Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 22
  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Giuda Iscariota, Lutero, Bruno, Spinoza...

    CARI AMICI,

    IN QUESTO TRISTE TEMPO DI QUARESIMA
    LE RIFLESSIONI SUI NOVISSIMI DELL'UOMO
    (MORTE, GIUDIZIO (PARTICOLARE E UNIVERSALE)
    INFERNO E PARADISO)
    SI FANNO PIù INTENSE E FORTI.
    LA DANNAZIONE DI GIUDA
    (UNICA CREATURA INSIEME AGLI ANGELI RIBELLI
    LA CUI DANNAZIONE è CONTENUTA
    NELLA SACRA SCRITTURA E QUINDI è VERITà DI FEDE DIVINA)
    CI SI PARA INNANZI COME UN PERENNE MONITO.
    NON DOBBIAMO TRADIRE.

    UN CARO SALUTO

    GUELFO NERO

    SULLA MORTE DI GIUDA" DI VINCENZO MONTI

    Gittò l'infame prezzo, e disperato
    L'albero ascese il venditor di Cristo;
    Strinse il laccio, e col corpo abbandonato
    Dall'irto ramo penzolar fu visto.
    Cigolava lo spirito serrato
    Dentro la strozza in suon rabbioso e tristo,
    E Gesù bestemmiava e il suo peccato
    che'empiea l'Averno di cotanto acquisto.
    Sboccò dal varco alfin con un ruggito.
    Allor Giustizia l'afferrò, e sul monte
    Nel sangue di Gesù tingendo il dito,
    Scrisse con quello al maladetto in fronte
    Sentenza d'immortal pianto infinito,
    E lo piombò sdegnosa in Acheronte.

    II
    Piombò quell'alma all'infernal riviera,
    E si fe' gran tremuoto in quel momento.
    Balzava il monte, ed ondeggiava al vento
    La salma in alto strangolata e nera.
    Gli angeli, dal Calvario in su la sera
    Partendo a volo taciturno e lento,
    La videro da lunge; e per pavento
    Si fèr dell'ale agli occhi una visiera.
    I demoni frattanto all'aer tetro
    Calàr l'appeso, e l'infocate spalle
    All'esecrato incarco eran ferètro
    Così, ululando e schiamazzando, il calle
    Preser di Stige; e al vagabondo spetro
    Resero il corpo nella morta valle.

    III
    Poichè ripresa avea l'alma digiuna
    L'antica gravità di polpe ed ossa,
    La gran sentenza su la fronte bruna
    In riga apparve trasparente e rossa.
    A quella vista di terror percossa
    Va la gente perduta: altri s'aduna
    Dietro le piante che Cocito ingrossa,
    altri si tuffa nella rea laguna.
    Vergognoso egli pur del suo delitto
    Fuggìa quel crudo; e stretta la mascella
    Forte graffiava con la man lo scritto.
    Ma più terso il rendea l'anima fella;
    Dio tra le tempie glie l'avea confitto,
    Nè sillaba di Dio mai si cancella


  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Poesia Di Appiano Bonafede Contro Le Ceneri Di Giordano Bruno

    CARI AMICI,

    NEI COMPONIMENTI CONTRO LO SCELLERATO GIORDANO BRUNO COMPOSTI (NEL SEI-SETTECENTO) MERITA CERTAMENTE UN POSTO D'ONORE, QUELLO DI APPIANO BONAFEDE, CREDO ACCADEMICO A ROMA NELLA SECONDA METà DEL SETTECENTO, CHE DEDICò VARIE OPERE POETICHE DEPRECATORIE CONTRO ERETICI E IDOLATRI DI TUTTE LE RISME.

    UN CARO SALUTO

    GUELFO NERO




    NON SOL DI MARE IN MAR, DI TERRA IN TERRA
    QUESTO INCOSTANTE VIAGGIATOR TRAPASSA
    MA D'OMBRA IN OMBRA ANCOR VALICA E ERRA,
    E DI ERRORE IN ERROR SI AGGIRA E PASSA.
    SPIRITI E LARVE IN CIEL FINGE E SOTTERRA;
    VORTICI O MONDI E ABITATORI AMMASSA:
    COL VER, COI SAGGI E SECO STESSO è IN GUERRA;
    E GLI ANTICHI DELIRII ORNA E SORPASSA.
    DA QUESTI SEMI E DA QUESTE ALTRE FORME
    UN MOSTRO NASCE, ORROR D'UOMINI E DEI,
    PIù D'IDRA E PIù DI CERBERO DEFORMA.
    BEN ARDE IL MOSTRO IN SACRA FIAMMA ULTRICE
    MA CENTO VERSA ANCOR MOSTRI PIù REI
    DAL FUMO E DALLA CENERE INFELICE.




    GIORDANO BRUNO, DOMENICANO APOSTATA ED ERETICO PERTINACE, GIUSTIZIATO IN ROMA IL 17 FEBBRAIO 1600

  3. #3
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito MARTIN LUTERO, MONACO SOZZO E BEONE IN UNA PAGINA DEL SERVO DI DIO DON LUIGI GUANELLA

    CARI AMICI,

    AGGIUNGO UN NUOVO CONTRIBUTO A QUESTO THREAD CHE VORREBBE FORNIRE MATERIA DI RIFLESSIONE, ESTRANEA ALL'ATTUALE TEMPERIE SPIRITUALE NEO-MODERNISTA ED ECUMENISTA.
    IL SERVO DI DIO DON LUIGI GUANELLA, UN SANTO SACERDOTE CHE OPERò CON GRANDE IMPEGNO PASTORALE INESAURIBILE NELLE PROVINCE DI COMO E SONDRIO, STRAZIATE DAL 1859 DAL CESARISMO LIBERALE DEI SAVOIA.
    IN UN BREVE SAGGIO DEL 1884 DAL TITOLO "UNA PAGINA DI DOTTRINA E DI STORIA NELLA CHIESA PROTESTANTE AL CONFRONTO DI ALTRA PAGINA DI DOTTRINA E DI STORIA DELLA CHIESA CATTOLICA. OMAGGIO ALLE FESTE CENTENARIE DI SAN CARLO BORROMEO" IL PIO SACERDOTE VERGAVA QUESTE INTERESSANTI PAGINE SUL PROTESTANTESIMO E SUL SUO FONDATORE.

