"Avvenire"
Mercoledi 08 gennaio 2003 S.Severino
L'IRAQ, GLI USA, I PACIFISTI
MA IL CATTOLICESIMO È INTERNO ALL'OCCIDENTE
Maurizio Blondet
I cattolici, pregando (o solo vegliando e marciando) perché non accada la guerra contro l'Iraq, si pongono fuori dall'Occidente? Lo paventa, sul Corriere, Ernesto Galli della Loggia: «Solo quando vi è di mezzo l'Occidente, e più in particolare gli Usa, la voce del Papa...e il mondo cattolico esprim[ono] il massimo della mobilitazione "a favore della pace"». Gli sembra preoccupante che, in questo frangente, "la massima autorità spirituale dell'Occidente sia anche uno dei suoi più aspri critici". Il tema è grandioso: spiace che Galli della Loggia non lo affronti al livello che a lui è consueto. A un pensatore limpido e non banale non sfuggirà che il concetto di "Occidente" è complesso e problematico. E non può circoscriversi a un'accezione funzionale ai bisogni bellici di una stagione (dunque precaria se non propagandistica). L'Occidente non comincia con Bush. Comincia con Socrate: anche lu i al suo tempo "massima autorità spirituale", e mandato a morte da Atene come uno "dei suoi più aspri critici". Il fatto è che la critica, ossia la libertà, il fastidioso far domande di Socrate, il suo ricordare odioso che il potere deve essere giustificato sempre dal diritto, è appunto ciò che distingue l'Occidente dall'Oriente teocratico e dispotico.
Ma questo argomento rischia di essere troppo sofisticato, nel momento in cui l'Occidente ultima versione esige la "mobilitazione generale" di ognuno. "La voce del Pontefice non risuona certo con la medesima intensità per altre guerre del pianeta", deplora Galli della Loggia: non contro l'Iraq, la Cina, l'India. Si può obiettare sommessamente che per certi versi ciò è ovvio? La Chiesa ricorda all'Occidente esigenze che esso stesso si è posto: la forza a servizio del diritto. Lo fa, la Chiesa, in quanto gen eticamente occidentale: il suo discorso è interno all'Occidente, proprio come Socrate fece domande fastidiose al potere di Atene, in quanto vero ateniese. Il cristianesimo non è occidentale per caso: lo è in modo costitutivo. Lo ha fondato e difeso. La Chiesa parla all'Occidente con tutto il diritto che le viene dalla storia: essa si dichiara e si chiama, non a caso, romana. Si vuole erede di Roma, ossia - idealmente - della forza in difesa della vita e della pace (i cristiani pregano per la pace anche quando sono in guerra). Non ci sfugge che, quando il Papa chiede pace (come oggi), tanti pacifisti, "impegnati" e anti-americani, corrono a ritirarsi dietro le sue parole. Infatti, anche il cattolicesimo d'oggi ha i suoi fondamentalisti: che vorrebbero la Chiesa una pura "Gerusalemme", e non una concreta "Roma". Il terzomondismo, la teologia della liberazione, il cattocomunismo furono tutti ispirati a quest'idea di Gerusalemme interamente spiritual e, separata da Roma terrestre. Ma questo è il Papa che ha abbattuto il comunismo, e che ha liquidato appunto le posizioni ad esso suffraganee come tentazioni di fuoriuscire dall'Occidente. Quando chiede di pregare per la pace, non lo fa da pacifista, ma da pontefice "romano". Con lo stesso concreto realismo di Benedetto XV: e non fu infatti la Grande Guerra una inutile strage? E del realismo di Pio XII: e non è comprovato dalla storia europea che "con la guerra tutto è perduto, e con la pace niente è compromesso"? E non parla da antiamericano: parla a Cesare per richiamarlo ai doveri che proprio quel Cesare americano ha insegnato nel mondo; non parla a un Tamerlano, ma al Cesare d'Occidente.
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