Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
Risultati da 11 a 15 di 15

Discussione: Addio, Gaber.

  1. #11
    Padania libera dai padioti
    Data Registrazione
    14 Jun 2002
    Messaggi
    2,329
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Fortunatamente sono riuscito un paio di anni fa ad assistere a un suo spettacolo.

    E'stato un piacere.
    Un uomo che dice quello che gli pare e che è stato dimenticato in fretta per fare strada a certi squallidi omini del regime.

  2. #12
    Globalization Is Freedom
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    2,486
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Addio.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  3. #13
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
    Messaggi
    12,320
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    "La mia vita, una storia tutta milanese" (da una recensione del Teatro Manzoni)

    Milano, che coincidenza.
    Giorgio Gaber, quando parla della sua carriera di cantante e attore, ne ricollega ogni episodio alla città che l'ha visto nascere, in via Londonio, quartiere Sempione, ed esordire in teatro. Ma lo fa sempre raccontando una lunga vicenda di «coincidenze»: come se lui, il «Signor G», fosse frutto di un bizzarro incrocio tra Milano e il Fato: «E’ su una trama di circostanze tutte milanesi - dice - che si è sviluppata la mia carriera d'artista. Prova ne è che, bene o male, tutti i miei spettacoli, pur senza mai dare precise coordinate di spazio e di tempo, fanno riferimento a situazioni tipicamente metropolitane».
    Nei bar del quartiere, punto d'incontro della città anni '50, come dentro le cantine («un po' New York, un po' Parigi») dove si suonava il jazz, il «cantattore» milanese raccoglie idee, sensazioni, storie. E scrive le prime canzoni, debuttando in un locale dietro il Duomo, il Santa Tecla. «Guarda caso, questa è anche la città dell'industria discografica», precisa Gaber: una coincidenza che ha fatto sì che si dedicasse a tempo pieno alla musica leggera, mettendo da parte i libri.
    E’ la nascente metropoli degli anni compresi tra ricostruzione e contestazione a far crescere nel giovane chansonnier di periferia la voglia di teatro. Le storie di bulli e impiegate, operai e ragazzi come lui, dagli spartiti potevano traslocare senza molta fatica sui copioni teatrali. Il primo ad accorgersene fu Paolo Grassi, vero papà del «Signor G» teatrale, il monologo canoro che Giorgio Gaber mise in scena al Piccolo vent'anni fa, e che poi divenne una sorta di suo alter ego professionale.
    Ma a Gaber piace ancora indugiare sugli inizi. «Al teatro arrivai quando già erano nate "La ballata del Cerutti" e "Porta Romana". Cominciai con Maria Monti, al Teatro Gerolamo. "Il Giorgio e la Maria" si intitolava il nostro spettacolo, col profumo di Milano tutto in quei due articoli davanti ai nomi. Con Maria scrivevo tutte le canzoni, storie di vita e di nebbia in una città che tanto amavamo».
    Ora Gaber dice che Milano, quando gli accade di tornarci per lavoro, gli dà una stretta al cuore, fa fatica a viverci. Sono i rampanti anni '80 che gli hanno fatto prendere la via dell'esilio, in Toscana: «Ma sono rimasto legato in tutto alla mia città, sento che qui ogni cosa mi appartiene, quasi fisicamente. Mi affascinano ancora la concretezza, la voglia di fare, l'atteggiamento liberale e libertario». Dove sono finiti però i bar della sua adolescenza, gli amici del biliardo, l'incontrarsi per caso e non solo per appuntamento, i personaggi da incorniciare in un ritornello? Bastano due note di una vecchia canzone del «Signor G» e il teatro si riempie di nostalgia.



