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    Predefinito SEQUESTRATE quel libro!!!!



    41 BIS: SINDACO MONREALE CHIEDE IL SEQUESTRO DEL LIBRO-INCHIESTA «TORTURA DEMOCRATICA»

    (RadioRadicale.it, 11Gen - 21:00) - Il sindaco di Monreale chiede il sequestro del libro-inchiesta sul 41-bis «Tortura democratica»

    Il sindaco di Monreale, Salvino Caputo (An) ha annunciato di avere presentato un esposto al procuratore Grasso in cui chiede ''di valutare la possibilità di sequestrare il libro-inchiesta" «Tortura democratica» sul 41-bis, presentato in questi giorni nelle città siciliane da Sergio D' Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino e Maurizio Turco, presidente dei deputati radicali al parlamento europeo.

    ''Consentire ai mafiosi - dice Caputo - che si sono macchiati di orrendi delitti, come il superkiller Giuseppe Lucchese, di bacchettare i professionisti dell' antimafia, o a Leonardo Vitale di minacciare i politici che hanno votato il 41 bis, e di presentare Pietro Aglieri, Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano e Giuseppe Cannella come vittime dello stato e studenti modelli, nonostante siano autori di stragi, omicidi e lupare bianche, significa uccidere un'altra volta i servitori dello stato, mortificare le loro famiglie e minacciare i rappresentanti delle istituzioni impegnati sul fronte della lotta contro la mafia''.

    Caputo, che è anche presidente del consorzio ''Sviluppo e legalita''' che gestisce beni confiscati ai mafiosi, sottolinea:''Da tempo siamo abituati alle stranezze dei radicali, ma questa volta abbiamo rasentato l' assurdo. Vi e' una giustizia sostanziale accanto a quella legale. Chi ha ordinato e commesso stragi, chi ha ucciso bambini e eseguito centinaia di omicidi non può essere presentato come vittima dello stato, dimenticando le esigenze di tutela dei cittadini e la necessita' di impedire che i boss in galera continuino a gestire affari, estorsioni e omicidi''

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    41 BIS: CAPEZZONE, RICATTO INDEGNO STATO DI DIRITTO

    (RadioRadicale.it, 11Gen - 17:45) - Riportiamo l'intervista a Daniele Capezzone a cura di Alberto Samonà pubblicata oggi da "Libero" a pag.7


    “Il carcere duro serve ai magistrati per far dire ai pentiti ciò che vogliono”

    Palermo- “ Il 41 bis è soltanto una tortura democratica, che serve a estorcere confessioni e alimentare la fabbrica dei pentiti”. Parola di Daniele Capezzone, il segretario dei Radicali Italiani, volato nel capoluogo siciliano per presentare un libro-dossier contro il regime del carcere duro. Un’inchiesta politicamente scorretta, redatta da Sergio D’Elia, segretario di “Nessuno Tocchi Caino” e dal capogruppo radicale al Parlamento europeo, Maurizio Turco, che rivela i retroscena della nuova normativa antiboss e giunge proprio all’indomani delle pseudo-verità raccontate dal pentito Giuffrè che, come da copione, davanti ai giudici palermitani, ha accusato Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi di essere stati vicini a Cosa nostra. Accuse, ovviamente, non suffragate da alcuna prova e che il neopentito avrebbe appreso, neanche a dirlo, per “sentito dire”.

    I radicali sono l’unica forza politica ad essersi scagliata contro la conversione in legge del decreto sul cosiddetto carcere duro. Capezzone, secondo lei a chi giova realmente il 41 bis?

    “Il 41 bis serve a certa magistratura per accrescere il numero dei collaboratori di giustizia e con questa forma di estorsione, ottenere dichiarazioni. Il tutto, mentre durante lo scorso periodo natalizio si è consumata la squallida vicenda del capo mafia pentito Nino Giuffrè, detto “Manuzza” che, dopo aver commesso per decenni crimini efferati, ottiene il permesso per recarsi dai suoi familiari, perché sia lui che i congiunti affermano di soffrire di depressione: è un’offesa al buon senso e allo stato di diritto”.

    Non crede che il carcere duro possa comunque essere una misura efficace per una lotta alla mafia senza tentennamenti?

    “Il 41 bis non è la panacea di tutti i mali e non è l’unico modo per combattere la mafia, perché lo Stato possiede tutti gli strumenti per tenere i criminali in regime di detenzione ma nel rispetto dei diritti umani, senza imporre la violenza perpetrata attraverso questa norma, condannata anche dalle Corti internazionali. Ci sono padri che, dopo anni, non hanno potuto nemmeno vedere i propri figli e questo è intollerabile”.

    Quindi secondo lei il problema è anche di scelta culturale?

    “Certo, io credo che il problema non risieda su chi siano le persone detenute al 41 bis, che spesso sono criminali macchiatesi di terribili reati, ma su chi siamo noi, come Stato e come società civile, che accettiamo di praticare una forma di tortura legalizzata. Se la mafia mura le persone, lo stato non può usare gli stessi strumenti, facendo la medesima cosa”.

    Gli esponenti di quasi tutti i partiti, però, ritengono che il 41 bis sia un passo in avanti; cosa vorrebbe dire ai leader politici?

    “Ci sono molti che danno quotidianamente lezioni di lotta alla mafia, blaterano ma nessuno di loro parla di legalizzazione delle droghe, uno strumento che toglierebbe il potere alle organizzazioni mafiose dedite al traffico di stupefacenti”.

    A Daniele Capezzone fanno eco Sergio D’Elia e il leader siciliano dei Radicali Italiani, Piero Milio - che è anche legale di Bruno Contrada - che hanno espresso parole d’elogio per lo striscione contro il 41 bis, esposto allo stadio di Palermo. (RRML)
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