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Discussione: *Ho le tasche piene*

  1. #1
    Alessandra
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    Predefinito *Ho le tasche piene*

    Così Fassino sui girotondi.

    Finalmente ha capito che quel girotondo non è altro che un cerchio a forma di cappio che sta stringendo sempre di più il collo della sinistra.

    I miei complimenti a Fassino, spero che nei giorni a venire abbia numerosi appoggi da parte non solo dei dirigenti del partito ma da tutti quelli che nei girotondi hanno da sempre visto la sola voglia di apparire e del finto essere.

  2. #2
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    Predefinito I complimenti sono per...

    ...la rapidità con la quale ha capito la trappola di Cofferati?
    O perchè si è reso finalmente conto di che razza è la sinistra che invano tenta di "governare"?.

    Alleluia!!

    (canto di trionfo e di lode all'Eterno, passato dal giudaismo alla religione cristiana).

    saluti

  3. #3
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    Predefinito

    "trappola"...?
    Antonio

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    dal quotidiano torinese "La Stampa" :

    " La Stampa del 10/01/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    D'Alema: e' qualunquismo dire che vogliamo l'inciucio

    L'ira di Fassino contro Cofferati «Adesso ne ho le tasche piene»
    «Non sopporto questo modo di far politica, manovra per delegittimare il gruppo dirigente». Il Correntone contrattacca: il partito non puo' essere una fortezza con il segretario e i suoi
    Maria Teresa Meli
    --------------------------------------------------------------------------------

    ROMA - Sugli schermi tv Piero Fassino nega l'esistenza di un "problema Cofferati", al chiuso della riunione del direttivo, invece, il leader della Quercia lascia chiaramente capire che quel problema, per i vertici del Boteghino, c'è, eccome se c'è. Anzi c'è di più: c'è l'incubo che il Cinese, con la sua popolarità e la rete di rapporti che si sta costruendo tra movimenti e girotondi, delegittimi il gruppo dirigente del partito . Non a caso, nella lunga relazione del segretario, il richiamo al rischio della delegittimazione ricorre più e più volte. A chi, se non all'ex leader della Cgil, si rivolge infatti Fassino quando dice: « Ci accusavano di non occuparci dei temi del lavoro e della giustizia, ci accusavano di essere a favore della guerra, ci accusavano di non fare opposizione, ora ci accusano di volere inciuciare con Berlusconi: questa è una manovra per delegittimare il gruppo dirigente del partito e destabilizzare i ds e io ne ho le tasche piene di questo modo di far politica ».
    Insomma, l'adunata cofferatiana che si terrà stasera a Firenze ha già sortito i suoi effetti. E il segretario tenta di correre ai ripari attaccando. Nel direttivo, ma anche con un'intervista all'«Espresso» in cui sfida il Cinese. «E' immorale» e ha il sapore del «vecchio stalinismo» questo tentativo di «destabilizzare i dirigenti ds», ammonisce il segretario. Un conto, è «fare testimonianza», un altro «far politica», aggiunge. «Non vorrei che quando si vince il merito è di Cofferati e se si perde la colpa è mia», sottolinea poi Fassino che apre anche un altro fronte: quello delle pensioni. Ma quest'ultimo affondo provoca la dura reazione della Cgil, e il leader è costretto a precisare: «Non ho mai proposto l'allungamento obbligatorio per tutti dell'età pensionabile». Nella riunione del direttivo, poi, Fassino va giù duro. Se la prende con tutti, Cofferati, movimenti, correntone, e anche con «l'Unità», su «cui si è arrivati a sostenere che noi ci mettiamo al tavolo a trattare addirittura con gli avvocati di Berlusconi».
