…riforma della Costituzione.
Per ragioni “non politiche” chi scrive preferisce il semipresidenzialismo alla francese. E’ una Costituzione autoritaria e gollista, dicono la sinistra e gli ignoranti: in realtà è una copia della Costituzione realizzata da Alexis de Tocqueville dopo la Rivoluzione del 1848. Egli persuase l’assemblea costituente, eletta a suffragio universale, a votarla, e la persuase non in base alla sua forza politica nell’assemblea, ma in base al suo prestigio.
Per la Costituzione inglese ho ammirazione ma è difficile imitarla: l’Inghilterra, infatti, non ha una Costituzione scritta (e rigida), essa si è formata lentamente nel tempo attraverso poche leggi e molte convenzioni per cui oggi il premier esercita la prerogativa della regina: può dimettere i Ministri e sciogliere il Parlamento quando vuole. In Inghilterra non c’è una Corte costituzionale, non ci sono i pesi e i contrappesi, ma, più forte di tutti, c’è “nostra signora, la common law” definita “una barriera contro il dispotismo”.
Il primo progetto dei Ds – dietro il quale c’è la presenza di un agguerrito costituzionalista, Augusto Barbera – era una base più che accettabile per le discussioni e Fini l’ha fatto. E’ nato un equivoco: per la fretta o per l’ignoranza si parlava di un’elezione diretta del premier con scheda separata, mentre c’è solo un’indicazione indiretta come si è fatto in Italia nelle ultime elezioni: questo per merito di Berlusconi. Poi le cose si sono confuse e siamo entrati nel porto delle nebbie. In una riunione allargata dell’Ulivo questo progetto è stato stravolto facendo emergere il ruolo del presidente della Repubblica e del Parlamento. Il presidente deve interagire sul licenziamento di un ministro da parte del premier; il Parlamento può dimettere il governo con un voto di sfiducia costruttiva, che indichi cioè un nuovo capo del governo che abbia una sicura maggioranza. Si legittimano così tutti i ribaltoni e ribaltini. Il modello non è più il premierato o il presidenzialismo, ma il cancellierato tedesco.
Il Mulino tiene ogni anno una “lettura”. Nel 1994 la lezione fu tenuta da Giovanni Sartori e ovviamente scelse il semipresidenzialismo francese che ancora sostiene. Da notare che Sartori in Italia è il massimo conoscitore dei sistemi costituzionali comparati. Nella grande aula magna dell’Università era evidente l’irritazione di Prodi che, come tutta la Dc, difendeva il cancellierato.
Oggi l’Udc, cioè (l’Unione democratica centrista e non cristiana) vuole affermare la propria presenza nel governo e domani nel Paese. Così tornerà alla vecchia proposta della Dc anche perché la legge elettorale è assai più proporzionale di quella italiana attuale (il famoso Mattarellum).
Abbiamo un cambiamento nelle alleanze? Prima i Ds con An, poi con Udc.
Non dimentichiamo il ricatto di chi vuole far fallire quella che doveva essere una pacifica discussione. Tutto l’Ulivo è disposto a dialogare sulle riforme solo se prima non si risolve il problema del conflitto d’interesse e fa appello al presidente della Repubblica di non firmare la legge, già votata da un ramo del Parlamento, qualora venisse approvata anche dall’altro ramo.
L’insegnamento di Benedetto Croce ha pesato molto sulla mia formazione. E’ sempre presente alla mia memoria un breve scritto dal titolo – La “loica” nei tarocchi del Mantenga- : Croce ne conservava l’immagine vicino al suo scrittoio di lavoro, quasi fosse una guida. Questa immagine è un’allegoria simbolica di una donna che guarda un mostro o un drago che deve sconfiggere: è la logica contro l’errore, contro i sofismi, contro le scelte irrazionali.
Ora, scrive Nicola Matteucci nell’articolo dal quale ho liberamente tratto quanto sopra, da Il Giornale di martedì 14 gennaio 2003, per la riforma costituzionale (sistema inglese, francese, tedesco?) siamo improvvisamente ripiombati nel porto delle nebbie.
Non si inizia una pacifica discussione con un ricatto. Perché per la sinistra il conflitto d’interesse è stato solo un’arma di ricatto per premere sulla destra e per convincere a votare a sinistra i cittadini incerti. Nella passata legislatura l’Ulivo votò una legge in proposito d’accordo con la destra, ma, quando si venne al dunque il governo di centrosinistra non fece ratificare questa legge dall’altro ramo del Parlamento.
E’ una semplice e volgarissima, e pure stupida e spuntata arma di ricatto, e questo argomento ha ormai stufato.
Meglio, molto meglio, andare avanti da soli.
saluti




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