"La mafia ha appoggiato la campagna elettorale di Dell'Utri"
PALERMO - Il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri avrebbe ricevuto appoggio elettorale da parte di Cosa nostra nelle elezioni del '99. Lo afferma il neo pentito Antonio Giuffrè in un verbale d'interrogatorio che fa partedegli atti dell'accusa al processo per concorso in associazione mafiosa a carico del parlamentare.
Immediata e dura arriva la reazione del senatore Dell'Utri: "Se nei giorni scorsi potevo avere solo dei dubbi circa il fatto che si trattasse di uno dei tanti millantatori in circolazione, oggi ne
ho invece l'assoluta certezza''. Le parole del numero due di Provenzano, secondo il senatore di Forza Italia, non sono altro che le "assolute falsità dell'ultimo (o penultimo?) dei tanti 'dichiaranti ad effetto' susseguitisi in tutti questi anni''.
Le dichirazioni su Dell'Utri non sono l'unica pesante dichiarazione rivelata oggi dal pentito eccelelnte. A quanto afferma Giuffrè l'esplosivo piazzato da Cosa Nostra il 31 ottobre del '93 davanti all'Olimpico di Roma "doveva servire a colpire i carabinieri". Era, secondo Giuffré, un segnale preciso lanciato agli uomini dell'Arma: "Sarà stato uno dei soliti colpi di testa di Bagarella. Oppure si mirava ad eventuali contatti che poi ci sono stati tra carabinieri e Cosa Nostra"
Secondo Giuffrè il boss latitante Bernardo Provenzano sarebbe riuscito ad agganciare i vertici di Forza Italia per presentare una serie di richieste su alcuni argomenti che interessavano l'organizzazione: l'abolizione del regime carcerario del 41 bis, la revisione dei processi, la legge sui collaboratori di giustizia, la legge sul sequestro dei beni. Il pentito ha aggiunto che Provenzano voleva ottenere anche l'alleggerimento della pressione sulle cosche da parte della magistratura.
Notizie, queste, che Giuffrè sostiene di aver appreso direttamente da Provenzano nel gennaio '93, in un incontro con i boss Pietro Aglieri e Carlo Greco. Il capo di Cosa Nostra gli avrebbe assicurato che ''questi nuovi referenti politici nell'arco di dieci anni avrebbero fatto ottenere questi risultati". La ricerca di nuovi referenti politici si sarebbe resa necessaria dopo la rottura con la Dc a causa dell'omicidio di Salvo Lima.
Sul rapporto tra Cosa Nostra e quella che il pentito definisce "una nuova formazione politica", Giuffré dice: "Vi sono state due fasi. Quella dell'acquisizione delle 'garanzie' e quella della ricerca dei referenti 'giusti' sul territorio per le varie elezioni, e cioè candidati almeno apparentemente 'puliti', non dovevano essere sotto inchiesta della magistratura, e quindi non potevano avere alcun timore a portare avanti la politica che interessava a Cosa nostra".
Dell'Utri, insieme all'imprenditore Giovanni Ienna e ai boss Lippo e Giuseppe Graviano, Giovanni Brusca,Vittorio Mangano, Filippo Maria Berruti e Salvatore Di Gangi, sarebbero stati gli uomini giusti per giungere ai vertici dei nuovi partiti. La garanzie politiche Cosa Nostra, afferma Giuffré, le avrebbe pagate, non proseguendo nella strategia stragista.




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