    L'adunata fiorentina non va giù a Fassino, al di là delle frasi di circostanza pronunciate davanti alle tv. «E' un'iniziativa al di fuori del partito», secondo il segretario. «Va bene - aggiunge - se porta consensi ma non se conduce alla delegittimazione del gruppo dirigente». Ancora, la delegittimazione. E poi di nuovo: «Io - dice Fassino parlando dei rapporti con i no global - non vado a dire ai movimenti che il loro gruppo dirigente è delegittimato». E di nuovo: «Veniamo criticati ancora prima di fare qualcosa e questo è il segno di un precisa volontà di delegittimare i vertici dei ds ». Un continuo, insomma. In quella stanza, dove pure la minoranza replica a brutto muso al segretario, i dirigenti del correntone capiscono benissimo che il leader sta parlando a nuora perché suocera intenda. Certo, Fassino non può concedersi il lusso di sferrare un violento attacco diretto a Cofferati, ma è chiaro che la sua è un'offensiva anti-Cinese. Massimo D'Alema, invece, tace. Lui vuole parlare al convegno della Fondazione Italianieuropei, quindi non interviene, se non con una battuta che la dice lunga sullo stato d'animo del presidente della Quercia nei confronti di Cofferati e del cofferatismo: «Mi hanno già consegnato al boia, ma sono ancora vivo». Qualche ora più tardi, nel pomeriggio, anche D'Alema tirerà la sua frecciata nei confronti del Cinese: «E' qualunquismo dire che vogliamo l'inciucio».
    La riunione del direttivo va avanti per ore. C'è tensione, ma soprattutto nella maggioranza. Il correntone viene messo sul banco degli accusati. « Ci vuole consapevolezza e senso di responsabilità - esorta Fassino - perché con gli atteggiamenti autodistruttivi si demolisce il partito». Perché fare il gioco di Flores D'Arcais, che «vuole destrutturare i ds, nell'illusione che, una volta demoliti noi, rinasce l'Ulivo?». «Non si può andare avanti così», sbotta ancora il segretario, che aggiunge. «Se certe cose le dice Flores io gli rispondo pubblicamente, ma se le dice qualcuno del mio partito non replico per spirito d'unità, ma osservo: in questo modo non si va da nessuna parte ». Il correntone replica. Colpo su colpo. E con Fabio Mussi ribatte al segretario che il partito «non può essere una fortezza, non può essere fatto dal segretario, pochi suoi sostenitori, la sua maggioranza, e noi, i rompiscatole che minacciano l'unità: bisogna saper governare il pluralismo». Interventi su interventi, repliche, botta e risposta. La minoranza contrattacca, ma non sembra turbata dall'offensiva di Fassino. Ha la mente già rivolta all'adunata fiorentina e sa che il vero bersaglio è Cofferati, come lo sa lo stesso Cinese, i cui uomini replicano a Fassino con queste parole: « Veniamo accusati di destabilizzare noi i ds, ma se un partito perde 150 mila iscritti in un anno significa che è in una grave crisi politica, e non per colpa nostra ».
    "


