, era stato possibile ad Abramo e Rava si crede possibile anche per chi sa interpretare e impadronirsi della sapienza e del potere racchiusi nello Yetsirah.

    Dopo il XII secolo il Golem diventa l’oggetto di un vero e proprio rituale di iniziazione mistica al termine del quale l’adepto di una determinata scuola esoterica, con la creazione di una figura umana, doveva confermare il proprio dominio sul libro della creazione.
    La creazione del Golem in questo contesto non ha nessun scopo pratico se non quello di indicare che l’adepto ha raggiunto il rango di creatore.
    La creazione del Golem ha il suo senso in se stessa, è una iniziazione al mistero della creazione, che di solito avviene in conclusione dello studio del Sefer Yetsirah come ci tramandano parecchie forme apocrife del Talmud in cui troviamo Abramo, Rava, e Rabbi Zara intenti ad un’opera di creazione dopo un periodo trascorso a studiare e a meditare sul Libro della creazione.

    Il Golem come si è visto nei circoli di cultura hasidica da leggenda si trasforma in un oggetto di esperienza mistica, la prova che l’adepto deve compiere è quella di dimostrare la sua purezza e vicinanza a Dio, al punto da riuscire a creare la vita in maniera artificiale.
    La concezione del Golem come servo magico del suo creatore non compare in nessuna tradizione antica. Questa idea risale ad un periodo di tempo che va dal XV al XVII secolo e si è sviluppata negli ambienti hasidici tedeschi i cui rituali e credenze divennero oggetto di leggende popolari. La testimonianza più antica risale alla prima metà del XV secolo ed è una leggenda di un tale di nome Shemuel il Pio, che aveva creato un Golem privo di parola, che lo accompagnava nei suoi viaggi attraverso l’Europa prestandogli i propri servigi; nello stesso periodo si racconta anche la leggenda del poeta Salomon Ibn Gabriol creatore di una donna in grado di servirlo, composta da pezzi di legno e da cerniere che ad un certo punto decise di smontare per dimostrare a chi lo accusava di magia la meccanicità della sua creatura. In questo contesto si può notare come la concezione mistico- religiosa del Golem è ormai lontana; la nuova concezione golemica risente chiaramente delle influenze provenienti dal settore della creazione di automi molto diffusa in quel periodo in tutta Europa. La vecchia idea del Golem si arricchisce di elementi nuovi come l’idea del Golem/servo, che può diventare pericoloso. Se precedentemente i pericoli per la creazione di un Golem riguardano il peccato di hubrys del creatore, ora si assiste ad una autonomizzazione del Golem divenuto una potenziale minaccia per il suo costruttore e per l’intera comunità. Il Golem possiede infatti poteri immensi, cresce a dismisura arrivando a minacciare l’intero universo. Per Scholem è la forza del nome di Dio unita alla forza dell’elemento tellurico dal quale il Golem proviene che lo rende capace di distruggere e di essere potenzialmente un elemento caotico. Si è ormai di fronte ad una presenza inquietante ad un mostro difficile da controllare.


  9. #9
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    IL GOLEM

    Niente di casuale possiamo ammettere in un libro dettato da un’intelligenza divina: neppure il numero delle parole o l’ordine dei segni. Così l’intesero i cabalisti, e si dettero a contare, combinare e permutare le lettere della sacra scrittura, spinti dall’ansia di penetrare gli arcani di Dio. Dante, nel secolo XIII, dichiarò che ogni passo della Bibbia ha quattro sensi: il letterale, l’allegorico, il morale e l’analogico. Scoto Eriugena, più conforme all’idea di divinità, già aveva detto che i sensi della Scrittura sono infiniti come i colori della coda del pavone. I cabalisti avrebbero approvato questa sentenza. Uno dei segreti ch’essi cercarono nel testo divino fu la creazione di esseri organici. Dei demoni dissero che potevano formare creature grandi e massicce come il cammello, ma non fini e delicate; e il rabbino Eliezer precisò che nulla potevano produrre di gransezza inferiore a quella d’un grano d’orzo. Golem si chiamò l’uomo creato mediante combinazione di lettere; letteralmente, la parola significa “una materia amorfa e senza vita”.
    Nel Talmud (Sanhedrin, 65, b) si legge:

