Domanda:
Vorrei sapere in breve che differenza c'è tra i termini ecumenismo e dialogo interrelioso. Grazie.
Helga.
Risposta:
Carissima sorella,
Inizio a risponderle con le parole di Paolo VI, tratte dall'enciclica "Ecclesiam Suam". 6/8/1964.
"Quando la chiesa si distingue dall¹umanità non si oppone ad essa, anzi si congiunge. Come il medico, che, conoscendo le insidie d¹una pestilenza, cerca di guardare sé e gli altri da tale infezione, ma nello stesso tempo si consacra alla guarigione di coloro che ne sono colpiti, così la chiesa non fa della misericordia a lei concessa dalla bontà divina un esclusivo privilegio, non fa della propria fortuna una ragione per disinteressarsi di chi non l¹ha conseguita; sì bene della sua salvezza fa argomento d¹interesse e di amore per chiunque le sia vicino e per chiunque, nel suo sforzo comunicativo universale, le sia possibile avvicinare."
Nell'ambito del dialogo, cioè del colloquio mediante il quale la Chiesa cerca di "di guardare sé e gli altri da tale infezione" (sempre Paolo VI afferma "Ancor prima di convertirlo, anzi per convertirlo, il mondo bisogna accostarlo e parlargli"), si distinguono vari livelli, tra cui il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso.
1) IL DIALOGO ECUMENICO
Il dialogo ecumenico è tra la Chiesa cattolica e comunità acattoliche di battezzati, e mira al ritorno di queste all'unica vera Chiesa di Cristo, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Si dice "ritorno" (Pio XI, enciclica "Mortalium animos" 6/1/1928), poiché gli eresiarchi e gli scismatici si sono allontanati e separati dalla Chiesa.
Così lo descrive Paolo VI, nel documento sopra citato
"In questo campo il dialogo, che ha assunto la qualifica di ecumenico, è già aperto; in alcuni settori è già in fase di iniziale e positivo svolgimento.
Molto vi sarebbe da dire su questo tema tanto complesso e tanto delicato, ma il nostro discorso non finisce qui. Esso si limita ora a pochi accenni, e non nuovi. Volentieri facciamo nostro il principio: mettiamo in evidenza anzitutto ciò che ci è comune, prima di notare ciò che ci divide. È questo un tema buono e fecondo per il nostro dialogo. Siamo disposti a proseguirlo cordialmente. Diremo di più: che su tanti punti differenziali, relativi alla tradizione, alla spiritualità, alle leggi canoniche, al culto, noi siamo disposti a studiare come assecondare i legittimi desideri dei fratelli cristiani, tuttora da noi separati. Nulla tanto ci può essere più ambito che di abbracciarli in una perfetta unione di fede e di carità. Ma dobbiamo pur dire che non è in nostro potere transigere sull¹integrità della fede e sulle esigenze della carità. Intravediamo diffidenze e resistenze a questo riguardo. Ma ora che la Chiesa cattolica ha preso l¹iniziativa di ricomporre l¹unico ovile di Cristo, essa non cesserà di procedere con ogni pazienza e con ogni riguardo; non cesserà di mostrare come le prerogative, che tengono ancora da lei lontani i fratelli separati, non sono frutto d¹ambizione storica o di fantastica speculazione teologica, ma sono derivate dalla volontà di Cristo, e che esse, comprese nel loro vero significato, sono a beneficio di tutti, per l¹unità comune, per la libertà comune, per la pienezza cristiana comune; la chiesa cattolica non cesserà di rendersi idonea e degna, nella preghiera e nella penitenza, dell¹auspicata riconciliazione. Un pensiero, a questo riguardo, ci affligge, ed è quello che fa vedere come proprio noi, fautori di tale riconciliazione, siamo, da molti fratelli separati, considerati l¹ostacolo ad essa, a causa del primato di onore e di giurisdizione, che Cristo ha conferito all¹apostolo Pietro, e che noi abbiamo da lui ereditato. Non si dice da alcuni che, se fosse rimosso il primato del papa, l¹unificazione delle chiese separate con la chiesa cattolica sarebbe più facile? Vogliamo supplicare i fratelli separati a considerare la inconsistenza di tale ipotesi; e non già soltanto perché, senza il papa, la chiesa cattolica non sarebbe più tale; ma perché, mancando nella chiesa di Cristo l¹ufficio pastorale sommo efficace e decisivo di Pietro, l¹unità si sfascerebbe; e invano poi si cercherebbe di ricomporla con criteri sostitutivi di quello autentico, stabilito da Cristo stesso: "vi sarebbero nella chiesa tanti scismi quanti sono i sacerdoti" scrive giustamente s. Girolamo. E vogliamo altresì considerare che questo cardine centrale della santa chiesa non vuole costituire supremazia di spirituale orgoglio e di umano dominio, ma primato di servizio, di ministero, di amore.
Non è vana retorica quella che al vicario di Cristo attribuisce il titolo di "servo dei servi di Dio". Su questo piano veglia il nostro dialogo, che ancor prima di svolgersi in fraterne conversazioni si esprime a colloquio col Padre celeste in effusione di preghiera e di speranza."
2) IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Il dialogo interreligioso è tra la Chiesa Cattolica e credenti non battezzati, e mira alla conversione di questi perché possano trovare salvezza, aderendo all'unica vera fede cattolica (1).
