Referendum, lo scippo della scuola
La Consulta boccia il quesito
Roberto Farneti
Era considerato l'unico referendum dall'esito scontato, quello che avrebbe potuto consentire di raggiungere il quorum trascinando alla vittoria gli altri cinque. Qualcosa di più di un auspicio perché, come testimoniano tutti i sondaggi, la stragrande maggioranza degli italiani è fermamente contraria ai finanziamenti alle scuole private e in democrazia, nel bene e nel male, comanda la maggioranza. Ma la Corte Costituzionale, con una decisione incomprensibile, ha impedito che questa volontà si manifestasse, dichiarando inammissibile, tra gli altri, anche il quesito che si proponeva di abrogare le parti più discutibili della legge sulla parità scolastica approvata dal precedente governo di centrosinistra.
Uno scippo in piena regola, che ha inevitabilmente provocato la reazione indignata dei promotori. «La decisione della Consulta - commenta amareggiata Renata Puleo, dirigente scolastica e presidente del comitato promotore - è purtroppo coerente con il clima di controriforma e liquidazione della scuola pubblica che c'è nel paese. Mi auguro adesso - aggiunge polemicamente - che il testimone di questa battaglia da noi condotta venga raccolto da tutti coloro che nella sinistra e nel sindacato dicono, a parole, di voler ascoltare la voce dei movimenti». Quanto al centrosinistra «se davvero vuole tornare al governo del paese - sottolinea Puleo -, sarà meglio che si sintonizzi in fretta con quella maggioranza di italiani che, a detta di tutti i sondaggi, è contraria ai finanziamenti alle scuole private, dimostrando così una sensibilità democratica maggiore di quella espressa in passato anche da ministri del centrosinistra».
Il più arrabbiato è Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas Scuola, che non esita a definire la decisione della Corte costituzionale («ma sarebbe molto più giusto dire - precisa Bernocchi -, degli "sponsor" politici della Consulta») gravissima, intollerabile, inaudita «ma soprattutto repressiva». Il portavoce dei Cobas denuncia «l'alleanza politica trasversale» che si è creata «tra forze del centrodestra e del centrosinistra per cancellare dei referendum pericolosi per gli equilibri politici esistenti». Naturalmente, aggiunge, «questo non bloccherà la nostra lotta contro la privatizzazione della scuola e i finanziamenti alla scuola privata, né la campagna per la partecipazione al voto e per il Sì nei confronti dei due referendum sopravvissuti». Ma oggi, insiste Bernocchi, «dobbiamo soprattutto invitare i cittadini e le cittadine italiani a esprimere la loro immensa indignazione per la repressione spietata, effettuata dalla Consulta, nei confronti della volontà popolare». Per il portavoce dei Cobas Scuola va respinto il tentativo di chi vuole «convincere forzosamente» gli italiani «che l'unico modo per esprimersi politicamente è oggi scegliere fra il martello del centrodestra e l'incudine del centrosinistra».
Non meno indignata è Loredana Fraleone, della segreteria di Rifondazione comunista, che però preferisce guardare avanti. «Per ora - dice Fraleone - ha vinto la "santa alleanza" tra coloro che da sempre hanno osteggiato il primato della scuola pubblica e coloro che hanno ritenuto di doverla equiparare a quella privata. Ma come avvenne all'indomani del congresso di Vienna - ricorda la dirigente del Prc -, le forze che si riconoscono nel ruolo insostituibile della scuola pubblica, largamente maggioritarie nel paese, non chiuderanno la partita su questa questione fondamentale per garantire il diritto allo studio». Rifondazione comunista «insieme agli altri membri del comitato promotore», assicura Fraleone, «troverà il modo per rilanciare questa battaglia».
Battaglia che anche la sinistra della Cgil Scuola intende proseguire. «Il pronunciamento della Corte Costituzionale - avverte Vito Meloni, esponente di Lavoro-Società - non chiude la partita sulla legge di parità. Adesso - aggiunge il sindacalista - è importante che la Cgil si pronunci per il sì all'estensione dell'articolo 18 e che in tutto il sindacato e nel centrosinistra si rifletta criticamente sui danni provocati dalla legge sulla parità, che viene utilizzata dal centro destra come trampolino per la demolizione della scuola pubblica».
Liberazione 16 gennaio 2003
http://www.liberazione.it


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