La misteriosa morte di un "tycoon" dei media e' stata oggetto di un'investigazione giornalistica durata due anni e mezzo. Il risultato e' degno delle piu' incredibili "spy-stories"
11 anni dopo che Robert Maxwell, ex-proprietario del Daily Mirror, piombo' dal suo lussuoso yacht ad una tomba in fondo al mare, la sua tragica morte suscita ancora grande interesse.
Molte differenti teorie sono circolate su cosa realmente accadde quella notte del 1991 a bordo del "Lady Ghislaine".
Alcuni ritengono che il 67enne magnate dei media scivolo' semplicemente in acqua, dopo qualche bicchiere di troppo.
Altro credono che Maxwell si suicido' a causa di grossi problemi nel suo impero finanziario - dopo la sua morte, gli investigatori scoprirono che egli aveva segretamente dirottato milioni di sterline da due delle sue compagnie e dai fondi pensionistici dei contribuenti nel tentativo di risollevare le sue finanze.
Dopo due anni di giornalismo investigativo, e' stato finalmente chiarito che la morte di Maxwell fu causata dal servizio segreto israeliano, il Mossad. Gordon Thomas e Martin Dillon, due giornalisti del Guardian, hanno ricostruito l'intera faccenda dopo un lavoro instancabile di ricerca e consultazione di documenti, inclusi rapporti dell'FBI e dell'intelligence della Cortina di ferro. Cio' che viene fuori con assoluta certezza e' che Maxwell lavoro' per ben sei anni come superspia al servizio del Mossad.
Il multimilionario di origine ceca ed ex-parlamentare del partito laburista mori' come aveva vissuto - minacciando. Aveva minacciato sua moglie, i suoi figli, l'intero staff del suo giornale. In ultimo si spinse troppo oltre: comincio' a minacciare il Mossad. Se non gli avessero versato 400 milioni di sterline per salvare il suo impero al collasso, avrebbe rivelato cio' che aveva fatto per loro.
A quel tempo, Maxwell aveva libero accesso alla Downing Street di Margaret Thatcher, alla Casa Bianca di Ronald Reagan, al Cremlino ed ai corridoi del potere di tutta l'Europa. A parte tutto cio', si era costruito una posizione di potere all'interno delle famiglie criminali dell'Europa orientale, insegnando loro come riciclare gli spaventosi profitti della vendita di droga, armi e prostituzione, depositandoli in porti sicuri di tutto il globo.
Maxwell passava a Tel Aviv tutti i segreti di cui veniva a conoscenza. In cambio, il Mossad finanziava i suoi eccessi, le sue vanita', l'insaziabile appetito per uno stile di vita lussuoso e per le donne.
Diceva ai suoi controllori chi dovesse essere colpito e come. Si defini' l'ambasciatore non ufficiale di Israele presso il blocco sovietico. Il Mossad vide dei vantaggi in cio'. Conoscendo i segreti chiave dell'impero sovietico, Maxwell era nella condizione di poter diventare una superspia.
Il Mossad aveva sottratto all'America il piu' importante software dell'arsenale USA. A Maxwell fu dato l'incarico di commercializzarlo, con il nome di Promis. Il Mossad lo aveva ricostruito ed inserito in un congegno che metteva in grado le spie di controllare l'uso che ne faceva ogni acquirente.
Da Israele, il Mossad poteva esattamente sapere cosa accadeva all'interno dei servizi segreti che avevano acquistato il software. Maxwell lo aveva venduto a 42 nazioni in tutto, inclusa la Cina ed i paesi del blocco sovietico. Ma il suo piu' grande trionfo fu averlo venduto a Los Alamos, il cuore del sistema di difesa nucleare degli USA.
Piu' successo otteneva Maxwell, piu' rischi correva. Diventava, difatti, sempre piu' pericoloso per il Mossad. Allo stesso tempo, cominciava a rivelarsi anche la vita pubblica di Maxwell, che, all'epoca, possedeva qualcosa come 400 compagnie.
La condotta di vita sregolata ed estremamente prodiga lo porto' a sperperare in divertimenti ingenti quantita' di denaro. Dapprima, si rivolse alle banche per prestiti. Poi intravvide un modo piu' redditizio per venire fuori dai problemi.