    N.B.: QUANDO SI DEFINISCE IL PROTESTANTESIMO UNA "CHIESA", LO SI DICE SOLO PER SIMILITUDINE. IN REALTà IL PROTESTANTESIMO NON è MAI STATO UNA CHIESA MA UN INSIEME DI SETTE.

    BUONA LETTURA!



    Lutero e la Riforma protestante

    1. [7]Personaggi illustri del tempo nostro, in guardare più attentamente alla persona ed alle opere di Martin Lutero, conchiusero esser stato quel riformatore un gran pazzo. Ma fu sciagura indescrivibile che a seguirlo trovasse in molte regioni d'Europa popoli intieri perduti nella mente. Mi faccio qui a descrivere una pagina di dottrina e di storia protestante, quale ricavo dalla Storia universale della Chiesa cattolica dell'abate Rohrbacher, autore appo tutti accreditato.

    2. In Islebio di Sassonia nacque e fu battezzato, in una famiglia contadina, certo Martin Luder1 che, cresciuto in età, mutò il cognome di Luder, carogna, in quello di Luter o Lotario. Gli [8]rincresceva il lavorare alla campagna ed egli, legatosi al collo una chitarra, con quella veniva suonando, divertiva sé ed altrui e intanto si riponeva un buon gruzzolo di monete per istarsene allegro e studiare per suo diletto. Il padre, che gli teneva dietro con occhio premuroso, gemeva dicendo: "Ahimè, che sarà del figliuol mio?".

    Quando un fulmine percosse a morte il compagno che viaggiava al fianco di Martino, questi, inorridito, bussò alle porte di un convento di agostiniani e gridò: "Abbiatemi pietà, che sono peccatore misero e vo' ravvedermi!". Quei buoni gli stesero la destra. Il genitore contadino li ammonì dicendo: "Troppo io temo che il figlio abbia poi con morso velenoso a ferire le vostre destre". Ma il Lutero per un intero anno seppe ben infingere e così fu consacrato sacerdote[9]. Non si fosse giammai lo sciagurato accostato al santo altare!

    3. Come Giuda, così Martin Lutero sentissi invasato dal demonio. Sussurravagli di continuo all'orecchio il tentatore: "Che importa che tu ancor faccia un'opera di bene? Se è fisso che tu ti danni, Iddio ti precipita irremissibilmente allo inferno... Poi non sei corrotto fin dall'origine pel peccato di Adamo? Tu sei come un letamaio, o meglio come il veleno mortifero del basilisco. Non ti sforzare a far bene veruno, perché faresti a Dio maggior ingiuria e per questo stesso il Signore ti condannerebbe a più crudi tormenti... Per salvarsi basta la fede. Se tu commetti cento omicidi e mille stupri e poi che creda che Dio perdona, questo solo dà gloria al Signore e per questo solo Iddio ti salva... I Sacramenti non sono per lo più. Quando come rettili escono [10]dalle onde battesimali, tutti i cristiani sono sacerdoti3... La Madonna non è né pura, né immacolata... Invocare i santi è un'idolatria, e pazzia è credere o nel purgatorio o nelle indulgenze". Martin Lutero ascoltò alla scuola di Satana e conchiuse: "Questa è buona dottrina per ottenere godimenti quaggiù. Io spargerò la buona novella e molti la riceveranno".

    4. In quest'impresa gli davano impaccio due persone: quella cioè di san Tomaso con i suoi volumi di sapienza scolastica e quella del pontefice sommo con il triregno in capo.

    Ora Martin Lutero scrisse 99 maligne proposizioni contro san Tomaso e conchiuse: "La dottrina scolastica è una invenzione satanica: guardatevene". E stese altre 95 tesi contro alle indulgenze e dipinse un giumento con le mani [11]giunte e con la tiara sul capo, e gettando il foglio scellerato col dipinto sacrilego al popolo faceva gridare: "Eccolo il papa di Roma... è un papa asino!".

    Martin Lutero, istruito dal suo maestro Lucifero che fino <d>a principio fu bugiardo ed omicida4, si accostò ai potenti e disse: "Seguitemi, che tripudieremo allegri alle pingui mense dello spoglio delle chiese e dei benefici, dei monasteri e delle opere pie". Venne a quei del popolo e per sedurli incominciò <a> dire: "I principi sono i tiranni dell'umanità... impossibile è trovare un principe che non sia un gran ladrone". E agli uni del patriziato ed agli altri della plebe diceva egualmente: "I saraceni non sono a combattere... Non sono eglino fratelli nostri?". Finalmente Lutero cavò fuori un libro con il titolo Della schiavitù di Babilonia [12]e in presentarlo disse: "Or vedete voi tutti se la Chiesa di Roma come una tiranna cruda non ci ha tenuti schiavi fin qui. Avete una buona ragione che Dio v'ha dato, leggete e giudicate".

    5. Il popolo tedesco lesse e sclamò: "La mia profession di fede è fissa ormai ed è la seguente: io credo in me e protesto contro la Chiesa romana". Si dissero poi protestanti i seguaci della nuova dottrina. Gli alemanni da lunga pezza oltraggiavano il Creatore. Camminavano fra le tenebre di molti errori e fra gli abissi di molti vizi, e per questo odiavano la luce della verità. Venuto il momento della prova, caddero e Dio pronunciò un terribile giudizio.

    Vicario di Gesù Cristo in terra era il pontefice invitto Leone x, e questi, come un padre desolato, emetteva lagrime di sangue, e mandò cordiali avvisi a mezzo degli eruditissimi e piissimi personaggi Prieria, Emser e [13]Gaetano5. Martin Lutero finse <di> credere, ma rivolto poscia agli amici sghignazzava dicendo: "Non è in nome di Dio che io ho incominciato questo giuoco e non è in nome di Dio che esso terminerà". E tripudiando come un indemoniato venne ai conventi e gridò: "Far voto di castità è ingiuria massima al Creatore". Egli si unì dunque a certa Caterina Bore, religiosa senza vocazione, e ponendosi nel mezzo della Germania, pregò con beffa così: "O Dio, concedetemi abiti e cap<p>elli, vesti e mantelli, vitelli grassi, capri, buoi, pecore e vacche... pochi figlioli". Allora una corruzione universale invase il popolo dei germani, lo sciagurato precipitò da abisso in abisso. I principi della Germania erano intenti a fabbricar leggi per iscavare impunemente la fossa che avrebbe ricevuti i popoli ed i sovrani di Germania. Sciagura! Scrive Cicerone: [14]"I decreti ingiusti meritano tanto il nome di leggi quanto le trame degli assassini". Ma aggiunge Tacito: "Corrompere e lasciarsi corrompere, questo è ciò che si chiama mondo".

