Monica e il garbo di Emma
27/12/2002 | "Il Venerdì" di Repubblica
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Delle polemiche per la visita-lampo (e l’apparizione annullata) della Levinsky sappiamo già tutto. Ma c’è un’altra donna che ha dato esempio di stile in tv. Ve la siete persa?
Due donne in competizione intorno al weekend di metà dicembre. Non diremo chi ha vinto e chi ha perso. Non diremo chi è stata più o meno brava. La prima è Monica Levinsky: una ragazza americana oggi ventinovenne che è diventata famosa (o famigerata, direbbe qualcuno) per l’abitudine che aveva, lavorando alla Casa Bianca, di accovacciarsi sotto il tavolo del Presidente Bill Clinton, e da quella scomoda posizione rendergli omaggio.
Come facesse non si sa. Cosa facesse non si dice. Perché c’è il pudore, qui come in America, ed il comune senso del pudore non lo permette. La Levinsky ha ottenuto un vero e proprio trionfo: mettendo uno contro l’altro i critici televisivi; facendo litigare in Rai Baldassarre e Saccà; facendo intervenire anche Maurizio Gasparri nella controversia: lui che stava zitto da non so quanti secondi.
Alla fine, indignata da tutto quel “sexgate”, che a lei risultava insultante, Monica Levinsky ha deciso di non andare né da Mara Venier la domenica 15 pomeriggio, né a Porta a Porta di Bruno Vespa il successivo lunedì 16.
In questo modo – si dirà – avrà sciupato il suo viaggio in Italia. Avrà compromesso, forse, anche il compenso pattuito (diecimila o ventimila dollari?) è affidato in buone mani: nelle mani degli avvocati americani di Monica, e quelle sono tenacissime, rapaci.
Per quanto riguarda il resto conviene rammentare che la notorietà sessual-televisiva di Monica si stava appannando ogni giorno di più. Si sa come vanno le cose in questo campo, anche laggiù in America. Ognuno ha diritto ai suoi famosi cinque minuti di gloria – lo sappiamo tutti – ma poi basta.
Sono stati non cinque minuti, ma cinque anni da quando la Levinsky si genufletteva adorante verso Clinton e se lo divorava (per quel che poteva). Tanto tempo. Troppo tempo. Tanto è vero che lei stessa, la Monica, ha cominciato a rendersene conto e a lamentarsene. Ed a chiedere di diventare famosa, ma per altri motivi.
Proprio quello che le è accaduto in Italia. Ha ritrovato la sua fama. Ha ritrovato lo scandalo che suscitava ai suoi tempi ed al modo suo. I giornali di quel weekend hanno tutti parlato e straparlato di lei; le trasmissioni televisive interessate si sono occupate di lei, anche in sua assenza. Insomma, l’eroica Monica Levinsky ha ottenuto quello che voleva, e che si era proposta di ottenere fin dalla sua partenza da New York: che si parlasse di lei, bella, bruna, cicciottella, ma senza tirare in ballo l’ex Presidente degli Stati Uniti, senza insistere sui misteriosi omaggi che lei, Monica, gli rendeva accovacciata sotto il tavolo (ma che diavolo gli avrà mai fatto?). Con questa motivazione – incontrovertibile – la nostra Rai Tv, se lo ritiene, può anche rifiutarsi di corrispondere il compenso pattuito (siano dieci, siano ventimila dollari) asserendo di aver già dato abbastanza, in Italia.
La sera di lunedì 16 dicembre Emma Bonino si presenta, quale unica ospite invitata, alla trasmissione di Giuliano Ferrara e Luca Sofri.
Doveva parlare – lei, la Bonino – delle mutilazioni che in certi paesi – africani o arabici – vengono apportate agli organi sessuali femminili cucendoli e chiudendoli; per intenderci l’infibulazione.
E’ stata una delle migliori serate di Otto e mezzo, che di serate interessanti ne fa tante. Per merito soprattutto suo, della Bonino, che ci ha fatto, grazie a Dio, dimenticare la Levinsky, onnipresente nelle foto dei giornali di quei giorni. Con elegante sobrietà ha saputo raccontare tutto quel che doveva, Emma Bonino. Tutto quel che ha utilmente imparato vivendo in Egitto, studiando l’arabo e vivendo in stretto contatto con quelle sgradevoli realtà. Ha aggiunto che, a difesa di quella raccapricciante tradizione, dicono, laggiù, che loro, le donne, la seguono appunto perché è tradizione.
Ha concluso chiedendosi perché l’Occidente non abbia saputo finora inventarsi una radio o una televisione capace di parlare a quei popoli, sovente analfabeti ma avidissimi di conoscere cose nuove.
Così come avidi di cose nuove da conoscere e giudicare siamo noi, storiditi da tanta futile, pleonastica televisione, quando non ci appare sul piccolo schermo una Emma Bonino: sobria, elegante, essenziale.
Wolare
informato privilegiato da
www.radicalparty.org




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