Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Nei sondaggi exploit del partito Shinui

    Israele verso il voto.
    Nei sondaggi exploit del partito Shinui
    Labour in tempesta. Mitzna non cede il passo a Peres

    Giancarlo Lannutti

    La campagna elettorale è entrata nella stretta dell'ultima settimana e il partito laburista sembra essersi infilato - per dirla con un autorevole commentatore - «in un meccanismo di autodistruzione». La novità delle ultime ore, infatti, è da un lato la crescita consistente del partito liberale di centro Shinui, che nei sondaggi ha praticamente raggiunto il partito laburista, e dall'altro la contrapposizione all'interno di questo partito fra il candidato ufficiale Mitzna e l'ex-ministro degli Esteri Peres che, stando sempre ai sondaggi, apparirebbe in miglior posizione per contrastare Sharon. Secondo il quotidiano economico Globes al Likud andrebbero 31 seggi, ai laburisti 18 e allo Shinui ben 17; il blocco dei partiti di destra e religiosi arriverebbe a 64 seggi, mentre la sinistra nel suo complesso ne otterrebbe 36 e il centro 20. Ma un altro sondaggio condotto dal giornale Maariv afferma che i laburisti potrebbero arrivare a 29 seggi se il generale Amram Mitzna cedesse la leadership e la candidatura a premier a Shimon Peres, e nel partito c'è chi si mostra favorevole a questa ipotesi. Mitzna ribatte seccamente che le elezioni «sono decise nell'urna e non dai sondaggi» e che con la precedente leadership - quella di Ben Eliezer, della cui politica Peres era almeno di fatto corresponsabile - il partito sarebbe fermo a nove seggi, cioè «non esisterebbe». Peres dal canto suo non si sbilancia e si dichiara leale verso il candidato ufficiale. Ma le polemiche non incoraggiano certo un recupero nei confronti del Likud. D'altro canto, sentirsi sul collo il fiato dello Shinui fa balenare ai laburisti addirittura il rischio di diventare il terzo partito.
    Lo Shinui è una formazione laica, favorevole da sempre al negoziato con i palestinesi e implacabilmente ostile ai partiti religiosi e ultraortodossi, e in una situazione come la presente diventa di fatto concorrenziale con il Labour, almeno nella redistribuzione dei seggi all'interno del fronte che si oppone a Sharon. D'altro canto è proprio la crescita dello Shinui che ha contribuito almeno in parte al calo del Likud.

    A sette giorni dal voto insomma i giochi sono ancora aperti e sono possibili nuove sorprese. Ma intanto a riscaldare la campagna elettorale arriva il riaccendersi del "fronte nord", dove per la prima volta dalla fine dello scorso agosto i guerriglieri Hezbollah hanno attaccato le posizioni israeliane nella zona delle "fattorie di Shebaa", ultima enclave di territorio libanese ancora occupata ma che Israele considera parte del Golan siriano. Un fortino israeliano è stato bombardato con razzi anticarro e colpi di mortaio; le forze di occupazione hanno risposto con tiri di artiglieria, cui ha poi fatto seguito un raid aereo a vasto raggio nei dintorni del villaggio di Kfar Shuba, dove due civili libanesi sono rimasti feriti. A non molta distanza in linea d'aria, una vera e propria battaglia si è svolta in Cisgiordania fra dimostranti palestinesi e soldati israeliani quando l'esercito è entrato in forze nel villaggio di Nazlet Issa, vicino Tulkarem, per demolire 170 chioschi e baracche del locale mercato e undici abitazioni; secondo fonti militari si tratterebbe di edifici "abusivi" (non si vede a quale titolo, visto che sono in territori appartenenti all'Autonomia palestinese), mentre in realtà sarebbero stati distrutti per far posto al "muro di separazione" fra Israele e la Cisgiordania, che naturalmente viene costruito su terra palestinese.

    Liberazione, 22 Gennaio 2003

    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    L'ascesa di Lapid: «Basta parassiti religiosi, è ora di uno Stato laico»
    Lo chiamano «Il Provocatore», ma la sua formazione «Cambiamento» insidia quella di Shimon Peres


