(....omissis) Il fenomeno dei reati informatici nelle sue varie tipologie va assumendo sempre maggiore rilevanza e non può più essere affrontato con sufficienza ed approssimazione. E' necessario che si sviluppi una maggiore sensibilità sia con una maggiore organizzazione di mezzi e uomini, sia con una nuova cultura specialistica, anche in seno alla Magistratura, che sia in grado di conoscere in tutti i suoi aspetti il fenomeno per combatterlo e punirlo adeguatamente. In tale prospettiva si segnala la recente sottoscrizione della Convenzione internazionale di Budapest del 23 novembre 2001 sulla *Criminalità informatica* che obbliga tutti gli Stati aderenti, tra cui l'Italia, ad introdurre nel proprio ordinamento nuove specifiche figure di reato e prevede norme processuali e di cooperazione internazionale.
Questo un passo della recente relazione del Procuratore Generale della Cassazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. E' ovvio che la relazione annuale sia un calderone generale in cui nel più ci sta anche il meno, ma da queste poche parole si comprende come molto lontana sia la mentalità del giudice dal comprendere i tipi di reato che si possano commettere su internet, anche perchè a volte per capire i *computer crimes* non basta conoscere la legge, è fondamentale conoscere il pc, per dirla alla buona, occorrerebbe avere il giudice smanettone che allo stato non esiste. Ed è solo un bel dire far riferimento alla necessità di una nuova cultura specialistica quando si fa riferimento ad essa solo per conoscere, combattere e punire il reato. Già, ma se non si conosce un minimo la rete? Tra reati commessi su Internet e reati commessi mediante Internet vi è la sua bella differenza. Al primo gruppo appartengono i reati informatici o telematici propri, la maggioranza dei quali introdotti con la legge 23 dicembre 1993, n. 547 (Modificazioni ed integrazioni alle norme del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica). Nel secondo (reati informatici o telematici impropri), rientra, invece, un complesso eterogeneo di reati *comuni* previsti dal codice penale. Queste varie fattispecie, soprattutto le prime, già fin dalla prima enunciazione hanno dato problemi enormi in dottrina perchè di difficile interpretazione. Immaginatevi quindi la giurisprudenza.
Allo stato, oggi, molti giudici non sanno usare un pc neanche per scrivere su word.


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