Sul "Corriere della Sera" del 31 gennaio, Sandro Modeo recensisce il libro di John Pilger, "I nuovi padroni del mondo". E' una recensione breve, ma efficace. La tesi del giornalista è che la "globalizzazione" è in realtà neo-imperialismo, e che le azioni militari e le strategie geopolitiche siano sempre collegate agli interessi delle classi dominanti (complesso imprenditorial-finanziario).
Nulla di "nuovo" ma il punto è che è argomentato con intelligenza, prendendo ad esempio fatti storici concreti, esposti senza inutili giri di parole.

Quattro esempi:
1. Indonesia 1965: alcune grandi aziende appoggiano il golpe Suharto, che avrebbe avuto come conseguenza alcune tra le peggiori atrocità della storia del Novecento, con torture, mutilazioni, eccidi di uomini, donne, bambini e anziani. Suharto fu considerato per decenni dagli USA come "allievo modello" (non si dimentichi che in Indonesia esisteva il più grande partito comunista asiatico a parte quello cinese).

2. Iraq 1991-2002: a Bassora, le armi all'uranio impoverito, ipocritamente descritte dai media occidentali come innocue, provocano - oltre a immani distruzioni - la morte per cancro di migliaia di persone (e di bambini). Il Comitato per le Sanzioni, tramite i delegati angloamericani, impedisce alla popolazione di accedere ai farmaci chemioterapici e antimeningite.

3. Afghanistan 2001-2002: 3767 morti civili in un'operazione entusiasticamente supportata dalle élites imprenditoriali legate alle fonti energetiche, data la posizione strategica del paese nell'area.

4. Australia: le classi dominanti anglosassoni hanno a lungo praticato un vero apartheid verso gli aborigeni, per poi propagandare una visione "negazionista" o edulcorata degli eccidi e delle umiliazioni inflitte su basi razziste.

Ce n'è abbastanza per aprire gli occhi su quel che la propaganda cerca di occultare martellandoci con la retorica della "sicurezza", del "terrorismo", dell'egemonia benefica da esercitare, della felicità che il capitalismo favorirebbe per tutti i popoli del mondo.