    CANZONE DELL’APPARTENENZA

    L’appartenenza
    non è lo sforzo di un civile stare insieme
    non è il conforto di un normale voler bene
    l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
    L'appartenenza
    non è un insieme casuale di persone
    non è il consenso a un'apparente aggregazione
    l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
    Uomini
    uomini del mio passato
    che avete la misura del dovere
    e il senso collettivo dell'amore
    io non pretendo di sembrarvi amico
    mi piace immaginare
    la forza di un culto così antico
    e questa strada non sarebbe disperata
    se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
    ma piano piano il mio destino
    è andare sempre più verso me stesso
    e non trovar nessuno.
    L’appartenenza
    non è lo sforzo di un civile stare insieme
    non è il conforto di un normale voler bene
    l'appartenenza
    è avere gli altri dentro di sé.
    L’appartenenza
    è assai di più della salvezza personale
    è la speranza di ogni uomo che sta male
    e non gli basta esser civile
    è quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
    che in sé travolge ogni egoismo personale
    con un'aria più vitale che è davvero contagiosa.
    Uomini
    uomini del mio presente
    non mi consola l'abitudine
    a questa mia forzata solitudine
    io non pretendo il mondo intero
    vorrei soltanto avere un luogo un posto più sincero,
    dove un bel giorno
    magari molto presto
    io finalmente possa dire: questo è il mio posto
    dove rinasca non so come e quando
    il senso di un sforzo collettivo per ritrovare il mondo.
    L’appartenenza
    non è un insieme casuale di persone
    non è il consenso a un'apparente aggregazione
    l'appartenenza
    è avere gli altri dentro di sé.
    L’appartenenza
    è un'esigenza che si avverte a poco a poco
    si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
    è quella forza che prepara al grande salto decisivo
    che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
    in cui ti senti ancora vivo.
    Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.

    PORTA ROMANA

    Porta Romana bella, Porta Romana!
    E' già passato un anno da quella sera.....
    Un bacio dato in fretta sotto un portone,
    Porta Romana bella, Porta Romana!
    Porta Romana.....
    In un cortile largo e fatto a sassi
    io fischio e tu ti affacci a una ringhiera,
    poi scendi e il pomeriggio è tutto nostro,
    in giro per i prati fino a sera.
    M'han detto che sei andata ad abitare
    in un quartiere nuovo, più elegante,
    ti sei sposata, è giusto, è regolare,
    da me, lo so, non t'aspettavi niente.
    passa un ciclista e canta, la voce s'allontana.
    Porta Romana bella, Porta Romana!
    Porta Romana bella, Porta Romana!
    Un anno è lungo e brutto da passare,
    d'amore non si muore, sarà anche vero,
    ma quando ci sei dentro non sai che fare.
    Porta Romana.....
    Un cinemino forse fatto apposta,
    due film in una volta cento lire,
    ci siamo andati insieme ad ogni festa,
    seduti in fondo, là senza guardare.
    Quel giorno mi hai detto "Adesso basta".
    Io zitto preferivo non sentire,
    ma tu hai insistito "No, sul serio, basta"
    come se fosse facile capire.
    La la la la la la la la la la:
    festeggia un ubriaco la fine settimana.
    Porta Romana bella, Porta Romana!

  4. #14
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
    Messaggi
    12,320
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Una logica ormai acquisita
    è che l'uomo è provvisorio
    e che ha un senso un po' precario della vita.
    Ma morire è un gesto innaturale
    che di solito è accettato per un dato più statistico che razionale.
    Se io sapessi cosa mi fa bene
    se io sapessi cosa mi fa male
    nella marea di cose e di persone che c'ho intorno
    se non tradissi le mie pulsioni vere
    potrei sul serio diventare un uomo pluricentenario
    forse eterno.

    Forse aspirare all'immortalità è un po' eccessivo.
    Ma quando uno si innamora di una teoria, a volte, si fa prendere la mano.

    Se io sapessi quanto sono strani
    i miei pensieri, le mie emozioni
    se avessi letto un po' meglio il mio libretto di istruzioni
    se io sapessi, d'un tratto io sapessi, se quando sono nato
    i miei han ringraziato Iddio o hanno imprecato
    se io sapessi uscire allo scoperto
    se io mi fossi accorto
    che mio fratello o qualcun altro mi voleva morto
    se io sapessi al di là delle parole
    che il mio inferno infantile
    sarà sempre presente al mio fianco, al mio capezzale.
    Se io sapessi fisicamente cosa mi fa bene e cosa mi fa male
    se io sapessi più concretamente cosa mi fa bene e cosa mi fa male.
    Se io sapessi perché la mia salute fa delle cose un po' insensate
    se io non riesco nemmeno a spiegarmi una banale gastrite
    se io sapessi, che bello se sapessi, se quando soffro per amore
    mi convenga toccare il fondo o andarmene a ballare
    se io sapessi scegliermi un'amante
    se io sapessi veramente distinguere un delirio idiota da uno intelligente
    se io sapessi se sia meglio essere fedele
    e in ossequio alla morale
    rinunciare tranquillamente a una scopata celestiale.
    Se io sapessi fisicamente cosa mi fa bene e cosa mi fa male
    se io sapessi più concretamente cosa mi fa bene e cosa mi fa male.
    Se io sapessi le mie fatiche umane e le commedie quotidiane
    se fossi certo che almeno io mi voglio un po' di bene
    se io sapessi, magari lo sapessi,
    se ho dato ai figli il giusto amore
    o sono stato come quasi tutti un padre di mestiere
    se io sapessi se lei che è così forte e condivide la mia sorte
    sia schierata comunque e per sempre dalla mia parte
    se io sapessi se nel nostro convivere civile
    se in questo abbraccio generale
    c'è anche chi piangerà veramente al mio funerale.
    Se io sapessi fisicamente cosa mi fa bene e cosa mi fa male
    se io sapessi più concretamente cosa mi fa bene e cosa mi fa male.