    Il riformista Fassino ha capito che più di un terzo del partito è di mentalità e usa metodi vetero-stalinisti. Meglio tardi che mai....

    Saluti liberali

  5. #5
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    Predefinito

    dal quotidiano della sinistra diessina "l'Unità":

    " l'Unita' del 10/01/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Fassino - Cofferati, che guerra e'?
    Purtroppo uno scontro durissimo ha segnato la riunione del direttivo della quercia - Eppure non c'e' via d'uscita: solo tutto il partito e tutti i movimenti possono farcela
    Nini Andriolo
    --------------------------------------------------------------------------------

    Roma - "Un anno fa dicevano che non ci occupavamo dei temi del lavoro, poi che non facevamo abbastanza opposizione, poi che il partito era diviso tra guerrafondai e pacifisti e mi accusavano di voler sostenere la guerra. Ora il tema del giorno è il presunto inciucio sulle riforme e l'accordo con gli avvocati di Berlusconi. Di quello modo di fare politica ne ho piene le tasche". Un quarto d'ora di fuoco. Un attacco durissimo a Cofferati, al cofferatismo interno ed esterno ai Ds, a quei girotondini - Flores D'Arcais in primo luogo - che puntano a "destrutturare" il gruppo dirigente dell'Ulivo e della Quercia. Piero Fassino dedica la parte finale della sua relazione al partito e alle sue tensioni intestine.
    Accusa il correntone di far da sponda a chi vuole "delegittemare" la maggioranza che ha vinto il congresso del 2001. Sbatte in faccia alla minoranza la richiesta di unità che "proviene dalla nostra gente" e avverte chi volesse costruire una nuova cosa passando per la rottura dei Ds che alla fine resterebbero "solo un cumulo di macerie".
    L'ordine del giorno del direttivo prevedeva la discussione sulla conferenza programmatica che si terrà a Milano nel mese di Marzo, ma la conclusione del discorso del leader diessino spinge il "correntone" a parlare di "attacco a freddo" e di "clima che ricorda quello che si respirava durante la
    direzione di metà ottobre". L'introduzione di Bruno Trentin, che fissava le coordinate del prossimo appuntamento programmatico, è rimasta così sullo sfondo. In primo piano risaltano le polemiche che contraddistinguono ciclicamente il dopo Pesaro. "La prima parte della relazione del segretario - spiegano i promotori di Aprile - esprimeva idee condivisibili sulla guerra e sulle riforme. Perché, allora, quel finale a sorpresa? Per ricercare elementi di distinzione ad ogni costo, visto che sui contenuti concreti le posizioni riflettono le nostre?". li fitto è che Fassino ha dato anche voce, ieri, agli umori diffusi tra i dirigenti nazionali e locali che fanno riferimento allo maggioranza della Quercia riecheggiati negli interventi del segretario del Piemonte, Marcenaro, e della Toscana, Filippeschi. L'esponente toscano dei Ds teme che oggi, a Firenze, durante la manifestazione indetta da Aprile, con Cofferati, Moretti e " i professori che hanno l'obiettivo, di denigrare D'Alema e il gruppo dirigente diessino ", vada in scena "una caricatura" della Quercia. "In Toscana abbiamo saputo interloquire con i movimenti - spiega Filippeschi. Ma la novità è un'altra: una componente dei Ds organizza una iniziativa e vuole rappresentare un partito che non sa collegarsi con la società. Questa caricatura non è accettabile perché non si può costruire una rete di rapporti a prescindere dal partito che c'è e che ha la volontà e l'interesse a discutere".
    Sotto esame è, nella sostanza, il ruolo e la natura di Aprile, l'associazione interna/esterna ai Ds che terrà prossimamente la sua prima assemblea nazionale. "Bisogna chiedersi perché le tradizionali forme di rappresentanza politica sono in crisi - ribatte Vincenzo Vita, coordinatore del "correntone" - Quello che sta capitando in Italia in questo momento assomiglia un po' a quanto accadde nel '68. C'è un movimento reale nel mondo, forme spontanee di mobilitazione che dobbiamo sforzarci di capire". Il Pci, aggiunge Giovanni Berlinguer, "capì e si mise all'ascolto delle lotte studentesche, certo non per condividere tutto". L'iniziativa fiorentina, spiega Giorgio Mele, "consente al partito di crescere. Non vedere questo dato, da parte del gruppo dirigente toscano, sarebbe una cecità. Se i Ds si chiudono avranno vita breve". E Cesare Salvi risponde al segretario della Quercia affermando che nei Ds "Non c'è un cofferatismo interno, non c'è un conflitto di persone. C'è un problema che molti di noi considerano irrisolto: le divisioni a sinistra, la perdita di consenso, la rappresentatività".
    Ma Fassino, dopo la direzione, precisa dai microfoni del Tg3 che "nei Ds non si è aperto un problema Cofferati, né un problema di rapporto con i movimenti". La Quercia, invece, "lavora perché l'Ulivo sia sempre più in grado di proporsi come un'alternativa alla destra e a Berlusconi". Ai movimenti il leader diessino chiede un confronto per "lavorare insieme" e per "costruire obiettivi comuni". Quello che non avrebbe senso, aggiunge,"è una competizione che contrapponesse i partiti del centrosinistra ai movimenti, perché la nostra gente chiede unità e un progetto per battere il centrodestra" .
