"Non sono stato io, quel giorno uccidevo un altro"
Salvatore Torre, 33 anni, si è difeso così dall’accusa di un duplice omicidio avvenuto in provincia di Messina. Per il delitto di cui si autoaccusa un'altra persona sta scontando l'ergastolo.
MESSINA – “Non sono stato io, quel giorno stavo uccidendo un’altra persona”. Salvatore Torre, 33 anni, si è difeso così davanti alla Corte d’assise di Messina dall’accusa di un duplice omicidio avvenuto a Terme Vigliatore, in provincia di Messina.
Il fatto, che risale al 1990, è legato alla guerra tra clan scoppiata tra la famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto e l'allora gruppo emergente guidato da Pino Chiofalo. Vittime Luigi Sanò e Bartolo Milone, uccisi con numerosi colpi di pistola la sera del 31 gennaio 1990 in contrada Marchesana, vicino a Terme Vigliatore. Ad accusarlo il suo boss di un tempo, oggi pentito, il temibile Pino Chiofalo.
“Se fossi stato io - ha detto l' imputato - lo avrei ammesso, come ho fatto in passato, ma non è così perché quel giorno ebbi l' incarico di portare a compimento un altro agguato nei confronti di Sebastiano Montagno Campagnolo, freddato a colpi di pistola nella zona di Patti”.
"Anzi - ha aggiunto - a questo proposito vorrei dire che in carcere c'è un innocente, Carmelo Calabrò, che sta scontando l'ergastolo".
La dichiarazione di Torre ha colto tutti di sorpresa, in maniera particolare l' avvocato Salvatore Silvestro che assiste Carmelo Calabrò. Il legale ha già preannunciato un’istanza di revisione del processo.
(8 GENNAIO 2003, ORE 16.25, aggiornato alle 18.48)




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