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  1. #11
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    L'Ordine? Ma è il Caos il nostro progenitore!! Quale ordine, e imposto da chi o cosa? Dalla natura? Dalle cose? Dal destino. L'Ordine sociale, l'ordine mondiale, l'ordine delle cose, sono la parte più pungente e stomachevole del lezzo della nostra fantastica divinità tirannica e assurda. E' quello il dio da uccidere, la parte del nostro ego da sacrificare al Caos. "Panta Rei", tutto scorre, ma proprio tutto, le idee, il mondo, le paure, le gioie, anche l'Ordine. E quale? Oggi il mio, domani il tuo? Solo la coscenza del caos ci permetterà di cavalcare la vita e la sua crudeltà. Siamo nelle mani di un bambino capriccioso, questa è la realtà, semmai ne esista una. Credere nell'Ordine, con la O maiuscola (o in qualsiasi altro ente assoluto) è battere male sempre la stessa strada di prima, quella che conduce ai vermi.

  2. #12
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    Originally posted by Franco69
    L'Ordine? Ma è il Caos il nostro progenitore!! Quale ordine, e imposto da chi o cosa? Dalla natura? Dalle cose? Dal destino. L'Ordine sociale, l'ordine mondiale, l'ordine delle cose, sono la parte più pungente e stomachevole del lezzo della nostra fantastica divinità tirannica e assurda. E' quello il dio da uccidere, la parte del nostro ego da sacrificare al Caos. "Panta Rei", tutto scorre, ma proprio tutto, le idee, il mondo, le paure, le gioie, anche l'Ordine. E quale? Oggi il mio, domani il tuo? Solo la coscenza del caos ci permetterà di cavalcare la vita e la sua crudeltà. Siamo nelle mani di un bambino capriccioso, questa è la realtà, semmai ne esista una. Credere nell'Ordine, con la O maiuscola (o in qualsiasi altro ente assoluto) è battere male sempre la stessa strada di prima, quella che conduce ai vermi.
    Il Caos è l'Ordine, in questo la penso come Borges.
    Se ho capito bene, quello che ti puzza è come sono andate e vanno le cose, ma credo che in qualunque modo vadano l'odore rimarrebbe lo stesso.
    Cos'è che profuma allora?

  3. #13
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    Nietzsche (e rivelo il gioco) risponderebbe: la vita, senza dubbio. Non sono pessimista, Nietzsche lo era, ma la fiducia scarseggia in verità. Essere pessimisti come Schopenauer in un periodo in cui il positivismo e l'ottimismo erano quasi obbligatori sarà stato controcorrente ma dannatamente utile. Purtroppo. Spesso una critica disincantata e prosaica ci rende la vita meno affascinante e bella ma ci restituisce l'immagine di ciò che è. In sè. La verità non risponde a canoni estetici, cosa non piacevole ma stramaledettamente vera. Ma forse la bellezza della vita è proprio questa.
    Un saluto

  4. #14
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    Dimenticavo...il primo post è una parafrasi di un brano della Gaia Scienza di Nietzsche, camuffato anche con alcuni inserti di W.A. Quine, naturalmente per chi non se ne fosse accorto.

  5. #15
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    Dunque, quelle che sembravano profonde riflessioni esistenziali erano un gioco...
    Eppure qualcosa è rimasto fra noi del confuso accavallarsi di citazioni dal pessimismo horror, qualcosa che corrisponde all'eterno interrogativo dell'uomo. Tutti (?) sappiamo che dall'immenso rimescolamento della materia originato da un momento della "creazione" che gli americani, con spirito infantile, hanno chiamato "Big Bang", è seguito un formarsi e distruggersi della materia stessa, in un arco di tempo non misurabile o non rapportabile con il tempo della nostra esistenza e di quella di qualsiasi altro essere vivente. Sappiamo anche che per misteriose vie, i comportamenti e la natura di certi elementi chimici, fino ad allora governati dalla casualità fisica e dalle leggi che man mano venivano a essere scritte nel libro dell'universo, è cambiata nel momento in cui essi hanno formato un raro, per quanto ne sappiamo, tipo di materia, che abbiamo chiamato organica. Per ulteriori vie misteriose questa materia organica ha trovato l'ambiente adatto per dare origine a organismi viventi, cioé in grado di alimentarsi, di espellere il prodotto residuo dell'alimentazione e di riprodursi.

