Il 12 gennaio s'è svolto un incontro di tipo ecumenico nell'Abbazia di Rosazzo (Udine). L'iniziativa consisteva in una conferenza alla quale ha partecipato il così detto Arcivescovo di Udine Pietro Brollo, il Metropolita bulgaro-ortodosso mons. Galaktion Lubenov Tabakov e così ritenuto Vescovo greco-cattolico di Piana degli Albanesi Sotir Ferrara. Alla conferenza è seguita una Liturgia orientale celebrata dallo stesso Ferrara.
Nell'incontro è stata illustrata un'attività benefica: il progetto di solidarietà a favore di cento bambini alloggiati in un orfanotrofio nella cittadina di Vetren (Bulgaria). Fin qui non è apparso nulla di strano, anzi! Se si potessero moltiplicare iniziative di questo genere con fini esclusivamente benefici ne saremo certamente tutti felici. È, invece, emerso qualcosa di decisamente strano se si osservava l'eccessivo peso conferito al cosiddetto ecumenismo pratico (la collaborazione in attività sociali tra cristiani di diverse confessioni) a detrimento di possibili confronti teologici che, se si vuole assurgere ad un minimo di serietà, non è possibile eludere e, tantomeno, ridicolizzare. La significatività o meno dell'ecumenismo non è data dalle posizioni confessionali dominanti ma dall'equilibrio e dalla maturità con la quale i vari rappresentanti gestiscono il confronto e il dialogo.
Invece non è stato mostrato equilibrio a Rosazzo poiché è stato privilegiato un ecumenismo pratico a completo detrimento di quello teologico. Il sostenitore di tale linea, "don" Dino Pezzetta, così detto rettore e delegato arcivescovile per l'Abbazia di Rosazzo, ha caldamente invitato i presenti a porre tutti i teologi di ogni confessione «... su un'isola lontano da tutti, all'interno di un carcere! Così là dentro potranno discutere tra loro e non disturbare noi cristiani!» [sic!]. A quest'assurdo suggerimento, che fa indubbiamente di tutta l'erba o di tutte le teologie e i teologi un fascio in dispregio della storia e di una minima conoscenza del Cristianesimo, ha aderito con un caldissimo applauso e un breve favorevole intervento anche il Metropolita bulgaro tra l'entusiasmo generale e l'apparente indifferenza del ritenuto Arcivescovo di Udine e del considerato Vescovo greco-cattolico. Quest'ultimo poi, in perfetta coerenza con quanto aveva affermato "don" Dino Pezzetta ma contravvenendo perfino alle vigenti disposizioni ecclesiali moderniste, ha celebrato l'Eucarestia commemorando il "Papa" Giovanni Paolo II°, l' "Arcivescovo" di Udine e ... mons. Galaktion!
L'iniziativa ha avuto una certo eco ed ha confermato che queste idee sono purtroppo eccessivamente diffuse.
Un amico ortodosso mi scrive, commentando l'incontro: "Il serio ecumenismo fatto di studio e prudente confronto non ha nulla a che vedere con il raccapricciante pressapochismo nel quale, in nome di un'apprezzabile opera sociale, si disprezza "de facto" il valore della ragione! Non si può che esprimere rammarico davanti ad espressioni così intolleranti e violente (lo stile di don Dino in questa frase aveva veramente tali caratteristiche!) che non hanno nulla in comune con quella maturità e riflessione che dovrebbe contraddistinguere non dico dei cristiani ma, almeno, degli uomini adulti e responsabili. Comunque quest'intolleranza fa riflettere... Non vorrei mai che dietro ad essa esistesse un'incapacità e un'ignoranza tali da impedire l'accesso ad argomenti un po' più elevati! Che tal prospettiva, in cui il Cristianesimo è disciolto in una filantropia sociologica, vanga sostenuta pure da qualche esponente ortodosso, ha fatto credere a qualcuno che quest'ultimo non rappresenta un'espressione ecclesiale d'Oriente, un "polmone orientale" come enfaticemente si dice, ma (costui perdoni la franca ipotesi) un semplice "stomaco affamato" da riempire!".
C'è altro da aggiungere?! Paolo VI° è morto da venticinque anni ma le sue vedove continuano ad infierire sul Corpo Mistico.
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