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  1. #11
    la ricerca della bellezza nascosta
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    "..Ci sono più cose tra il cielo e la terra di quante ne possa immaginare tutta l'umana filosofia.."

    Shakespeare (Amleto)

  2. #12
    sacher.tonino
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    WILLIAM SHAKESPEARE

    ...semplicemente il nome di una setta di poeti iniziati...

  3. #13
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    HENRY DETTO IL BARDO

    Shakespeare? Beh, sarebbe solo un personaggio di facciata, le cui opere furono in realtà scritte dal diplomatico e nobiluomo sir Henry Neville, discendente da re Edoardo III. Lo affermano Brenda James e William Rubinstein, dell'Università del Galles. E, secondo The Indipendent, l'ipotesi sarebbe sostenuta da prove sbalorditive, tra cui un documento che attesta come il nobile inglese si sia allenato a lungo a falsificare la firma di Shakespeare.
    Altri punti forti dell'ipotesi di James e Rubinstein sarebbero gli appunti trovati fra i manoscritti di Sir Henry Neville sulla scena dell'incoronazione nell'Enrico VIII, scritti 11 anni prima della rappresentazione teatrale, oltre a lettere e documenti relativi al Riccardo II. Neville era inoltre amico intimo di Southampton, al quale sono dedicati i Sonetti.

    Chi si nasconda dietro la maschera del bardo di Stratford (della cui vita sappiamo poco e dei cui manoscritti non è giunta traccia) è una questione che cominciò a interessare gli studiosi in epoca romantica, avviando un dibattito che ancora oggi divide gli scettici alla perenne ricerca di nuovi possibili nomi, e gli "stratfordiani" ad oltranza. L'obiezione di questi ultimi è che, per quanto suggestive, le coincidenze possono significare tutto e niente, e il dibattito resta solo un esercizio intellettuale che lascia il tempo che trova.

    Alla prossima…

  4. #14
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    E invece sono esistiti... Romeo e Giulietta?

    (...)

    Niente potrà scalfire mai il fascino della vicenda dei due sfortunati e giovani innamorati che, più antica della tragedia di Shakespeare, risale ad una tradizione popolare e letteraria insieme consolidata nei secoli, narrata a Verona per mano di Da Porto nel XVI sec. La vicenda dei due infelici amanti riflette in modo fantastico un’ epoca di lotte intestine testimoniata dalla presenza nella Verona del XIII sec. di ben 700 case-torre.
    A Verona esiste un vero e proprio itinerario che va dalla casa di Giulietta ,in via Cappello a quella di Romeo, percorrendo le antichissime strade della Corte Regia, dai nomi significativi: Via Amanti,Vicolo Amanti, fino a giungere alla tomba di Giulietta nell’antico convento dei cappuccini fuori le mura. All’interno del convento una cella custodisce un sarcofago in marmo rosso aperto e vuoto che richiama alla memoria il tragico epilogo della sofferta vicenda amorosa.
    La casa di Giulietta risale al XIII sec., fu per molto tempo proprietà della famiglia Cappello. L’identificazione dei Capello con i Capuleti ha dato origine alla convinzione che lì sorgesse la casa della sventurata fanciulla.
    Vi sono anche altre ipotesi su dove sorgessero le dimore dei due innamorati: arrocati l’uno di fronte all’altro sul colle di Montecchio Maggiore, sulle prime propaggini dei monti Berici, i due castelli di Bella Guardia e della Villa sono contesi tra Verona e Vicenza. Secondo una controversa tradizione Giulietta e Romeo sarebbero in realtà vicentini e avrebbero abitato i due castelli: il più settentrionale, della Villa sarebbe appartenuto alla famiglia dei Montecchi, mentre i Capuleti sarebbero stati i signori del castello di Bella Guardia.
    Da tempo i veronesi combattono contro quella che definiscono una tradizione infondata che vorrebbe sottrarre alla città scaligera la sua fama immortale di “città dell’amore”.