    6. Carlo v, allora imperatore potentissimo in Europa, avrebbe potuto salvare l'occidente. Ma Carlo v non aveva la fede di Carlo Magno. Il superbo sovrano sentivasi di poter abbassare il suo terribile avversario Francesco i di Francia, il quale alla sua volta era caduto in tanta mollezza da occuparsi a scrivere sonetti tanto alla nascita di un figlio come alla morte di un cagnolino. Francesco odiava Carlo e per nuocergli, infamia del sovrano di Francia!, si alleò coi turchi e chiamolli a devastare le più belle contrade ed a cagionare in Roma stessa un saccheggio sacrilego di molte settimane.

    Ed alla sua volta Carlo v, [15]che avrebbe potuto salvare Belgrado e Rodi dall'invasione turca, permise che vi scorazzassero pure i nemici del nome cristiano. L'Europa in questo frattempo se non perì, fu per opera del pontefice Paolo iii che, venuto a Nizza, ottenne a grandi prieghi che i due sovrani firmassero una tregua di dieci anni. In questi luttuosi tempi governava la politica di Maometto che dice: "Lo Stato sono io, l'Europa sono io, il mondo sono io, il tutto sono io. Il mio interesse è legge suprema; per giungere al mio intento tutti i mezzi sono buoni". La massima di questa politica è quella stessa che Lutero adottava per sé. Or vediamo le conseguenze.

    7. Il Martino diceva: "Io sono legge suprema", e cercava <di> imporsi a tutti. Ma Carlostadio il garrì dicendo: "Or non ricordi come io [16]ti fui già superiore e maestro? Ascolta6 ancor mie ragioni". Lutero non volle e Carlostadio gridò: "Possa io vederti sulla ruota!". E Lutero a lui: "Possa tu romperti il collo prima di uscire dalla città!". Qui incominciarono i tumulti che poi si estesero con fragore inaudito.

    Carlo v, temendo di perdere i suoi Stati, emise questo decreto: "Martin Lutero sia condannato allo esiglio!". Ma l'elettor di Sassonia studiò una commediola così. Tolse alcuni uomini e mandolli alla foresta dicendo: "Vegliate finché passi Martin Lutero e, incontrativi in lui, mutategli i panni indosso con queste vestimenta di mugnaio e le divise del frate tingetele del sangue di una lepre e pubblicate poi che Lutero diede nei malandrini e che è morto omai". In questo modo il riformatore riparò al castello di Vartborgo7, ivi stesso [17]dove sant'Elisabetta santificossi con la preghiera e con la beneficenza. Stando là, confessa Lutero che il demonio gli appariva da confidente, che minacciava <di> soffocarlo quando poneva dubbio ad abolire ancora il sacrificio della Messa. Or Lutero cassò intieramente il sacramento eucaristico, ma i suoi seguaci non furon d'egual avviso e così si ravvivavano le discordie e le risse. Quando in Ungheria un Tomaso Muncero e un Nicola Stork levaronsi a dire: "Non è già Lutero, che egli è ipocrita falso, ma siamo noi soli gli inviati da Dio. Or noi comandiamo: Guerra ai preti! All'armi contro i principi! Le palle dei nemici le raccoglieremo tutte noi entro alle maniche larghe delle nostre tuniche", Lutero non tardò <ad> arringare alla sua volta i potenti con dire: "Su ora, principi, all'armi! Percuotete! All'armi! Ferite! [18]Il cielo si guadagna più colle armi che colle orazioni".

    Poco stante due eserciti agguerriti vennero alle mani, allagarono di sangue un campo di combattimento, stesero morti un monticello di cadaveri. A Saverne perirono ventimila paesani. Altrove se ne fece macello ancor più miserando. Sette città si smantellarono, furono atterrati mille monasteri e trecento chiese vennero consumate dalle fiamme. Questa misera guerra è detta dei paesani. In essa perirono centomila persone sciaguratamente. Lutero vincitore sedeva sul cumulo di tanti morti e gridava alto: "Sono io che nella ribellione ho ucciso i paesani... Se non si fa fischiare l'archibugio, ei saranno cento volte più cattivi".

    8. Eccessi di crudezza siffatta avvenivano nelle altre regioni in cui si predicava la nuova dottrina.

    Zuinglio, prete rinnegato [19]di Glarona, dal 1529 al 1531 armò in parte i cantoni svizzeri contro le regioni di Lucerna, di Uri, di Unterwalden, di Switz, di Zug8. Venti volte discese in combattimento di controversia e per 20 volte fu confuso.

    Allora disse a' suoi: "E veniamo alle armi ed al sangue, e voi li vedrete, i nemici, cadere a terra morti come i soldati nell'orto del Getsemani. Non temete. Chi vi parla sono io, Zuinglio, inviato da Dio". Tosto si attaccò la battaglia. Zuinglio fu preso e fatto in pezzi e i suoi sbaragliati.

    Ma nondimeno i soprav<v>issuti vennero ai loro magistrati e dissero: "Quale delle due dottrine abbiamo a seguire, distinguete voi stessi e vi obbediremo". Risposero i magistrati: Fino a nuovo ordine siamo di parere che si segua da tutti il Vangelo puro che fu predicato da Ulrico9 Zuinglio". Il Capitone10, che espose la storia de' suoi fratelli, mette innanzi questa confessione: [20]"Il papato civile di Berna non ha fatto e non fa che ipocriti".

