Dei versi folgoranti da "Il Pellegrino Cherubico" del grande mistico seicentesco.
Davvero è generato ancor oggi il verbo eterno!
Dove? Qui, dove in te hai perduto te stesso
(III, 188)
So che senza di me Dio non può un istante vivere:
Se io divento nulla, deve di necessità morire
(I,8)
Non ottiene l'uomo perfetta beatitudine
Prima che l'unità abbia inghiottito l'alterità
(IV, 10)
Nulla in Dio si conosce, egli è un unico Uno
Ciò che in lui si conosce, questo bisogna essere
(I, 285)
Dio è il fuoco in me e io in Lui la luce:
Non siamo l'un con l'altro profondamente uniti?
(I, 11)
La rosa è senza perchè: fiorisce perchè fiorisce,
A se stessa non bada; che tu la guardi non chiede
(I, 289)
Se ti sembra più lunga l'eternità del tempo
Stai parlando di pena, non di beatitudine
Uomo, se proietti il tuo spirito oltre spazio e tempo
In ogni istante puoi essere nell'eternità
Se non avrai prima in te, uomo, il Paradiso,
In Paradiso, credimi, non giungerai mai.
Tu dici che vedrai Dio e la sua luce.
Stolto, mai lo vedrai, se non lo vedi già ora.
La Scrittura è scrittura, e null'altro! Mio conforto è l'essenza
E che Dio parli in me la parola di vita eterna.
Amico, basta oramai. Se vuoi leggere ancora,
Va e diventa tu stesso la Scrittura e l'Essenza




Rispondi Citando

