Russeau, che mascalzone
di Rino Cammileri
Il filosofo Josè Ortega y Gasset è stato uno dei più lucidi testimoni della modernità. Ma ha avuto il torto, agli occhi dell'intellighenzia di mettere in discussione l'autore del «Contratto sociale», considerato l'intoccabile fondatore del moderno ordine politico. Ha pagato questo affronto con l'emarginazione culturale
Il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset (1883-1955) è stato una delle intelligenze più acute del nostro tempo, ma proprio la stia lucidità senza peli sulla lingua è sempre sta_ta tenuta in poco conto dall’intellettualità domi_nante. Lo si è emarginato come «in odore di de_stra», perché non ha sal_vato nessuno dei miti su cui si fonda il mondo mo_derno e contemporaneo.
Frase inquietante
In una conferenza tenuta a Berlino nel 1949, il filo_sofo ebbe modo di espor_re una sua «meditazione sull’Europa» (è con tale titolo che è stata ripresa da Luciano Pellicani in u_na collina da lui diretta per la Seam), di cui il Corriere della sera ha pubblicato uno stralcio nel luglio scorso. In detta conferenza c’è una frase agghiacciante, che da so_la basta a spiegare la sor_te dell’Ortega y Gasset_-pensiero fino ai nostri giorni. Eccola: «Uno dei più gravi errori del pen_siero “moderno” è stato di confondere la società con l’associazione, che è approssimativamente il contrario di quella». Questa frase demolisce il pilastro portante dell’i_deologia politica pianeta_ria odierna, la chiave di volta che sostiene il mon_do. Si demolisce Rous_seau e la sua teoria «contrattuale» della società. Secondo l’intellettuale ginevrino padre teorico della Rivoluzione france_se e di tutto quel che se_guì, dallo «stato di natu_ra» l’uomo uscì il giorno in cui stipulò il «contrat_to sociale» con i suoi si_mili. Jean-Jacques Rousseau era uno che, nel suo Discours sur l’inegalité parmi les hommes, esor_diva così: «Cominciamo col togliere di mezzo tut_ti i fatti e ragioniamo per astrazioni». La cosa ven_ne portata alla stia logica conseguenza dal filosofo marxista Ernst Bloch, il quale affermava: «Quan_do i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti». Prassi che, dai giacobini a Lenin e i suoi epigoni, fu sempre applicata alla lettera. Un altro grande spagnolo, lo storico Marcelino Menéndez Pelayo, nella sua Historia de las Ideas Estéticas en Espaiìa, da_va questo giudizio su Rousseau: «Fu il patriar_ca di una legione di ne_vropatici, egoisti, ma_linconìci e superbi, ina_bili all’azione, misera_mente consumati dal proprio fuoco». Questo «misantropo incorreggi_bile e grossolano» che «passò pazzo la maggior parte della vita, concen_trato di aspirazioni idea_li e di bassezze innominabili», divenne strana_mente l’idolo di un cer_to milieu alla moda, un milieu che ebbe di lì a poco la forza e la Ventu_ra di sconvolgere il mondo per sempre. «Quel che a noi sembra declamazione insensata, sentimentalismo, para_logismo e cattiva retori_ca, fu per i contempora_nei un torrente di lava furibondo. Questi libri, che oggi ci cadono dalle mani, ebbero la forza di scardinare l’ordine so_ciale antico, cambiare il sistema di educazione, alterare tutte le relazioni della vita, creare un nuovo tipo di uomo che durò per due o tre gene_razioni e non so se sia in_teramente scomparso. Perché Rousseau ha avu_to una fortuna singolare, in questo sopravvivere a se stesso; quando non trionfa come socialista li_vellatore e tirannico, trionfa come individuali-sta anarchico e feroce».
Equivoco nocivo
No, non è scomparso. Anzi, quel «nuovo tipo di uomo» non solo non èscomparso, ma oggi do_mina e permea, insegna e influenza, comanda e di_vulga. E vero, il patriarca dei giacobini, dei nazio_nalisti, dei socialisti, dei nazisti, dei comunisti, degli anarchici, degli e_donisti, degli ecologisti e dei radicali è lui. Rous_seau, padre comune dei liberali e dei libertari, dei totalitari e degli statolatri, degli animalisti e de_gli egualitari, dei buoni_sti e dei forcaioli. Senza di lui, il mondo quale lo conosciamo non sarebbe esistito.
Ebbene, Ortega y Gasset punta il dito proprio con_tro il suo dogma princi_pale: «Una società non si costituisce per accordo delle volontà. Al contra_rio, ogni accordo di Vo_lontà presuppone l’esi_stenza di una società di genti che convivono, e l’accordo non può consi_stere che nel precisare l’una e l’altra forma di questa convivenza». Mo_rale: «l’idea della società come riunione contrat_tuale, pertanto giuridica, è il più insensato tentati_vo che sia stato fatto di mettere il carro davanti ai buoi. Perché il diritto, la realtà “diritto” — non le idee su di esso del filo_sofo, del giurista o del demagogo — è, se mi è concessa l’espressione, secrezione spontanea ~ della società, e non può ~ essere altra cosa». Se ne era già accorto, a suo tempo, Joseph De Mai_stre, che provava a imma_ginare, senza riuscirci, un appuntamento collet_tivo primordiale, con i cavernicoli che, stufi di vivere nello «stato di na_tura», si concentrano in una piana per stendere la prima costituzione della storia.
Nozioni arcaiche
Il risultato del prevalere storico della visuale rousseauniana è stigma_tizzato da Ortega y Gas_set come «una delle mas_sime disgrazie». Infatti gli uomini dell’Occiden_te, posti di fronte a even_ti sempre più terrificanti, «si sono ritrovati dotati di utensili arcaici e goffe nozioni su ciò che è so_cietà, collettività, indivi_duo, usi, leggi. giustizia, rivoluzione, eccetera». La cosa è terribile, se si pensa che, nel contempo, le nozioni scientifiche si sono dilatate e sofisticate a dismisura. Il filosofo spagnolo sottolinea l’«in_congruenza tra la perfe_zione delle nostre idee sui fenomeni fisici e l’ar_retratezza scandalosa delle “scienze morali”. Il ministro, il professore, il fisico illustre e il roman_ziere sogliono avere di queste cose concetti de_gni di un barbiere di pe_riferia». Con tutto il ri_spetto per il barbiere di periferia, al quale forse è rimasto, unico, almeno un po’ di buonsenso. Infatti, sui temi come l’eu_tanasia, l’ingegneria ge_netica, i figli in provet_ta, i trapianti, la dona_zione (ma anche l’omo_sessualità, l’uso di droghe, il diritto penale, le fonti di energia, la stessa libertà) oggi come oggi il barbiere di periferia sembra avere opinioni più sensate di quelle di parecchi premi Nobel, governanti e, perché no, qualche prete.
Libero settimanale - 21 agosto 2000


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