Israele verso il voto.
Nei sondaggi exploit del partito Shinui
Labour in tempesta. Mitzna non cede il passo a Peres
Giancarlo Lannutti
La campagna elettorale è entrata nella stretta dell'ultima settimana e il partito laburista sembra essersi infilato - per dirla con un autorevole commentatore - «in un meccanismo di autodistruzione». La novità delle ultime ore, infatti, è da un lato la crescita consistente del partito liberale di centro Shinui, che nei sondaggi ha praticamente raggiunto il partito laburista, e dall'altro la contrapposizione all'interno di questo partito fra il candidato ufficiale Mitzna e l'ex-ministro degli Esteri Peres che, stando sempre ai sondaggi, apparirebbe in miglior posizione per contrastare Sharon. Secondo il quotidiano economico Globes al Likud andrebbero 31 seggi, ai laburisti 18 e allo Shinui ben 17; il blocco dei partiti di destra e religiosi arriverebbe a 64 seggi, mentre la sinistra nel suo complesso ne otterrebbe 36 e il centro 20. Ma un altro sondaggio condotto dal giornale Maariv afferma che i laburisti potrebbero arrivare a 29 seggi se il generale Amram Mitzna cedesse la leadership e la candidatura a premier a Shimon Peres, e nel partito c'è chi si mostra favorevole a questa ipotesi. Mitzna ribatte seccamente che le elezioni «sono decise nell'urna e non dai sondaggi» e che con la precedente leadership - quella di Ben Eliezer, della cui politica Peres era almeno di fatto corresponsabile - il partito sarebbe fermo a nove seggi, cioè «non esisterebbe». Peres dal canto suo non si sbilancia e si dichiara leale verso il candidato ufficiale. Ma le polemiche non incoraggiano certo un recupero nei confronti del Likud. D'altro canto, sentirsi sul collo il fiato dello Shinui fa balenare ai laburisti addirittura il rischio di diventare il terzo partito.
Lo Shinui è una formazione laica, favorevole da sempre al negoziato con i palestinesi e implacabilmente ostile ai partiti religiosi e ultraortodossi, e in una situazione come la presente diventa di fatto concorrenziale con il Labour, almeno nella redistribuzione dei seggi all'interno del fronte che si oppone a Sharon. D'altro canto è proprio la crescita dello Shinui che ha contribuito almeno in parte al calo del Likud.
A sette giorni dal voto insomma i giochi sono ancora aperti e sono possibili nuove sorprese. Ma intanto a riscaldare la campagna elettorale arriva il riaccendersi del "fronte nord", dove per la prima volta dalla fine dello scorso agosto i guerriglieri Hezbollah hanno attaccato le posizioni israeliane nella zona delle "fattorie di Shebaa", ultima enclave di territorio libanese ancora occupata ma che Israele considera parte del Golan siriano. Un fortino israeliano è stato bombardato con razzi anticarro e colpi di mortaio; le forze di occupazione hanno risposto con tiri di artiglieria, cui ha poi fatto seguito un raid aereo a vasto raggio nei dintorni del villaggio di Kfar Shuba, dove due civili libanesi sono rimasti feriti. A non molta distanza in linea d'aria, una vera e propria battaglia si è svolta in Cisgiordania fra dimostranti palestinesi e soldati israeliani quando l'esercito è entrato in forze nel villaggio di Nazlet Issa, vicino Tulkarem, per demolire 170 chioschi e baracche del locale mercato e undici abitazioni; secondo fonti militari si tratterebbe di edifici "abusivi" (non si vede a quale titolo, visto che sono in territori appartenenti all'Autonomia palestinese), mentre in realtà sarebbero stati distrutti per far posto al "muro di separazione" fra Israele e la Cisgiordania, che naturalmente viene costruito su terra palestinese.
Liberazione, 22 Gennaio 2003
http://www.liberazione.it


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