    Durante la riunione di ieri, il segretario Ds, ha citato una sola volta esplicitamente Sergio Cofferati, anche se il suo discorso ha teso a smontare il complesso delle tesi dell'ex leader della Cgil, a cominciare dall'appello all'Ulivo per il no al dialogo sulle riforme istituzionali. Fassino ha affermato - a proposito di una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera - di- voler replicare "amichevolmente a . Sergio Cofferati" che "è senz'altro vero che il Pci parlava alla società, ma è esattamente quello che cerchiamo di fare noi".
    Per il leader Ds "il rapporto tra movimenti e partito è vitale". Ma "tutti", ha aggiunto rivolgendosi implicitamente alla minoranza e all'ex leader della Cgil, "dobbiamo essere più consapevoli che è in atto un tentativo, che diverse parti conducono, per delegittimare i Ds e il loro gruppo dirigente al fine di destrutturarli". Dobbiamo essere "altrettanto consapevoli - ha aggiunto - che se si destruttura la Quercia si destruttura tutto l'Ulivo. Dobbiamo quindi smetterla di essere schiavi di una sorta di sindrome autodistruttiva. Non solo perché è in gioco il nostro destino di partito. Ma perché è in gioco il destino di tutto -il centrosinistra e dei milioni di italiani che ripongono speranze in noi e nell'Ulivo".
    Se gli attacchi vengono da Flores D'Arcais, ha sottolineato Fassino, "rispondo pubblicamente", anche perché "ho combattuto nel Pci questa radice di vecchio stalinismo che cerca sempre il traditore nel proprio campo". Se provengono, invece, da "qualcuno del mio partito non replico per spirito di unità. Ma così non si va da nessuna parte".
    Il correntone diessino, però, non ci sta ad essere additato come colpevole del reato di "destrutturazione" della Quercia. "Non mi pare che qualcuno lavori per delegittimare - afferma Fabio Mussi - Siamo tutti sottoponibili a critica, guai se i partiti diventano campi trincerati, fortezze Bastiani (il riferimento è al Deserto dei Tartari di Buzzati, ndr) da cui si scruta con timore per vedere se c'è il nemico in arrivo". L'unità della Quercia è un valore, aggiunge il vice presidente della Camera, ma i Ds non sono fatti "dal segretario, pochi suoi sostenitori, la sua maggioranza e un po' di rompiscatole che minacciano l'unità". La Quercia, infatti, "è un partito del socialismo europeo che viene da un congresso organizzato per mozioni, quindi strutturato per aree e correnti" e il problema è quello di "governare il pluralismo" .
    Critici con la minoranza, ieri, anche Alfredo Reichlin e Giorgio Napolitano (che si è pronunciato contro la proposta ulivista di rafforzare i poteri del premier). Mentre, a proposito del possibile attacco americano all'Iraq, Mussi ha chiesto che il "no alla guerra" venga accompagnato da un'"opposizione frontale" alla politica degli Usa. Una posizione che Umberto Ranieri, della maggioranza, ha etichettato come "sbagliata" visto che gli Stati Uniti dopo l'11 settembre si sentono in pericolo e il problema principale è quello del terrorismo internazionale.
    A proposito delle riforme, poi, se Francesco Tempestini accusa la minoranza Ds di non comprendere il nuovo e di assumere linee di retroguardia, Mele replica che "purtroppo, come insegna anche la Bicamerale, le posizioni assunte dalla sinistra interna erano giuste e serie".
    Una discussione tesa, nella sostanza. Sul finire della giornata, preoccupato che la lettura del direttivo possa ridursi alle polemiche tra maggioranza e minoranza interne, Fassino parla di "riunione molto buona e ampia che ha fatto registrare una valutazione comune sui temi all'ordine del giorno". La mia relazione, spiega il leader della Quercia, non è stata solo "un'occasione di sfogo contro i cofferatiani". "Il primo punto che ho affrontato - racconta - riguarda la situazione internazionale. Abbiamo confermato la necessità di scongiurare una guerra perché avrebbe delle conseguenze imprevedibili" e "abbiamo anche ribadito il nostro pieno sostegno all' Onu". Il secondo punto della relazione? Il "momento molto delicato e difficile
    che sta vivendo il Paese", i "giudizi molto severi della commissione europea sui conti di Tremonti", le "denunce di Fazio, di Ciampi e del Censis" che dimostrano che l'Italia rischia di diventare "un Paese più piccolo e meno competitivo". Un rischio che si potrebbe scongiurare con un "governo che sia all'altezza" mentre l'esecutivo Berlusconi è "debole, fragile e inconcludente". Per il leader Ds bisogna "rilanciare l'opposizione sui temi cruciali dello sviluppo e della crescita" rendendo "sempre più evidente la sua proposta alternativa di governo". Nel direttivo, spiega ancora Fassino, si è discusso anche di riforme istituzionali ribadendo la posizione "che ci ha portato alla proposta unitaria dell'Ulivo" e si è parlato della necessità di affrontare prima di tutto il conflitto di interessi, la crisi della Rai. la "delegittimazione della giustizia" messa in atto dalla Cdl. Il rapporto con i movimenti? "essenziale e cruciale". "Il centrosinistra - conclude Fassino - ha il dovere di confrontarsi con loro e di raccoglierne le istanze" .
    "


