ASILI NIDO / Approvata dalla Commissione
Affari Sociali della Camera la legge voluta dalla Lega Nord
Francesca Martini: così si restituisce alla famiglia il suo
ruolo centrale nella società
di Mauro Bottarelli

ROMA - «Dopo 32 anni finalmente abbiamo un testo che adegua la normativa statale sugli asili nidi ai tempi e alle necessità dei bambini e delle famiglie. Inoltre, attraverso la deduzione che siamo riusciti a ottenere attraverso un mio emendamento in Commissione, lo Stato dimostra di riconoscere il valore centrale della famiglia nell’educazione e se ne fa carico rinunciando a maggiori entrate». È visibilmente soddisfatta l’onorevole Francesca Martini, dopo che la Commissione Affari Sociali della Camera ha approvato la legge sugli asili nidi di cui la deputata della Lega Nord è relatrice. Una vittoria importante, una di quelle da festeggiare, ma l’onorevole Martini sembra incontentabile: «Abbiamo raggiunto un risultato importantissimo ma ora la legge deve passare al vaglio delle commissioni di competenza prima di approdare alla Camera. Spero presto e come gruppo della Lega Nord faremo di tutto affinché entro febbraio il testo vada in discussione in aula».
Onorevole Martini, ci spieghi i contenuti principali di questa legge?
«Prima di tutto è necessario fare un tuffo nel passato per meglio contestualizzare la materia. Con il lavoro in Commissione, infatti, abbiamo dato impulso adeguato ai tempi e alle esigenze delle famiglie puntando ad abrogare una legge del 1971, anni in cui nasceva il nuovo diritto di famiglia e in cui la società italiana e in particolar modo il ruolo della donna era radicalmente differente rispetto ad oggi. Detto questo, possiamo dire che la vecchia legge 1044 garantiva l’istituzione di un fondo di stanziamento per un piano di costruzioni di asili nidi mentre il nostro provvedimento segna il passaggio definitivo dal classico asilo nido a una forma diversificata e flessibile di servizi socio-educativi per l’infanzia. La nostra legge, inoltre, sarà la cornice naturale delle normative regionali e punto di riferimento per l’evoluzione stessa dei servizi sul territorio».
Entriamo nello specifico dei provvedimenti.
«Già con la Finanziaria del 2001 il governo ha ricostituito il fondo per gli asili nido, che languiva da 25 anni. Attraverso il ministero del Welfare sono stati stanziati 600 miliardi di vecchie lire in tre anni già suddivisi tra le regioni: fondi stabili che vanno a integrare gli stanziamenti regionali per le strutture. Sempre la Finanziaria del 2001, con l’articolo 70, definiva una prima forma di deduzione per i micro-nidi e i nidi sui luoghi di lavoro che nel maggio del 2002 il ministero delle Finanze quantificava con un decreto in un massimo di 2000 euro. Oggi, con l’approvazione di un mio emendamento in commissione siamo andati anche oltre in fatto di aiuto alle famiglie».
Cioè?
«Ho ottenuto che queste deduzioni dal reddito fino a 2000 euro siano possibili per tutte le famiglie per i servizi previsti dalla legge, chiaramente con un massimale. I relativi oneri sono determinati in 20 milioni di euro per il 2004 e in 30 milioni di euro l’anno a partire dal 2005. Questa è una novità veramente dirompente, una vera politica in difesa di genitori e figli. Con questo provvedimento lo Stato riconosce il valore centrale e irrinunciabile della famiglia e se ne fa carico rinunciando a parte delle sue entrate. Deduzioni a parte, abbiamo introdotto anche tre filoni di servizi sul territorio: gli asili nido, i servizi integrativi e innovativi. In sostanza sarà possibile utilizzare gli spazi del nido o quelli delle scuole materne per permettere la copertura dell’intera giornata. Tra i servizi innovativi segnalerei sicuramente la possibilità di aprire asili nei luoghi di lavoro - ponendo fine al sistema ingessato del pubblico - o negli spazi limitrofi e di organizzare nidi da parte delle famiglie. Altra novità, poi, è il nido di caseggiato organizzato dai genitori, singolarmente o in associazione, presso il loro domicilio o quello degli educatori. E poi...».
Non vorrà dirmi che ci sono ancora altre novità?
«Sì, più d’una. Anzitutto con l’articolo 70 della Finanziaria lo Stato si fa carico dell’impegno di rinnovare e tenere attivo il fondo per gli asili. E poi il fatto che con questa legge abbiamo stabilito un contatto continuativo tra Commissione per l’infanzia e ministero del Welfare promuovendo la nascita di una Commissione permanente composta da cinque esperti (tra i quali uno specialista in psicopedagogia dell’handicap in età evolutiva) che si occupi anche di ricerca per la prima infanzia. Questo perché l’attuale rete di tutela è debole, noi invece vogliamo una rete forte».