Il Movimento Italia Meridionale, (www.italiameridionale.it) da alcuni anni dedica parte della propria attività al recupero di alcune consuetudini della cultura meridionale, che spesso si evidenziano anche negli aspetti alimentari e nutrizionisti.
Da un convegno realizzato negli anni scorsi, con la partecipazione di alcune aziende alimentari artigiane, si estrasse questo libretto che tende a mettere in evidenza come dimostra praticamente come effetti globalizzati possano, per esigenze di mercato o politiche, cancellare modi di vita e consuetudini secolari.
Infatti la 'dieta meridionale' (o più precisamente 'campana', o ancora più precisamente 'cilentana'), patrimonio di una comunità rurale, diventando internazionale si è completamente annullata e persa. Quelle che erano le esigenze alimentari di una comunità che si estende in un piccolo fazzoletto di terra, e stata fatta passare per una consuetudine di una zona geografica in cui si affacciano oltre 50 paesi, di cui ognuno mantiene almeno 50 culture alimentari diverse. Quindi uno stile alimentare benefico e salutare, basato su pochi prodotti della natura, e trasformati dalla mano dell'uomo si è perso in una miriade di prodotti e di modi di cucinare.
Si noti, però, che a livello scientifico, -mentre noi rinunciamo ad uno struumento di benessere- in varie parti dell'europa si continua a studiare la 'dieta meridionale' nella sua forma originaria.
Una recente recensione del volume, pubblicata da un quotidiano salernitano, aggiunge ulteriori informazioni.
Antonio Vacca, La dieta meridionale. Ovvero quello che avremmo voluto sapere sulla cosiddetta “dieta mediterranea”, M.I.M. Euro 3,00 Distribuzione nazionale: Libreria Ar, largo Dogana Regia, Salerno.
Lo studio del dietologo Antonio Vacca assume, in un certo qual senso, il valore di caposaldo di una rivoluzione quantomeno concettuale, di quella nostra abitudine che è ‘mangiare’, in un momento in cui il cibo, l’alimentazione e quant’altro è legato alla nutrizione, è argomento di giornali, riviste, programmi televisivi specifici e perfino talk show. Nel momento in cui si parla tanto di natura, di alimentazione biologica, dei pericoli di cibi alterati, quasi come se fosse un moderno sport per casalinghe e atleti impigriti, gli argomenti di Vacca vanno a scardinare alcune idee base, e diremmo quasi idee ‘fisse’, della concezione e del significato di quella che comunemente è chiamata ‘dieta mediterranea’. L’autore, infatti, inequivocabilmente, definisce errata questa definizione, partendo prima da alcune considerazioni sul termine, giungendo poi ad un’attenta analisi tecnica sulle varietà, le qualità e le proprietà degli alimenti che generalmente vengono considerati alla base della suddetta dieta. Se, infatti, il termine dieta indica un’attitudine alimentare, una consuetudine cibica, quasi una tradizione nel mangiare questo o quell’altro alimento, sembra impossibile che possa esistere un comune denominatore, nell’ambito alimentare, fra genti e paesi così distanti e diversi fra loro, come sono i paesi che affacciano sul Mediterraneo. L’origine di questa ‘dieta’ è da ricercarsi negli studi di un autorevole fisiologo americano, Ancel Keys, studioso dei rapporti fra dieta e salute, che trasferitosi a Pollica, nel Cilento, giunse alla conclusione che il benessere cardiovascolare di quelle comunità rurali, in contrapposizione alla tendenza dell’Occidente a soffrire di malattie cardiovascolari, dipendeva dalle locali abitudini alimentari. Alimentazione che si basava soprattutto sui cibi vegetali, sulle paste e pani fatti in casa, sull’utilizzo dell’olio d’oliva, e sull’uso, inoltre, dei legumi che da una parte, con il loro contributo proteico sostituivano la carne, dall’altra con l’apporto di fibre miglioravano l’assorbimento di zuccheri “semplici” e grassi, il cui abuso è potenziale nemico del sistema cardiovascolare. Aggiungendo un adeguato consumo di pesce, e introducendo una diminuzione del consumo di carne, incentivatosi negli anni del boom economico, ancora oggi questo tipo di alimentazione, nell’attuale e imperante omologazione dietetica, può essere un sistema per mangiare in modo un po’ più corretto e sicuro.
Dovremmo, quindi, i definitiva, definire la suddetta dieta come ‘meridionale’ e non mediterranea, come recita questa sorta di slogan del finto benessere.
Continuando su questi temi, il Movimento Italia Meridionale ha organizzato per sabato 25 gennaio 2003 (sala Spaziomarini, via M. Ripa 57 - ore 18,00), il 2° incontro sull'alimentazione, invitando il prof. Enzo Monaco -Presidente Accademia Nazionale del Peperoncino- a tenere una relazione sul tema Il peperoncino nella dieta Meridionale (storia, piatti tipici, ricette, tradizioni locali, cultura, coltivazione, riti magici).
IL M.I.M. cura anche una rassegna stampa su immigrazione e mondialismo, Alburno, di cui entro gennaio uscirà il n. 14 (www.alburno.it)




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