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  1. #11
    kshatrya
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    Originally posted by PINOCCHIO
    ecco che viene fuori l'anima NAZISTA dei comunisti.
    saluti padani
    guarda che migliaia di nazionalsocialisti e patrioti europei sono morti per combattere la barbarie asiatico-bolscevica. Un minimo di rispetto per chi ha dato la vita per salvare la civiltà europea dalle demenziali teorie comuniste e dalle brutali orde rosso-mongoliche.

  2. #12
    kshatrya
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    Le controversie sull'Olocausto
    è ora di un dibattito serio

    Bradley Smith



    --------------------------------------------------------------------------------

    Il problema Attuale

    Nessun altro argomento allerta i benpensanti come il revisionismo sull'Olocausto. Naturalmente si può dibattere ogni importante evento storico, ma alcuni gruppi di pressione hanno reso l'Olocausto un'eccezione, corrompendo con i dogmi lo spirito critico, anche all'interno di scuole e Università. Gli studenti dovrebbero essere invitati ad approfondire le ricerche sulla storia dell'Olocausto così come avviene per ogni altro fatto storico. Questo non è un punto di vista estremo o radicale: le sue basi risalgono a qualche secolo fa, ad un periodo chiamato Illuminismo.

    Il problema storico
    I revisionisti concordano con gli storici "ortodossi" sul fatto che il regime nazionalsocialista tedesco scelse di riservare, agli Ebrei, un trattamento particolarmente brutale. A ciò si aggiunga che i nazisti, oltre ad inquadrare gli Ebrei nell'ottica dell'antisemitismo tradizionale, li ritenevano una forza al servizio del comunismo mondiale. Durante la II guerra mondiale, gli Ebrei tedeschi erano considerati un pericolo per l'attività bellica, oltre che nemici della patria, situazione affine a quella vissuta dai giapponesi in America. Di conseguenza vennero spogliati dei loro diritti, ghettizzati, reclutati per i lavori di fatica, privati dei loro beni, deportati dalle terre d'origine e variamente maltrattati. Molti di loro perirono tragicamente in questo inferno.

    Gli storici revisionisti si differenziano da quelli ortodossi in quanto negano che lo stato tedesco abbia mai perseguito una politica di sterminio, nei confronti degli ebrei o di chiunque altro, attuata mediante l'utilizzo di camere a gas o di altre forme di abuso e di negligenza. I revisionisti sostengono, inoltre, che la cifra di sei milioni di Ebrei volutamente sterminati sia una menzogna e che nei campi europei controllati dai Tedeschi non vi fu mai nessuna camera adibita alla gassazione dei prigionieri. Esistevano, al contrario, numerosi apparati per la pulizia e la disinfestazione dei vestiti, progettati per prevenire il diffondersi di malattie tra i prigionieri. Verosimilmente è proprio da questa procedura, volta a salvare vite umane, che è emerso il mito delle camere a gas.

    I revisionisti ritengono che i governi alleati abbiano deciso di perpetuare la loro oscura propaganda sulle pretese atrocità tedesche, ben oltre la fine della guerra, essenzialmente per tre ragioni. In primo luogo era necessario continuare a giustificare i sacrifici sopportati per aver combattuto due guerre mondiali. Secondariamente, gli Alleati intendevano sviare l'attenzione dai brutali crimini contro l'umanità da loro stessi commessi, tra i quali rientrano, a parte le indicibili atrocità di cui si macchiarono i Sovietici, i bombardamenti incendiari delle popolazioni civili nelle città tedesche e giapponesi. Infine, per terzo e più importante motivo, era necessario dare una giustificazione agli accordi postbellici che, tra l'altro, comportarono l'annessione alla Polonia di vasti territori tedeschi, territori che non erano, peraltro, aree di confine contese, ma che appartenevano indiscutibilmente alla Germania. I milioni di Tedeschi residenti in queste regioni furono spogliati di tutto e brutalmente cacciati dalle proprie case. Diverse centinaia di migliaia di loro morirono.