    Se guardiamo bene le cose, la natura, pur originata dal Caos, è un continuo tentativo di organizzarsi secondo un ordine che consenta agli esseri viventi di vivere e, entro certi limiti, anche di evolversi.

    Perciò non possiamo dire che l'Ordine non esiste. L'Universo in fuga dal Big Bang risponde a determinati comportamenti che noi abbiamo catalogato in "leggi fisiche". Conosciamo anche i meccanismi che hanno dato luogo alla formazione del nostro mondo così come è adesso. Anche qui i comportamenti si ripetono nel tempo secondo canoni che possiamo definire "leggi". Gli esseri viventi hanno uno sviluppo che corrisponde a regole fisse.

    L'enigma, lo strano di questo tendere alla "perfezione" della materia e del mondo vivente è l'altrettanto continuo intervento della casualità che non consente il rispetto di tempi e/o di risultati certi. Potremmo dire che, a livello cosmico, la casualità è il bene e l'ordine il male o viceversa?

    Agli esperti filosofi meno rustici di me il compito di far conoscere il risultato delle loro meditazioni, anche alla luce del pensiero filosofico storico e tradizionale.

  6. #16
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    Bella riflessione sosunturzos. Sul caos mi appello alla teoria eraclitea dell'eterno ritorno, dove l'ordine è inteso come riproposizione ciclica dello stesso Caos. Io però scendo in campo come tifoso accanito della filosofia analitica. Anche perché la riflessione pare impegni anche l‘ambito scientifico.
    Non intendo qui dare alcuna spiegazione, sono anch’io un filosofo rozzo, ma indicare un percorso, per quanto la mia rozzezza mi permette. A mio avviso molti dei grandi problemi filosofici trovano una chiarificazione una volta impostati in modo logicamente corretto, mentre ad una cattiva logica corrisponde immancabilmente una pessima filosofia. Il “vocabolario” e la “sintassi”, in particolare, ci ingannano facilmente, introducendoci a grossolani errori metafisici. Per esempio, la dominanza della forma soggetto-predicato nelle lingue indo-europee avrebbe favorito una metafisica “sostanzialista”: al soggetto corrisponde la “sostanza” e ai suoi predicati gli “attributi”. Ma cos’è dunque l’essere in se e quali sono i rapporti con i suoi attributi? Le nostre domande filosofiche si originano così dalla fiducia non giustificata nella validità metafisica del nostro linguaggio. Per meglio comprendere: “essere” e “non essere” di Parmenide sono soltanto reificazioni di predicati, ovvero derivano dall’errore di trasformare in soggetto logico il predicato di esistenza (per un ulteriore sviluppo di questa critica vd. Carnap e Quine). Analogamente i “molti modi” in cui per Aristotele “si dice” l’essere vanno rigorosamente distinti; in particolare è necessario non confondere l’essere della predicazione (Giovanni è stanco) da quello dell’identità (Giovanni è il padre di Mario). Scopo della filosofia è analizzare logicamente i concetti, in particolare i concetti chiave della nostra tradizione (con particolare attenzione alla scienza), quali spazio, tempo, mente, materia, volontà, libertà, ecc. mostrando la loro corretta forma logica. Una simile conclusione metodologica può fondamentalmente essere solo il frutto di un ideale quasi spinoziano, secondo cui il distacco e la contemplazione più impersonale della propria vita da parte dell’uomo (per esempio la contemplazione della nostra piccolezza nei confronti dell’universo), è la migliore cura nei confronti dei nostri rancori e pregiudizi e il primo passo verso la ricerca di una fratellanza umana basata sulla libertà e sull’incoraggiamento di quegli istinti creativi che sono dentro ognuno di noi. Diceva Russel: ”Nell’essere cittadino dell’universo consiste la vera libertà dell’uomo, e la sua emancipazione dalla schiavitù delle meschine speranze e timori”.
    Un saluto.

 

 
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