Insegna sempre Paolo VI:
"Noi non possiamo evidentemente condividere queste varie espressioni religiose, né possiamo rimanere indifferenti, quasi che tutte, a loro modo, si equivalessero, e quasi che autorizzassero i loro fedeli a non cercare se Dio stesso abbia rivelato la forma, scevra d¹ogni errore, perfetta e definitiva con cui Egli vuole essere conosciuto, amato e servito; ché anzi, per dovere di lealtà, noi dobbiamo manifestare la nostra persuasione essere unica la vera religione ed essere quella cristiana, e nutrire speranza che tale sia riconosciuta da tutti i cercatori e adoratori di Dio."
Come mezzo per arrivare a questo fine, sempre pregando, sperando e operando per la conversione di tutti i non cristiani, nel frattempo possiamo operare in vista di valori e fini comuni:
"Ma non vogliamo rifiutare il nostro rispettoso riconoscimento ai valori spirituali e morali delle varie confessioni religiose non cristiane, vogliamo con esse promuovere e difendere gli ideali, che possono essere comuni nel campo della libertà religiosa, della fratellanza umana, della buona cultura, della beneficenza sociale e dell¹ordine civile. In ordine a questi comuni ideali un dialogo da parte nostra è possibile; e noi non mancheremo di offrirlo là dove, in reciproco e leale rispetto, sarà benevolmente accettato".
NOTE
(1) Non intendiamo negare che ci sia possibilità di salvezza per coloro che, trovandosi nell'errore in buona fede e senza colpa, compiono tutto il bene possibile in base a quanto Dio ha concesso loro di conoscere.
Molto belle le parole Dante:
Ma vedi molti gridan «Cristo Cristo!» che saranno in giudizio assai men prope a lui che tal che non conosce Cristo (Paradiso, XIX, 106-108.)
Ma la salvezza degli infedeli in buona fede avviene sempre nel seno della Chiesa Cattolica. E se gli infedeli in buona fede si possono salvare, non ci salveremo no se non annunziamo loro il Vangelo.
Ci illuminano a questo proposito le parole di Paolo VI (Evangelii nuntiandi, 8/12/1975)
"Avviene così che si sente dire troppo spesso, sotto diverse forme: imporre una verità, sia pure quella del vangelo, imporre una via, sia pure quella della salvezza, non può essere che una violenza alla libertà religiosa, Del resto, aggiungono, perché annunziare il vangelo dal momento che tutti sono salvati dalla rettitudine del cuore? Se, d¹altra parte, il mondo e la storia sono pieni dei " germi del Verbo ", non è una illusione pretendere di portare il vangelo là dove esso già si trova nei semi, che il Signore stesso vi ha sparsi?
Chiunque si prenda cura di approfondire, nei documenti conciliari, le domande che questi alibi vi attingono troppo superficialmente, troverà tutt'altra visione della realtà. Sarebbe certo un errore imporre qualcosa alla coscienza del nostri fratelli. Ma proporre a questa coscienza la verità evangelica e la salvezza in Gesù Cristo con piena chiarezza e nel rispetto assoluto delle libere opzioni che essa farà - senza " spinte coercitive o sollecitazioni disoneste o stimoli meno retti " - lungi dall¹essere un attentato alla libertà religiosa, è un omaggio a questa libertà, alla quale è offerta la scelta di una via, che gli stessi non credenti stimano nobile ed esaltante. È dunque un crimine contro la libertà altrui proclamare nella gioia una buona novella che si è appresa per misericordia del Signore? E perché solo la menzogna e l¹errore, la degradazione e la pornografia avrebbero il diritto di essere proposti e spesso, purtroppo, imposti dalla propaganda distruttiva dei mass media, dalla tolleranza delle leggi, dalla timidezza dei buoni e dalla temerità dei cattivi?
Questo modo rispettoso di proporre il Cristo e il suo regno, più che un diritto, è un dovere dell¹evangelizzatore. Ed è parimenti un diritto degli uomini suoi fratelli di ricevere da lui l¹annuncio della buona novella della salvezza. Questa salvezza Dio la può compiere in chi egli vuole attraverso vie straordinarie che solo lui conosce. Peraltro se il Figlio è venuto, ciò è stato precisamente per rivelarci, mediante la sua parola e la sua vita, i sentieri ordinari della salvezza. E ci ha ordinato di trasmettere agli altri questa rivelazione con la sua stessa autorità. Non sarà inutile che ciascun cristiano e ciascun evangelizzatore approfondisca nella preghiera questo pensiero: gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunziamo loro il vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna - ciò che s. Paolo chiamava "arrossire del vangelo"- o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunziarlo? Perché questo sarebbe allora tradire la chiamata di Dio che, per bocca dei ministri del vangelo, vuole far germinare la semente; dipenderà da noi che questa diventi un albero e produca tutto il suo frutto.
Conserviamo dunque il fervore dello spirito. Conserviamo la dolce e confortante gioia d¹evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime."
Per approfondimenti le consiglio
1) L'unico possibile cammino verso l'unità: «l'Ecumenismo del ritorno»
di Jean-Marie de la Croix
http://www.floscarmeli.org/modules.p...rticle&sid=488
2) IL DIALOGO INTERRELIGIOSO ALLA LUCE DELL'ECONOMIA SALVIFICA
di José Maria Corbelle
http://www.paginecattoliche.it/Dialo...rreligioso.htm
3) Le "Pagine Cattoliche" sull'Ecumenismo
http://www.paginecattoliche.it/phpli...68409512e6e17d
52f0eb905c81875d&PID=4&PHPSESSID=0568409512e6e17d5 2f0eb905c81875d
In Jesu et Maria
Sac. Alfredo M. Morselli
www.totustuus.net




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