    Saluti liberali

  6. #6
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    Predefinito Ce ne sono pure...

    ...altri con le tasche piene:
    L'Unità spara a tutta pagina:"Il mafioso Bontade andava da Berlusconi". Una discreta fetta della sinistra, Curzi, Paolo Cento, Antonio Polito, il predecessore di Colombo (ex uomo Fiat a capo del giornale fondato da Gramsci) Peppino Caldarola, protestano in coro:"Basta con i teoremi giustizialisti, Berlusconi va attaccato sul terreno della politica. Usare i pentiti di mafia è un esercizio dannoso per la sinistra, che nel '94 sognava di farlo fuori in quel modo e oggi se lo ritrova a Palazzo Chigi".
    Perfino Di Pietro, non dimenticandosi di essere stato un "precursore" sull'uso di "pentiti":"Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non vanno ignorate ma Berlusconi ha "anche" colpe politiche".

    Evidentemente per lex pm il Cav. ha la grave colpa di aver vinto le elezioni.
    Fassino si è stancato dei girotondisti di Moretti e Cofferati; l'uso politico della giustizia, tanto cara ai fedeli di Moretti, ha spaventato molti ulivisti e rifondatori: "Così non vinceremo mai".

    Confermo: così non vinceranno mai.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito

    non c'e' nessun uso politico della giustizia..

    e lo ha dimostrato berlusconi, che pur di non difendere un amico innocente ha preferito avvalersi della facolta' di non rispondere.

    l'amico innocente intanto auspica che i processi vadano per le lunghe poiche' nel frattempo potrebbero morire il pm ( evidentemente quelli che son gia' morti non gli bastano) , il giudice, il testimone...
    Antonio

  8. #8
    Claude
    Ospite

    Predefinito Re: *Ho le tasche piene*

    Originally posted by Alessandra
    Così Fassino sui girotondi.

    Finalmente ha capito che quel girotondo non è altro che un cerchio a forma di cappio che sta stringendo sempre di più il collo della sinistra.

    I miei complimenti a Fassino, spero che nei giorni a venire abbia numerosi appoggi da parte non solo dei dirigenti del partito ma da tutti quelli che nei girotondi hanno da sempre visto la sola voglia di apparire e del finto essere.
    Fassino ha ragione. Accusare una parte della sx di essere "complici" di Berlusconi ogni volta che si tenta un dialogo con la maggioranza (a delle condizioni, peraltro, nette e impegnative) è talmente ricattatorio che fossi, stato al suo posto, sarei già partito con il calci nel c**o.

  9. #9
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito Re: I complimenti sono per...

    Originally posted by mustang
    ...la rapidità con la quale ha capito la trappola di Cofferati?
    O perchè si è reso finalmente conto di che razza è la sinistra che invano tenta di "governare"?.

    Alleluia!!

    (canto di trionfo e di lode all'Eterno, passato dal giudaismo alla religione cristiana).

    saluti
    I complimenti sono perchè ha capito, non importa quando, l'importante è capire, e che adesso ci sia una sola sinistra senza queste sinistrette fintopseudointellettualidelnulla.

  10. #10
    Alessandra
    Ospite

    Predefinito Re: Re: *Ho le tasche piene*

    Originally posted by Claude


    Fassino ha ragione. Accusare una parte della sx di essere "complici" di Berlusconi ogni volta che si tenta un dialogo con la maggioranza (a delle condizioni, peraltro, nette e impegnative) è talmente ricattatorio che fossi, stato al suo posto, sarei già partito con il calci nel c**o.
    Certo, hai perfettamente ragione, troppo facile farsi belli con la gente intorno che gioca al girotondo, se questa gente vuole candidarsi alla guida del partito o dell'ulivo tutto che si facciano avanti e che si propongano, troppo comodo agire senza nessuna responsabilità. La critica ed il diritto di critica è di tutti, ma dei girotondisti con potere di critica e con potere di fare e disfare ne facciamo volentieri a meno, delle due l'una. O tornano comuni mortali, o si candidano e vediamo chi la vince.

 

 
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