L'opinione delle libertà
diretto da Arturo Diaconale
Sabato 14 dicembre 2002
MEDICI SENZA FRONTIERE E SENZA RITEGNO
di Dimitri Buffa
Medici senza frontiere, forse, senza ritegno, certamente. Basta andare a vedersi in una delle tante librerie Mondadori d’Italia la mostra fotografica dal titolo “Cronache Palestinesi” attualmente in allestimento in diverse città italiane. Le immagini e i testi mostrano una vera e propria campagna di propaganda palestinese e anti-israeliana, invece che le attività umanitarie dell’organizzazione. Proprio il giorno della visita del presidente israeliano a Berlusconi, alcuni ragazzi della comunità ebraica che si trovavano per caso nella nuovissima libreria Mondadori multicenter a Fontana di Trevi, Roma, hanno visto la mostra e, indignati hanno chiamato a raccolta altri amici. I ragazzi hanno quindi provveduto a ritirare tutte le copie dei giornali “Cronache palestinesi” distribuiti dagli organizzatori e hanno notato che alcuni pannelli erano stati manomessi. In seguito un signore ha staccato uno dei pannelli. Alla commessa che gli chiedeva conto del suo gesto, l’uomo ha risposto che da ebreo, si sentiva offeso e leso nella sua dignità.
Nella discussione sono poi intervenuti anche due poliziotti che si trovavano nella libreria, i quali hanno chiesto ai rappresentanti di ‘Medici senza frontiere’ se la mostra era stata autorizzata. Gli organizzatori hanno risposto di aver avvisato l’Associazione Italia-Israele e l’Ambasciata di Israele che, a loro dire, si sarebbero dimostrati “d’accordo” con l’iniziativa. La vicenda si è conclusa con l’intervento del direttore della libreria Mondadori il quale, lagnandosi delle frequenti critiche e lamentele ricevute nei giorni in cui i pannelli sono rimasti esposti, ha deciso di chiudere la mostra, che altrimenti si sarebbe protratta fino al 26 dicembre. ...In seguito l’Ufficio per l’Informazione dell’Ambasciata di Israele ha confermato di aver ricevuto una lettera di Francesca Pispisa, addetta alle relazioni esterne di Medici Senza Frontiere, che metteva al corrente dell’iniziativa. Ma, visti i contenuti ingiusti e iniqui del progetto, l’Ambasciata ha ritenuto opportuno non rispondere al messaggio ricevuto per non dare nessun tipo di avallo alla mostra.
Fin qui il resoconto di quanto avvenuto quel giorno. Per la cronaca i medici senza frontiere sono tra coloro che per primi diedero il falso allarme sul mai avvenuto massacro di Jenin.
Ed ecco dal loro sito internet (http://www.msf.it/msfinforma/dossier...na/index.shtml) un esempio di equilibrio nel rappresentare il conflitto tra Israele e i terroristi dei territori occupati: “Nell’insieme dei Territori, la violenza nei confronti dei civili si esprime in ogni momento. Al rientro da Hebron in Cisgiordania, il dott. Jean-Hervé Bradol, presidente di ‘Medici senza frontiere’, ha espresso la sua indignazione sul dramma quotidiano della popolazione palestinese. Ha accompagnato le equipe di Msf durante il loro lavoro nei villaggi di Yatta, Dura, Dahariyeh e Samua dove cercano di prestare soccorso ai feriti e ai pazienti che hanno bisogno di cure d’emergenza. Questo lavoro, iniziato da più di 15 giorni, ha permesso di evacuare numerosi malati verso l’ospedale di Hebron, con il permesso delle autorità militari israeliane che controllano ogni movimento nel distretto e impongono a tutta la popolazione un coprifuoco permanente. Questa città che, al contrario di altre agglomerazioni della Cisgiordania, non è stata il teatro di scontri militari violenti tra i combattenti palestinesi e i soldati di Tsahal, non è però stata risparmiata dalle esazioni dell’esercito”.
E ancora, ecco il racconto del medico senza frontiere (e senza ritegno) Jean-Hervé Bradol: “Io stesso ho raccolto dei civili palestinesi feriti che erano stati presi di mira durante le loro occupazioni quotidiane. Un vecchio, salito sul tetto per riparare la cisterna dell’acqua, è stato ucciso senza alcuna intimazione per la sola ragione che non rispettava il coprifuoco. Anche un uomo e suo figlio, che pensavano poter prendere un po’ d’aria per qualche minuto dopo essere stati obbligati a rimanere al chiuso per diversi giorni, sono stati uccisi in modo sommario dai tiratori scelti dell’esercito israeliano che evitano qualsiasi contatto con la popolazione per paura degli attentati”. Bontà sua, Jean- Hervé Bradol aggiunge infine che è ugualmente indignato nel constatare che anche la popolazione israeliana vive in uno stato di paura costante dovuta agli attentati suicidi perpetrati in Israele.
Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana
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