    Durante la guerra e nel periodo postbellico le organizzazioni sioniste si accordarono con i governi alleati per formulare e diffondere una vera e propria propaganda di odio verso la Germania e i Tedeschi. Rimane ancora il dubbio che il loro scopo fosse quello di catalizzare la compassione del mondo assieme al sostegno finanziario e politico per le proprie cause, soprattutto in vista della formazione dello stato di Israele. Oggi, mentre i benefici politici dell'Olocausto sono andati scemando, la storia gioca ancora un ruolo importante nelle ambizioni dei sionisti e di altre organizzazioni radicate nella comunità ebraica. Sono i leader di queste organizzazioni politiche e propagandistiche che continuano a darsi da fare per sostenere la leggenda dell'Olocausto e il mito delle atrocità tedesche della II guerra mondiale.

    Coloro che ritengono che queste interpretazioni siano antisemite, pretendono di aver letto qualcosa che semplicemente noi non abbiamo scritto. I revisionisti non accusano gli esponenti di punta degli Ebrei di aver fatto, durante e dopo la guerra, nulla che anche gli stessi alleati non abbiano fatto.

    Per coloro che ritengono che il processo di Norimberga abbia fatto piena luce sui crimini di guerra tedeschi, sarà un grosso colpo sapere che l'allora presidente della Suprema Corte di Giustizia Americana, Harlan Fiske Stone, descrisse il collegio giudicante come "un gruppo di linciatori".

    Le fotografie Tutti noi abbiamo visto "le fotografie". I documentari registrati dai fotografi inglesi e americani durante la liberazione dei campi tedeschi e in particolare le strazianti immagini di Dachau, Buchenwald, Bergen-Belsen. Questi film e queste foto sono tipicamente presentati, palesemente o implicitamente, in modo tale che la scena risulti essere la terribile conseguenza della deliberata politica di sterminio messa in atto dai Tedeschi.

    Le fotografie sono autentiche. L'uso che se n'è fatto o distorto.
    Da parte tedesca, non fu mai attuata, in nessuno dei campi, una politica volta intenzionalmente a procurare la morte degli internati. Negli ultimi mesi di guerra, mentre i Russi avanzavano da est sul suolo tedesco, le truppe inglesi e americane distruggevano sistematicamente, con bombardamenti a tappeto, tutte le maggiori città tedesche. I trasporti, la distribuzione e il sistema medico-sanitario giunsero al collasso. Tale era lo scopo dei bombardamenti alleati che sono, infatti, stati descritti come la più tremenda barbarie vissuta in Europa, dall'invasione dei Mongoli.

    Milioni di rifugiati, fuggendo dai Sovietici, si riversarono in Germania. I campi, ancora sotto controllo tedesco, furono sommersi dagli internati che arrivavano da est. Agli inizi del '45 gli ospiti dei campi furono colpiti dalla malnutrizione e da varie epidemie di tifo, febbre tifoide, dissenteria e diarrea cronica. Perfino il sistema mortuario raggiunse il collasso. Quando la stampa, assieme ai soldati inglesi e americani entrò nei campi, si trovò semplicemente di fronte a questa situazione. E' questo che ritraggono "le fotografie".

    In campi come Buchenwald, Dachau e Bergen-Belsen furono liberate decine di migliaia di internati che apparivano ancora relativamente in buona salute. C'erano anche loro quando "le fotografie" vennero scattate. Esistono documenti filmati che mostrano queste persone camminare, parlare e scherzare tra loro. Altre foto ritraggono i prigionieri che lanciano in aria i cappelli per salutare i loro liberatori.

    E' quindi del tutto naturale chiedersi perché nessuno ha mai visto queste foto e questi filmati, mentre gli altri "documenti" ci vengono propinati anche centinaia di volte.

    Documenti Ai portavoce delle associazioni che sostengono la veridicità dell'Olocausto preme assicurare al mondo che esistono e sono state recuperate "tonnellate" di documenti comprovanti il genocidio degli Ebrei, ma qualora vengano sollecitati in proposito, non si riceve altro che una manciata di carte di dubbia autenticità e discutibile interpretazione. Messi di fronte all'evidenza, i leader delle già citate associazioni, sono costretti ad ammettere che non esista una tale mole di prove e a giustificarsi sostenendo che i Tedeschi distrussero ogni cosa avesse potuto dimostrare le loro malefatte, che usassero codificare i propri documenti o ancora, che gli ordini per gli assassinii di massa venissero impartiti a voce.

    Riguardo al preteso genocidio degli Ebrei europei, tutte le testimonianze scritte indicano che non ci furono mai né ordini, né piani in proposito, né la destinazione di parte dei bilanci, né armi (cioè nessuna cosiddetta camera a gas), e neppure vittime (non esiste in alcuno dei campi nessuna autopsia che testimoni una sola morte per gassazione).

    Testimonianze Oculari
    Per "provare" il genocidio degli Ebrei europei, gli storici dell'Olocausto dipendono ormai quasi esclusivamente dalle "testimonianze oculari", molte delle quali sono ridicole e del tutto inaffidabili. La storia è piena di gente che pretende di essere testimone oculare di ogni cosa, dalle streghe ai dischi volanti.

    Durante e dopo la guerra, furono molte le "testimonianze oculari" delle camere a gas di Buchenwald, Bergen-Belsen, Dachau e di altri campi situati in suolo tedesco. Oggi, quasi tutti gli storici illustri riconoscono che queste testimonianze sono assolutamente false e che nessuna camera a gas è mai esistita all'interno dei campi tedeschi.

    Gli storici ortodossi continuano a ritenere, comunque, che tali strumenti di morte si trovassero invece ad Auschwitz e in altri campi polacchi. In realtà, le prove e le testimonianze oculari che suffragherebbero tale ipotesi non sono qualitativamente diverse da quelle che volevano la presenza di camere a gas in Germania.

    Durante i processi per crimini di guerra, molti testimoni oculari giurarono che i Tedeschi producevano sapone e paralumi rispettivamente con grasso e pelle umana. Gli alleati riuscirono perfino a produrre le prove di tali accuse. Per decenni, nelle più prestigiose Università dell'Occidente, professori e studiosi confermarono queste menzogne, inducendoci a credere che fossero "incontestabilmente autentiche". Tuttavia, con il passare del tempo, molti di questi racconti sono divenuti insostenibili, tanto che, nel 1990, Yehuda Bauer, responsabile degli studi sull'Olocausto presso l'Università di Hebrew a Tel Aviv, dovette ammettere: "I Tedeschi non hanno mai trasformato i corpi degli Ebrei in sapone..." (The Jerusalem Post" Edizione Internazionale, 5 maggio 1990, p.6). Questo è solo un recente esempio di come un'"incontestabile verità" sull'Olocausto si trasformi in una grossolana menzogna.

    Riguardo alle confessioni dei Tedeschi processati per crimini di guerra, è ora emerso che moltissime furono estorte mediante minacce, intimidazioni, e perfino torture fisiche.

    Auschwitz
    Lo storico britannico David Irving, forse lo storiografo di lingua inglese più letto al mondo, ha definito la storia del campo di sterminio di Auschwitz "una nave che affonda", aggiungendo che "ad Auschwitz non è mai esistita alcuna camera a gas".

    Il museo statale si Auschwitz ha recentemente rivisto le asserzioni secondo cui quattro milioni di esseri umani persero la vita nel campo. Si dice oggi che probabilmente furono un milione. Ma che prove fornisce il museo dell'attendibilità di quest'altra cifra? Nessuna! I propagandisti comunisti che gestiscono il museo hanno sistemato nelle bacheche pile di capelli, stivali, occhiali, ecc. Queste vetrine sono sicuramente efficaci strumenti di propaganda, ma non valgono niente come documentazione storica delle "gassazioni" o dello "sterminio".

    I revisionisti vogliono ora sapere dove sono stati, per quarantacinque anni, quei tre milioni di anime. Anche loro fanno parte dei favolosi sei milioni?

    Coloro che portano avanti la storia dell'Olocausto, spesso si lamentano che "il mondo intero" rimase indifferente al genocidio che, a quanto pare, si stava consumando nell'Europa occupata. Quando si chiedono loro i motivi di questo comportamento, viene risposto che ciò è probabilmente dovuto alla natura stessa delle popolazioni europee. Altre volte si dice, invece, che la gente non ha compreso l'enormità di quanto stava avvenendo. Rimane il fatto che il mondo ha risposto con l'indifferenza. E come altrimenti avrebbe potuto rispondere ad un qualcosa che non stava avvenendo?

    Certo è che, se davvero fossero esistite queste "fabbriche di morte" in Polonia, sicuramente la Croce Rossa, il Papa, le associazioni umanitarie, i governi alleati, i governi neutrali e figure di spicco quali Roosevelt, Truman, Churchill, Eisenhower e molti altri se ne sarebbero accorti e non avrebbero tardato a porre ferma la loro condanna. Non lo fecero! I sostenitori della teoria dell'Olocausto ammettono che solo una ristretta cerchia di individui, molti dei quali legati alla propaganda giudaica, credeva che ciò fosse vero. La rinascita della storia dell'Olocausto fa pensare ad una campagna pubblicitaria ben orchestrata, piuttosto che a qualcos'altro.

    Winston Churchill scrisse sei volumi della sua opera monumentale "La II guerra mondiale" senza mai accennare ad alcun progetto di genocidio o di sterminio di massa. Probabilmente la cosa gli è sfuggita. Dwight D. Eisenhower, nelle sue memorie, intitolate "Crociata in Europa" non fa alcun riferimento alle camere a gas. Il tremendo arnese di morte non era forse degno di qualche riga? O forse il presidente Eisenhower fu poco sensibile ai problemi degli Ebrei?

    Il "politicamente corretto" e il revisionismo
    Molta gente, quando per la prima volta viene in contatto con il revisionismo, rimane sconcertata. Le spiegazioni sembrano avere una certa logica... ma, "come è possibile?". Tutto il mondo crede all'Olocausto. Non è possibile che una cospirazione abbia potuto seppellire la verità per mezzo secolo.

    Per comprendere come tutto ciò sia potuto accadere, è sufficiente riflettere sull'ortodossia politica e intellettuale dell'Europa medievale, della Germania nazista, o dei paesi del blocco comunista. In ognuna di queste società la grande maggioranza degli intellettuali si sottomette al pensiero comune. Asserviti all'ideologia prevalente e al suo modo di vedere e interpretare la realtà, questi studiosi sentono che è loro diritto, e perfino loro dovere, proteggerne e tutelarne ogni minimo aspetto. E' indirizzata a questo scopo l'oppressione cui sono sottoposti tutti coloro che a questa ideologia non sono e non vogliono allinearsi e che tentano di veicolare pensieri "offensivi" o "pericolosi". In ognuna di queste società sono gli intellettuali a svolgere la funzione di controllo delle idee.

    Nella nostra società, all'interno del dibattito sul "politicamente corretto", c'è qualcuno che volutamente tenta di banalizzare la questione, sostenendo che, in realtà, non ci siano problemi di libertà di pensiero e che il "politicamente corretto" si riduca a poche regole finalizzate alla tutela delle minoranze. In realtà esiste anche un aspetto più serio e più profondo: all'interno di una qualsiasi Università esiste un ampio nucleo di idee e di punti di vista che è proibito discutere in pubblico. Perfino di fronte a fatti o realtà palesi, però politicamente sconvenienti, si sceglie di sopprimere e censurare. Per avere un'idea di come pensino e agiscano gli intellettuali organici all'ideologia dominante, basti osservare la loro reazione quando un tabù viene rotto e, ad esempio, è concesso ai revisionisti uno spazio pubblico.

    Per prima cosa si dicono tremendamente offesi dal fatto che idee tanto oltraggiose e pericolose possano essere pubblicamente espresse. Rifiutano comunque di rispondere e di prendere parte alla discussione, perché ciò significherebbe dare una legittimazione ai revisionisti. Attaccano gli avversari attribuendo loro epiteti come "antisemita", "razzista", "neonazista" e additandoli come potenziali stragisti. Accusano i revisionisti di mentire, ma non specificano su cosa, né concedono loro repliche o faccia a faccia.

    I sostenitori della veridicità dell'Olocausto accusano i revisionisti di essere gente piena di rancore e di diffondere una dottrina dell'odio. I revisionisti, però, non sono seguaci di una dottrina o di un'ideologia, ma semplicemente degli studiosi. Se gli storici e gli altri intellettuali ortodossi cercano chi diffonde l'odio, diano prima un'occhiata a se stessi e alle proprie dottrine.

    Chiunque voglia invitare uno storico revisionista all'interno di un Ateneo è duramente attaccato e anche quando l'ospite riesce a prendere la parola, accade spesso che sia subito zittito e minacciato. Le biblioteche e le librerie subiscono intimidazioni di ogni tipo quando prendono in considerazione il materiale revisionista. Tutto questo continua sotto gli occhi della maggior parte dei Rettori e dei presidi di facoltà, che se ne stanno in silenzio lasciando che siano gli attivisti politici a decidere ciò che è bene leggere e ciò che non lo è.

    In secondo luogo, gli intellettuali ortodossi cercano di distruggere il revisionista eretico sia nella sua credibilità professionale, sia finanziariamente, avviando e coordinando varie azioni legali contro la sua persona. I tribunali sono talora usati per attaccare il revisionismo: si cerca di sostenere che la scuola revisionista sia stata dichiarata falsa durante un qualche dibattimento. In realtà le tesi revisioniste non sono mai state giudicate o valutate nel corso di un processo.

    Infine si cercherà in tutti i modi di "raddrizzare" quella fetta di media o di docenti che ha concesso spazi ai revisionisti.

    Può perfino essere un istruttivo esercizio intellettuale quello di riconoscere e di individuare gli argomenti, oltre al revisionismo storico, che potrebbero infastidire, generando le medesime reazioni.

    Di recente alcuni presidi e Rettori hanno stabilito che le amministrazioni degli Atenei dovrebbero porre in essere azioni concrete per sbarazzarsi di tutte quelle idee pericolose per lo stesso sistema universitario. Sicuramente con ciò si è scelto di assumere una posizione liberticida e di offrire un invito esplicito alla tirannide. Qualunque gruppo, munito di una robusta base militante, potrebbe, infatti, sgomberare il campo dalle idee scomode e imporre la propria ortodossia. E' certamente molto più semplice, per presidi e Rettori, eliminare le voci scomode che tenere a bada gruppi di scalpitanti e di ringhiosi, ma è indiscutibilmente il loro dovere quello di far si che le Università rimangano luoghi di libero scambio e di libera manifestazione del pensiero. Quando attraverso le idee si provocano dei danni è giusto colpire il responsabile del danno, non l'idea in se stessa.

    Conclusioni
    L'influsso del revisionismo, che vede le sue origini risalire al 1977, con la pubblicazione del libro La menzogna del XX secolo di Arthur R. Butz, sta crescendo a vista d'occhio sia negli Stati Uniti, sia in Europa. Oggi il prof. Butz è ordinario di ingegneria elettrica e informatica alla Northwestern University di Evanston, nell'Illinois.

    Coloro che si avvicinano alla causa revisionista, compongono un ampio ventaglio di posizioni politiche e filosofiche. Di certo non sono né criminali, né bugiardi, né demoni come la lobby dell'Olocausto cerca di far credere.

    Non esistono demoni nel mondo reale. Anzi, le persone raggiungono i livelli più bassi proprio quando iniziano a vedere e demonizzare l'avversario come l'incarnazione del diavolo.

    La loro logica è destinata ad una triste fine.

  3. #13
    Hanno assassinato Calipari
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    Triste sei tu, perchè ti vergogni talmente tanto che neghi la realtà degli stermini, le testimonianze, i campi di prigionia, i morti.

    Sei un necrofago.

  4. #14
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    Predefinito re: Vacci piano, Yuri su quello ...

    Originally posted by yurj
    Triste sei tu, perchè ti vergogni talmente tanto che neghi la realtà degli stermini, le testimonianze, i campi di prigionia, i morti.

    Sei un necrofago.
    ...scrive lo Smith. Diversi punti dell'articolo sono incontestabili. J.

  5. #15
    Hanno assassinato Calipari
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    tipo?

    E' un problema di numeri o cosa? O il problema è negare che l'anima del nazismo sia stato l'assassinio di chi era diverso?

    Nota: qualcuno potrebbe usare gli stessi argomenti per tutte le stragi, dagli armeni, ai russi sotto stalin, a pol pot, etc etc

    Persino Ben Gurion sapeva, ma si preoccupava più di creare lo stato di israele. In fondo un qualche cinico calcolo l'aveva fatto, a mio giudizio.