    Immagine tratta dal sito http://www.marketgl.com/travels

    Probabilmente è una vicenda senese del basso medioevo la fonte più lontana
    da cui trasse origine la tradizione letteraria che Shakespeare con la sua opera ha portato alla notorietà. Se ne appropriò uno dei maggiori narratori del Quattrocento italiano, Masuccio Salernitano (pseudonimo di Tommaso dei Guardati, 1415-1476), che la riscrisse nel Novellino con il titolo I due amanti senesi: Mariotto e Ganozza finiti tragicamente dopo un amore contrastato.
    Il poeta e condottiero vicentino Luigi Da Porto (1485-1529) si ispirò a questa novella quando ritiratosi nella sua villa di Montorso, dopo una grave ferita subita in battaglia, narrò la storia dei due innamorati : Giulietta della casata dei Capuleti e Romeo della casata dei Montecchi.
    Nell’epistola dedicatoria indirizzata alla cugina, Lucina Savorgnan, Da Porto sostiene di aver ascoltato la triste vicenda dei due innamorati dalla voce di un suo arciere,
    Pellegrino da Verona,durante un viaggio a cavallo in Friuli; il Pellegrino a sua volta l’avrebbe ricavata da ”alcune vecchie cronache”.
    Nel 1531 due anni dopo la morte di Da Porto apparve la Istoria novellamente ritrovata di due nobili amanti, riproposta in una successiva edizione come la Istoria di Giulietta.
    Mutati i nomi del racconto di Masuccio nei meno popolareschi Romeo e Giulietta, Da Porto ambienta il suo racconto a Verona all’epoca della signoria di Bartolomeo della Scala (1301-1304). Nella sua versione la rivalità tra le nobili famiglie veronesi dei due amanti ostacola l’amore dei due giovani. Dopo l’uccisione del cugino di Giulietta per mano di Romeo,quest’ultimo è costretto all’esilio. La vicenda si conclude con la tragica fine dei due innamorati.
    In seguito lo scrittore Matteo Bandello (1485-1561) pensò ad un rifacimento.
    I novellieri italiani ispirarono Lope Félix de Vega y Carpio nel dramma Castelvines y Monteses. Con l’opera di Lope de Vega nasce il motivo della “morta viva” che poi comparirà nel dramma di Shakespeare.
    L’opera del Bandello venne tradotta in francese e Pierre Boisteau la divulgò in Inghilterra dove la vicenda dei due giovani fu accolta con molto interesse. Venne tradotta da Painter che la pubblicò insieme ad altri racconti “amorosi” nel Palazzo del piacere, e poi resa liberamente nel poema The tragical historye of Romeus and Iuliet nel 1562 da Arthur Broocke. Alla novella si accostò poi Shakespeare che la consacrò all’immortalità dando voce alla purezza dell’amore di due giovani costretti a vivere in un mondo di adulti feroci, dediti soltanto ai loro interessi e alla banalità della vita di tutti i giorni.

    Dal sito http://www2.regione.veneto.it

  5. #15
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    Lodovico Festa

    I REVISIONISTI A CACCIA DI SHAKESPEARE


    Se cercate qualche lettura che competa con i romanzi di Dan Brown, quanto a descrizione di complotti e trame dalla durata secolare, vi consiglio di buttarvi sulla saggistica che tratta delle origini di William Shakespeare.
    Chi era veramente il grande commediografo elisabettiano? Era il filosofo e statista Francesco Bacone? Era Cristopher Marlowe che non sarebbe morto nel famoso agguato ma, sopravvissuto, avrebbe scritto tutte le opere dell'autore dell'Amleto? Era questo o quel nobile della corte della regina?

    Che il figlio di un guantaio, diventato attore, possa essere l'autore delle opere più importanti della cultura occidentale, disturba molti ricercatori, spesso ben documentati, anche se spesso più amatori che veri e propri accademici. Anche l'ultimo anno ha avuto la sua razione di shakespearologi negazionisti. Naturalmente contrastati da feroci difensori della tradizione (chiamati gli stratfordiani, quelli che sostengono che le opere di Shakespeare sono proprio dell'attore nato a Stratford on Avon). È uscito recentemente un libro dal titolo The Shakespeare wars: clashing scholars, public fiascoes, palace coups (“Le guerre su Shakespeare: studiosi in conflitto, grandi fiaschi, colpi di palazzo”) di Ron Rosenbaum, edizioni Random House, 624 pagine. Libro in cui l'autorevole giornalista (non schierato) segnala quanto sia feroce e pieno di colpi bassi lo scontro tra studiosi e critici shakespeariani.

    Tra le più recenti «guerre» shakespeariane segnaliamo quella di Brenda James che, insieme al docente di storia moderna William D. Rubinstein, ha lanciato un nuovo nome come possibile «vero Shakespeare», nel libro The truth Will out, gioco tra il significato letterale delle parole «la verità verrà fuori» e il «Will» che allude a William (editore Pearson-Longman, pagg. 350). La Brenda, con Rubinstein, sostiene che il vero Shakespeare sia Henri Neville, figlio del conte di Warkick, erede di una gloriosa famiglia, con qualche pretesa al trono d'Inghilterra, protagonista con il conte di Essex di intrighi che finirono per portarlo a soggiornare nella Torre di Londra.

    Altrettanto elaborato è il plot proposto da Clare Asquith in Shadowplay (La commedia mascherata - editore Public affairs, pagg. 350) La Asquith, nota specialista, è anche moglie dell'ex ambasciatore britannico a Mosca, dove negli anni Settanta l'autrice ebbe l'intuizione del carattere «mascherato» dell'opera di Shakespeare. Come i dissidenti anti brezneviani lanciavano attraverso le commedie di Cechov messaggi anticomunisti al pubblico più affezionato, usando una sorta di codice comunicativo che sfuggiva al Kgb, così si sarebbe comportato il grande Bardo in difesa dei cattolici contro il clima oppressivo instaurato dai circoli protestanti legati a Elisabetta I.
    Secondo la Asquith, Shakespeare sarebbe proprio la persona nata a Stratford on Avon, di cui rimane il nitido ricordo dell'attività di attore ma di cui restano solo pochissimi e ridottissimi documenti. Le opere del grande commediografo sarebbero sue. Ma la sua formazione (quella che fa disperare tanti accademici) sarebbe avvenuta sotto la protezione di gesuiti clandestini che poi lo avrebbero spinto a usare le sue opere teatrali come armi contro l'establishment protestante.

