Missionario vicentino nel mirino di Al Qaida

Don Bruno Rossi, in Thailandia da 5 anni, indicato sul sito fondamentalista come "evangelizzatore di musulmani"

Padova

Don Bruno Rossi, missionario trentaseienne della diocesi di Padova in Thailandia, è finito nel mirino dei fondamentalisti islamici per la sua presenza tra le popolazioni del sud del Paese colpite dal maremoto. Il nome di don Bruno è infatti apparso sul sito "islammemo", considerato vicino ad Al Qaida: il sacerdote padovano è indicato come evangelizzatore dei musulmani thailandesi. Don Bruno Rossi (asiaghese originario di Enego) opera nella diocesi di Chang Mai, nel nord-ovest della Thailandia, da 5 anni.

Una missione che avviene in cooperazione con la diocesi locale e di cui fanno parte altri tre missionari triveneto, tra cui c'è un altro padovano, don Lorenzo Biasion. A Chang Mai i 4 missionari risiedono in un centro di accoglienza per ragazzi e si occupano della carità, del sostegno, dell'educazione dei giovani del posto a seconda delle singole specificità. Il motivo di questa "attenzione terroristica" è legato anche allo scenario internazionale che il cataclisma sta offrendo.

E la meccanica dei fatti che hanno portati il nome di don Rossi sul sito fondamentalista sono stati spiegati ieri dalla Diocesi di Padova. La scorsa settimana don Bruno si era recato per qualche giorno con alcuni missionari di Bangkok, e in rapporto con il vescovo della diocesi di Surat Thani, e le autorità locali per vistare l'isola di Lanta e valutare i danni. Lo stesso don Bruno aveva scritto che "tenendo conto che in questa diocesi i cattolici (in totale lo 0,5 \% della popolazione) sono solo ottomila la gran parte degli aiuti andrà a thai buddisti o musulmani.
Un articolo della sua esperienza era stato poi pubblicato sull'agenzia missionaria Misna. Da questo testo il sito islamico ha approfittato per definire don Bruno "come uno dei tanti cristiani che approfitta di queste situazioni per fare proselitismo in una zona a maggioranza musulmana2.

Don Bruno Rossi ha intanto dato sue notizie attraverso agenzie di stampa. «E' vero che facciamo opera di evangelizzazione, ma solo nel nord del Paese che è buddista e in particolare con le popolazioni animiste che vivono sui monti, non certo nelle province musulmane. Sono stato alcuni giorni la scorsa settimana in una zona del sud del Paese dove vivono dei pescatori e ho fatto dei sopralluoghi per organizzare un intervento in una delle regioni più remote della Thailandia. Sono effettivamente andato, come riporta il sito islamico, accompagnato da altre persone, in particolare da suore, però - ripeto - non abbiamo effettuato alcuna opera di evangelizzazione.

Avevo intenzione di tornare nel sud, ma ora, sebbene il progetto d'intervento in quella zona rimane in piedi e sarà gestito direttamente dalla diocesi locale, ho deciso di non andarci più spostando la mia missione in un'altra zona non abitata dai musulmani». Don Attilio De Battisti, direttore dell'ufficio missionario della diocesi di Padova ha spiegato come con ci sia «alcun motivo di creare allarmismi perché si tratta di un episodio che allo stato dei fatti non ha rilevanza e che poteva riguardare uno qualsiasi dei volontari presenti in quel territorio».

P. S.

Fonte: Il Gazzettino Giovedì, 13 Gennaio 2005