LA VERA STORIA DELLE PERGAMENE DI RENNES-LE-CHÂTEAU
…una storia che cercherò di raccontare in modo sommesso,
in modo che non vuol sentirla possa farlo senza doversi chiudere le orecchie con troppa forza…
(Mariano Tomatis)
Sono gli anni Cinquanta del XX secolo. L’appena trentenne Pierre Plantard è un appassionato di esoterismo e simbologia occulta: legge Paul Le Cour, René Guenon e St.Yves d’Alveydres. Nel suo gruppo di amici, spicca un enigmista dilettante, appassionato di giochi di parole, Philippe de Cherisey. La goliardia dei giorni trascorsi vicino al lago di Ginevra, ad Annemasse, li porta a sparare grosso: la guerra è finita, l’Europa è alla ricerca di un nuovo ordine, perché non creare degli Stati Uniti come in America? La fantasia di Plantard lo proietta già a capo di questa ipotetica confederazione. Ma un monarca dev’essere eletto dal popolo; come rendere in qualche modo plausibile una sua candidatura ad un ruolo tanto anacronistico? E’ da queste serate di brain storming goliardico che nasce l’idea di fondare un’associazione che prenderà il nome dalla montagna di Sion, a pochi chilometri da Annemasse, e che produrrà le prove che Plantard ha diritto di regnare: diritto che non gli proviene da una “banale” elezione democratica, ma da Dio stesso.
Il gruppo si mette al lavoro, e nel 1956 viene reso pubblico il documento di fondazione del Priorato di Sion. Per provare una discendenza da Gesù Cristo è necessario tornare indietro di quasi duemila anni. La tradizione occulta viene in loro aiuto: la Francia del Sud è densa di leggende che vogliono Maria Maddalena sbarcata a Marsiglia o nei dintorni poco dopo la morte di Cristo. L’anello di congiunzione tra Cristo e la Francia è stato trovato. Bisogna costruire dei documenti che provino l’esistenza di un’ininterrotta linea di sangue tra Dio e Plantard, e bisogna nasconderli in qualche luogo sicuro e soprattutto plausibile. Dapprima Plantard pensa a Gisors, rocca suggestiva che sembra – al primo sguardo – uno scrigno che nasconde qualcosa. Non può esporsi in prima persona, e vende dunque la storia ad uno scrittore francese appassionato di storia occulta, Gérard de Sède (che pubblicherà, dunque, Les Templiers sont parmi nous, con in appendice un’intervista a Plantard). Ma una visita a Rennes-le-Château lo convince che la ricchezza di Saunière è un mistero troppo intrigante per non approfittarne; il proprietario della tenuta che era stata di Saunière favoleggia di pergamene di Bianca di Castiglia trovate dal parroco nella chiesa. Plantard capisce d’aver trovato la sua Eldorado. Dopo aver recuperato materiale bibliografico sulla zona, De Cherisey si mette all’opera per creare i documenti che proveranno l’origine divina di Plantard; è un enigmista, e conosce bene le tecniche per criptare un testo. Su un articolo di inizio secolo, scritto da un archeologo della Società di Studi Archeologici dell’Aude, Elie Tisseyre, trova la riproduzione della splendida stele funebre di Marie De Négre. Ne conta le lettere: 119. Se se ne potessero aggiungere 9, si arriverebbe ad un quadrato perfetto, 128, il doppio di 64 che sono le caselle di una scacchiera 8x8. L’idea è buona: se il messaggio provenisse dalla stele, il legame tra Rennes-le-Château e la pergamena sarebbe immediato. De Cherisey ha un’idea: le 9 lettere restanti potrebbero far parte dell’ormai scomparsa lapide tombale della marchesa; ne realizza un disegno, che riporta le parole PS PRAECUM. PS è un immediato riferimento al Priorato di Sion, “PRAECUM” è una parola abbastanza ambigua da garantire infinite future interpretazioni. Come convincere, però, i ricercatori più abili che oltre alla stele (documentata) esisteva anche una lapide? Il problema si risolve facilmente: Plantard va alla ricerca del nome di un qualche vecchio archeologo della zona, e trova quello di Eugène Stublein. Realizza, dunque, un libretto contenente poche pagine (che depositerà solo il 20 giugno 1966 presso la Biblioteca Nazionale a titolo Pierre Gravées du Languedoc, retrodatato al 1884). Le tavole di questo lavoro sono un misto di realtà e fantasia. Tra le varie immagini, compare naturalmente quella della lapide appena creata da De Cherisey, contenente le nove lettere PS PRAECUM. La firma di Stublein, però, è talmente diversa dall’originale che – in tempi moderni – i meno ingenui si accorgono del falso. Ma c’è una firma di Plantard ancor più evidente all’occhio del simbolista allenato: nella parte bassa della lapide compare la rappresentazione di un polipo, copiata pari pari da un libro dell’amato esoterista Paul Le Cour!
