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  1. #1
    I amar prestar aen
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    Predefinito Sharon si difende ma il Likud scivola

    (Del 9/1/2003 Sezione: Esteri Pag. 5)


    LO SCANDALO PER IL PRESTITO RICEVUTO DAL PRIMO MINISTRO
    Sharon si difende ma il Likud scivola
    Secondo un sondaggio, però, un terzo degli israeliani lo ritiene ormai «indegno di ricoprire la carica». Il teatrino degli spot tv in vista del voto

    «UNA calunnia di basso conio per disarcionare il primo ministro»: queste poche parole sono finalmente uscite, attesissime e richieste, dalle labbra dello stesso primo ministro israeliano Ariel Sharon a quasi due giorni dall'uscita sul giornale «Haaretz» delle notizie sul prestito di un milione e mezzo di dollari concessogli dal suo amico sudafricano Cyril Kern. Ora si aspetta che parli ancora, chiarisca, spieghi, si giustifichi, e che si spicci dato che manca poco al 28 gennaio, giorno delle elezioni: comunque, il contrattacco è cominciato, gli uomini del primo ministro spiegano senza sosta che il denaro è pulito e che l'attacco è vile, smaccato. Ma le spiegazioni piene ancora non sono sul campo: il silenzio del primo ministro e dei suoi figli è ancora assordante. Il prestito che Sharon ha ricevuto per restituire i fondi usati durante la campagna nelle primaries del 1999, illegali secondo la legge israeliana, hanno già fatto perdere a Sharon la speranza, finora giustificata, di ottenere il 40% dei seggi così da poter formare qualsiasi governo di unità nazionale. Adesso che è passato surrettiziamente alla stampa il documento con cui la magistratura israeliana richiede al governo sudafricano collaborazione per scoprire se il prestito comporti il reato di corruzione le quotazioni del Likud scendono. Persino se Sharon, come cercano di fare i suoi incaricati, riuscisse a convincere il pubblico che il suo vecchissimo amico sudafricano (un grande affetto familiare fin dalla guerra del '48) gli ha dato il prestito per pura amicizia e senza interessi di sorta in Israele, e anche se il pubblico fosse convinto che il documento è emerso per fini politici, difficilmente Sharon salterà di nuovo sul cavallo al galoppo che lo doveva portare fino al 28 gennaio. Secondo un´indagine del primo canale della tv di Stato, il Likud riuscirebbe a conquistare 27 seggi, il partito laburista 24. Sharon ora chiede di trovare il soffiatore amico dei laburisti e la procura dice che è indispensabile: ma comunque, spiega Rubinstein, non ci sarà nessuna possibilità di concludere l'indagine entro la data elettorale e di dare quindi al pubblico informazioni precise su cui andare alle urne. E già i sondaggi, consuete profezie che si autoavverano, indicano un calo della popolarità di Sharon: per esempio la Galei Tzahal, la radio popolare dell'esercito, ha sostenuto che un terzo degli israeliani è ormai convinto che Sharon sia «indegno di ricoprire la carica di primo ministro». Ma Sharon è un combattente, se si risolleverà dalla terribile pubblicità negativa che gli si abbatte addosso mostrerà solo i segni di un lungo allenamento. Il suo amico Cyril, palesemente odia ormai i giornalisti che gli telefonano a schiera: «Non finirò di stupirmi - ha detto - di come la politica israeliana possa compiere un linciaggio personale del primo ministro in un momento di così dura emergenza nazionale». La risposta, oltre che nei rapporti fra magistratura e giornalisti, la si può osservare nell'ora quotidiana di spot dei partiti che a spese del contribuente va in onda ogni giorno sulle reti televisive israeliane. Le accuse reciproche sono dure quanto la materia del contendere, la guerra e la spaccatura fra la parte religiosa e quella laica del Paese creano baratri autentici. La scena è dominata dallo scontro fra Likud e partito laburista. Quest´ultimo, sconfitto molto più dalla storia - dal rifiuto di Arafat a Camp David e dal terrorismo - che dagli elettori, tenta il tutto per tutto. Amram Mitzna, il nuovo candidato, la speranza della pace, il figlio legittimo di Rabin quanto a pacifismo e a ottimo passato militare, è il personaggio che desta più curiosità: il suo partito lo tiene sempre in primo piano, con barba grigia, occhialini, foto di famiglia, sorriso mite, occhi buoni; ma anche con la divisa e il volto strapazzati dopo le battaglie nelle campagne del `67 e del `73, mentre Rabin lo ringrazia pubblicamente per il suo valore. Mitzna parla ai giovani di speranza e promette di lasciare i terrirori comunque, un messaggio troppo facile per molti; siede con quei vecchi volponi dei suoi uomini (Shimon Peres, Ben Eliezer, Vilnai) che gli fanno tutti di sì con la testa, dopo tanti odi interni. Troppo facile anche questo. Per il Likud invece tutto è diventato difficilissimo: anch'esso ha messo Sharon, ora nei guai, al centro della sua pubblicità. Quasi scusandosi dopo gli scandali del partito,ripete che per votare lui bisogna votare Likud, e viceversa. Del primo ministro, una figura paterna di riferimento per un popolo tormentato dal terrore, si mostra sia il volto militare, con la testa fasciata mentre salva Israele con un pugno di uomini passando il canale di Suez contro gli ordini di Dayan, sia quello contadino, nel suo ranch nel Negev. Il messaggio, inconsueto per un partito di governo, è quello di quanto sia stato difficile guidare il Paese in questo periodo e contro un terrorismo così sanguinoso; e subito dopo, proponendo una linea difficile rispetto alle immagini precedenti, dichiara la volontà di andare a «concessioni anche molto penose» e di fare la pace. I partiti estremisti nazionalisti (come Herut) parlano invece di vincere con la forza; quelli religiosi (Shas) di cercare di impedire la totale laicizzazione dello Stato; Ovadia Yossef, il loro anziano rabbino carismatico, parla in modo tanto incomprensibile da richiedere sottotitoli, come parlasse a stranieri; invece il partito super laico Shinui vuole obbligare finalmente i religiosi a pagare le tasse, a fare il servizio militare, a smettere di impedire il traffico pubblico di sabato e i matrimoni civili. Hadash, uno dei partiti arabi, mostra una madre ebrea e una madre araba che piangono sulle tombe dei loro cari. Non sarà un gran messaggio politico, ma certo è realista.


    tratto dalla Stampa di oggi

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  2. #2
    Asteroids
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    Israele, crollo di Sharon
    nei sondaggi di opinione

    Crollo verticale di Ariel Sharon nei sondaggi di opinione a causa dello scandalo finanziario relativo ai finanziamenti per le precendenti elezioni. Il Primo ministro israeliano ha smentito, giovedì, le accuse riguardanti un possibile scandalo che vedrebbe coinvolti i suoi due figli: "è uno sporco complotto politico" ha detto " e lo dimostrerò con fatti e documenti". "Questo complotto ha un unico scopo" aveva detto mercoledì "portare al fallimento il primo ministro". Sharon, stava portando avanti con successo la campagna elettorale per le elezioni politiche. Ora a causa dello scandalo, il suo partito, rischia di perdere molti consensi. Da una larga vittoria annunciata a una vittoria con numeri insufficienti per scegliere la maggioranza più appropriata.

  3. #3
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    In ogni caso Sharon vorrebbe riformare un governo di unità nazionale

  4. #4
    I amar prestar aen
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    Predefinito La sfida di Sharon

    Il capo del Governo israeliano Sharon è molto in difficoltà per l’enorme somma (più di 1,3 milioni di dollari) inviati a suo figlio, candidato anch’egli alle elezioni, da un miliardario ebreo del Sud Africa. Checché si dica, l’opinione generale, anche fuori da Israele, è che si tratti di aiuti destinati alla campagna elettorale del padre, oltrepassanti la quota stabilita dalla legge. Sharon dice che il motivo del forte invio è un altro, ma pochi ci credono. Noi non siamo supermoralisti e sappiamo che in nessun Paese del mondo tutto è regolarissimo, quando si tratta di finanziamenti elettorali. Certo è comunque che Sharon è in declino, perché la sua politica si è dimostrata errata. Noi siamo non favorevoli, ma favorevolissimi allo Stato d’Israele, costituito dagli ebrei europei sfuggiti ai massacri del pazzo criminale Hitler, e mai vorremmo che essi venissero un giorno cacciati in mare dai musulmani del Medio-Oriente.

    Però l’insistenza di Sharon per mantenere in piedi le cosiddette colonie (o insediamenti) ebree nel territorio palestinese è assurda, e i cittadini dello Stato israeliano ben sanno che non solo i kamikaze, ma anche altri palestinesi puntano su questa assurdità per colpire e uccidere ebrei. Ben si sa che la preoccupazione è generale: nessuno è sicuro della propria vita e l’economia langue. Preoccupano anche le scaramucce con i Siriani, che chiedono la restituzione del Golan. Sharon sa benissimo che Arafat è personalmente un moderato e che non è in grado di fermare i kamikaze, mandati avanti dagli estremisti palestinesi. Credere che Arafat possa essere sostituito da un uomo più ragionevole e più disponibile è irreale. Arafat ha commesso anche parecchi errori, ma è un simbolo per i palestinesi e per tutti i musulmani. Ha dichiarato anche di essere pentito di non aver fatto l’accordo sponsorizzato dall’ex Presidente Clinton!

    Cosa ci vuole ad eliminare le cosiddette colonie di circa 150 mila persone, che potrebbero lavorare in Israele, dove c’è bisogno di mano d’opera? Che cosa ci vuole a concedere ad Arafat un piccolo pezzo di Gerusalemme Est, che fino al 1967 apparteneva completamente agli arabi, e sarebbe rimasto dei palestinesi se il dittatore egiziano Nassar non avesse voluta e persa la guerra dei sei giorni? Ricordi Sharon che la soluzione del problema palestinese interessa tutto il mondo e in particolare l’Occidente, perché ai fanatici integralisti musulmani verrebbe a mancare un punto di forza importantissimo per continuare l’azione terroristica, che tutti spaventa. Un accordo con Arafat sarebbe nell’interesse del mondo e anche l’Europa, come gli Stati Uniti, s’impegnerebbe per sempre a garantire l’esistenza di quello Stato d’Israele, che è un faro mondiale.

    Luigi Preti

    Tratto dall' opinione di Sabato 11/1

    Concordo con l'analisi fatta dal giornalista, anche se nessun ritiro unilaterale dai territori occupati risolverebbe la situazione. Dovrebbero trattare e scambiarsi i territori entnicamente più coesi.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
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    Forte e possente regnator. Deh! fate
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    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 

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