    Se i giusti volessero creare un mondo, potrebbero farlo. Combinando le lettere degl’ineffabili nomi di Dio, Rava riuscì a creare un uomo e lo mandò a Rav Zera. Questi gli rivolse la parola; poiché l’uomo non rispondeva, il rabbino gli disse: “Sei una creazione di magia; torna alla tua polvere”.
    Due maestri solevano ogni venerdì studiare le Leggi della creazione e creare un agnello di tre anni, che subito preparavano per la cena.


    La fama occidentale del Golem si deve allo scrittore austriaco Gustav Meyrink, che nel quinto capitolo del suo romanzo onirico Der Golem (1915) scrive così:

    L’origine della storia risale al secolo XVII. Applicando perdute formule della cabala, un rabbino costruì un uomo artificiale, che chiamò Golem, perché suonasse le campane nella sinagoga e facesse i lavori pesanti. Non era, naturalmente, un uomo come gli altri: l’animava appena una vita sorda e vegetativa. Questa durava fino a sera ed era dovuta all’influsso di un’iscrizione magica, collocata dietro i denti della creatura, che attraeva le libere forze siderali dell’universo. Una volta, prima dell’orazione della sera, il rabbino dimenticò di togliere il talismano dalla bocca del Golem, e questo, caduto in frenesia, si mise a correre per i vicoli bui strozzando chiunque incontrasse. Il rabbino finalmente lo catturò, e ruppe il talismano che lo animava. La creatura crollò. E solo rimase la rachitica figura di fango, che ancora oggi si mostra nella sinagoga di Praga.

    Eleazar di Worms ha conservato la formula necessaria per costruire un Golem. Le indicazioni complementari occupano ventitre colonne in folio e presuppongono la cnoscenza degli “alfabeti delle 221 porte”, i quali andranno ripetuti sopra ogni organo del Golem. Sulla fronte si dovrà tatuare la parola Emet, che significa verità. Per distruggere la creatura si cancellerà la lettera iniziale, perché così rimane la parola met, che significa morto.

    Jorge Luis Borges – Manuale di zoologia fantastica, Einaudi



    Nel 1958, Jorge Luis Borges scrisse su questo mito una dissacrante poesia: il peccato del Golem non è tanto di essere ribelle, quanto di essere irrimediabilmente tonto.

    Gli spiegava il rabbino l’universo
    Questo è il mio piede, questo il tuo, la corda e ottenne,
    dopo diversi anni, che il perverso
    spazzasse, bene o mal, la sinagoga.
    Forse vi fu un errore di grafia
    o di pronuncia del Divino Nome;
    per quanto eccelsa la magia, non seppe
    parlare mai quell’apprendista uomo.

    Peccato del rabbino, invece, non è l’aver voluto emulare Dio, ma semplicemente l’aver voluto agire.

    L’osservava il rabbino con dolcezza
    e orrore. Come ho potuto (diceva)
    mettere al mondo un sì penoso figlio
    lasciando l’inazione ch’è saggezza?


    In quell’ora che è angoscia e luce vaga
    sul suo Golem lo sguardo soffermava.
    Chi potrà dirci mai cosa provava
    Dio nel guardare il suo rabbino in Praga?

  10. #10
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito

    Sapete chi è un discendente di Judah Low Bezaleel, conosciuto come il "Gran Maestro Low", creatore del Golem di Praga??

    John Kerry, candidato democratico alle presidenziali USA.

    curioso no??
    .....
    no
    meglio INQUIETANTE!!!!!!!

 

 

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