Con le 119 lettere della stele della De Négre e le 9 (aggiunte ad arte) della lapide, De Cherisey può cominciare a decidersi per un messaggio. L’idea è quella di mescolare le 128 lettere; naturalmente il risultato – come in genere quando si creano anagrammi – non sarà fluente, ma la sua incertezza linguistica lo renderà ancor più intrigante. Per inserire elementi fertili nella leggenda, non si deve far economia di immagini fortemente evocative: dunque largo a Poussin, croci e cavalli di Dio; né vanno tralasciati elementi riferiti esplicitamente a Rennes-le-Château: ecco, per cui, un demone guardiano e le mele azzurre di mezzogiorno, che – i primi giorni di gennaio – compaiono su un muro della chiesa per un effetto ottico molto suggestivo dovuto alle particolari vetrate. Le lettere della stele vengono eliminate ad una ad una man mano che il messaggio procede. Il problema maggiore sarà naturalmente quello di riciclare le troppe X che compaiono nella data di nascita della marchesa, morta il XVII di gennaio del MDCOLXXXI (sic). Dovrà accontentarsi di uno strano “PAX DCLXXXI”, ma non ci sono molte alternative. Una frase è pronta, ed è proprio l’anagramma delle 128 lettere rinvenibili sulle due parti della tomba della marchesa, l’una vera (119), l’altra fasulla (9). De Cherisey, che conosce bene la ludolinguistica e la matematica ricreativa, ha ben in mente il gioco che tanto dilettò Eulero,Leibniz, Hilbert ed Einstein: il problema del salto del cavallo (che richiede come sia possibile, per il cavallo degli scacchi, occupare tutte le caselle di una comune scacchiera ciascuna esattamente una volta prima di ritornare sulla stessa casella da cui è partito, ogni volta seguendo il suo classico salto). Sceglie una casella a caso su una scacchiera e qui scrive la prima lettera del messaggio, la B. Poi fa un ideale salto di cavallo, e sulla casella raggiunta scrive la E. Prosegue via via il gioco fino ad esaurire la prima scacchiera, dunque si muove sulla seconda, fino all’ultima lettera.
Ha ora di fronte le due scacchiere, ricolme di lettere mescolate. Per complicare il gioco, decide di spostare avanti di un certo numero di passi tutte le lettere, come nel vecchio sistema che trasforma la A in B, la B in C e così via; ma non è ingenuo: il metodo lo conoscono tutti! Meglio applicarlo con delle variazioni: è Vigenere ad ispirarlo. La chiave non sarà così semplice (una lettera in avanti) ma più complicata: cambierà ad ogni lettera, e sarà dunque una chiave di 128 lettere. Tale chiave non è altro che il testo di 128 lettere delle due parti della tomba, ma letto al contrario.
Non ancora soddisfatto, De Cherisey aggiunge tre passi ulteriori: due semplici spostamenti di una sola lettera indietro e un altro spostamento “complicato”, usando come chiave le parole MORTEPEE ripetute 16 volte (le lettere provengono dalla stele della De Négre). E’ soddisfatto del lavoro: la frase è diventata un’incomprensibile VCPSJQROVYMYYDLTPEFRBOXTODJLBKNJ FQUEPAJYNPPBFEIELRGHIIRYBTTCVTGD LUCCVMTEJHPNPGSVQJHGMLFTSVJLZQMT OXANPEMUPHKORPKHVJCMCATLVQXGGNDT.
Per realizzare un’opera verosimile, De Cherisey si procura il Dictionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie di Dom Fernand Cabrol, cui si ispirerà per i caratteri usati nella realizzazione del documento. Scelto un brano di Vangelo, l’enigmista lo modifica leggermente per confondere le acque, elimina tutti gli spazi ed inserisce, una alla volta, le lettere del messaggio cifrato ad intervalli di sei lettere. IESUS ERGO ANTE SEX DIES PASCHAE diventa dunque IESUSEVRGOANTCESEXDIPESPASCSHAE…
La realizzazione della seconda pergamena è più semplice: dopo aver scelto un brano del Vangelo, si limita a trascriverlo sollevando una lettera ogni tanto; anche la sua decifrazione – basata proprio sulla lettura delle sole lettere sollevate – è ben più agevole.
Tra il 1964 e il 1966 Plantard e De Cherisey elaborano il mito in tutte le sue sfumature, depositando uno dopo l’altro una serie di documenti apocrifi in cui vengono millantati il ritrovamento da parte di Saunière delle pergamene, il suo viaggio a Parigi, i suoi rapporti con l’élite culturale parigina e le sue attività più “sospette”. Si tratta ora di “vendere” la storia come autentica. Gérard de Sède è un’ottima cassa di risonanza: Plantard e De Cherisey lo contattano e gli offrono un manoscritto che contiene già il canovaccio della storia. Lo scrittore sa che non si tratta di una storia documentata, ma di un racconto di fantasia, e scrive nella prefazione al suo Le trésor maudit che le somiglianze tra la storia raccontata e la realtà sono assolutamente casuali. Nel libro (1967) viene raccontata la favola riportata all’inizio, e sono riprodotte le due pergamene, ma non il messaggio cifrato. Nel 1971 De Cherisey annuncia di esser riuscito ad estrarre il messaggio (da lui stesso nascosto!), e lo pubblica in un romanzo intitolato Circuit.
Ma col tempo è chiaro che De Sède non ha intenzione di pagare la percentuale sulle vendite di Le trésor maudit ai due co-autori, che dunque passano al contrattacco, rivelando di essere gli autori delle due pergamene. La prova di questo fatto è incisa nel procedimento stesso di decrittazione, impossibile da eseguire se non si è gli autori del metodo: chiunque, all’infuori di De Cherisey, avrebbe potuto seguire miliardi di altri percorsi sulle scacchiere e trovare miliardi di diversi messaggi; solo l’autore, come in effetti avvenne, avrebbe potuto spiegare come il testo era stata criptato.