Il capo del Partito islamico: «Ho fermato all’ultimo
momento la furia dei miei adepti»
di Giulio Ferrari
I seguaci di Adel Smith sono pronti a passare alle vie di fatto. Lo ha rivelato lo stesso presidente del Partito dei mussulmani italiani in un’intervista al quotidiano veneto Il Gazzettino. Tra le vanterie a cui il capetto maomettano ci ha abituato, si è aggiunta anche quella di disporre di un non meglio precisato numero di adepti in grado di punire fisicamente chi si mette sulla strada dell’ineffabile Adel Smith. «Ho acceso il mio cellulare - ha raccontato il presidente del Partito dei mussulmani al suo intervistatore - e ho trovato decine di messaggi: erano molti simpatizzanti e iscritti al partito che m’informavano che avevano deciso di radunarsi a Milano per organizzare un’azione contro quei ragazzotti». Insomma, i tirapiedi di Smith, a suo dire, avevano l’intenzione di vendicare il loro capo uscito malconcio dalla rissa scoppiata negli studi di una televisione veronese con alcuni militanti di Forza Nuova. Ma il “presidente”, bontà sua, li ha fermati all’ultimo momento. «Ho deciso di rientrare immediatamente a Milano - ha aggiunto -, dove abbiamo fatto una riunione nella quale ho detto che non si doveva assolutamente fare nulla». E che cosa avrebbero voluto fare gli epigoni dei feroci saraceni? Cose terribili, che neppure Smith ha il coraggio di raccontare: «Preferirei non entrare nei dettagli. Diciamo - ha tagliato corto - che gli animi erano surriscaldati...». Ma si sa che se un islamico (che di per sè è già in continuo stato di ebollizione come un radiatore bucato) si surriscalda, allora c’è da aspettarsi fuoco e fiamme. E al giornalista che gli ha chiesto se davvero i suoi fidi erano «così decisi ad agire», Smith ha risposto con un eloquente «mamma mia». E tuttavia ha aggiunto che «c’erano dirigenti e simpatizzanti, ma tutti rispettano le indicazioni di chi guida il partito; e finchè ci sono io alla guida non avverranno mai cose contrarie alla legge». Anche perchè Smith confida nel fatto che magistrati del tipo di un Papalia sapranno mettere le cose a posto meglio di lui, grazie anche ad attrezzi di lavoro come la famigerata legge Mancino che sembra studiata apposta per castigare chi difende la propria identità e dignità cattolica e padana: «Ho molta fiducia nella giustizia italiana», ha infatti dichiarato.
Ma non c’è solo certa magistratura a difendere gli Adel Smith di turno: anche settori “deviati” (dalla dottrina) della Chiesa fanno la loro parte. Lo denuncia la veronese Associazione cultura cristiana che, in una nota, ha accusato la Caritas di essere una «istituzione che, con i soldi della beneficenza, mantiene simili personaggi». Un monito per invitare i fedeli ad aprire gli occhi e chiudere il borsellino.




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