  6. #16
    kshatrya
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    il nazionalsocialismo ha commesso degli errori e certi eccessi, questo è pacifico. Però il comunismo era maligno sin dalla radice, ed ha commesso crimini infinitamente più orribili, secondo disegni ideologici demenziali.
    Yuri, la vostra tattica di gonfiare i dati olocaustici per scusare o minimizzare i crimini comunisti non può funzionare. Provate con qualcos'altro...

  7. #17
    Hanno assassinato Calipari
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    Il nazismo dice che una razza è superiore all'altra e ha diritto a sterminarla. Questo è stato il vostro verbo. Avete ucciso per il piacere di farlo.

  8. #18
    Mgj11
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    In Origine Postato da yurj


    Per non parlare di Alojz Stepinac, arcivescovo di Zagabria e primate della Chiesa Croata, principale sostenitore del regime nazifascista ustascia di Ante Pavelic che tra il 1941 ed il 1945 massacrerà con la attiva complicità del clero croato (in un paese di 6 milioni di abitanti di cui 2 milioni di serbi e 90.000 ebrei) un milione di Serbi, 50.000 ebrei e 30.000 zingari in base al suo programma: " l’azione dello stato deve essere finalizzata a fare della Croazia la patria di un popolo puro nel corpo e nello spirito, privo di commistioni razziali e depurato degli individui estranei alla fede cattolica…"

    Stepinac, condannato a 16 anni di carcere, poi commutati in arresti domiciliari, fu creato cardinale da Pio XII nel 1953 ( e questo non stupisce ) e beatificato nel 1998 da Giovanni Paolo II ( e questo deve far pensare…)
    Vergognati!


    ALOJZIJE STEPINAC , DIFENSORE DELLA VITA

    di Carlo Climati

    Durante il suo recente viaggio in Croazia, Giovanni Paolo II ha beatificato Alojzije Stepinac (1898 - 1960), indimenticabile pioniere nella difesa dei diritti umani. Prima vescovo, e poi cardinale, Alojzije Stepinac č, senza ombra di dubbio, uno dei piů affascinanti protagonisti del nostro secolo.
    Durante la seconda guerra mondiale salvň la vita di tantissimi Ebrei. Come vescovo croato, si oppose con fermezza alle limitazioni della libertŕ religiosa imposte dal regime di Tito. Per questa ragione fu ingiustamente processato e condannato dal tribunale comunista.
    I giornali ultimamente si sono molto occupati del Beato Stepinac, ricordando le sue battaglie per i diritti umani. Ma hanno dimenticato di citare un altro aspetto molto importante della personalitŕ di Stepinac: il suo impegno in difesa dei bambini non ancora nati.
    Il vescovo croato fu un autentico difensore della vita, fin dall'attimo del concepimento. Seppe interpretare la difesa dei diritti umani in modo completo, scagliandosi spesso contro la piaga dell'aborto. E' quanto č emerso recentemente in un convegno che si č tenuto a Roma presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Nel corso dell'incontro, intitolato "Beato Alojzije Stepinac. Martire", sono stati evidenziati i differenti aspetti della personalitŕ del vescovo croato, e del suo impegno in favore della Vita.
    Mons. Jurai Batelja, postulatore della causa di beatificazione e rettore del seminario minore di Zagabria, ha tracciato un profilo spirituale e pastorale del Cardinale. "Alojzije Stepinac - ha detto Mons. Batelja - si inserisce nel solco dei martiri della Chiesa. Lui stesso era perfettamente consapevole di questa dolorosa missione. Il giorno della sua ordinazione sacerdotale, un fiore rosso era stato posto sulla tavola di ognuno dei nuovi ordinati. Il Beato Stepinac commentň quel gesto d'amore con queste parole: 'Il fiore rosso č il segno del martirio'. Un martirio che sarebbe arrivato, anni dopo, con l'ingiusta condanna del tribunale di Tito".
    Mons. Batelja ha citato fatti storici che dimostrano il grande impegno del Beato Stepinac in favore della Vita. "Stepinac - ha aggiunto il postulatore - vide nel femminismo una trappola che avrebbe ricondotto la donna indietro nel tempo, ad uno stato di schiavitů. I peggiori frutti di una falsa interpretazione della complementarietŕ dei ruoli dell'uomo e della donna, per lui, erano l'aborto e il divorzio. Il Beato combattč contro questi mali fin dall'inizio del suo ministero come vescovo".
    In un sermone al congresso Eucaristico di Cazma, nel 1940, Stepinac dichiarň: 'Molti desiderano un futuro migliore per il proprio popolo e conoscono l'importanza della famiglia nella vita nazionale. Ma nello stesso tempo non esitano a gettare o lasciano che si getti con la parola e con la penna nel ludibrio la vita familiare, e che si lodi il libero amore e altre immoralitŕ. Tutti sanno che chi pratica l'aborto diretto č un delinquente non inferiore a colui che uccide sulla strada un uomo innocente. E tuttavia molti pensano che i nuovi tempi permetteranno che anche in avvenire in Croazia si possa vivere con il massacro di innocenti creature".
    Un altro aspetto importante, emerso nel corso del convegno tenuto presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, č quello dell'amore per la famiglia. "Il vescovo croato - ha detto Mons. Batelja - non aveva paura di dire che le famiglie con molti figli sono, in se stesse, un bene". Non a caso, nel dicembre 1940, Stepinac dichiarň: "Senza figli numerosi e onesti non ci saranno nč molti onesti individui, nč famiglie. E senza numerose ed oneste famiglie non ci sarŕ neppure un popolo numeroso, forte e sano, capace di sopravvivere".
    Durante il periodo delle persecuzioni razziali, Stepinac salvň la vita di moltissimi Ebrei. Tra le testimonianze citate da Mons. Batelja durante il convegno, spicca quella di Amyel Shomrony, segretario del capo rabbino di Zagabria durante la seconda guerra mondiale, che ha dichiarato: "Durante i quattro anni dell'occupazione nazista, l'Arcivescovo Stepinac aiutava e proteggeva gli Ebrei in diversi modi. Salvň la vita di persone che, altrimenti, sarebbero cadute come vittime della politica antisemita, della persecuzione e dello sterminio promossi dai nazisti e dai loro aiutanti. L'Arcivescovo aiutň gli Ebrei offrendo loro un nascondiglio sicuro e protezione nella sua residenza ufficiale a Zagabria. Diede un aiuto materiale agli anziani nella casa del pensionato 'Lavoslav Schwartz' a Zagabria, che aveva sistemato sul suo podere a Brezovica presso Zagabria (8 dicembre 1943) , offrendo loro protezione sino alla fine della guerra. Grazie alle iniziative del Cardinale Stepinac, gli abitanti di questa casa furono protetti dal furore dei nazisti fino alla liberazione avvenuta l'8 maggio 1945. Cosě sono sopravvissute 52 persone. Un esempio raro, se non unico, nell'Europa occupata dai nazisti".
    La battaglia del Beato Stepinac per i diritti umani fu, dunque, completa ed incessante. Il Cardinale seppe "riconoscere" e difendere l'uomo in tutti i momenti della sua esistenza: dal concepimento alla morte naturale. La sua storia e il suo impegno per il diritto alla vita rappresentano un importante esempio per ognuno di noi.

  9. #19
    Per l'unità dei comunisti.
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    importante ciò che ha scritto Yurj. Dimostra, se mai ancora ce ne fosse bisogno che abbiamo davanti un sistema assassino che continua ogni giorno ad uccidere. Si deve sviluppare il tema intorno a questo argomento, non parlare di sistemi socialisti che non esistono più e che fortunatamente il nuovo orizzonte comunista li ha definiti come giustamente erano, almeno nella loro degenerazione. Con un gravissimo deficit di socialismo.
    L'assassino a livello mondiale è il capitalismo, per la natura e per l'uomo.
    Emanuele

  10. #20
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    In Origine Postato da yurj
    gli zingari, che tutt'ora perseguitiamo in tutt'Europa;
    E chi li perseguita?
    Magari se ne andassero questi nomadi così troppo sedentari!

 

 
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