Una battaglia di civiltà


La contraddittorietà della sentenza della Corte costituzionale non oscura l'essenziale, cioè l'ingresso nella vita politica italiana di una discriminante che restituisce al problema del lavoro e dei diritti la sua centralità.
Il referendum sull'estensione a tutte e a tutti dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori consente una grande battaglia di civiltà per invertire un lungo ciclo di restaurazione sociale. Esso fa della lotta per i diritti un elemento fondamentale per la fuoriuscita dalle politiche neoliberiste e per un ripensamento dello sviluppo economico a partire dalla valorizzazione del lavoro.

La difesa dell'articolo 18 è stata considerata dal movimento sindacale una questione di dignità. La dignità dei lavoratori non può fermarsi alla soglia delle aziende con meno di 15 dipendenti.

Chiediamo a tutte le forze del mondo del lavoro di mobilitarsi con chi ha promosso i referendum per vincere questa grande battaglia.

La ricerca di una qualificazione dell'opposizione al governo Berlusconi trova, in questo referendum, una sua prima naturale risposta. Lo stesso dibattito nel centro sinistra trova, nell'impegno a sostenere l'estensione del diritto a non essere licenziati senza giusta causa, un primo importante momento di chiarificazione. Tutte le forze che si sono impegnate con noi nella raccolta delle firme hanno una grande responsabilità e una nuova possibilità.

questa è la dichiarazione per intero, non mozzata come quella proposta da Brunik, iniziamo con le furberie, e molto più comprensile.




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questa è la dichiarazione di bertinotti sull'approvazione del referendum.
Vorrei, da comunista ed operaio flessibile, attualmente disoccupato, dire la mia su alcune legittime domande poste.
si parla di diritti, questo già sgomberebbe il campo a tante inutili amenità, per la costituzione i cittadini sono tutti eguali, perchè un operaio che lavora in una azienda con meno di 15 dipendenti non deve avere lo stesso dirtto e le stesse tutele di uno che lavora in una azienda con 16 dipendenti?
In ogni caso le motivazioni di licenziamento che esistono attualmemte non verrebbero toccate, quindo assenteismo immotivato, incapacità dedotta ed altre rimarrebbero intatte, da ciò si deduce che anche il piccolo imprenditore non dovrebbe accollarsi pesi nella sua azienda, come fanno le grandi aziende.
Vi è però un altro problema fondamentale, quando si parla di piccole aziende si tende sempre a dare l'immagine della piccola fabbrichetta, famigliare, per inteberrire il cuore, la realtà è un'altra, il 40% di queste piccole aziende lavorano all'interno di grandi aziende, un esempio:
nei cantieri dela Fincantieri il 55% degli addetti è formato da operai di piccole ditte sotto i 15 dipendenti, questi lavorano in grandi aziende, in cui gli addetti sono tutelati, ma loro pur svolgendo identiche mansioni, avendo identiche responsabilità noon sono tutelati, la maggior parte di queste ditte sono messe su da furbacchioni che sfruttano gli appalti per ragrannellare quattrini e poi fallire al momento opportuno senza dare un soldo agli operai, che possono essere licenziati senza nessuna giustificazione, in questo momento io ho bemdue cause perche su 2 anni di lavoro con ben 5, dico cinque, ditte diverse, o ricevuto solo 16 mesi di salario, la mia realta non e diversa dalle altre centinauia di operai che hanno lavorato per le stesse ditte, questa è la realtà, che la si voglia o
no. del restante 60% molte lavorano nell'indotto, cioè producono manufatti per grandi aziende ao grandi catene di distribuzione , e la situazione non cambia di molto, il numero delle aziende che produconi manufatti autonomi è ridottissimo, nella sola provincia di Spezia sono solamente 10 su centinaia di ditte con manodopera sotto i 15 dipendenti.
ma ora alcune chicche, a parte le dichiarazioni politiche sulle quali sorvolerei perchè rispondono ideologie e non a realtà contingenti, e fra queste colloco non solo quelle della destra ma anche quelle di Rutelli, sarebbe una disgrazia per suo suocere, gran palazzinaro romano, la più sorprendente è quella di Viloante la cito per intero:
Estendere l'articolo 18 sarebbe dare un colpo molto pesante al sistema imprenditoriale italiano e sarebbe un danno per la maggioranza dei lavoratori.
Sul secondo punto non riesco a capire il danno, io e altri centinaia di iei compagni di lavoro, saremmo disoccupati lo stesso perchè invece di licenziarci le ditta sarebbe stata costretta a fallire, ma avremmo 2 ANNI DI STIPENDIO IN TASCA, LE LIQUIDAZIONI E LA CASSA INTEGRAZIONE, non in brache di tela come adesso, mentre i pirati possono tranquillamente assumere altri poveracci, farli lavorare in altre aziende, e poi truffarli di nuovo.
La considerazione sulle aziende è il massimo, quindi per Violeante, DS, le possibilità per le aziende non sono di fare del buon lavoro che paga sempre, ma il poter sopravvivere licenziando gli operai, belle parole per un uomo di sinistra!