Fu contattato da Vladimir Kryuchkov, capo del KGB. La superspia ed il magnate dei media si incontrarono segretamente al Cremlino. Kryuchkov aveva una proposta straordinaria. Voleva che Maxwell aiutasse il KGB ad orchestrare la caduta di Mikhail Gorbachov, il leader riformista dell'URSS. Cio' avrebbe portato alla fine di una democrazia in embrione ed al ritorno ai giorni della Guerra Fredda.
In cambio, le finanze di Maxwell sarebbero state risanate dal grato Kryuchkov, il quale mirava a sostituire Gorbachov. Il capo del KGB voleva che Maxwell usasse il Lady Ghislaine, chiamato cosi' in onore di sua figlia, come luogo d'incontro tra i cospiratori russi, i capi del Mossad ed alcuni politici al top in Israele.
Il piano era che gli israeliani dovessero andare a Washington a dire che la democrazia non poteva funzionare in Russia e che era meglio che il paese ritornasse ad una forma modificata di comunismo, che l'America sarebbe stata in grado di controllare. In cambio, Kryuchkov garantiva la liberazione di migliaia di ebrei dissidenti imprigionati nelle repubbliche sovietiche. Kryuchkov disse a Maxwell che egli sarebbe stato considerato il salvatore di quei dissidenti. Era una proposta che non poteva rifiutare. Ma quando Maxwell propose il piano agli agenti del Mossad, questi si tirarono indietro, affermando che non avrebbero preso parte ad un piano cosi' scervellato.
Per la prima volta, i progetti di Maxwell erano andati a monte. Egli comincio' a minacciare e ad inveire. Chiese poi che, per i passati servigi, gli fosse immediatamente versata la somma di 400 milioni di sterline per tirarlo fuori dai guai finanziari.
Invece di consegnargli il denaro, un piccolo gruppo di agenti comincio' a pianificare il suo assassinio. Il timore era che Maxwell avrebbe effettivamente raccontato cio' che il Mossad aveva fatto nel periodo in cui egli aveva lavorato per loro. Sapevano che stava diventando sempre piu' paranoico e mentalmente instabile. Prendeva addirittura un cocktail di farmaci - Halcion e Zanax - dai pesanti effetti collaterali. Il gruppo del Mossad penso' che, come Salomone, egli era in grado di far cadere il tempio, causando danni incalcolabili ad Israele.
Il piano per assassinarlo fu preparato nel segreto piu' assoluto. Fu composta una squadra di quattro uomini.
A quel punto, Maxwell fu contattato. Gli fu detto di volare a Gibilterra, salire sul Lady Ghislaine e dirigersi verso le Canarie. Li', in mezzo al mare, avrebbe ricevuto i 400 milioni sotto forma di tratta bancaria. Maxwell fece cio' che gli venne detto.
La notte del 4 novembre 1991, la Lady Ghislaine, uno degli yacht piu' grandi al mondo, prese il mare. Senza che l'equipaggio lo sapesse, lo squadrone della morte aveva posato una rete elettronica sullo yacht per bloccarne tutte le trasmissioni radio. Le telecamere di sicurezza di bordo erano state manomesse. Dopo mezzanotte, solo due uomini erano sul ponte. Maxwell apparve nel punto piu' oscuro dello yacht, un centinaio di piedi dietro di loro. Gli era stato detto di fare cosi' in un precedente messaggio del Mossad. Una barchetta si avvicino'. A bordo vi erano quattro uomini vestiti di nero. Tre di essi salirono sullo yacht. In un secondo tutto era finito. Due uomini immobilizzarono Maxwell. Il terzo gli inietto' il contenuto di una siringa nel collo, dietro l'orecchio. La siringa conteneva una dose di agente nervino sufficiente ad immobilizzarlo. Poi fu spinto in acqua.
Victor Ostrovsky, ex-agente del Mossad, rivelo' ai due giornalisti-investigatori: "Quella notte finirono i problemi del Mossad con Robert Maxwell".
Gli incontrovertibili fatti di questo assassinio sono contenuti nel rapporto dell'autopsia, fino a poco tempo fa mai rivelato, condotta dall'importante patologo britannico, dottor Iain West, e dal patologo di stato israeliano, dottor Yehuda Hiss. Di tutti i documenti consultati dai giornalisti, i rapporti dell'autopsia confermano la verita' sulla morte di Maxwell.
Gordon Thomas e Martin Dillon sono gli autori di
"L'assassinio di Robert Maxwell: una superspia di Israele",
pubblicato da Robson Books




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