    9. A settentrione d'Europa, nella Svezia, nella Norvegia, nella Danimarca, il clero ed il popolo inchinavano tuttavia alla fede cattolica, ma il re tenne questo discorso: "Io mi trovo in bisogno; voi, preti, soccorretemi e datemi intere le vostre prebende, il popolo vi provvederà di poi più abbondantemente".

    E si rivolge anche al popolo dicendo: "Voi dovete pensarla in fatto di religione come io la penso, ovvero io vi abbandono".

    I timidi preferirono allo aiuto di Dio il sostegno di un braccio di carne e apostatarono miseramente.

    10. Nella Inghilterra la ribellione avvenne con rovina altresì peggiore. Enrico viii re aveva già scritto un libro contro quello di Lutero Della schiavitù babilonica, e con apparato magnifico avevalo presentato al pontefice sommo, il quale in riceverlo decorò [21]il sovrano inglese con il titolo di difensore di santa Chiesa.

    Ma poco stante Enrico ritornò e disse: "Io, che sì belle cose ho esposto nel mio libro a difesa della Chiesa, ben merito in compenso dalla stessa un privilegio. Domando che sia rescisso il mio matrimonio con Catterina d'Aragona, affinché io sposi quella che meglio piacemi, Anna Bolena"11. Rispose il pontefice: "Non avete già letto che l'uomo non può separare quello che Dio ha congiunto?" 12. Ora Enrico aggiunse: "Ebbene io farò, senza della Chiesa e con grave danno della Chiesa, quello che mi si nega in questo momento". E ritornato chiamò Cramnero, un prete che senza vocazione era
    asceso alla sede di Cantorberì, e gli impose: "Sciogliete il mio matrimonio con Catterina e unitemi ad Anna Bolena". Questi obbedì e fu il primo traditore della fede nella Inghilterra. [22]Cromwello l'accompagnò per incarico del re e con vile adulazione, volendo alla corona di re aggiungere ad Enrico la tiara di papa, emise questa formola in giro nello Stato: "Il re, riconosciuto solo e supremo signore, è, per quanto lo permette la legge del Cristo, il capo supremo". Le guide in Israello del popolo inglese risposero una per una: "Piace, piace". Solo protestò l'illustre <vescovo di13> Rochester, e questi si guadagnò una palma del martire. Tomaso Moro, cancelliere, seguì l'intrepido con gloriosa corona. Tutti gli altri chinarono il capo e dissero: "Disponga<no> il re e Cromwello dell'ufficio nostro e poi anche delle nostre coscienze". E non pure, ma strisciando come rettili vennero con quei del Parlamento dicendo: "Il re è signore assoluto, non deve egli pagare debito di sorta. Anna Bolena, la regina, questa la pregheremo di accettare [23]in dote annua centomila lire sterline in danaro dello Stato".

    Enrico per queste concessioni si faceva tanto più tiranno e sanguinario. In proporre il programma di soppressione dei conventi, parlò ai deputati così: "Sento che il progetto non passerà... ma io vi rispondo che passerà, ovvero avrà fra di voi qualche testa di meno". Enrico viii aveva cominciato <a> bevere il sangue umano e gli piacque. Or volle inebbriarsi e tolse a massacrare i primari della corte e del regno. Gli fu detto che Anna Bolena era venuta meno alla fede coniugale ed egli di botto le fece tagliare il capo. La sventurata s'era vestita testé di bianco alla morte di Catterina d'Aragona. In questo dì il re s'incoronò a festa ed allo indomani sposossi a Giovanna Seymour. In far questo emise la seguente legge: "Voglio che le ordinazioni [24]del re valgano come gli atti del Parlamento. Se una donna non sia vergine ed osi sposarsi al re, tosto sarà decapitata". La corte di Enrico era diventata come un macello di carne umana. Il re ne aveva in lista 60 mila per essere massacrati. Fra i molti la contessa di Salisbury, giunta sul palco, disse al carnefice: "Non piego il capo mio a verun tiranno". Allora fu ferita con colpi di scure e la misera, emettendo rivi di sangue, correva sul palco per nascondersi. Il carnefice le tenne dietro e l'uccise in più riprese. Giammai, nota il Cobbet14, Inghilterra vide atto più sanguinario e più crudo.

    Al governo d'Enrico succedette poi quello di Elisabetta, donna di otto mariti e che pur voleva che i cortigiani l'adorassero genuflessi chiamandola regina [25]vergine. Condannava a morte <colui> che diceva un figlio naturale non esser legittimo erede del trono e continuava le stragi di Enrico stesso. Accadde che nella Scozia governasse la propria cugina, Maria Stuarda, regina di costume e di fede intemerata. Or Elisabetta, volendo disfarsene, si finse tenerissima della Stuarda e intanto fece sobillare tra il popolo: "Chiedete la morte della regina di Scozia, perché dessa fu che avvelenò il proprio marito". E Maria baciava la destra di Elisabetta come l'agnello che bela intorno al suo carnefice, e intanto saliva il palco e diceva: "Sono innocente!", e morivasene. Elisabetta per indurre i popoli alla totale apostasia adoperava le arti inique di Geroboamo e di Giuliano.

    11. Un Tiberio nella Svizzera fu tal Calvino, che frequentando le scuole ottenne il titolo di accusativo e che, cresciuto in [26]giovinezza, fu bollato con ferro rovente in castigo di gravissime turpitudini. Costui, venuto a Ginevra, entrò riformatore scacciandone il vescovo legittimo. Egli, infame scandaloso, avrebbe preteso negli altri una purezza celestiale, ma la sua presenza moltiplicava i delitti e le discordie. Onde infuriando diceva: "I pastori a Ginevra non ottengono più che gli istrioni da teatro". Di notte piantò tante croci in giro della piazza maggiore. Al mattino i ginevrini svegliandosi videro quella selva di alberi con questa iscrizione: "Per chi parlerà male del signor Calvino".
    12. Diamo ora un'occhiata ai riformatori primari nelle ore estreme. Lutero, venuto infermiccio alla volta di Islebio, cadde in deliquio appena scorse il campanile della sua antica parrocchia. Nondimeno riavutosi, entrò in un'osteria e, stando in crapula cogli amici, scrisse [27]con carbone sulla parete: "Pestis eram vivus, moriens mors tua ero, papa". Poco stante, colto da mali di visceri, gridò più furioso e maledisse e spirò.