    (SE IO SAPESSI - Giorgio Gaber, Sandro Luporini - GABER 96/97)

  5. #15
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
    Messaggi
    12,320
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito fresca fresca...

    "C'è un'aria"




    Dagli schermi di casa
    un signore un po' eccitato
    o una rossa decisa
    con il gomito appoggiato
    ti rallegran la cena
    sorridendo e commentando
    con interviste filmate
    ti raccontano a turno
    a che punto sta il mondo.

    E su tutti i canali arriva la notizia
    un attentato, uno stupro
    o se va bene una disgrazia
    che diventa un mistero
    di dimensioni colossali
    quando passa dal video
    a quei bordelli di pensiero
    che chiamano giornali.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria.

    E ogni avvenimento di fatto si traduce
    in tanti 'sembrerebbe'
    'si vocifera', 'si dice'
    con titoli d'effetto
    che coinvolgono la gente
    in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
    senza dire niente.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca l'aria.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca l'aria.

    Lasciateci aprire le finestre
    lasciateci alle cose veramente nostre
    e fateci pregustare
    l'insolita letizia
    di stare per almeno dieci anni
    senza una notizia.

    E in quel grosso mercato
    di opinioni concorrenti
    puoi pescare un'idea
    tra le tante stravaganti
    e poi ci son gli interventi
    e i tanti pareri alternativi
    che ti saltano addosso come le marche
    dei preservativi.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria.

    E c'è un gusto morboso
    nel mestiere di informare
    uno sfoggio di pensieri
    senza mai l'ombra di un dolore
    e le miserie umane
    raccontate come film gialli
    sono tragedie oscene
    che soddisfano la fame
    di certi avidi sciacalli.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca l'aria.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca l'aria.

    Lasciateci almeno l'ignoranza
    che è molto meglio
    della vostra idea di conoscenza
    che quasi fatalmente
    chi ama troppo l'informazione
    oltre a non sapere niente
    è anche più coglione.

    I servizi aggiornati testimoniano gli eventi
    con audaci filmati
    e inquadrature emozionanti
    di persone malate
    che non possono guarire
    di bambini denutriti
    così ben fotografati
    messi in posa per morire.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria.

    Sarà che siete in preda
    di uno strano meccanismo
    intervenire se conviene forse
    è una regola del giornalismo
    e quando c'è una guerra
    allora aumenta la richiesta
    non aspettavate altro
    vi sbizzarrite coi talk-show
    per voi diventa una festa.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca l'aria.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca l'aria.

    Lasciatemi col gusto dell'assenza
    lasciatemi da solo con la mia esistenza
    che se mi raccontate
    la mia vita di ogni giorno
    finisce che non credo neanche
    a ciò che ho intorno.

    Ma la televisione che ti culla
    dolcemente
    presa a piccole dosi
    direi che è quasi un tranquillante
    la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
    con lo stesso rispetto che è giusto avere
    per una lavastoviglie.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria.

    E leggendo i giornali
    con un minimo di ironia
    li dovremmo sfogliare
    come romanzi di fantasia
    che poi il giorno dopo
    o anche il giorno stesso
    vanno molto bene
    per accendere il fuoco
    o per andare al cesso.
    C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    c'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    c'è un'aria, un'aria, ma un'aria
    che manca, che manca, che manca
    l'aria.

 

 
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito