Notiziario del Campo Antimperialista del 12 gennaio 2003
Il Re è vestito



1. Convegno teorico su Imperialismo, guerra e lotta di classe
Firenze 26 gennaio, ore 9,300-18,30
SMS di Rifredi - Via Vittorio Emanuele n° 303.


Intervengono


- Costanzo Preve, filosofo
"Le radici protestanti e sioniste della missione speciale dell'Impero americano.
Note e ipotesi"

- Giancarlo Paciello, storico
"Nazionalismo, colonialismo e razzismo
Le origini del sionismo secondo i nuovi storici israeliani"

- Abd al-Jabbar al-Kubaysi, esponente dell'Alleanza Nazionale Irachena (opposizione patriottica)
"Dalla resistenza all'aggressione imperialista alla rinascita dell'Iraq e della nazione araba"

- Hamza Piccardo, Segretario Naz. UCCOI (Unione Comunita' Islamiche in Italia)
"L' Islam e lotta contro gli imperialismi"

- Mario Maestri, docente di storia presso l'Universita' del Rio Grande do Sul (Brasile)
"Il Brasile dopo la vittoria di Lula. Dal mito del bilancio partecipativo.....

- Andrea Catone dell'Associazione Most za Beograd
"La strategia degli Usa nel dopo guerra fredda"
Un'analisi della dottrina della guerra permanente e preventiva"

- Carlo M. Pauer, operatore nelle comunicazioni di massa,
"Il Quarto Potere.
I mezzi di comunicazione di massa come strumento bellico".

- Domenico Losurdo, filosofo
"Il Movimento no-global e la lotta all'imperialismo".

- Fabio Ciabatti della rivista Vis a Vis
"Dalla morte della politica alla politica della morte
Superare in avanti le contraddizioni della modernità capitalistica"

- Moreno Pasquinelli, portavoce del Campo Antimperialista
"L'imperialismo come capitalismo reale.
Contraddizioni antagoniste e possibilita' rivoluzionarie nel mondo globalizzato".


- Presiede Leonardo Mazzei

Per informazioni e adesioni:
Tel: 347.7815904 (Leonardo)
E-mail: campoantimperialista@libero.it


Come arrivare al luogo del Convegno:

SMS di Rifredi - Via Vittorio Emanuele n° 303.

-per chi arriva in treno alla stazione di S. Maria Novella prendere l'autobus 14, accertandosi che vada in direzione Careggi.
-per chi arriva in auto: uscire a Firenze nord e seguire le indicazioni "Rifredi" e "Careggi". Oltrepassato un sottopassaggio ferroviario si arriva a Piazza Dalmazia; a questo punto parcheggiare e chiedere dell'SMS che è vicinissima (da Piazza Dalmazia si accede direttamente in via Vittorio Emanuele).


2. 18 gennaio: in piazza contro l'attacco all'Iraq (nonostante il sonno altrui)


Il Forum Sociale Europeo di Firenze adotto' la proposta di fare del 15 febbraio una giornata europea contro la guerra. Noi ci saremo. Tuttavia il 15 febbraio la guerra sara' forse gia' iniziata e le armate di Bush staranno marciando su Bagdad. E' necessario muoversi prima, allo scopo di tentare di fermare la macchina bellica. Per questo come Campo abbiamo aderito alla giornata di azione del 18 gennaio promossa dalla coalizione nordamericana ANSWER. In pochi lo abbiamo fatto. Il Movimento sembra essere in letargo in un momento decisivo. Ci rivolgiamo anche ai pacifisti che seguono Gino Strada e che pare vogliano limitarsi a chiedere che l'Italia sia fuori dalla guerra. A parte il fatto che la partecipazione italiana all'attacco sarebbe del tutto secondaria; come si pensa di impedire al governo Berlusconi di trascinare l'Italia in guerra se non si scende in piazza prima possibile?
A parte pochissimi social forum, due sole sono la mobilitazioni a carattere regionale annunciate: quella in Veneto e quella in Umbria.


Perugia, martedi 14 gennaio, ore 10,30
Sit-in presso il Consiglio Regionale affinche' approvi un ordine del giorno contro l'aggressione all'Iraq


promuove UMBRIA CONTRO LA GUERRA


sabato 18 gennaio, manifestazione regionale e sciopero studentesco
ore 9,00, P.zza Partigiani corteo fino a P.zza IV. Novembre


- difendiamo il diritto del popolo iracheno ad opporsi alla tirannia U.S.A.
- chiediamo che l'ONU non dia l'avallo all'attacco e ponga fine all'embargo in Iraq
- vogliamo il ritiro delle truppe e delle flotte USA dal Golfo e dal Medio Oriente
- siamo per la vittoria dell'Intifada e la liberazione della Palestina
- rifiutiamo di inviare gli Alpini in Afganistan
- impediamo al governo Berlusconi di trascinare l'Italia nella guerra
- esigiamo che il Consiglio Regionale dell'Umbria si esprima subito contro l'aggressione all'Iraq

Promuove UMBRIA CONTRO LA GUERRA


a Vicenza contro la guerra il 18 gennaio


-ore 10 assemblea in Via Maurisio - Ca Balbi con la presenza di vari
relatori per discutere assieme e confrontarsi sulla tematica della guerra

-ore 14 inizio presidio davanti Caserma Ederle in Viale della Pace
con microfono aperto per gli interventi

-alle ore 16 circa inizio corteo verso piazza dei Signori
-alle ore 17 circa arrivo in Piazza dei Signori per 'Vicenza contro la guerra' con banchetti, musica, giochi per bambini, interventi dal palco.
Per adesioni alla manifestazione di Vicenza: noallaguerra@libero.it


3. Di ritorno dall'Iraq. Resoconto della Brigata Internazionale di Solidarieta'


La brigata di solidarietà organizzata dal Campo era composta da una cinquantina di persone in rappresentanza di organizzazioni dei seguenti paesi: Austria, Italia, Germania, Sardegna, Palestina, Turchia, Giappone ed è stata invitata in Iraq dalla ONG ³Organizazion of friendship, peace and solidarity².
La brigata ha avuto incontri con i rappresentanti della ONG, con il ministro degli esteri Naji Sabri (che molto raramente riceve delegazioni che non siano ministeriali), con il vice presidente Tareq Aziz, con il ministro della gioventù e dello sport e con l¹Imam della moschea Shiita di Al Najaf, cittadina situata a circa 150 Km a sud di Baghdad nella no fly zone meridionale. Inoltre ha visitato il centro e l¹ospedale pediatrico di Saddam City (municipalità posta nelle immediate vicinanze della capitale), il suq e il centro di Baghdad, il centro storico, l¹ospedale pediatrico e la periferia di Bassora, lo Shatt Al Arab (punto di incontro fra Tigri ed Eufrate) nonché le zone rurali circostanti questa importante città del sud. Al di là degli incontri ufficiali la delegazione ha potuto scambiare ³quattro chiacchiere² con la gente comune, incontrata appunto nei suq, nelle periferie e nelle campagne. Sono evidenti i segni dell¹embargo, soprattutto al di fuori dei centri urbani. Il settore della sanità è quello più colpito, in quanto sconta la scarsità di medicinali ed apparecchiature, la crescita esponenziale di tumori del sangue e di malformazioni congenite multiple (a causa dell¹uranio impoverito) e l¹esclusione dai circuiti della ricerca e delle pubblicazioni e quindi da ogni possibilità di aggiornamento. La situazione è particolarmente grave nel sud del paese, provato anche da bombardamenti ormai pressoché continui. E tuttavia c¹è un po¹ ovunque il desiderio di ³tirarsi su² in qualche modo.
Il due gennaio la brigata ha tenuto una manifestazione di protesta davanti al quartier generale dell¹ONU a Baghdad, insieme ad una altra delegazione composta da spagnoli, catalani e baschi; tale iniziativa ha avuto una gran risonanza mediatica. I manifestanti hanno presentato una petizione per l¹immediata cessazione dell¹embargo, per la immediata interruzione dei frenetici preparativi bellici degli USA ed affinché l¹ONU non presti nessun avvallo ad una guerra che, sotto il pretesto dell¹eliminazione delle armi di distruzione di massa, mira in realtà a porre sotto il controllo imperialista e sionista una regione di importanza strategica al fine di sfruttarne le risorse e la popolazione a vantaggio di ristrette elites occidentali, in nome della democrazia e del libero mercato, e cioè del capitalismo. E¹ degno di nota il fatto che i funzionari ONU si sono limitati a ricevere il testo della petizione rifiutando decisamente un colloquio con una sia pur ristretta rappresentanza dei manifestanti, nonché il fatto che ci hanno invitato in malo modo, addirittura spintonandoci, a collocarci in modo da non ostruire l¹uscita degli autoveicoli. Eppure nessuno aveva manifestato l¹intenzione di bloccare volutamente e prepotentemente l¹uscita.
Da tutti gli incontri e i colloqui, ufficiali e non, è emersa la chiara consapevolezza della pretestuosità delle ragioni addotte a sostegno dell¹aggressione e delle sue autentiche ragioni, nonché la diffusa sensazione dell¹inevitabilità e dell¹imminenza del nuovo attacco, a prescindere da quelle che saranno le conclusioni delle ispezioni. Tutto ciò non impedisce comunque la prosecuzione della vita secondo ritmi e scadenze che potremo definire quotidiani ed ordinari, ovviamente nell¹ambito consentito dalle difficoltà provocate dall¹embargo e dai bombardamenti: le scuole funzionano regolarmente, la gente si muove fra strade, negozi, suq ed uffici, il traffico nelle città è abbastanza sostenuto; né ci sono segni evidenti di una militarizzazione straordinaria. E¹ poi diffuso lo stupore per l¹atteggiamento tenuto dalla comunità internazionale nei confronti degli USA, sul cui sfondo c¹è una residua speranza verso le posizioni che assumeranno i paesi arabi, alcuni paesi europei e perfino l¹ONU, speranza dettata dalla constatazione che le mire egemoniche statunitensi sono fin troppo lampanti e in qualche modo devono preoccupare tutti i paesi, non solo l¹Iraq e il mondo arabo.
La brigata è stata sempre ben accolta anche al di fuori delle scadenze e degli ambienti ufficiali; nonostante la difficoltà della situazione e la paura per un futuro di guerra e conseguenti ulteriori sofferenze sempre più vicino, la solidarietà dei movimenti occidentali contro la guerra, in particolar modo quella anche antimperialista, fa sentire il paese e il popolo molto meno solo. Tutti conoscono la grande manifestazione del 9 novembre a Firenze e ne ricordano le immagini con gioia; tutti ci hanno invitato a ³non mollare² perché se le nostre pressioni non potranno fermare la guerra imperialista consentiranno almeno di far conoscere la realtà dei fatti ad un grande numero di persone, sottraendo almeno parte dell¹opinione pubblica occidentale alla propaganda mistificatrice esercitata dai media asserviti all¹imperialismo ed al capitalismo.


4. Il Re e' vestito


Tra gli applausi di una folla in deliro (folla che P.Ginsborg ha definito "ceto medio riflessivo", neologismo per indicare una certa sinistra imborghesita e imperialista "politicamente corretta"), Moretti ha dunque incoronato Cofferati capo supremo dello schieramento antiberlusconiano. La cerimonia sembrava quella con cui l'aristocrazia di un tempo incoronava il proprio Re. Un Re sornione e ben vestito pero'. Del disappunto di "Baffetto" poco ci interessa. E nemmeno di quello di Bertinotti, che non solo continua a pensare che il "movimento no global" sia l'ombelico del mondo, ma ritiene il suo partito l'unico referente istituzionale di quello. Con Cofferati (con la sua pelosa pretesa di non essere un politicante come gli altri, con le sue ammicanti proposte di Rete --Rete e' di moda, Partio certo che no--, con il suo ostentato orientamento contro la guerra) bisogna certo fare i conti. Pescando a man bassa a destra e a manca, sta allestendo una squadra che fa pensare alla "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto. Il fiore all'occhiello e' Gino Strada. Che Cofferati si presenti oggi come campione della pace e' un fatto positivo. Ma noi non dimentichiamo che la sua CGIL si rifiuto' di lottare sia contro l'attacco alla Jugoslavia che quello all'Afganistan. Non dimentichiamo che nel marzo 1999 la CGIL trasporti revoco' uno sciopero gia' proclamato per non intralciare la macchina bellica della NATO. E non dimentichiamo che nel 1999 pezzi grossi della sinistra DS (Salvi, Melandri, Berlinguer) erano ministri del governo D'Alema e non mossero un dito per fermare l'attaco NATO a Belgrado. Per non parlare di tutto il resto (riforma del mercato del lavoro, riforma della scuola, ecc.). Come sia possibile che simili dirigenti passino dall'appoggio alla guerra al pacifismo, si spiega appunto con le ambiguita' e i limiti costitutivi del pacifismo medesimo: essendo contro tutte le guerre (anche quelle antimperialiste di liberazione), mettendo sullo stesso piano Milosevic e Clinton, Bush e Saddam. Condannando nella stessa misura Sharon e il "terrorismo" palestinese; e' facile a tipi come Cofferati riciclarsi e passare da una sponda all'altra. Il ponte tra la guerra e la pace e' appunto il pacifismo stesso. Non si lamentino i pacifisti (cosi' severi a sbarrare sulla loro sinistra) se anche adesso si troveranno a rimorchio della sinistra imperialista (la quale usera' loro e il movimento di protesta come una pedina nel suo cinico gioco di scacchi per tornare al governo).
Tutti uniti nel movimento contro la guerra all'Iraq? Certo! Ma non all'ombra del Cinese. Gli antimperialisti hanno il dovere di agire come blocco indipendente. Non si tratta ne' di protagonismo ne' di settarismo, ma di essere coerenti. Per noi non e' la pace il principio supremo, ma la liberazione di tutti gli oppressi e non ci sara' questa liberazione finche' i quattro quinti del'umanita' dovranno tribolare per assicurare l'opulenza di un pugno di paesi ricchi, fino a quando non la faremo finita con l'imperialismo, sia quello dal volto cattivo dell'America di Bush, sia quello "buono" dell'Europa di Maastricht.


5. I fascisti, l'Islam e noi


L'aggressione compiuta l'altra sera da una squadraccia di Forza Nuova presso l'emittente veronese Tenuovo ai danni del segretario dell'Unione dei musulmani Adel Smith, conferma che Forza Nuova si pone, nella diaspora della destra radicale, come erede del fascismo razzista, atlantista, filo-USA e anticomunista. Gli sgherri hanno aggredito Smith gridandogli addosso: "filo-talebano!", "amico di Bin Laden".
Esprimendo piena solidarieta', non solo a Smith, ma a tutte le comunita' di immigrati di fede islamica in Italia (vittime di una sotteranea ma massiccia attenzione repressiva da parte dello Stato --si puo' sapere, ad esempio, quanti sono gli islamici arrestati e indagati con l'accusa di essere "terroristi"?--), ci pare doveroso segnalare che il virus dell'odio verso l'Islam (che e' il brodo di coltura da cui e' nata l'azione di FN) e' purtroppo dilagato dappertutto. Da Berlusconi alla Fallaci, da certi settori della chiesa cattolica (Baget Bozzo) al liberista Ferrara, dai sionisti fino a certi settori della sinistra --non solo quella di governo ma pure tanti "internazionalisti" che continuano a considerare l'Islam politico una pura e semplice emanazione della CIA. Come si vede il fronte piu' ampio e strampalato di ogni tempo.
Non si tratta solo di esprimere solidarieta' alle comunita' islamiche immigrate, si tratta di difendere tutte quelle forme di islamismo che, pur con le loro idee, combattono l'imperialismo e per questo sono il punto di riferimento di centinaia di milioni di diseredati dall'Indonesia al Marocco, dall'Europa agli USA. Si tratta infine non solo di opporsi alle discriminazioni razziste ma di riconoscere agli agli immigrati islamici pieni diritti, non solo di culto, ma di organizzazione politica.