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  1. #1
    stanziale
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    Thumbs up Bottarelli contro Benetton

    stupendo articolo oggi su laPadania
    di Bottarelli contro i negrieri Benetton...
    Questi industriali multietnici amano
    gli islamici
    bravi operai
    disperati
    timorati di dio
    (lupo ! recupera subito l'articolo di Bottarelli)

  2. #2
    PADANIA LIBERA!
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    Predefinito

    Questi articolo l'ho trovato su un sito non leghista,almeno non ci accuseranno di esserci inventati la notizia.Sotto c'è anche l'indirizzo per scrivere alla benetton.
    Saluti Padani

    http://www.manitese.it/boycott/boyc35/benetton.htm

    BENETTON: UNITED DOLORS IN ARGENTINA

    "El Clarìn" – il principale quotidiano argentino – annuncia che l’amministrazione di Rio Negro, in Patagonia, sta discutendo un progetto di legge che prevede la cessione da 3 a 8mila ettari di terra. Su queste terre, gli abitanti del luogo potranno avviare attività produttive. "Il nostro problema - afferma German Fuentes - è che appena facciamo un passo fuori entriamo nelle proprietà Benetton. Siamo coltivatori e non abbiamo terre". Comunque vada a finire, si tratta di una importante svolta nell’atteggiamento delle istituzioni argentine nei confronti del principale latifondista straniero del Paese, lo stesso che un tempo trovava porte spalancate. A partire dal 1991, la famiglia Benetton ha iniziato ad acquistare terreni in Argentina: oggi possiede 900mila ettari su cui pascolano circa 900mila capi, che forniscono più o meno 6mila tonnellate di lana.

    Cosa c’è che non va? Per prima cosa, le terre acquistate non erano disabitate: si tratta di territori occupati da sempre dai Mapuche, popoli originari dell’America del Sud. Una delle loro organizzazioni si chiama "11 de octubre" (dall’ultimo giorno di libertà per le Americhe, cioè la vigilia dello sbarco di Colombo) e muove accuse estremamente chiare: nella zona denominata Colonia Cushamen, la compagnia Benetton ha comprato migliaia di ettari, comprese le terre in cui vivono da sempre i Mapuche. I Mapuche sono stati confinati in una striscia di terra denominata "Reserva de la compania" nella quale sono costrette a vivere famiglie sfollate, in condizioni di sovraffollamento. L’attività tradizionale era l’allevamento delle pecore, che ovviamente è impraticabile in una striscia di terra. Tolta questa possibilità, i Mapuche sono diventati manodopera a basso costo per Benetton. L’azienda italiana nega le accuse. In una intervista a "El Clarìn" del marzo ’98, Mauro Millàn – werken (portavoce) Mapuche – ha ribadito che "la maggior parte dei contratti di Benetton sono di circa 200 pesos al mese. Il salario può anche essere regolare. Ciò che non si rispetta è il numero delle ore. Abbiamo la testimonianza di un lavoratore che comincia la giornata alle 4 e lavora fino al tramonto". Ancora: d’estate, quando il flagello della siccità è tutt’altro che raro, l’accesso alle acque del Rio Lepa diventa l’unica risorsa di vita. I gruppi indigeni denunciano da tempo che Benetton è arrivato a negare l’accesso alle acque con cancelli e filo spinato.

    "Mi immagino Benetton che racconta ai suoi amici italiani che qui si può comprare un milione di ettari senza nessun problema", osserva polemicamente Carlos Maestro, governatore della provincia di Chubut. E aggiunge: "Oggi i Benetton utilizzano negli allevamenti la metà del personale impiegato dai precedenti padroni".

    Gli investimenti stranieri hanno portato benefici all’economia argentina? "Benetton aveva promesso di installare uno stabilimento per la lavorazione della lana a Trelew e un frigorifero per la conservazione della carne nei pressi del Rio Gallego", spiega il supplemento Economia di "El Clarìn". "Poi ha deciso che è meglio esportare la lana grezza, circa 1,2 milioni di chili l’anno, che viene trattata nel sud del Brasile e quindi trasformata in capi d’abbigliamento in Italia. In Argentina si produce il 10% della lana che viene utilizzata per i capi Benetton, il resto viene dall’Australia".

    Un anno fa le autorità argentine hanno aperto un’indagine sul "disvio" (la deviazione) del letto del Rio Chubut. I responsabili del latifondo hanno assicurato in una dichiarazione che il rinverdimento dei pascoli "si deve alle infiltrazioni d’acqua". L’ecologista Alejandro Bletzky, tra i primi a denunciare i Benetton ed i danni ambientali che il loro comportamento potrebbe produrre nella regione, afferma che l’acqua viene sparpagliata per molti chilometri, per migliorare i pascoli del latifondo. Bletzky scarta l’ipotesi delle "infiltrazioni", affermando che si tratta di inondazioni prodotte dalla deviazione dell’acqua del fiume.

    Come se non bastasse, i Benetton hanno recintato buona parte del fiume e non si può entrare se non con un avvocato. Ronald McDonald, amministratore di un latifondo, risponde in questo modo: "Noi non proibiamo di pescare, perché il fiume è dello Stato, però non lasciamo passare perché è proprietà privata".

    FONTE: AVVENIMENTI – GENNAIO1999

    vedi anche: BOYCOTT! 31 - marzo 1998

    BENETTON

    Edizione Holding - Benetton
    Via Calmaggiore 23
    31100 Treviso

    Vi scriviamo per le notizie che ci sono giunte dall’Argentina e che riguardano le vostre attività. Siamo estremamente preoccupati per le condizioni in cui sono costretti a vivere gli indigeni Mapuche nella zona chiamata Colonia Cushamen.

    In questa zona la vostra compagnia ha acquistato migliaia di ettari di terreno su cui allevare pecore da lana.

    Da un’indagine del giornale argentino "El Clarìn" e da alcune dichiarazioni di rappresentanti del popolo Mapuche, risulta che le condizioni di vita in questa zona sono estremamente compromesse dalle vostre attività: sfruttamento della manodopera indigena; sconvolgimento dell’ambiente con la deviazione del Rio Chubut; recinzione dello stesso fiume, rendendo così impossibile la pesca.

    Ci schieriamo a fianco del popolo Mapuche nel reclamare rispetto per loro e per la terra dove loro vivono.

    Distinti saluti.

  3. #3
    stanziale
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    c'è del marcio a Treviso...

 

 

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