Giusto ieri pomeriggio ho guardato (credo per la trecentesima volta) il bellissimo film di Mel Gibson "La Passione", e durante la visione, osservando la tormentata figura di Giuda Iscariota (che, tra parentesi, secondo me è stato interpretato superbamente nel film), mi è tornato alla mente un interrogativo che ho da qualche tempo, ma che per un motivo o per l'altro poi non approfondisco mai. Probabilmente per molti di voi sarà una domanda sentita decine di volte, e pertanto domando: considerando che il tradimento di Giuda era in un certo modo necessario affinchè si consumassero i fatti della Passione e della Resurrezione di Cristo, in che misura egli è condannabile per il suo tradire? E considerando che ciò DOVEVA avvenire, quanto effettivo libero arbitrio possiamo attribuire al gesto di Giuda?
E' un pò la stessa questione degli ebrei che DOVEVANO rifiutare e mandare a morte il Cristo. E come per loro, a volte penso che l'unica vera colpa di Giuda sia stato il comportamento da lui assunto DOPO i fatti del tradimento, non tanto il tradimento in sè. Se infatti gli ebrei DOVEVANO uccidere il Cristo (senza "sapere quel che facevano"), ciò non toglie che dopo la resurrezione essi erano nell'incombenza di riconoscerlo; analogamente penso che se Giuda DOVEVA tradire Cristo, ciò non toglie che dopo questo fatto egli avrebbe dovuto redimersi e rimanere comunque uno degli apostoli chiamati a organizzare la nascente Chiesa e ad evangelizzare il mondo. D'altronde, anche tutti gli altri apostoli erano fuggiti abbandonando Cristo ai suoi carcerieri, e lo stesso Pietro lo aveva rinnegato tre volte. Ma tutti costoro ebbero poi la forza di pentirsi e di redimersi con il loro successivo comportamento, mentre Giuda, pur nel suo pentimento, non ha avuto la medesima forza e si è dannato decidendo di uccidersi da sè.
Cosa ne pensate?
PS: mi piacerebbe sentire anche l'opinione degli ortodossi e dei sedevacantisti.




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