    L'elettor di Sassonia pei suoi eccessi era divenuto sì pingue che doveva cingersi con cerchio di ferro la ventresca perché non iscoppiasse. Ed Enrico viii era sformato sì in grossezza a motivo di eguali disordini, che per muoversi aveva bisogno di strumenti e di macchine. Perirono ambedue vomitando abbominazioni, cresciuti essi stessi in abbominio a tutti. Il Zuinglio fu tagliato a pezzi, e Calvino terminò pure con la morte dei persecutori della Chiesa.

    13. Sopra questa pagina di dottrina e di storia protestante fissando testé <la sua attenzione16>, il ministro evangelico Santi Raggi maledisse alla riforma eretica e ritornò in grembo alla Chiesa cattolica. In far questo diede [28]in luce un libro con questo titolo: Perché mi son fatto io cattolico? E risponde: "Perché orribile è la morte dell'empio, perché nessun cattolico si fa protestante per esser migliore, ma i protestanti onesti si fanno cattolici per crescere nella perfezione. Manning, Newman, Faber, Wilberforce18, Spencer parlano tuttodì con l'eloquenza della parola e del fatto. Che se un mi dica esser disonore mutar di religione, rispondo con il Werner: Lo so, ed è per questo che io mi sono separato da Lutero apostata". E continua il Santi Raggi: "Mi sono convertito perché studiando la Scrittura ho trovato doversi conchiudere una delle due: o la Santa Scrittura si contraddice od i ministri evangelici sono impostori di primo grado. Io credo alla Bibbia perché me la [29]porse Chiesa santa. Vo'19 eseguire le opere della Legge, perché la fede senza le buone opere è fede morta20. Gli alberi buoni danno buoni frutti, ma i frutti dei riformati non ponno essere salubri, avendo il Lutero stesso detto de' suoi seguaci: Essi sonosi fatti evangelici per il godimento del loro ventre".

    Non sono già troppe le pazzie commesse fin qui e le iniquità perpetrate? Or che importa guadagnar tutto il mondo, se poi si danna l'anima? Una cosa sola è necessaria: assicurarsi il paradiso. Una cosa sola consola quaggiù, essere molti fratelli che vogliono un solo Dio e una sola carità in Gesù Cristo.

    14. Due grandi nazioni, e desse sole, furono salve in questa miseranda rivoluzione religiosa. Fu salva la Francia, perché fissò un proposito e lo mantenne. Mantenne il proposito di Carlomagno [30]e di san Luigi, che nella gran carta di successione al trono avevano scritto: "Nessuno potrà salire il trono di Francia se non è cattolico". La Spagna fu pure preservata, dacché pose attenzione ad osservare il precetto di san Paolo che dice: "Fuggi le dispute di parole, ma dopo un rimprovero o due evita l'uomo eretico, sapendo che esso è pervertitore e che pecca, essendo condannato dal suo proprio giudizio".

  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito UNA PAGINA DI SANT'ALFONSO MARIA DE' LIGUORI CONTRO L'EMPIO SPINOZA

    Benedetto Spinosa o sia Spinoza, nacque nell'anno 1632., in Amsterdam, da parenti giudei mercadanti, ch'essendo stati scacciati da Portogallo, erano venuti in Olanda. Egli prima fu giudeo di religione, poi fu cristiano, almeno di nome, perché si vuole che non fu mai battezzato, e finalmente professò l'ateismo. Spinosa studiò la lingua latina e tedesca presso un certo medico Francesco Van-Dendedit, il quale essendo stato chiamato in Francia, fu scoperto cospiratore di una congiura contro del re, e finì la vita in un patibolo: da costui dicesi che Spinosa ricevé i primi influssi dell'ateismo. Quando egli era giovane studiò la teologia de' rabbini; ma vedendo che quella era piena di chimere e d'inezie, la lasciò, e si applicò alla filosofia; onde fu da' giudei scomunicato, e passò pericolo di esser da loro ucciso. Per la qual causa Benedetto si separò affatto da' giudei, e si applicò a formare il suo ateismo. Egli si avvalse del sistema di Cartesio, e ne stabilì i principj, cercando di dimostrarli geometricamente in un libello che diè fuori nell'anno 1664. Nell'anno seguente cacciò un altro libello, De iuribus ecclesiasticorum, in cui pretese, secondo l'empia dottrina di Tommaso Hobbes, di provare che i preti non debbono insegnare altra religione, se non quella che professa il magistrato, o sia il principe. Per attender poi maggiormente a' suoi studj si ritirò in una solitudine, dove compose il pestilente suo libro intitolato Tractatus Theologico-politicus, che poi fu stampato in Amsterdam o pure in Amburgo nel 1670., ed in questo libro gittò i semi del suo ateismo1.

    153. Ivi Spinosa dà magnifici nomi a Dio, d'infinito, eterno e creatore del tutto, ma in verità nega Dio e distrugge la divinità; mentre scrive che il mondo è mera opera della natura, la quale (come dice) necessariamente ha prodotte tutte le creature ab eterno. Dice che questo che noi chiamiamo Dio, non è altro che la virtù della natura sparsa negli oggetti, che sono secondo lui tutti materiali. Dice che la natura di tutte le cose è una sola sostanza dotata di estensione e di mete, onde questa sostanza scrive essere attiva e passiva: Passiva in quanto è stesa, Attiva in quanto è pensante. Quindi suppone che tutte le creature non sono che modificazioni della stessa sostanza; le cose materiali son modificazioni della materia passiva e stesa, le spirituali (le spirituali a modo suo, mentr'egli vuole che tutto è materia) son modificazioni della materia attiva pensante. Sicché secondo Spinosa lo stesso Dio è creatore e creatura, è agente e paziente, è causa e soggetto. Molti autori, Il Durio, il Tomasio, il Moseo, il Moro, l'Uezio, il Belio, ed altri anche protestanti hanno scritto contra questo empio sistema; anche Bayle (ateo non meno empio di Spinosa) l'ha confutato nel suo dizionario; io ancora nell'opera mia, Verità della fede2, ho procurato di dimostrare l'insussistenza de' principj, sui quali si fonda Spinosa, e perciò tralascio qui di farne la confutazione particolare. Con tutto poi che questo sistema è così mostruoso, a Spinosa non mancarono seguaci, de' quali dicesi che anche al presente ve ne siano in Olanda; ma van segreti, e non si scuoprono con altri. Il nominato libro fu tradotto in più lingue, ma gli stati di Olanda ne proibirono la vendita. Morì Benedetto Spinosa in Haia di Fiandra ai 23. di febbraio dell'anno 1677., in età d'anni 59. Altri dicono, che i suoi domestici, essendo andati un giorno di domenica tutti alla chiesa, quando ritornarono a casa, lo trovarono morto. Altri nonperò dicono che stando egli infermo di febbre etica, e sentendo che la morte gli era vicina, e pensando che negli assalti della morte suole ogni uomo ricorrere a Dio, o ad altra potenza sovrumana che possa in quell'estremo aiutarlo, egli, per timore di chiamar Dio in aiuto in punto di morte, o di mostrarsi pentito della sua dottrina, ordinò che niuno più de' suoi entrasse a vederlo nella sua camera, e così finalmente fu trovato morto.

  5. #5
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  6. #6
    **********
    Data Registrazione
    04 Jun 2003
    Messaggi
    23,775
     Likes dati
    18
     Like avuti
    35
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by guelfo nero
    L'immagine è al contrario????

  7. #7
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Volutamente: ad indicare il pervertimento della dottrina.

    Guelfo Nero

  8. #8
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Dedicato al caro forumista Argyle

    Brani apologetici inediti


    Introduzione

    Verso il termine della primavera del 1756, a 60 anni, sant'Alfonso, che per quanto gli era consentito alle falde del Vesuvio, seguiva il movimento della cultura teologica europea (1), diede a luce un volumetto intitolato "Breve dissertazione contro gli errori de' moderni increduli generalmente oggidì nominati materialisti e deisti " (Napoli-Alessio Pellecchia, 1756, pp. 133 in-12).

    Allarmato dalla colluvie di libercoli perniciosi, che importati alla chetichella circolavano in numero crescente nella capitale del Regno, propagandosi sin nei paesi di provincia, intervenne nella questione con queste pagine di apologetica spicciola, basata sugli studi poderosi dei domenicani Moniglia e Concina, del gesuita Tertre, dello scolopio Vestrini, dell'abate Genovesi, di Lorenzo Magalotti, ecc. (2).

    Divise l'opera in due parti: nella I in 3 capitoli confutava i falsi sistemi del processo infinito delle cause, della materia eterna e del "mostruoso" panteismo di Spinoza (1633-1677); nella II in 5 capitoli, dimostrata la verità della religione cristiana rivelata e la divinità della Bibbia, respingeva gli attacchi contro la spiritualità ed immortalità dell'anima ed illustrava l'eternità del premio e della pena nella vita futura.

    Il 7 luglio 1756 notificava al tipografo-editore G. Remondini: "Ultimamente ho dato un altro libretto alle stampe contro gl'increduli moderni, cioè materialisti e deisti, raccogliendo in breve ciò che hanno detto gli autori, e molti autori a lungo e in molti volumi: il che mi ha costato una gran fatica. Questi libretti poi ce l'invierò, acciocché li veda e faccia quel che meglio stima. Se le parerà bene di stamparli e farli correre per tutta l'ltalia, bene" (3).

    In realtà il compendio in un dettato limpido era prezioso, sotto l'aspetto pastorale, particolarmente tra le file giovanili del clero.

    L'autore nell'ansia missionaria di divulgare l'opuscolo quasi diga di fronte alle teorie filosofiche di Hobbes (1588-1679), Locke (1633-1704), Leibnitz (1646-1716), Berkeley (1685-1753), Wolff (1679-1754), Voltaire (m. 1778), ecc., fece pervenire un esemplare persino al Papa Benedetto XIV, che gradì l'omaggio, trovandolo "adattato ai correnti bisogni" (4). L'incredulità che attraverso gli illuministi tedeschi e francesi stava diventando ogni giorno più aggressiva suscitava serie preoccupazioni nei dicasteri romani e nelle curie vescovili. La letteratura cattolica mobilitata si arricchì di parecchi trattati polemici: sant'Alfonso vi contribuì col solito suo stile popolare, spoglio di speculazioni troppo sottili (5).

    Remondini, esaminato il lavoro, non scartò l'idea di una ristampa: difatti sottopose la dissertazione ai superiori legittimi per essere autorizzato ad imprimerla. L'Inquisitore del S. Officio di Venezia P. Giov. Paolo Zapparella gli accordò la licenza il 14 settembre 1757; il camaldolese P. Angelo Calogerà come pubblico revisore della Repubblica esibì il 16 dello stesso mese il proprio parere favorevole (6). All'oscuro delle intenzioni dell'editore veneto sant'Alfonso gli riscriveva il 5 giugno 1758: "Quest' altro libretto poi contro i materialisti e deisti non lo disprezzi: è piccolo, ma è tutto sugo; e così più giova, perché più facilmente si legge; ed ha avuto l'approvazione da uomini grandi" (7). Gliene riparlava con discrezione il 5 agosto (8) e il 10 incalzava pregandolo " anon lasciare di stampare il libro contro i materialisti e deisti, perché qui è stato molto applaudito, e poche copie me ne sono restate. Per queste aggiunte che mando, bisogna che il compositore e il revisore stiano attenti per mettere le cose dove vanno; e tanto più che sono scritte con carattere molto minuto per isparambiar molta spesa di porto " (9).


    Le aggiunte, come risulta dal contesto, riguardavano propriamente il libro della "Istruzione e pratica per i confessori ", uscito in 3 volumi l'anno seguente. E' possibile che vi era qualche pezzo relativo alla "Breve dissertazione". L'autore per abitudine s'industriava di migliorare le successive ristampe, specie remondiniane, per cui è lecito supporre che abbia ritoccato l'operetta.


    Sono state rintracciate recentemente due pagine autografe, che avrebbero dovuto sostituire un tratto della predetta Dissertazione, precisamente la pag. 117 dell'edizione napoletana del 1756. I due fogli settecenteschi in-4 sono stati acquistati dal R.P.A. Christ, rettore della casa redentorista di Francoforte, presso l'antiquariato di J.A. Stargardt in Marburg an der Lahn (Germania). Il sig. Stargardt li aveva a sua volta comprati, come pare, da un altro antiquario, avendoli casualmente scovati in un catalogo italiano (10).

    Ad una rapida analisi appare evidente che il documento è incompleto: manca la continuazione, né sappiamo dove stia. Riteniamo poi che il manoscritto sia una bozza: le citazioni bibliche dell'ultima parte sono appena accennate. L'autore le avrà sviluppate nel mandare l'aggiunta a Remondini. Non possediamo però questa redazione più limata. Propendiamo inoltre ad ammettere che si tratti di una bozza in via di elaborazione dal fatto che nel 1838 giaceva nelle mani del Postulatore generale P. Mautone, come consta dalla dichiarazione di autenticità. Nel periodo della canonizzazione del santo (1839) egli donò il manoscritto quale reliquia, come praticò per parecchi altri autografi che si conservavano a Pagani. Dall'Italia, dopo altre emigrazioni, i due fogli sono arrivati in Germania. (*, ** nel testo)



    Non ostante le premure dell'autore, Remondini non s'indusse a ristampare la "Breve dissertazione". Ignoriamo i motivi precisi; ed è questo uno dei pochissimi scritti alfonsiani non riediti a Venezia.


    Nel 1761-62 sant'Alfonso con l'intento di fare l'Opera omnia delle proprie pubblicazioni ascetiche ritornò sopra la Dissertazione per inserirvela, benché di contenuto strettamente teologico. Disegnava di collocarla come "opera II" nel III tomo della collezione (11).

    Nella revisione s'impegnò più a fondo, apportandovi correzioni e aggiunte, di cui alcune assai notevoli, come si constata nel volumetto giacente nel Museo Civico di Bassano del Grappa in prov. di Vicenza (126. D. 15). Il Santo si servì di una copia dell'edizione napoletana del 1756; cominciò a correggere da p. 5, depennando l'aggettivo "dotto" dato prima all'abate Genovesi. (*** nel testo)



    Altre piccole aggiunte si riscontrano alle pp. 102, 109, 110, 112, 114.

    Facciamo subito osservare che in questa revisione definitiva il Santo lasciò la pag. 117 inalterata come nel 1756. In un ripensamento posteriore omise la sostituzione ideata o con lettera a noi non pervenuta rammentò a Remondini l'aggiunta mandatagli in antecedenza?

    L'editore veneto era propenso nel 1763 a ristampare la "Breve dissertazione" ricorretta, per cui si munì dell'approvazione ecclesiastica e civile. L'Inquisitore del S. Officio di Vicenza P. Pio Raimondo Petrelli in data del 23 aprile segnalò "avendo ricevuto il libretto del R.P.D. Alfonso Liguori intitolato: Breve dissertazione, ecc. non v'ò ritrovato cos’alcuna contra la Religione Cattolica". Il pubblico revisore Dott. Giacomo Rebellini da parte sua rilevò il 19 maggio: " Attesto io infrascritto di aver veduto ed approvato quanto a' Principi e buoni costumi il libro stampato con alcune Aggiunte e Correzioni manoscritte, che ha per titolo: Breve dissertazione contra gli errori de' moderni increduli materialisti e deisti del R.P.D. Alfonso de Liguori ", ecc.(12).

    Nel Registro dei mandati di licenza per le stampe (1759-1768) venne regolarmente segnato il permesso accordato (13).

    Ma il libro anche questa volta non uscì (14).

    E' quindi errata la notizia, fornita dal Catalogo manoscritto, che nella II parte, compilata nel 1789 o poco dopo, pone nel 1763 come riprodotta la "Breve dissertazione" (15).

    E' stata una svista: Remondini in quell'anno curò la ristampa di un altro opuscolo alfonsiano, dal titolo: "Verità della fede fatta evidente per li contrassegni della sua credibilità", pubblicata nel 1762 a Napoli nella tipografia di G. di Domenico (16).


    Dopo il 1764 sant'Alfonso non insistette più sulla ristampa della "Breve dissertazione": nel 1765 progettò di stendere un'opera più completa sopra l'identico argomento. Il 29 dicembre annunziava a Remondini: "Io sto componendo un libro contro l'eresie moderne di ateisti e deisti, perché questi sono gli errori che oggidì vanno in giro. I calvinisti d'Inghilterra e i giansenisti di Francia oggi non sono più né giansenisti né calvinisti, ma ateisti e deisti, e continuamente mandano fuori libri impestati di questa materia; ed in Napoli si cercano e si leggono, anche dalle donne, e ne avviene una gran ruina d'anime. Di questa materia io ne feci già un piccolo compendio, ma ora sto facendo un'opera compita, la quale spero riuscirà di gran gloria di Dio " (17).

    La trattazione apparve a Napoli nel 1767 "Verità della fede contro i materialisti che negano l'esistenza di Dio, i deisti che negano la religione rivelata ed i settari che negano la Chiesa cattolica essere la vera". Venne giudicata dai competenti un capolavoro del genere. Remondini la ristampò nello stesso anno e nel 1778 lanciò sul mercato una III edizione. Naturalmente il meglio della "Breve dissertazione " fu assorbita da questa opera più matura.


    * * *


    La "Breve dissertazione", non ristampata nel Settecento come bramava l'autore, ebbe invece fortuna nell'Ottocento. M. De Meulemeester ha classificato 9 edizioni italiane (18) ed altrettante in lingue diverse: 5 in francese, 2 in tedesco, 1 in olandese ed 1 in latino (traduz. Walter, Roma 1903) (19). Nel complesso il libretto ebbe secondo i dati del bibliografo belga 19 edizioni, inclusa quella del 1756.

    Il totale va corretto in 27 edizioni per le altre 8 che gli sono sfuggite. Forse anche questa cifra è approssimativa: sospettiamo che ricerche più sistematiche e approfondite possano accrescerla ulteriormente.