    TEL AVIV - Un anno fa lo deridevano: «Un provocatore». Tre mesi fa l'hanno preso sul serio: «Un pericolo». Da qualche settimana fa tremare tutti, sinistra, destra e soprattutto gli ultraortodossi, che lui chiama «parassiti». La vera sorpresa delle elezioni israeliane non è il premier Sharon (che vincerà) e neppure il leader laburista Mitzna, sconfitto ancor prima del voto, ma un ex giornalista di 71 anni, Tommy Lapid, nato a Novi Sad, capo del partito Shinui (cambiamento), che punta sull'immagine e sugli slogan come «libertà di religione, libertà dalla religione». I sondaggi lo danno al terzo posto (16-17 seggi), dopo il Likud (32) e ormai a ridosso del Labour (18-19), con possibilità di sorpasso. Questo signore pacioso e scaltro, ex star-tv e campione di scacchi, può diventare indispensabile per formare il nuovo governo.
    Nel suo quartier generale, al settimo piano di un quasi grattacielo, nel cuore di Tel Aviv, le segretarie sembrano farfalle impazzite: di gioia. Meglio giornalista o politico? Il leader comincia l'intervista al Corriere con una battuta fulminea: «Sono professioni gemelle. Un tempo sedevo sul cammello, ora ho deciso di fare il cammello».

    Ma il giornalista, di solito, cerca la verità. Il politico, spesso, la nasconde.
    «Vero, però vi sono politici che vogliono la verità e giornalisti che raccontano bugie».

    Perché ce l'ha tanto con i religiosi?
    «Ce l'ho con gli ultraortodossi, non con i religiosi, perché non pagano le tasse, non fanno il militare, ricevono sussidi pazzeschi. E' scandaloso. Bisogna cambiare».

    Trasformando lo Stato ebraico in secolare?
    «No. Prenda ad esempio l'Italia. Anni fa ho visto i film su Peppone e Don Camillo. Comunismo a parte, è un ottimo esempio: libera Chiesa in libero Stato. Da voi c'è il Vaticano, però avete il matrimonio civile. Convivere va benissimo, subire no».

    Che male le fanno gli ultraortodossi?
    «Le sembra giusto che uno studente laico debba pagare tasse scolastiche altissime, mentre un ultraortodosso viene pagato per studiare?»

    Lei va nei pub ed è osannato da molti giovani. Perché?
    «Gli offro una prospettiva. Fra le ragazze però è più popolare mio figlio Yair, che compare in tv». (Tempo fa Yair fu proclamato l'uomo più sexy di Israele, ndr ).

    Come spiega il sostegno degli immigrati russi?
    «Perché molti di loro sono colti e appartenevano alla classe media, soffocata dal regime comunista. Sono arrivati qui e com'è finita? Il dottore fa l'infermiere, l'ingegnere guida l'autobus. Noi offriamo la certezza del riscatto».

    Lei dice che vuol entrare in un governo a tre, con Likud e laburisti. Mitzna però dice che non entrerà mai in un governo di unità nazionale con Sharon.
    «Un altro madornale errore! Mitzna li colleziona tutti. Però sappiamo che, dopo il voto, molte cose cambiano».

    Cosa vorrebbe fare? Il ministro dell'Interno?
    «Lo chiedono molti sostenitori. Io avrei l'esperienza per gli Esteri, però mi piacerebbe fare il ministro della Giustizia. Credo nella Costituzione, nell'uguaglianza fra i cittadini, nella difesa della Corte Suprema dagli attacchi degli ultraortodossi, nella lotta alla corruzione. Ci definiscono il partito più pulito di Israele».

    Si siederebbe al tavolo con Arafat?
    «Inutile. Dopo il no alle offerte di Barak e Clinton, non ha più niente da dire. Ma vi sono leader moderati, Abu Mazen, Abu Ala, Nusseibeh, che possono essere i partner».

    Accetta lo Stato palestinese?
    «Sicuramente».

    Con capitale Gerusalemme Est?
    «Abu Dis, che sta alle porte. Ma per Gerusalemme penso a un vice-sindaco palestinese».

    Che cosa consiglia a Israele in caso di guerra contro l'Iraq?
    «Di restare tranquillo. Noi siamo con Bush e pensiamo che l'Ue non capisca quali pericoli la minacciano. Negli anni '30 e '40 le cancellerie si lavavano le mani: quel che accade in Germania è un problema interno tedesco. Quando se ne sono accorti, era troppo tardi. Con il terrorismo islamico vale lo stesso discorso. Dopo l'11 settembre, molti dicevano: "Problema interno americano". Che cosa aspettate? Che compiano un attentato alla Torre di Pisa?»

    Un rabbino ultraortodosso ha detto che lei dovrebbe essere bruciato e ridotto in cenere.
    «L'ultima volta che tentarono fu nell'Europa nazista. Mio padre è morto a Mauthausen. Io sono sopravvissuto nel ghetto di Budapest e ora sono l'ultimo superstite dell'Olocausto nella Knesset».

    aferrari@corriere.it Antonio Ferrari
    Corriere della Sera, 24 gennaio 2003

 

 

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