    Ed ecco alcune «letture» decodificate di commedie e tragedie shakespeariane proposte dalla James e dalla Asquith: le une tese a dimostrare la «nevillità» del Bardo, le altre il suo bellicoso cattolicesimo. In Sogno di una notte di mezza estate, nota la Asquith, Ermia è scura, Elena è chiara. Ermia si autodefinisce una tawny tartar, una scura tartara, un'etiope: tartari, etiopi sono tutti sinonimi, ben noti al pubblico del Globe, dei pruriginosi puritani. La dialettica tra fair (chiari) e brown (scuri) rappresenta - sempre secondo la Asquith - in tutta l'opera shakespeariana lo scontro tra solari cattolici e scuri (anche moralmente) protestanti.

    Romeo e Giulietta nell'interpretazione asquithiana è un'opera dedicata a una famiglia protettrice di Shakespeare: i Montague, grandi protettori di cattolici entrati in conflitto con l'entourage elisabettiano. Quando Romeo inveisce contro la luna, quest'ultima rappresenta Diana, cioè la dea vergine cioè la regina vergine: Elisabetta. Un duro attacco del Bardo perché la regina all'epoca acconsentiva troppo alle persecuzioni anticattoliche. La figura di Mercuzio, poi, sarebbe ispirata a Cristopher Marlowe, anche lui come il personaggio della tragedia ambientata a Verona, dalla dubbia moralità e, nel suo secondo mestiere di spia, incerto tra protestanti e cattolici. In Romeo e Giulietta si esibisce una conoscenza dell'Italia che solo Neville - sostiene la James - che lì aveva viaggiato in lungo e in largo, poteva avere.

    Questi sono solo alcuni esempi: nei saggi in esame si discute verso per verso, commedia per commedia, tragedia per tragedia, dramma storico per dramma storico. In questo modo Clare Asquith e Brenda James accumulano frasi, citazioni, squarci storici per convalidare la loro tesi. Forse più affascinanti che convincenti.

    Quanto a me, con le mie competenze storico-filologiche che sono quelle che sono, paiono più convincenti due altri libri su Shakespeare usciti in questi mesi 1599. A year in the life of William Shakespeare di James Shapiro (Faber and Faber, pagg. 429) e Will & me di Dominic Dromgoole (Allen Lane, pagg. 294). […] Shapiro spiega fatto dopo fatto, vicenda dopo vicenda, come Shakespeare non possa che essere Shakespeare, l'attore, il figlio del guantaio, prudente in politica e in religione, maestro di vita. La stessa tesi sostiene Dromgoole con le armi della sua professione di attore e regista, invece che con quelle della critica storica e letteraria. Ipotesi più convincenti di quelle pur affascinanti della Asquith e della James. Ma intanto le Shakespeare wars continuano.

    Lodovico Festa su Il Giornale del 5 settembre 2006

  6. #16
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    Ti assicuro che Romeo e Giulietta sono invenzioni veronesi, tutto è una bufala i luoghi, il balcone la tomba e la casa di Romeo. Invenzioni per turisti sprovveduti, un romanzo rosa per amanti dei fotoromanzi degli anni cinquanta.

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Ti assicuro che Romeo e Giulietta sono invenzioni veronesi, tutto è una bufala i luoghi, il balcone la tomba e la casa di Romeo. Invenzioni per turisti sprovveduti, un romanzo rosa per amanti dei fotoromanzi degli anni cinquanta.
    Mah, io intanto la trovo una storia molto delicata e affascinante e non certo equiparabile alla collezione Harmony... Che poi in quel di Verona ci abbiano marciato per meri scopi turistici è noto e verissimo, tuttavia il paragone Shakespeare/fotoromanzo mi sembra lo stesso alquanto... eccessivo!

    P. S. Benvenuto nel forum...

  8. #18
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    Non abbiamo bisogno di fortoromanzi (gia telecom ci sprona, i ladrocigni non finiscono mai) ma capire e comprendere il mistero dei miti, verità eterne. Non possiamo volgarizzare il mito, pensare subito a luoghi fisici, il gioco è sottile e come nell'alchimia coinvolge l'Anima , il cuore e qull'amor che fa muovere il sol e le altre stelle. Salute a Voi tutti.

  9. #19
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    Shakespeare è senza dubbio un grande, sono gli amministratori e la sovraintendenza di Verona che fanno ridere i polli con i loro percorsi falsi, studiati per mandrie impazzite di turisti ingenui e sprovveduti che bevono tutto quello che le guide propinano. Tutto a scapito di Shakespeare

 

 
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