    Soggiungiamo uno specchietto, indicando da un lato le ristampe italiane rintracciate da De Meulemeester e dall'altro quelle scoperte recentemente.

    1825. Torino (Marietti)

    1831. Monza (Corbetta)

    1832. Torino (Marietti)

    1832. Venezia (Antonelli)

    1848. Torino (Marietti)

    1857. Torino (Marietti)

    1871. Napoli (Uffizio libri ascet.)

    1872. Torino (Marietti)

    1875. Torino (Marietti)

    1819. Napoli (De Bonis)

    1827. Venezia (G. Gnoato)

    1834. Venezia (Antonelli)

    1834. Monza (Corbetta, ed. II)

    1836 (?). Ancona (Aureli)

    1838. Napoli (Gabinetto letterario)

    1857. Napoli (G. Nobile)

    1887. Torino (Marietti)


    Tutte le 17 ristampe del testo originale come pure le 9 del testo tradotto ripetono l'edizione napoletana del 1756. Le correzioni preparate diligentemente da sant'Alfonso sono intanto restate inedite nel Museo Civico di Bassano. Attendono con i 2 fogli di Colonia la generosa iniziativa di un editore, che riproduca la "Breve dissertazione" nel testo più corretto ed ampliato nel 1762 dall'autore.

    Una ristampa moderna, magari aggiornata, oltre a documentare la solerte attività del Dottore zelantissimo, riuscirebbe operante anche dal lato critico, mostrandoci con prove concrete una maniera di pensare e discutere nel '700: Si potrebbe per tal via conoscere quali valori positivi siano sopravvissuti dopo sì acute e sterminate polemiche e misurare i progressi raggiunti dalla verità, che è immutabile come il sole.

    Né è da trascurarsi l'utilità di una simile lettura da parte del popolo, che oggi come ieri è insidiato, su per giù, dagli stessi errori deistici e materialistici del sec. XVIII. Accade sovente che le teorie cambino i termini espressivi, ma nel fondo la falsità permanga identica sia pure rivestita di colori più vistosi. L'errore è sempre mutevole come la luna: nomi nuovi, errori vecchi.

    Oreste Gregorio in Spicilegium Historicum 13 (1965), pp. 85-97



    ---------------

    (1) Nella Introduzione della "Breve dissertazione" sant'Alfonso attento alle pubblicazioni transalpine dichiara che dei libri intinti di materialismo e deismo stampati in quegli anni nell' Olanda non gli era "pervenuta ancora notizia".

    (2) V. MONIGLIA (1686-l767), Dissertazione contro i materialisti ed altri increduli, 2 volumi in-8, Padova 1750; D. CONCINA (1687-1756), Della religione rivelata contro gli ateisti, deisti, materialisti e indifferenti, 2 tomi in-4, Venezia 1754; R. TERTRE (1677-1762), Trattenimenti sovra la religione, Napoli 1749 (trad. Brunasso dal francese); B VESTRINI (1715-1786). Lettere teologiche, 4 volumetti, Venezia 1749-50; A. GENOVESI (1712-1769), Elementa metaphysicae, Neapoli 1756, ed. II; L. MAGALOTTI (1637-1712), Lettere familiari contro l'ateismo, Venezia 1741.

    (3) S.-ALFONSO Lettere, III, 34-35.

    (4) Ibid., 35.

    (5) A proposito di S. Alfonso apologeta vedi l'interessante studio del P. V. TOGLIA in S. Alfonso de Liguori. Contributi bio-bibliografici, Brescia-Morcelliana, 1940, 183 ss.

    (6) Arch. di stato di Venezia, Riformatori dello studio di Padova, Filza 313, n. 178.

    (7) S. ALFONSO, Lettere, III, 68.

    (8) Ibid., 76.

    (9) Ibid., 77-78. Isparambiar, dialettismo, per risparmiare.

    (10) L'originale è presso l'archivio provinciale redentorista di Colonia (Germania). Siamo riconoscenti al rev. P. Christ che si è benignato di far recapitare nitide fotocopie del medesimo al nostro archivio generale romano.

    (11) Cfr Introduzione generale alle Opere ascetiche di S. Alfonso, Roma 1960, 23 ss.; 55 ss.

    (12) Arch. di stato di Venezia, Riformatori dello studio di Padova, Filza 315, n. 894.

    (13) Ibid., Filza 341, fol. 168.

    (14) O. GREGORIO, Vicende bicentenarie di una dissertazione apologetica di sant'Alfonso, in Divinitas, I (Roma 1957) 174 ss.

    (15) Arch. di stato di Venezia, Riform. dello studio di Padova, Filza 351: Catalogo generale o sia raccolta di tutti i libri attualmente in commercio che sono stati stampati in Venezia ed in tutto lo Stato dalli librari e stampatori sì veneti che della terra ferma.

    (16) O. GREGORIO, Un errore bicentenario in un libro di S. Alfonso, in Divinitas, III (Roma 1959) 171 ss.

    (17) S. ALFONSO, Lettere, III, 273.

    (18) M. DE MEULEMEESTER, Bibliographie générale des Ecrivains de la Congr. du Très Saint-Rédempteur, I, Louvain I933, 86.

    (19) Ibid., 335.

  9. #9
    VERITAS LIBERABIT VOS
    Data Registrazione
    06 Jul 2003
    Località
    San Marco
    Messaggi
    301
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Dedicato al caro forumista Argyle

    Un bel regalo, davvero.
    Grazie mille.


  10. #10
    Moderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Cermenate (CO)
    Messaggi
    23,560
     Likes dati
    136
     Like avuti
    264
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito florilegio di immagini dedicate al "filosofo"


 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. VANGELO - Giuda... l'Iscariota...
    Di Barbanera nel forum Cattolici
    Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 09-04-20, 20:00
  2. Giuda Iscariota
    Di Talib nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 09-04-20, 01:12
  3. Da Martin Lutero all'inquietante sig. "Martini Lutero"
    Di Augustinus nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 18-12-08, 13:40
  4. Giuda Iscariota
    Di Talib nel forum Chiesa Ortodossa Tradizionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 17-08-05, 09:52
  5. Giuda Iscariota
    Di Talib nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 01-08-05, 01:25

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito