Immigrati, sfida nelle Piazze
Corteo leghista all'Arcella, sinistra e volontariato in centro
di Filippo Tosatto
PADOVA. Fiaccolata leghista all'Arcella a sostegno del programma di riforme del Carroccio e del rispetto della Bossi-Fini. La manifestazione, in una serata gelida, è stata blindata dalle forze dell'ordine. Un gruppo di disobbedienti ha inscenato una spettacolare protesta lanciando petardi e bengala, facendo partire musica ad alto volume e slogan contro il Carroccio.
La protesta non ha impedito il comizio di Umberto Bossi. Ma non è stata l'unica manifestazione di ieri. Contro l'ipotesi della realizzazione di un Centro per immigrati in fase di espulsione in piazza delle Erbe e ai Giardini si è tenuto un volantinaggio accompagnato da un corteo al quale hanno partecipato tutte le voci della sinistra padovana.
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PADOVA. Lotta ai flussi clandestini, pugno di ferro verso le lucciole, accelerazione della devolution federalista. Sono i capisaldi della riscossa leghista, rimbalzati in serata a Padova, teatro di una fiaccolata culminata nel comizio del ministro delle Riforme Umberto Bossi. Massiccio lo schieramento di forze dell'ordine ma il timore di incidenti - dopo i bellicosi proclami della vigilia da parte dei centri sociali - si è rivelato infondato, salvo un fuori programma a sfondo pirotecnico.
Perché l'arrivo del corteo al palasport dell'Arcella è stato accolto dai fuochi d'artificio ma non si è trattato propriamente di un benvenuto: dalla terrazza di un palazzone una quindicina di "disobbedienti" del centro Pedro ha esploso fumogeni, bengala e petardi all'indirizzo dei leghisti, accompagnandoli da slogan - «Padova è una città aperta» «Razzisti, siete verdi di vergogna» - musica rock e striscione «antagonista». «Sapete chi sono quelli che ragliano là fuori? Gente che non esiste» sbotta lapidario Umberto Bossi mentre la polizia blocca l'accesso dell'edificio: dieci minuti di trattativa (condotta dal capo delle Volanti Andrea Straffelini e dal dirigente della Digos Lucio Pifferi) poi i pedrini, capitanati da Max Gallob, scendono e si allontanano soddisfatti.
In precedenza, la manifestazione partita dal rondò del cavalcavia Borgo Magno aveva attraversato il quartiere: cinquecento militanti, infreddoliti ma discretamente entusiasti, in testa lo stato maggiore del Carroccio veneto - Gobbo, Conte, Rodighiero - spalleggiato da Speroni. «Padania libera, fuori i clandestini dal Veneto» gridano uomini e donne della Lega, blindati da un piccolo esercito di agenti in tenuta antisommossa.
Verso le 21, la carovana giunge al palazzetto di piazza Azzurri d'Italia e Umberto Bossi, insolitamente puntuale, arringa i suoi con un excursus storico-politico. Dall'11 settembre che «ha sancito la fine dell'economia finanziaria su quella reale, restituendo la ricchezza al lavoro» a Napoleone «che usò la prostituzione per scardinare la famiglia padane». Dal passato all'attualità, con un volo pindarico che strappa l'applauso dei convenuti: «Ho impiegato un anno e mezzo per convincere Berlusconi a vietare il "troiame" sulle strade: finché una sera, a Milano, in compagnia di moglie e figli, si è imbattuto in un gruppo di travestiti mezzi nudi. Allora ha capito». Voleva proibire anche la pornografia sul piccolo schermo, il senatùr, ma ha dovuto frenare («Sarà per la prossima volta») salvo annunciare al popolo padano un'imminente offensiva sulla Rai: «Il Nord ha diritto a una rete televisiva e l'avrà».
Ma sono le riforme istituzionali il piatto forte della serata e il leader della Lega snocciola le tappe della liberazione dall'odiato gioco romano: federalismo fiscale, «soldi e poteri al territorio», cancellazione del centralismo «ipocrita e criminale». L'opposizione? Il consenso parlamentare? Bazzecole. «Ci chiedono di dialogare con la sinistra riformista, ma dov'è finita? Ormai Fassino e Rutelli non rappresentano più nessuno».
Viceversa, Bossi sente soffiare impetuoso il vento nordista: «A primavera, quando tornerà il bel tempo, vedrete centinaia di milioni (sic) di persone scendere in piazza in nome della libertà».
E' standing ovation, e il "Va' pensiero" rimbomba sul parquet pavesato dal leone di San Marco. Per stasera basta così. La base torna a casa soddisfatta, i proconsoli vanno a cena col capo: il menu promette polenta e salsicce.


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