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    Predefinito Il Sillabo, 136 Anni Dopo

    Il Sillabo , 136 anni dopo


    di Rino Cammilleri

    L'8 dicembre 1864, lo stesso giorno in cui dieci anni prima era stato proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione, veniva pubblicata l'enciclica Quanta cura . Recava annesso un catalogo (in latino Syllabus ) di dottrine, idee, teorie e affermazioni che la Chiesa condannava. Fosse uscita da sola, l'enciclica, avrebbe avuto un effetto meno dirompente: si sa, le encicliche sono generalmente prolisse, avvolte in uno stile solenne e severo che stempera in qualche modo il rigore delle affermazioni. Ma quel repertorio di brevi proposizioni, secche, precise, terribili, ebbe l'effetto di un macigno piombato in un negozio di specchi. Non potevano esservi dubbi, né vi era spazio per erudite controversie di teologi: quelle ottanta frasi erano lì, nero su bianco, seguite dal richiamo ai pronunciamenti pontifici che le fulminavano. Un pugno diretto allo stomaco del mondo moderno (anzi, al suo cuore), così come esso si era venuto sviluppando negli ultimi due secoli. La semplice impostazione di condanna (...la Chiesa condanna chiunque affermi questo e quest'altro...) costituiva una sorta di prontuario per il credente: gli bastava fare il contrario per essere nella verità cattolica. Solo che in quel documento c'era l'universo intero, lo spirito della modernità era folgorato in toto , né rimaneva quasi spazio per altro. In genere si dice che a chi crede bastano poche parole; è per chi non crede o per quelli paucae fidei che, sempre in genere, «questo linguaggio è duro» (Gv 6,60). Duro, quello del Sillabo , lo era senz'altro; ma, altrettanto sicuramente, chiaro ed efficace. Infatti, all'epoca tutti capirono perfettamente. E da allora le cose non sono più state le stesse, con implicazioni e complicazioni che tutt'ora perdurano, a centotrentasei anni di distanza. Molti cattolici, infatti, considerano il Sillabo una sorta di scheletro nell'armadio, un momento della loro storia di cui vergognarsi e scusarsi. Per mettere in difficoltà un cattolico in una discussione basta a un certo punto scagliargli in faccia un «...e il Sillabo ?». Di solito l'effetto che si ottiene è paragonabile a quello, terroristico e paralizzante, che si aveva quando, in tempi neanche tanto remoti, si dava del «fascista» a qualcuno. Coloro che, quasi un secolo e mezzo fa, sostennero e difesero quel documento sono considerati, nella migliore delle ipotesi, «anime povere di vita che non sapevano nulla dei vasti orizzonti del mondo moderno». L'affermazione è di uno storico laico, Gabriele Pepe, ed è contenuta in un libretto dal titolo: Il Sillabo e la politica dei cattolici . Non vi sarebbe niente di strano, rispetto ai giudizi ancora correnti sul Sillabo , se queste parole non fossero datate Capodanno 1945, cioè a pochi mesi dalla fine dell'incubo peggiore che il «mondo moderno» (anzi, il mondo tout court ) avesse mai conosciuto. Dopo lo spaventoso carnaio della seconda guerra mondiale, dopo i lager, dopo Hiroshima, dopo le purghe sovietiche, dopo l'Europa ridotta a un cumulo di rovine fumanti, dopo la cavalcata in armi di spaventose ideologie che non distinguevano tra soldati e popolazione civile, tutto coinvolgendo in un conflitto totale in cui la scienza si era trasformata in inaudito strumento di distruzione, forse era davvero il momento di chiedersi se il Sillabo non avesse avuto per caso ragione. Se, cioè, quel vecchio papa che un secolo prima era stato "sconfitto dalla storia" non avesse voluto lanciare un grido profetico alle generazioni presenti e future; un ultimo grido disperato, una messa in guardia tagliente e forte contro le ineluttabili conseguenze di certe premesse, contro gli abominevoli frutti che sarebbero cresciuti sui tronchi delle ideologie; un monito contro tutti gli «ismi» che si presentavano, allora, radiosi e gravidi di futuro; contro quelle sperate «magnifiche sorti e progressive» di cui la Chiesa, «maestra in umanità» (espressione dell'attuale pontefice), già allora antivedeva gli esiti; esiti che -secondo la nota categoria vichiana della «eterogenesi dei fini»- si sarebbero ineluttabilmente rovesciati nel contrario delle premesse e promesse da cui erano partiti. Se c'è qualcuno che può veramente capire e apprezzare la lucidità del Sillabo , quelli siamo proprio noi, uomini del Duemila. Noi, che possiamo mettere in fila e valutare tutti i disastri che sono venuti dopo e che hanno avuto come portato finale l'epoca in cui viviamo, contrassegnata dal nichilismo e dal rifiuto della vita. Il secolo seguito al Sillabo è stato definito, nella migliore delle valutazioni, «breve». Ma anche «del male» e «dei martiri», nonchè «della morte di Dio» che ha portato con sé quella «dell'uomo». Si noti che tutte queste definizioni sono rigorosamente di mano laica. Mano mano che si spegne la luce portata dal Cristo (riflessione del cardinale Ratzinger), tornano superstizione e schiavismo, suicidi e violenza diffusa, il vizio premiato e la virtù derisa... Ma è inutile fare l'elenco: basta leggere la cronaca quotidiana. Il sottofondo comune è la paura , paura del presente e, soprattutto, del futuro. Dalla stessa scienza si prendono le distanze: la diffusa preoccupazione ecologica e la sfiducia nella medicina ufficiale valgano per il tutto. Ma è una paura che gli uomini dell'Ottocento, abbagliati dalle promesse degli «ismi», non avevano. Anzi. In parte di certo mondo clericale è invalso oggi l'uso di qualificare come «profetici» gesti, atteggiamenti, parole che altri protrebbero trovare, piuttosto, opinabili o magari, in qualche caso, insignificanti. Allorchè un termine finisce per dar luogo a interpretazioni disparate è segno, in genere, che dall'uso si è passati all'abuso ed è quindi venuto il momento di tornare al dizionario. «Profetico» vuol dire «capace, per ispirazione, di vedere e rivelare il futuro». Quanti, di quelli che criticano il Sillabo , possono dire di averlo letto e, magari, studiato? Forse troverebbero che quel vituperato e negletto documento della Chiesa docente fu realmente «capace, per ispirazione, di vedere e rivelare il futuro». Certo, non c'è scritto, per esteso, che il comunismo finisce invariabilmente nei gulag. Ma non è profetico già il solo averne inserito la voce nel 1864? Si faccia caso alla data; il Manifesto cominciò a circolare clandestinamente solo durante la Comune di Parigi del 1871. Certa storiografia, anche di parte cattolica, ha opposto per lungo tempo il magistero di Leone XIII a quello di Pio IX, tanto «chiuso», questo, nei confronti del mondo moderno quanto quello sarebbe stato «aperto». Eppure fu proprio Leone XIII, quando era l'arcivescovo di Perugia Gioacchino Pecci, a lanciare l'idea di un Sillabo fin dal 1849, e a battersi e insistere affinchè un «catalogo» di errori venisse stilato a modo di vademecum riassuntivo. Leone XIII lo si cita a proposito e a sproposito come il papa della Rerum novarum , senza mai ricordare che la terza parola dell'enciclica è cupiditas : «il desiderio smodato di novità...». Così comincia, con una condanna perfettamente in linea con quelle del predecessore, la famosa enciclica leoniana. Giudicare il Sillabo senza conoscere niente del clima in cui maturò è come deridere i fucili ad avancarica avendo l'occhio sulle moderne armi al laser. Il susseguirsi degli eventi storici e la modifica di alcun dati di partenza ha reso possibile alla Chiesa l'accantonamento e addirittura la rimozione di molte delle condanne contenute nel Sillabo . Ma quello scarno elenco vide la luce in una cittadella assediata e prossima alla fine, mentre antichissimi diritti venivano irrisi e schiacciati in nome di un «Progresso» che oggi non pochi storici -anche laici- cominciano a vedere nella sua giusta luce di sopraffazione politica e ideologica. Nessuno più osa negare che, a partire dai philosophes settecenteschi, la Chiesa da cui uscì il Sillabo aveva dovuto affrontare il giacobinismo, il bonapartismo e infine il liberalismo virulentemente anticattolico risorgimentale. Inquadrato storicamente, il Sillabo rivela, nel suo linguaggio, tutto l'orgasmo e l'angoscia di chi vedeva un mondo finire forse per sempre. Ma lo studio sereno e pacato non potrà non rivelare in esso il grido -ripetiamo, profetico- di un Pastore che dice al suo gregge: state attenti, quel che vi sembra «sol dell'avvenire» si rivelerà puro veleno. La beatificazione in contemporanea di due papi, Pio IX e Giovanni XXIII, mostra tangibilmente che la Chiesa è sempre la stessa; cambia solo il modo di predicare un identico messaggio a uomini di epoche differenti. Ma è quanto meno singolare osservare quante voci si sono levate a dichiarare il "gradimento": questo papa sì, quello no. Tanto per cambiare, i più critici sono quelli a cui le beatificazioni dovrebbero importare meno, visto che sono dichiaratamente i più distanti dal credo cattolico. Ma chiunque abbia esperienza di dialogo sa che i difensori della «tolleranza» diventano virulentemente intolleranti quando sono i loro dogmi a venir messi in discussione. La «libertà» deve dunque venire difesa anche da sé stessa? Deve essere tutelata a qualunque costo anche dalle critiche che essa stessa potrebbe generare? Ecco un bel paradosso su cui il pensiero cosiddetto laico potrebbe più utilmente esercitarsi anzichè cercare di insegnare alla Chiesa il suo mestiere.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Der Wehrwolf

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    LE CONDANNE DEL SILLABO

    (Considerazioni del Prof. Rino Cammilleri, autore del libro «Elogio del Sillabo»)


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    Risulta assai necessario rivedere i luoghi comuni della storiografia attuale che oppone in una visione manichea infantile i buoni del Risorgimento (Mazzini, Garibaldi, Cavour) ai cattivi (il Papa, gli Austriaci, il re di Napoli). Questo non per simpatie di parte, ma perché non sempre le cose che ci vengono raccontate normalmente nei libri di testo stanno proprio così.
    [...] In quel clima di lotte e intrighi internazionali la Chiesa e il suo Pastore, di fronte ad un atteggiamento pernicioso assunto dalle idee e dalle nascenti ideologie nella società di allora, decideva di illuminare i fedeli, secondo il millenario Magistero della Chiesa, sui rischi di un modernismo in campo religioso, sociale e politico di grande pericolosità.
    [...] Forse mai nessun'altra istituzione al mondo, come la Chiesa Cattolica, ha dimostrato un indefesso interesse per il progresso scientifico e tecnologico: quello che si ribadiva, e l'insegnamento sarebbe valido tutt'oggi, era la pericolosità dell'idea e dello spirito che volevano orientare tale corsa verso la modernità, e che si possono sintetizzare nel concetto dell'abbandono di Dio e dell'idea di Dio.
    [...] Il compito che nello scrivere il libro Elogio del Sillabo mi sono posto non era altro che quello di dimostrare come questo documento non sia altro che la sintesi dell'insegnamento del Magistero della Chiesa: insigni studiosi mi hanno confermato che, per quanto se ne dica, anche dal punto di vista strettamente canonico, esso conserva tutta la sua autorità di documento pontificio.
    [...] Perché non proviamo a chiederci cosa potrebbe essere adesso l'Europa, l'America, la Russia, il Mondo, che hanno conosciuto in questo secolo le più grandi guerre e sanguinose stragi che la storia umana possa ricordare, se gli ammonimenti pontifici fossero stati seguiti?
    [...] La ragione è soprattutto religiosa: il Cristianesimo è una religione di libertà dalle catene del peccato e dalla schiavitù dei luoghi comuni delle varie culture. La nostra comune discendenza da Dio, per cui tutti gli uomini sono fratelli in Cristo, ha spinto e spinge i popoli di cultura cristiana a cimentarsi in ogni settore per alleviare sofferenze fisiche, sociali e morali. Invece le altre religioni non sviluppano questa sensibilità umana, pur avendo altrettante doti culturali e ricchezze sociali, proprio per il loro orientamento religioso: ora di abbandono totale a Dio (Islam), ora di atarassia (Buddismo).
    [...] La mia incompetenza in campo teologico. Io sono uno storico e nel mio libro ho cercato di spiegare cosa rappresenta il Sillabo. È compito del teologo, del liturgista, del canonista, invece, vedere se la Chiesa attuale, post-conciliare, vive in aderenza con i principi e le ragioni esposte nel Sillabo. Io posso fornire gli elementi per riflettere, non spetta a me tirare anche le conclusioni.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Il Sillabo (elenco), documento pubblicato in appendice all'enciclica Quanta cura del 1864, il papa condanna quelli che dal punto di vista della Chiesa cattolica sono i principali errori del mondo moderno. Dalla la negazione di Dio e della provvidenza all'autonomia e autarchia della ragione, dalla validità di ogni forma di religione all'intrusione della legislazione civile in materia ecclesiastica (spirituale o temporale), e ancora il liberalismo, il socialismo, il comunismo e, infine il pensare che il papa possa venire a compromesso con il progresso e con la civiltà moderna.


    Pio IX
    Quanta cura
    Syllabus


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    Con quanta cura e pastorale vigilanza i Romani Pontefici Predecessori Nostri, eseguendo l’ufficio loro affidato dallo stesso Cristo Signore nella persona del Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli, e l’incarico di pascere gli agnelli e le pecore, non abbiano mai tralasciato di nutrire diligentemente tutto il gregge del Signore con le parole della fede, di educarlo con la salutare dottrina e di rimuoverlo dai pascoli velenosi, a tutti ed a Voi in particolare, Venerabili Fratelli, è chiaro e manifesto. Invero i predetti Nostri Predecessori dell’augusta Religione cattolica – difensori e garanti della verità e della giustizia, sommamente solleciti della salute delle anime – non ebbero a cuore niente di più che individuare e condannare, con le loro sapientissime Lettere e Costituzioni, tutte le eresie e gli errori i quali, avversando la divina nostra fede, la dottrina della Chiesa cattolica, l’onestà dei costumi e l’eterna salute degli uomini, spesso suscitarono gravi tempeste e funestarono in modo devastante la cristiana e la civile repubblica. Pertanto i suddetti Nostri Predecessori con apostolica forza continuamente resistettero alle nefande macchinazioni di uomini iniqui che, schizzando come i flutti di procelloso mare la spuma delle loro fallacie e promettendo libertà mentre sono schiavi della corruzione, con le loro opinioni ingannevoli e con i loro scritti perniciosissimi si sono sforzati di demolire le fondamenta della Religione cattolica e della società civile, di levare di mezzo ogni virtù e giustizia, di depravare gli animi e le menti di tutti, di sviare dalla retta disciplina dei costumi gl’incauti, e principalmente la gioventù impreparata, e di corromperla miseramente, di imprigionarla nei lacci degli errori e infine di strapparla dal seno della Chiesa cattolica.

    Intanto, come a Voi, Venerabili Fratelli, è ben noto, poiché per un’arcana decisione della divina provvidenza, non certo per qualche Nostro merito, fummo innalzati a questa Cattedra di Pietro, vedendo Noi con estremo dolore del Nostro animo l’orribile procella sollevata da tante prave opinioni e i gravissimi, e non mai abbastanza lacrimabili danni che da tanti errori ridondano sul popolo cristiano, per dovere del Nostro Apostolico Ministero, seguendo le vestigia illustri dei Nostri Predecessori, alzammo la Nostra voce e con parecchie Lettere Encicliche divulgate per mezzo della stampa, con le Allocuzioni tenute nel Concistoro e con altre Lettere Apostoliche condannammo i principali errori della tristissima età nostra, e stimolammo la Vostra esimia vigilanza episcopale, ammonimmo con ogni Nostro potere ed esortammo tutti i figli della Chiesa cattolica a Noi carissimi che avessero in sommo abominio l’infezione di una peste così crudele e la fuggissero. Specialmente poi con la Nostra prima Lettera Enciclica del 9 novembre 1846 e con due Allocuzioni (delle quali una fu tenuta da Noi nel Concistoro del 9 dicembre 1854, e l’altra in quello del 9 giugno 1862) condannammo le mostruose enormità delle opinioni che segnatamente dominano in questa nostra età, con grandissimo danno delle anime e con detrimento della stessa civile società, le quali non solo avversano la Chiesa cattolica, la sua salutare dottrina e i suoi venerandi diritti, ma altresì la sempiterna legge naturale scolpita da Dio nei cuori di tutti e la retta ragione; da tali opinioni traggono origine quasi tutti gli altri errori.

    Ma quantunque non abbiamo omesso di bandire spesso e di riprovare i più capitali errori di tal fatta, nondimeno la causa della Chiesa cattolica, la salute delle anime a Noi divinamente affidate e il bene della stessa società umana richiedono assolutamente che di nuovo eccitiamo la Vostra pastorale sollecitudine a sconfiggere altre prave opinioni, che scaturiscono dai predetti errori come da fonte. Tali false e perverse opinioni tanto più sono da detestare, in quanto mirano in special modo a far sì che sia impedita e rimossa quella salutare forza che la Chiesa cattolica, per istituzione e mandato del suo divino Autore, deve liberamente esercitare fino alla consumazione dei tempi, sia verso i singoli uomini, sia verso le nazioni, i popoli e i supremi loro Principi: esse operano affinché sia tolta di mezzo quella mutua società e concordia fra il Sacerdozio e l’Impero, che sempre riuscirono fauste e salutari alle cose sia sacre, sia civili . Infatti Voi sapete molto bene, Venerabili Fratelli, che in questo tempo si trovano non pochi i quali, applicando al civile consorzio l’empio ed assurdo principio del naturalismo (come lo chiamano) osano insegnare che "l’ottima regione della pubblica società e il civile progresso richiedono che la società umana si costituisca e si governi senza avere alcun riguardo per la religione, come se questa non esistesse o almeno senza fare alcuna differenza tra la vera e le false religioni". Contro la dottrina delle sacre Lettere della Chiesa e dei Santi Padri, non dubitano di affermare "essere ottima la condizione della società nella quale non si riconosce nell’Impero il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica, se non in quanto lo chieda la pubblica pace". Con tale idea di governo sociale, assolutamente falsa, non temono di caldeggiare l’opinione sommamente dannosa per la Chiesa cattolica e per la salute delle anime, dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio , cioè "la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo che si deve proclamare e stabilire per legge in ogni ben ordinata società ed i cittadini avere diritto ad una totale libertà che non deve essere ristretta da nessuna autorità ecclesiastica o civile, in forza della quale possano palesemente e pubblicamente manifestare e dichiarare i loro concetti, quali che siano, sia con la parola, sia con la stampa, sia in altra maniera". E mentre affermano ciò temerariamente, non pensano e non considerano che essi predicano "la libertà della perdizione" , e che "se in nome delle umane convinzioni sia sempre libero il diritto di disputare, non potranno mai mancare coloro che osano resistere alla verità e confidano nella loquacità della sapienza umana, mentre la fede e la sapienza cristiane debbono evitare questa nociva vanità, in linea con la stessa istituzione del Signor Nostro Gesù Cristo" .

    E poiché nei luoghi nei quali la religione è stata rimossa dalla società civile o nei quali la dottrina e l’autorità della rivelazione divina sono state ripudiate, anche lo stesso autentico concetto della giustizia e del diritto umano si copre di tenebre e si perde, ed in luogo della giustizia vera e del diritto legittimo si sostituisce la forza materiale, quindi si fa chiaro il perché alcuni, spregiando completamente e nulla valutando i principi certissimi della sana ragione, ardiscono proclamare che "la volontà del popolo manifestata attraverso l’opinione pubblica (come essi dicono) o in altro modo costituisce una sovrana legge, sciolta da qualunque diritto divino ed umano, e nell’ordine Politico i fatti consumati, per ciò stesso che sono consumati, hanno forza di diritto". Ma chi non vede e non sente pienamente che una società di uomini sciolta dai vincoli della religione e della vera giustizia non può avere altro proposito fuorché lo scopo di acquisire e di accumulare ricchezze, e non può seguire nelle sue operazioni altra legge fuorché un’indomita cupidigia di servire alle proprie voluttà e comodità? Conseguentemente questi uomini, con odio veramente acerbo, perseguitano le Famiglie Religiose, quantunque sommamente benemerite della cosa cristiana, civile e letteraria, e vanno dicendo che esse non hanno alcuna ragione di esistere, e con ciò applaudono le idee degli eretici. Infatti, come sapientissimamente insegnava Pio VI, Nostro Predecessore di venerata memoria, "l’abolizione dei regolari lede lo stato di pubblica professione dei consigli evangelici, lede una maniera di vita raccomandata nella Chiesa come consentanea alla dottrina Apostolica, lede gli stessi insigni fondatori che veneriamo sopra gli altari, i quali non ispirati che da Dio istituirono queste società" . Ed affermano altresì empiamente doversi togliere ai cittadini e alla Chiesa la facoltà "di potere pubblicamente erogare elemosine per motivo di cristiana carità", e doversi abolire la legge "che per ragione del culto divino proibisce le opere servili in certi determinati giorni" con il fallace pretesto che quella facoltà e quella legge contrastano con i principi della migliore economia pubblica. Né contenti di allontanare la religione dalla pubblica società, vogliono rimuoverla anche dalle famiglie private. Infatti, insegnando e professando il funestissimo errore del Comunismo e del Socialismo dicono che "la società domestica, cioè la famiglia, riceve dal solo diritto civile ogni ragione della propria esistenza, e che pertanto dalla sola legge civile procedono e dipendono tutti i diritti dei genitori sui figli, principalmente quello di curare la loro istruzione e la loro educazione". Con tali empie opinioni e macchinazioni codesti fallacissimi uomini intendono soprattutto eliminare dalla istruzione e dalla educazione la dottrina salutare e la forza della Chiesa cattolica, affinché i teneri e sensibili animi dei giovani vengano miseramente infettati e depravati da ogni sorta di errori perniciosi e di vizi. Infatti, tutti coloro che si sono sforzati di turbare le cose sacre e le civili, e sovvertire il retto ordine della società e cancellare tutti i diritti divini ed umani, rivolsero sempre i loro disegni, studi e tentativi ad ingannare specialmente e a corrompere l’improvvida gioventù, come sopra accennammo, e nella corruzione della medesima riposero ogni loro speranza. Pertanto non cessano mai con modi totalmente nefandi di vessare l’uno e l’altro Clero da cui, come viene splendidamente attestato dai certissimi monumenti della storia, tanti grandi vantaggi derivarono alla cristiana, civile e letteraria repubblica; e vanno dicendo che "il Clero, come nemico del vero ed utile progresso della scienza e della civiltà, deve essere rimosso da ogni ingerenza ed ufficio nella istruzione e nella educazione dei giovani".

    Altri poi, rinnovando le prave e tante volte condannate affermazioni dei novatori, ardiscono con rilevante impudenza sottomettere all’arbitrio dell’autorità civile la suprema autorità della Chiesa e di questa Sede Apostolica, ad essa affidata da Cristo Signore, e di negare alla Chiesa e alla Sede Apostolica tutti i diritti che a loro appartengono intorno alle cose che si riferiscono all’ordine esterno. Infatti costoro non si vergognano di affermare che "le leggi della Chiesa non obbligano in coscienza se non quando vengono promulgate dal potere civile; che gli atti e i decreti dei Romani Pontefici relativi alla Religione e alla Chiesa hanno bisogno della sanzione e dell’approvazione, o almeno dell’assenso, del Potere civile; che le Costituzioni Apostoliche con le quali sono condannate le associazioni clandestine, sia che in esse si esiga, sia che non si esiga il giuramento di mantenere il segreto, e con le quali sono fulminati di anatema i loro seguaci e fautori, non hanno vigore in quelle contrade dove siffatte associazioni sono tollerate dal governo civile; che la scomunica inflitta dal Concilio di Trento e dai Romani Pontefici a coloro i quali invadono ed usurpano i diritti e i beni della Chiesa si appoggia alla confusione dell’ordine spirituale col civile e politico, per promuovere il solo bene mondano; che la Chiesa non deve decretare nulla che possa costringere le coscienze dei fedeli in ordine all’uso delle cose temporali; che alla Chiesa non compete il diritto di reprimere con pene temporali i violatori delle sue leggi; che sia conforme alla sacra teologia ed ai principi del diritto pubblico attribuire e rivendicare al governo civile la proprietà dei beni posseduti dalle Chiese, dalle Famiglie Religiose e dagli altri luoghi pii".

    Né arrossiscono di professare apertamente e pubblicamente le parole e i principi degli eretici, da cui nascono tante perverse sentenze ed errori. Essi ripetono che "la potestà ecclesiastica non è per diritto divino distinta ed indipendente dalla potestà civile, e che questa distinzione e questa indipendenza non possono essere mantenute senza che da parte della Chiesa non si usurpino i diritti essenziali della potestà civile". Né possiamo passare sotto silenzio l’audacia di coloro che, intolleranti della sana dottrina, pretendono "che si possa, senza peccato e pregiudizio della professione cattolica, negare l’assenso e l’obbedienza a quei decreti e a quelle disposizioni della Sede Apostolica che hanno per oggetto il bene generale della Chiesa, i suoi diritti e la sua disciplina, purché essi non tocchino i dogmi della fede e dei costumi". Quanto ciò grandemente contrasti con il dogma cattolico della piena potestà del Romano Pontefice, divinamente conferitagli dallo stesso Cristo Signore in ordine a pascere, reggere e governare la Chiesa universale, non è chi apertamente e chiaramente non vegga ed intenda. Noi dunque, in tanta perversità di depravate opinioni, ben memori del Nostro apostolico ufficio e massimamente solleciti della santissima nostra religione, della sana dottrina e della salute delle anime affidateci da Dio, e del bene della stessa società umana, abbiamo ritenuto di dovere nuovamente elevare la Nostra apostolica voce. Pertanto, tutte e singole le prave opinioni e dottrine espresse nominatamente in questa Lettera, con la Nostra autorità apostolica riproviamo, proscriviamo e condanniamo; e vogliamo e comandiamo che esse siano da tutti i figli della Chiesa cattolica tenute per riprovate, proscritte e condannate.

    Ma, oltre a queste, Voi ben sapete, Venerabili Fratelli, che nel presente tempo altre empie dottrine d’ogni genere vengono disseminate dai nemici di ogni verità e giustizia con pestiferi libri, libelli e giornali sparsi per tutto il mondo, con i quali essi illudono i popoli e maliziosamente mentiscono. Né ignorate come anche in questa nostra età si trovino alcuni che, mossi ed incitati dallo spirito di Satana, pervennero a tanta empietà da non paventare di negare con scellerata impudenza lo stesso Dominatore e Signore Nostro Gesù Cristo ed impugnare la sua Divinità. E qui non possiamo astenerci dall’elogiare con massime e meritate lodi Voi, Venerabili Fratelli, che in nessun modo tralasciaste di elevare con tutto zelo la Vostra voce episcopale contro tanta nequizia.

    Pertanto, con questa Nostra Lettera riprendiamo con tanto affetto il discorso con Voi che, chiamati a partecipare della Nostra sollecitudine, Ci siete di sommo conforto, letizia e consolazione in mezzo alle gravissime Nostre angosce, per l’egregia religione e pietà per cui Vi siete segnalati, e per quel meraviglioso amore, per la fedeltà e per l’osservanza con cui, stretti a Noi ed a quest’Apostolica Sede con cuori concordi, Vi sforzate di adempiere strenuamente e diligentemente al Vostro gravissimo ministero episcopale. In verità, dall’esimio Vostro zelo pastorale Ci aspettiamo che, impugnando la spada dello spirito, che è la parola di Dio, e confortati nella grazia del Signore Nostro Gesù Cristo, vogliate con rinforzate cure ogni giorno più provvedere a che i fedeli affidati alla Vostra sollecitudine "si astengano dalle erbe nocive che Gesù Cristo non coltiva perché non sono piantagione del Padre" . Né mancate d’inculcare sempre agli stessi fedeli che ogni vera felicità ridonda negli uomini dall’augusta nostra religione, dalla sua dottrina e dalla sua pratica: è beato quel popolo il cui Signore è il suo Dio (Sal 144,15). Insegnate "che sul fondamento della fede cattolica restano saldi i regni , e nulla è così mortifero, così vicino al precipizio, così esposto a tutti i pericoli, come il credere che ci possa bastare di aver ricevuto, quando nascemmo, il libero arbitrio, e non occorra domandare più altro al Signore: questo è dimenticare il nostro creatore e rinnegare, per mostrarci liberi, la sua potenza" . Né trascurate parimenti d’insegnare "che la reale potestà non fu data solamente per il governo del mondo, bensì soprattutto per il presidio della Chiesa , e nulla vi è che ai Principi e ai Re possa recare maggior profitto e gloria quanto, come un altro sapientissimo e fortissimo Nostro Predecessore, San Felice, inculcava a Zenone imperatore: lasciare che la Chiesa cattolica... si serva delle sue leggi, e non permettere che alcuno si opponga alla sua libertà... Giacché è certo che sarà loro utile che, quando si tratta della causa di Dio, si studino, secondo la Sua legge, non di anteporre ma di sottoporre la regia volontà ai Sacerdoti di Cristo" .

    Ma se fu sempre necessario, Venerabili Fratelli, ora specialmente, in mezzo a così grandi calamità della Chiesa e della società civile, in tanta cospirazione di avversari contro il cattolicesimo e questa Sede Apostolica, e fra così gran cumulo di errori, è assolutamente indispensabile che ricorriamo con fiducia al trono della grazia per ottenere misericordia e trovare benevolenza nell’aiuto opportuno. Perciò abbiamo ritenuto giusto eccitare la devozione di tutti i fedeli affinché, insieme con Noi e con Voi, con fervidissime ed umilissime preci preghino e supplichino incessantemente il clementissimo Padre della luce e delle misericordie; nella pienezza della fede ricorrano sempre al Signore Nostro Gesù Cristo, che ci redense a Dio nel Sangue Suo; e caldamente e continuamente implorino il Suo dolcissimo Cuore, vittima della Sua ardentissima carità verso di noi, perché coi vincoli del Suo amore attiri tutto a se stesso, e tutti gli uomini, infiammati del Suo santissimo amore, camminino rettamente secondo il Cuore Suo, in tutto piacendo a Dio e fruttificando in ogni opera buona. Ed essendo, senza dubbio, più gradite a Dio le preghiere degli uomini se questi ricorrono a Lui con l’animo mondo da ogni macchia, perciò abbiamo creduto giusto aprire con apostolica liberalità i celesti tesori della Chiesa affidati alla Nostra dispensazione, perché gli stessi fedeli più intensamente accesi alla vera pietà e lavati dalle macchie dei peccati nel Sacramento della Penitenza, con maggiore fiducia volgano a Dio le loro preghiere e conseguano la Sua grazia e la Sua misericordia.

    Dunque con questa Lettera, con la Nostra autorità Apostolica, a tutti e ai singoli fedeli del mondo cattolico di ambo i sessi concediamo l’Indulgenza Plenaria in forma di Giubileo per il periodo solamente di un mese, fino a tutto il prossimo anno 1865, e non oltre, da stabilirsi da Voi, Venerabili Fratelli, e dagli altri legittimi Ordinari, nello stesso modo e forma in cui all’inizio del sommo Nostro Pontificato lo concedemmo con l’apostolica Nostra Lettera in forma di Breve del 20 novembre 1846 e mandata a tutto il vostro Ordine episcopale, la quale comincia "Arcanae Divinae Providentiae consilio", e con tutte le stesse facoltà che con detta Lettera furono da Noi concesse. Vogliamo però che si osservino tutte quelle cose che sono prescritte in detta Lettera, e si eccettuino quelle che dichiarammo eccettuate. Ciò concediamo, nonostante le cose contrarie, qualunque siano, ancorché degne di speciale ed individua menzione e deroga. E perché siano eliminati ogni dubbio e difficoltà, abbiamo disposto che Vi si mandi copia di tale Lettera.

    "Preghiamo, Venerabili Fratelli, dall’intimo del cuore e con tutta l’anima, la misericordia di Dio, perché Egli stesso disse: "Non disperderò la mia misericordia da loro". Domandiamo e riceveremo, e se vi saranno indugio e ritardo nel ricevere, poiché peccammo gravemente, bussiamo, perché a chi bussa verrà aperto, purché alla porta si bussi con le preghiere, con i gemiti e con le lacrime nostre, con le quali bisogna insistere e durare; e se sia unanime la nostra orazione... ciascuno preghi Dio non solamente per sé, ma per tutti i fratelli, così come il Signore ci insegnò a pregare" . E perché il Signore più facilmente si pieghi alle preghiere Nostre, Vostre e di tutti i fedeli, con ogni fiducia adoperiamo presso di Lui come interceditrice l’Immacolata e Santissima Vergine Maria, Madre di Dio, la quale uccise tutte le eresie nell’universo mondo, e madre amantissima di tutti noi "è tutta soave... e piena di misericordia... a tutti si offre indulgente, a tutti clementissima; e con un sicuro amplissimo affetto ha compassione delle necessità di tutti" ; come Regina che sta alla destra dell’Unigenito Figlio suo, il Signore Nostro Gessù Cristo, in manto d’oro e riccamente vestita, nulla esiste che da Lui non possa impetrare. Domandiamo anche l’aiuto del Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli, e del suo Coapostolo Paolo e di tutti i Santi che, divenuti già amici di Dio, pervennero al regno celeste e, coronati, posseggono la palma; sicuri della loro immortalità, sono solleciti della nostra salvezza.

    Infine, invocando da Dio, con tutto l’animo, su di Voi l’abbondanza di tutti i doni celesti, come pegno della singolare Nostra benevolenza verso di Voi, con tanto amore impartiamo l’Apostolica Benedizione che viene dall’intimo del Nostro cuore a Voi stessi, Venerabili Fratelli, ed a tutti i Chierici e Laici fedeli affidati alle Vostre cure.

    Dato a Roma, presso San Pietro, 1’8 dicembre dell’anno 1864, decimo dopo la dogmatica Definizione dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria Madre di Dio, anno decimonono del Nostro Pontificato.


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    SILLABO

    DEI PRINCIPALI ERRORI DELL’ETÀ NOSTRA, CHE SON NOTATI NELLE ALLOCUZIONI CONCISTORIALI, NELLE ENCICLICHE E IN ALTRE LETTERE APOSTOLICHE DEL SS. SIGNOR NOSTRO PAPA PIO IX



    I - Panteismo, naturalismo e razionalismo assoluto

    I. Non esiste niun Essere divino, supremo, sapientissimo, provvidentissimo, che sia distinto da quest’universo, e Iddio non è altro che la natura delle cose, e perciò va soggetto a mutazioni, e Iddio realmente vien fatto nell’uomo e nel mondo, e tutte le cose sono Dio ed hanno la sostanza stessissima di Dio; e Dio è una sola e stessa cosa con il mondo, e quindi si identificano parimenti tra loro, spirito e materia, necessità e libertà, vero e falso, bene e male, giusto ed ingiusto.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    II. È da negare qualsiasi azione di Dio sopra gli uomini e il mondo.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    III. La ragione umana è l’unico arbitro del vero e del falso, del bene e del male indipendentemente affatto da Dio; essa è legge a se stessa, e colle sue forze naturali basta a procurare il bene degli uomini e dei popoli.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    IV. Tutte le verità religiose scaturiscono dalla forza nativa della ragione umana; laonde la ragione è la prima norma, per mezzo di cui l’uomo può e deve conseguire la cognizione di tutte quante le verità, a qualsivoglia genere esse appartengano.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Encicl. Singulari quidem, 17 marzo 1856.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    V. La rivelazione divina è imperfetta, e perciò soggetta a processo continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    VI. La fede di Cristo si oppone alla umana ragione; e la rivelazione divina non solo non giova a nulla, ma nuoce anzi alla perfezione dell’uomo.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    VII. Le profezie e i miracoli esposti e narrati nella sacra Scrittura sono invenzioni di poeti, e i misteri della fede cristiana sono il risultato di indagini filosofiche; e i libri dell’Antico e Nuovo Testamento contengono dei miti; e Gesù stesso è un mito.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.



    II - Razionalismo moderato

    VIII. Siccome la ragione umana si equipara colla stessa religione, perciò le discipline teologiche si devono trattare al modo delle filosofiche.

    Alloc. Singulari quadam perfusi, 9 dicembre 1854.

    IX. Tutti indistintamente i dommi della religione cristiana sono oggetto della naturale scienza ossia filosofia, e l’umana ragione, storicamente solo coltivata, può colle sue naturali forze e principi pervenire alla vera scienza di tutti i dommi, anche i più reconditi, purché questi dommi siano stati alla stessa ragione proposti.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Gravissimas, 11 dicembre 1862.

    Lett. al medesimo Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    X. Altro essendo il filosofo ed altro la filosofia, quegli ha diritto e ufficio di sottomettersi alle autorità che egli ha provato essere vere: ma la filosofia né può, né deve sottomettersi ad alcuna autorità.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Gravissimas, 11 dicembre 1862.

    Lett. al medesimo Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    XI. La Chiesa non solo non deve mai correggere la filosofia, ma anzi deve tollerarne gli errori e lasciare che essa corregga se stessa.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Gravissimas, 11 dicembre 1862.

    XII. I decreti della Sede apostolica e delle romane Congregazioni impediscono il libero progresso della scienza.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    XIII. Il metodo e i principi, coi quali gli antichi Dottori scolastici coltivarono la teologia, non si confanno alle necessità dei nostri tempi e al progresso delle scienze.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    XIV. La filosofia si deve trattare senza aver riguardo alcuno alla soprannaturale rivelazione.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    N. B. – Col sistema del razionalismo sono in massima parte uniti gli errori di Antonio Günther, che vengono condannati nella Lett. al Card. Arciv. di Colonia, Eximiam tuam, 15 giugno 1847, e nella Lett. al Vesc. di Breslavia, Dolore haud mediocri, 30 aprile 1860.



    III - Indifferentismo, latitudinarismo

    XV. È libero ciascun uomo di abbracciare e professare quella religione che, sulla scorta del lume della ragione, avrà reputato essere vera.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    XVI. Gli uomini nell’esercizio di qualsivoglia religione possono trovare la via della eterna salvezza, e conseguire l’eterna salvezza.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Alloc. Ubi primum, 17 dicembre 1847.

    Encicl. Singulari quidem, 17 marzo 1856.

    XVII. Almeno si deve bene sperare della eterna salvezza di tutti coloro che non sono nella vera Chiesa di Cristo.

    Alloc. Singulari quadam, 9 dicembre 1854.

    Encicl. Quanto conficiamur, 17 agosto 1863.

    XVIII. Il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio.

    Encicl. Noscitis et Nobiscum, 8 dicembre 1849.



    IV - Socialismo, comunismo, società segrete, società bibliche, società clerico-liberali

    Tali pestilenze, spesso, e con gravissime espressioni, sono riprovate nella Epist. Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846; nella Alloc. Quibus quantisque, 20 aprile 1849: nella Epist. Encicl. Nostis et Nobiscum, 8 dicembre 1849; nella Alloc. Singulari quadam, 9 dicembre 1854; nell’Epist. Quanto conficiamur, 10 agosto 1863.



    V - Errori sulla Chiesa e suoi diritti

    XIX. La Chiesa non è una vera e perfetta società pienamente libera, né è fornita di suoi propri e costanti diritti, conferitile dal suo divino Fondatore, ma tocca alla potestà civile definire quali siano i diritti della Chiesa e i limiti entro i quali possa esercitare detti diritti.

    Alloc. Singulari quadam, 9 dicembre 1854.

    Alloc. Multis gravibusque, 18 dicembre 1860.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    XX. La potestà ecclesiastica non deve esercitare la sua autorità senza licenza e consenso del governo civile.

    Alloc. Meminit unusquisque, 30 settembre 1861.

    XXI. La Chiesa non ha potestà di definire dommaticamente che la religione della Chiesa cattolica sia l’unica vera religione.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    XXII. L’obbligazione che vincola i maestri e gli scrittori cattolici, si riduce a quelle cose solamente, che dall’infallibile giudizio della Chiesa sono proposte a credersi da tutti come dommi di fede.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    XXIII. I Romani Pontefici ed i Concilii ecumenici si scostarono dai limiti della loro potestà, usurparono i diritti dei Principi, ed anche nel definire cose di fede e di costumi errarono.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    XXIV. La Chiesa non ha potestà di usare la forza, né alcuna temporale potestà diretta o indiretta.

    Lett. Apost. Ad Apostolicae, 22 agosto 1851.

    XXV. Oltre alla potestà inerente all’episcopato, ve n’è un’altra temporale che è stata ad esso concessa o espressamente o tacitamente dal civile impero il quale per conseguenza la può revocare, quando vuole.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    XXVI. La Chiesa non ha connaturale e legittimo diritto di acquistare e di possedere.

    Alloc. Nunquam fore, 15 dicembre 1856.

    Lett. Encicl. Incredibili, 17 settembre 1863.

    XXVII. I sacri ministri della Chiesa ed il Romano Pontefice debbono essere assolutamente esclusi da ogni cura e da ogni dominio di cose temporali.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    XXVIII. Ai Vescovi, senza il permesso del Governo, non è lecito neanche promulgare le Lettere apostoliche.

    Alloc. Nunquam fore, 15 dicembre 1856.

    XXIX. Le grazie concesse dal Romano Pontefice si debbono stimare irrite, quando non sono state implorate per mezzo del Governo.

    Alloc. Nunquam fore, 15 dicembre 1856.

    XXX. L’immunità della Chiesa e delle persone ecclesiastiche ebbe origine dal diritto civile.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    XXXI. Il foro ecclesiastico per le cause temporali dei chierici, siano esse civili o criminali, dev’essere assolutamente abolito, anche senza consultare la Sede apostolica, e nonostante che essa reclami.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    Alloc. Nunquam fore, 15 dicembre 1856.

    XXXII. Senza violazione alcuna del naturale diritto e delle equità, si può abrogare l’immunità personale, in forza della quale i chierici sono esenti dalla leva e dall’esercizio della milizia; e tale abrogazione è voluta dal civile progresso, specialmente in quelle società le cui costituzioni sono secondo la forma del più libero governo.

    Epist. al Vescovo di Monreale Singularis Nobisque, 29 sett. 1864.

    XXXIII. Non appartiene unicamente alla ecclesiastica potestà di giurisdizione, qual diritto proprio e connaturale, il dirigere l’insegnamento della teologia.

    Lett. all’Arciv. di Frisinga Tuas libenter, 21 dicembre 1862.

    XXXIV. La dottrina di coloro che paragonano il Romano Pontefice ad un Principe libero che esercita la sua azione in tutta la Chiesa, è una dottrina la quale prevalse nel medio evo.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    XXXV. Niente vieta che per sentenza di qualche Concilio generale, o per opera di tutti i popoli, il sommo Pontificato si trasferisca dal Vescovo Romano e da Roma ad un altro Vescovo e ad un’altra città.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    XXXVI. La definizione di un Concilio nazionale non si può sottoporre a verun esame, e la civile amministrazione può considerare tali definizioni come norma irretrattabile di operare.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    XXXVII. Si possono istituire Chiese nazionali non soggette all’autorità del Romano Pontefice, e del tutto separate.

    Alloc. Multis gravibusque, 17 dicembre 1860.

    Alloc. Iamdudum cernimus, 18 marzo 1861.

    XXXVIII. Gli arbìtri eccessivi dei Romani Pontefici contribuirono alla divisione della Chiesa in quella di Oriente e in quella di Occidente.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.



    VI - Errori che riguardano la società civile, considerata in sé come nelle sue relazioni con la Chiesa

    XXXIX. Lo Stato, come quello che è origine e fonte di tutti i diritti, gode un certo suo diritto del tutto illimitato.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    XL. La dottrina della Chiesa cattolica è contraria al bene ed agl’interessi della umana società.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Alloc. Quibus quantisque, 20 aprile 1849.

    XLI. Al potere civile, anche esercitato dal signore infedele, compete la potestà indiretta negativa sopra le cose sacre; perciò gli appartiene non solo il diritto del cosidetto exequatur, ma anche il diritto del cosidetto appello per abuso.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    XLII. Nella collisione delle leggi dell’una e dell’altra potestà, deve prevalere il diritto civile.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    XLIII. Il potere laicale ha la potestà di rescindere, di dichiarare e far nulli i solenni trattati (che diconsi Concordati) pattuiti con la Sede apostolica intorno all’uso dei diritti appartenenti alla immunità ecclesiastica; e ciò senza il consenso della stessa Sede apostolica, ed anzi, malgrado i suoi reclami.

    Alloc. In Concistoriali, 1° novembre 1850.

    Alloc. Multis gravibusque, 17 dicembre 1860.

    XLIV. L’autorità civile può interessarsi delle cose che riguardano la religione, i costumi ed il governo spirituale. Quindi può giudicare delle istruzioni che i pastori della Chiesa sogliono dare per dirigere, conforme al loro ufficio, le coscienze, ed anzi può fare regolamenti intorno all’amministrazione dei Sacramenti ed alle disposizioni necessarie per riceverli.

    Alloc. In Concistoriali, 1° novembre 1850.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    XLV. L’intero regolamento delle pubbliche scuole, nelle quali è istruita la gioventù dello Stato, eccettuati solamente sotto qualche riguardo i Seminari vescovili, può e dev’essere attribuito all’autorità civile; e talmente attribuito, che non si riconosca in nessun’altra autorità il diritto di intromettersi nella disciplina delle scuole, nella direzione degli studi, nella collazione dei gradi, nella scelta e nell’approvazione dei maestri.

    Alloc. In Concistoriali, 1° novembre 1850.

    Alloc. Quibus luctuosissimis, 5 settembre 1851.

    XLVI. Anzi, negli stessi Seminari dei Chierici, il metodo da adoperare negli studi è soggetto alla civile autorità.

    Alloc. Numquam fore, 15 dicembre 1856.

    XLVII. L’ottima forma della civile società esige che le scuole popolari, quelle cioè che sono aperte a tutti i fanciulli di qualsiasi classe del popolo, e generalmente gl’istituti pubblici, che sono destinati all’insegnamento delle lettere e delle più gravi discipline, nonché alla educazione della gioventù, si esimano da ogni autorità, forza moderatrice ed ingerenza della Chiesa, e si sottomettano al pieno arbitrio dell’autorità civile e politica secondo il placito degli imperanti e la norma delle comuni opinioni del secolo.

    Epist. all’Arciv. di Frisinga Quum non sine, 14 luglio 1864.

    XLVIII. Può approvarsi dai cattolici quella maniera di educare la gioventù, la quale sia disgiunta dalla fede cattolica, e dall’autorità della Chiesa e miri solamente alla scienza delle cose naturali, e soltanto o per lo meno primieramente ai fini della vita sociale.

    Epist. all’Arciv. di Frisinga Quum non sine, 14 luglio 1864.

    IL. La civile autorità può impedire ai Vescovi ed ai popoli fedeli di comunicare liberamente e mutuamente col Romano Pontefice.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    L. L’autorità laicale ha di per sé il diritto di presentare i Vescovi e può esigere da loro che incomincino ad amministrare le diocesi prima che essi ricevano dalla S. Sede la istituzione canonica e le Lettere apostoliche.

    Alloc. Nunquam fore, 15 dicembre 1856.

    LI. Anzi il Governo laicale ha diritto di deporre i Vescovi dall’esercizio del ministero pastorale, né è tenuto ad obbedire al Romano Pontefice nelle cose che spettano alla istituzione dei Vescovati e dei Vescovi.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    LII. Il Governo può di suo diritto mutare l’età prescritta dalla Chiesa in ordine alla professione religiosa tanto delle donne quanto degli uomini, ed ingiungere alle famiglie religiose di non ammettere alcuno ai voti solenni senza suo permesso.

    Alloc. Nunquam fore, 15 dicembre 1856.

    LIII. Sono da abrogarsi le leggi che appartengono alla difesa dello stato delle famiglie religiose, e dei loro diritti e doveri; anzi il Governo civile può dare aiuto a tutti quelli i quali vogliono disertare la maniera di vita religiosa intrapresa, e rompere i voti solenni; e parimenti, può spegnere del tutto le stesse famiglie religiose, come anche le Chiese collegiate ed i benefici semplici ancorché di giuspatronato e sottomettere ed appropriare i loro beni e le rendite all’amministrazione ed all’arbitrio della civile potestà.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    Alloc. Probe memineritis, 22 gennaio 1855.

    Alloc. Cum saepe, 27 luglio 1855.

    LIV. I Re e i Principi non solamente sono esenti dalla giurisdizione della Chiesa, ma anzi nello sciogliere le questioni di giurisdizione sono superiori alla Chiesa.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    LV. È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.



    VII - Errori circa la morale naturale e cristiana

    LVI. Le leggi dei costumi non abbisognano della sanzione divina, né è necessario che le leggi umane siano conformi al diritto di natura, o ricevano da Dio la forza di obbligare.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    LVII. La scienza delle cose filosofiche e dei costumi, ed anche le leggi civili possono e debbono prescindere dall’autorità divina ed ecclesiastica.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    LVIII. Non sono da riconoscere altre forze se non quelle che sono poste nella materia, ed ogni disciplina ed onestà di costumi si deve riporre nell’accumulare ed accrescere in qualsivoglia maniera la ricchezza e nel soddisfare le passioni.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    Epistola encicl. Quanto conficiamur, 10 agosto 1863.

    LIX. Il diritto consiste nel fatto materiale; tutti i doveri degli uomini sono un nome vano, e tutti i fatti umani hanno forza di diritto.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    LX. L’autorità non è altro che la somma del numero e delle forze materiali.

    Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.

    LXI. La fortunata ingiustizia del fatto non apporta alcun detrimento alla santità del diritto.

    Alloc. Iamdudum cernimus, 18 marzo 1861.

    LXII. È da proclamarsi e da osservarsi il principio del cosidetto non-intervento.

    Alloc. Novos et ante, 28 settembre 1860.

    LXIII. Il negare obbedienza, anzi il ribellarsi ai Principi legittimi, è cosa logica.

    Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846.

    Alloc. Quisque vestrum, 4 ottobre 1847.

    Epist. Encicl. Nostis et Nobiscum, 8 dicembre 1849.

    Lett. Apost. Cum catholica, 26 marzo 1860.

    LXIV. La violazione di qualunque santissimo giuramento e qualsivoglia azione scellerata e malvagia ripugnante alla legge eterna, non solo non sono da riprovare, ma anzi da tenersi del tutto lecite e da lodarsi sommamente, quando si commettano per amore della patria.

    Alloc. Quibus quantisque, 20 aprile 1849.



    VIII - Errori circa il matrimonio cristiano

    LXV. Non si può in alcun modo tollerare che Cristo abbia elevato il matrimonio alla dignità di Sacramento.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    LXVI. Il Sacramento del matrimonio non è che una cosa accessoria al contratto, e da questo separabile, e lo stesso Sacramento è riposto nella sola benedizione nuziale.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    LXVII. Il vincolo del matrimonio non è indissolubile per diritto di natura, ed in vari casi può sancirsi per la civile autorità il divorzio propriamente detto.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    LXVIII. La Chiesa non ha la potestà d’introdurre impedimenti dirimenti il matrimonio, ma tale potestà compete alla autorità civile, dalla quale debbono togliersi gl’impedimenti esistenti.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    LXIX. La Chiesa incominciò ad introdurre gl’impedimenti dirimenti, nei secoli passati non per diritto proprio, ma usando di quello che ricevette dalla civile potestà.

    Lett. Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.

    LXX. I canoni tridentini, nei quali s’infligge scomunica a coloro che osano negare alla Chiesa la facoltà di stabilire gl’impedimenti dirimenti, o non sono dommatici, ovvero si debbono intendere dell’anzidetta potestà ricevuta.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    LXXI. La forma del Concilio Tridentino non obbliga sotto pena di nullità in quei luoghi, ove la legge civile prescriva un’altra forma, e ordina che il matrimonio celebrato con questa nuova forma sia valido.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    LXXII. Bonifazio VIII per primo asserì che il voto di castità emesso nella ordinazione fa nullo il matrimonio.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    LXXIII. In virtù del contratto meramente civile può aver luogo tra cristiani il vero matrimonio; ed è falso che, o il contratto di matrimonio tra cristiani è sempre sacramento, ovvero che il contratto è nullo se si esclude il sacramento.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    Lett. di S. S. Pio IX al Re di Sardegna, 9 settembre 1852.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    Alloc. Multis gravibusque, 17 dicembre 1860.

    LXXIV. Le cause matrimoniali e gli sponsali di loro natura appartengono al foro civile.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    N. B. – Si possono qui ridurre due altri errori, dell’abolizione del celibato de; chierici, e della preferenza dello stato di matrimonio allo stato di verginità. Sono condannati, il primo nell’Epist. Encicl. Qui pluribus, 9 novembre 1846, il secondo nella Lettera Apost. Multiplices inter, 10 giugno 1851.



    IX - Errori intorno al civile principato del Romano Pontefice

    LXXV. Intorno alla compatibilità del regno temporale col regno spirituale disputano tra loro i figli della Chiesa cristiana e cattolica.

    Lett. Apost. Ad apostolicae, 22 agosto 1851.

    LXXVI. L’abolizione del civile impero posseduto dalla Sede apostolica gioverebbe moltissimo alla libertà ed alla prosperità della Chiesa.

    Alloc. Quibus quantisque, 20 aprile 1849.

    N. B. – Oltre a questi errori censurati esplicitamente, molti altri implicitamente vengono riprovati in virtù della dottrina già proposta e decisa intorno al principato civile del Romano Pontefice: la quale dottrina tutti i cattolici sono obbligati a rispettare fermissimamente. Essa apertamente s’insegna nell’Alloc. Quibus quantisque, 20 aprile 1849; nell’Alloc. Si semper antea, 20 maggio 1850; nella Lett. Apost. Cum catholica Ecclesia, 26 marzo 1860; nell’Alloc. Novos, 28 settembre 1860; nell’Alloc. Iamdudum, 18 marzo 1861, e nell’Alloc. Maxima quidem, 9 giugno 1862.



    X - Errori che si riferiscono all’odierno liberalismo

    LXXVII. In questa nostra età non conviene più che la religione cattolica si ritenga come l’unica religione dello Stato, esclusi tutti gli altri culti, quali che si vogliano.

    Alloc. Nemo vestrum, 26 luglio 1855.

    LXXVIII. Però lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano, sia lecito avere pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.

    Alloc. Acerbissimum, 27 settembre 1852.

    LXXIX. È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l’ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell’indifferentismo.

    Alloc. Numquam fore, 15 dicembre 1856.

    LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e con la moderna civiltà.

    Alloc. Iamdudum cernimus, 18 marzo 1861.

    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Elogio di Pio IX

    di FRANCO CARDINI

    Papa molto amato, ma anche odiato e calunniato.
    Giovanni Paolo II lo beatifica, il mondo laicista lo condanna.
    Ritratto di un Papa che fu santo e re. E profeta: vide prima di tutti i guasti
    che avrebbero prodotto il materialismo comunista e liberista.

    "Benedite, gran Dio, l'Italia": l'invocazione intensa e commossa di Pio IX, un secolo e mezzo dopo che fu proferita, si legge non senza un qualche imbarazzo. Il Mastai Ferretti era un italiano nato a Senigallia, nello Stato Pontificio, era un uomo del suo tempo, l'Ottocento, che per qualcuno e` il secolo formidabile del Romanticismo che si apre con Napoleone e si chiude alla vigilia della prima Guerra mondiale, e per qualcun altro e` soltanto il sie`cle imbe`cille. Non gli si puo` certo rimproverare di aver cullato qualche entusiasmo per gli ideali di patria, di unita` e di liberta`. Non ci si puo` meravigliare se il suo entusiasmo di patriota cattolico si scaldo` per alcuni anni alla fiamma del federalismo neoguelfo. Non ci si puo` scandalizzare se dinanzi agli sviluppi centralistici, autoritari e giacobini dell'ala prevalente del movimento di unita` nazionale, la coscienza del suo ruolo di capo della Chiesa e di principe di uno Stato italico che aveva diritto e bisogno di preservare la sua sovranita` lo spinse a chiamarsi fuori da un coro unitario sempre piu` egemonizzato dal militarismo e dall'espansionismo annessionistico dei piemontesi e dal radicalismo giacobino dei garibaldini.
    Ho francamente qualche disagio a tornare su Pio IX dopo le polemiche nate nell'estate scorsa dalla sua beatificazione e dalla mostra che all'interno del Meeting di Rimini e` stata dedicata a una rilettura della storia del Risorgimento. Quanto al primo tema, non riesco francamente a convincermi che in un paese nel quale la religione cattolica e` ancora forte e diffusa anche se non piu` maggioritaria sia ancora tanto radicata l'ignoranza relativa al carattere e al meccanismo dei processi di beatificazione e di canonizzazione: processi tipici ed esclusivi dell'ambito ecclesiale, che la Chiesa conduce iuxta sua propria principia e all'unico fine di stabilire se il candidato alla canonizzazione ha vissuto o no in grado eroico le virtu` cristiane.
    Per i cattolici, la proclamazione di un santo e` uno dei pochissimi casi nei quali il pontefice romano e` direttamente assistito dallo Spirito Santo e quindi infallibile. Ma nella canonizzazione non hanno alcun peso le opzioni politiche o culturali del candidato alla santita`: elevare Luigi IX di Francia alla gloria degli altari non comporta affatto il santificare la prassi e gli obiettivi della "settima" e della "ottava" crociata; riconoscere la santita` di Giovanna d'Arco non comporta per nulla una sanzione delle sue qualita` tattiche o strategiche; beatificare Pio IX non comporta l'approvazione del suo comportamento politico in quanto sovrano dello Stato Pontificio. Un santo puo` anche essere stato uno sprovveduto, uno sciocco, un fallito: questo non conta, lo Spirito soffia dove vuole. Un santo e` un eroe delle virtu` cristiane: la Chiesa ne decreta l'eroicita`, il pontefice la legittima, lo Spirito Santo assiste quale Supremo Garante. Questo e` tutto. E non ci sono eccezioni o perplessita` protestanti, o laiche, o musulmane, o ebree che tengano.
    Ma bastano le ragioni della santita` a ben giudicare Pio IX? Credo che a correttamente valutarne l'opera sia necessario apprezzare anche le sue caratteristiche civili. Papa Mastai Ferretti sostenne con grande dignita` l'urto dell'espansionismo piemontese e dell'aggressivita` massonica: difese con moderazione ma con fermezza la liberta` del suo piccolo Stato investito dalla furia di forze che non esitarono ad abbandonarsi a un vero e proprio atto di brigantaggio internazionale culminato nell'aggressione e nell'invasione di uno Stato sovrano. Il Piemonte sabaudo, ampliatesi e legittimatosi in Regno d'Italia, si comporto` con lo Stato Pontifi`cio come Hitler e Stalin, settant'anni dopo, si sarebbero comportati con la Polonia. Non e` ultracattolico il dirlo: e` semplicemente esito d'un'occhiata senza pregiudizi al mondo della storia.
    Pio IX porto` con dignita` e con fermezza la sua croce: sovrano senza piu` regno, prigioniero nella sua stessa casa, adulato e calunniato al tempo stesso.
    Difese il potere temporale: quel potere che, grazie a un'ottima e provvidenziale scelta concorde di Santa Sede e Governo italiano, e` tornato sia pur simbolicamente a riproporsi mezzo secolo dopo la sua brigantesca soppressione. Non v'e` dubbio che il potere temporale ha appesantito e compromesso la vita della Chiesa cattolica; ma e` stato il prezzo che essa ha pagato per non finir a fungere da cappellana di palazzo di potenti della terra, come e` invece accaduto alle chiese riformate e ortodosse.
    Pio IX volle il Sillabo: ch'e` "datato", ma che in piu` punti conserva intatto il suo valore profetico. Alludo ai commi 58 - 59, relativi al materialismo assoluto, che suonano profetica condanna del materialismo comunista non meno che dell'ipermaterialismo iperliberista che presiede alla globalizzazione.




    'Tra le leggende costruite ad arte per legittimare la presa di Roma, screditando Pio IX, vi e` quella relativa al "malgoverno" dello Stato Pontificio. lndubbiamente, quello dei papi era un regno di questo mondo, con tutti i difetti e i limiti delle cose umane. Ma un rapido confronto con le nazioni dell'epoca dimostra che le cose non andavano poi tanto male per i cittadini pontifici. I quali, innanzitutto, si erano visti garantiti piu` di mille anni di pace, grazie al prestigio internazionale e all'assoluta mancanza di mire espansionistiche del regno.
    [...] La pressione fiscale nello Stato Pontificio oscilla tra i 20 e i 22 franchi a persona, mentre in Piemonte e` tra i30 e 32 franchi, in Francia tocca i40 e in Inghilterra addirittura gli 80. Pio IX cura il prosciugamento delle paludi di Ostia e di Ferrara, la bonifica dell'agro romano, amplia i principali porti sull'Adriatico, fornisce Roma dell'acqua potabile, promuove sin dal 1847 l'illuminazione a gas, da` nuovo impulso a scavi e restauri, fa poggiare oltre 400 chilometri di ferrovia. Roma possiede un ospedale ogni 9000 abitanti, mentre Londra uno ogni 40.000; e un istituto di beneficenza ogni 2700 abitanti, contro uno su 7000 della capitale inglese".
    (Alessandro Gnocchi - Mario Palmaro, Formidabili quei Papi. Pio IX e Giovanni XXIII: due ritratti in controluce, Ancora, Milano 2000, pp. 30-32).



    Cronologia

    1792. A Senigallia nasce dalla contessa Caterina Solazzi e dal conte Girolamo Giovanni Maria Mastai Ferretti. Lo stesso giorno riceve il battesimo.
    1797. Il piccolo Giovanni Maria cade nelle acque di un torrente. Salvato da un domestico, manifesta i primi segni di epilessia.
    1803. Entra nel Collegio degli Scolopi a Volterra.
    1809. Si trasferisce a Roma, ospite dello zio Paolino Mastai, canonico della Basilica Vaticana, per proseguire gli studi di filosofa e teologia al Collegio Romano.
    1815. Inizia la sua opera di assistenza all'istituto per ragazzi abbandonati Tata Giovanni di Roma.
    1819. 10 aprile È ordinato sacerdote e nominato direttore del Tata Giovanni.
    1823. Si reca in Cile, accompagnando il Nunzio Apostolico Giovanni Muzi. Vi rimane fino al 1825.
    1827. 3 giugno È consacrato vescovo, a soli 35 anni, dal cardinale Castiglioni, futuro papa Pio VIII. È arcivescovo di Spoleto, dove viene chiamato a fronteggiare alcuni moti rivoluzionari e il terremoto del 1832.
    1832. 22 dicembre. È trasferito alla sede vescovile di Imola.
    1840. 17 dicembre. Riceve il cappello cardinalizio.
    1846. 16 giugno. È eletto papa a soli 54 anni. Succede a Gregorio XVI. 16 luglio. Emana "L'Editto del perdono", con cui concede l'amnistia per i delitti politici. 8 novembre. Prima Enciclica, la Qui pluribus, in cui condanna le societa` segrete, la Massoneria e il Comunismo.
    1847. Concede un'ampia liberta` di stampa. Istituisce la Guardia civica, il Municipio e il Consiglio comunale di Roma. L'anno successivo concede lo Statuto.
    1848. 10 febbraio. Dalla loggia del Quirinale pronuncia il celebre discorso in cui esclama: "Gran Dio, benedite l'Italia". 29 aprile. Proclama la Chiesa neutrale nel conflitto tra Piemonte e Austria. 3 maggio. Invia all'Imperatore d'Austria una lettera in difesa dell'indipendenza italiana. 15 novembre. Viene ucciso Pellegrino Rossi, capo del Governo di Pio IX. 24 novembre. Si rifugia a Gaeta, mentre l'Urbe cade in mano ai repubblicani.
    1850. 12 aprile. Rientra a Roma. Concede una nuova, ampia amnistia.
    1852. 2 febbraio. Chiede allo zar Nicola I che siano rispettati i cattolici e il popolo polacco.
    1854. 8 dicembre. Proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione.
    1857. Visita i territori dello Stato Pontificio. Il viaggio dura 4 mesi.
    1860. La sconfitta nella battaglia di Castelfidardo segna per lo Stato Pontificio la perdita di Legazioni (Bologna, Perugia, Urbino, Velletri), Marche e Umbria.
    1861.1 luglio. Fonda "L'Osservatore Romano".
    1864. 8 dicembre. Pubblica l'enciclica Quanta cura con annesso il Syllabum, elenco dei "principali errori dei nostri tempi".
    1869. 7 dicembre. Apre il Concilio Vaticano I, che verra` sospeso il 18 luglio 1870, a causa della guerra francoprussiana.
    1870. 18 luglio. Proclama il dogma, dell'Infallibilita` papale ex cathedra. 20 settembre. Con la presa di Roma da parte dei piemontesi, Pio IX si rinchiude in volontaria prigionia in Vaticano. 8 dicembre. Dichiara san Giuseppe patrono della Chiesa universale.
    1871. 3 febbraio. Roma e` dichiarata capitale; Vittorio Emanuele II vi fara` il suo ingresso il 3 luglio. 13 maggio. Viene promulgata la Legge dette Guarentigie, che il papa respinge come atto unilaterale di un governo aggressore.
    1874. Invita i cattolici a non partecipare alle elezioni politiche in Italia (Non expedit). Nasce a Venezia l'Opera dei Congressi, che riunisce i cattolici italiani "intransigenti", fedeli alle esortazioni del papa.
    1875 16 giugno. Consacra la Chiesa al Sacro Cuore.
    1878. 7 febbraio. Muore dopo il piu` lungo pontificato della storia. È sepolto provvisoriamente in san Pietro.
    1881. 13 luglio. La salma viene traslata nella Basilica di san Lorenzo. Durante il tragitto, alcuni esagitati tentano di gettare la bara nel Tevere.
    1907. 11 febbraio. Pio X ordina l'introduzione dei processi diocesani ordinari per la causa di beatificazione di Pio IX. Il processo prosegue il suo iter sotto il pontificato di Pio XII.
    1985. 6 luglio. Giovanni Paolo II riconosce le virtu` eroiche del servo di Dio Pio IX.
    1986. 15 gennaio. La consulta medica dichiara all'unanimita` che, per intercessione di Pio IX, suor Maria Teresa di san Paolo del Carinelo di Nantes ha ottenuto una guarigione miracolosa, l'11 febbraio 1911.
    2000. 3 settembre. In piazza san Pietro sono proclamati beati Angelo Giuseppe Roncalli e Giovanni Maria Mastai Ferretti.

    Bibliografia

    Alessandro Gnocchi Mario Palmaro
    Formidabili quei Papi. Pio IX e Giovanni XXIII: due ritratti in controluce
    Ancora, Milano 2000

    Roberto De Mattei
    Pio IX
    Piemme, Casale Mon.to (AL) 2000

    Rino Cammilleri
    Elogio del Sillabo
    Leonardo, Milano 1994. Angela Pellicciari Risorgimento da riscrivere
    Ares, Milano 1998.

    Gerlando Lentini,
    La bugia risorgimentale. Il Risorgimento italiano dalla parte degli sconfiti
    II Cerchio, Rimini 1999.

    Paolo Gulisano
    O Roma o morte! Pio IX e il Risorgimento
    II Cerchio, Rimini 2000.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    CARISSIMI MODERATORI,

    MI PERMETTO DI POSTARE ANCHE QUI QUEST'INTERVISTA CHE GIà ABBIAMO SEGNALATO SU "TRADIZIONE CATTOLICA".
    A COMPLETAMENTO DEL THREAD IN ONORE DEI 139 ANNI (A DICEMBRE) DALLA PUBBLICAZIONE DEL SILLABO DEGLI ERRORI.

    UN CARO SALUTO

    GUELFO NERO

    LA PROVINCIA", IL PIù IMPORTANTE QUOTIDIANO DELLE PROVINCE DI COMO E DI LECCO, HA PUBBLICATO IL 2 FEBBRAIO 2003 LA SEGUENTE INTERVISTA (A CURA DI GIUSEPPE GUIN) AL SUPERIORE DELL'ISTITUTO "MATER BONI CONSILII", DON FRANCESCO RICOSSA.
    MALGRADO IL TAGLIO NECESSARIAMENTE GIORNALISTICO E A VOLTE DAVVERO SINTETICO, DON RICOSSA FA UNA VERA E PROPRIA CATECHESI SULLA VERITà CATTOLICA E SULL'ATTUALE SITUAZIONE DELLA CATTEDRA DI SAN PIETRO, FORMALMMENTE VACANTE ANCHE SE MATERIALMENTE OCCUPATA DA MONSIGNOR WOJTYLA (GIOVANNI PAOLO II).
    LA SI POTREBBE DAVVERO INTITOLARE "ESSERE CATTOLICI OGGI".

    UN CARISSIMO SALUTO A TUTTI, IN SPECIAL MODO AI CATTOLICI INTEGRALI DI POL CHE CONDIVIDONO LA BUONA BATTAGLIA CONTRO GLI OCCUPANTI NEO-MODERNISTI.

    GUELFO NERO


    DON RICOSSA PARTIAMO DALL'INIZIO. PERCHè, SECONDO LEI, QUESTO PAPA SAREBBE ILLEGITTIMO?

    DON RICOSSA: "QUESTO è SOLO UN COROLLLARIO. IL PROBLEMA è POSTO DAI DOCUMENTI DEL CONCILIO VATICANO II. ALCUNI CONTRADDICONO IL MAGISTERO PRECEDENTE DELLA CHIESA. E QUESTO è INAMMISSIBILE".

    MA DOVE STA IL PROBLEMA? LA CHIESA SI EVOLVE

    "NO. NO. NO. LA FEDE è IMMUTABILE. LA CHIESA NON PUò MUTARE PARERE".

    MA SONO DOCUMENTI APPROVATI DA QUASI TREMILA VESCOVI?

    "LO SO, MA AD ESEMPIO LA DICHIARAZIONE SULLA LIBERTà RELIGIOSA è PALESEMENTE IN CONTRASTO CON QUANTO INSEGNATO DAL MAGISTERO PRECEDENTE. LA CHIESA HA SEMPRE NEGATO LA LIBERTà RELIGIOSA".

    PER FORTUNA HA CAMBIATO LINEA. NON SOGNERà PER CASO UN MONDO CON UN'UNICA RELIGIONE?

    "NON è IL MIO SOGNO. è LA VOLONTà DI CRISTO CHE DISSE ANDATE E INSEGNATE. CONVERTIRE TUTTI ALLA FEDE CATTOLICA è IL DOVERE DI OGNI CRISTIANO".

    MA OGNUNO HA LA LIBERTà DI SBAGLIARE COME VUOLE

    "ASSOLUTAMENTE NO. PIO XII DISSE CHE L'ERRORE NON HA DIRITTO.

    MA LEI NON PUò PRETENDERE CHE TUTTI CREDANO CHE QUELLA CATTOLICA SIA LA VERA RELIGIONE

    "MA SCHERZIAMO? LA RELIGIONE CATTOLICA è L'UNICA DEPOSITARIA DELLA VERITà ASSOLUTA."

    MA QUESTO LO CREDE LEI

    "NO, è UN FATTO OGGETTIVO. IL CATTOLICESIMO SI IMPONE PER LA SUA VERITà E CHI NON CREDE è COLPEVOLE".

    MA TUTTE LE RELIGIONI HANNO QUALCOSA DI POSITIVO?

    "QUESTA è LA MENTALITà LIBERALE. IL PRINCIPIO DELLA LIBERTà RELIGIOSA NON ESISTE NELL'INSEGNAMENTO DEI DOTTORI DELLA CHIESA. C'è NEL PENSIERO ILLUMINISTA E NEL CONCILIO VATICANO II, APPUNTO".

    SA CHE LA SICUREZZA CHE DA UNA PARTE STIA LA VERITà E DALL'ALTRA L'ERRORE, IN PASSATO HA CAUSATO UNA SERIE DI DISASTRI?

    "AL CONTRARIO. I DISASTRI SONO STATI CAUSATI DALLA POSIZIONE CONTRARIA. LA RIVOLUZIONE FRANCESE HA NEGATO LA RELIGIONE RIVELATA E HA CAUSATO FIUMI DI SANGUE. LO STESSO IL COMUNISMO ATEO."

    MA LEI NON CREDE AL PRINCIPIO DELLO STATO LAICO?

    "ASSOLUTAMENTE NO. LA CHIESA è SEMPRE STATA CONTRARIA ALLO STATO LAICO. UN'ENCICLICA DI PIO XI DEFINISCE IL LAICISMO "UNA PESTE" ".

    NELLA CONCEZIONE CATTOLICA ESISTE UNA DISTINZIONE NETTA TRA POTERE TEMPORALE E SPIRITUALE

    "HANNO SCOPI DISTINTI, IL BENE TEMPORALE E IL BENE SPIRITUALE. MA LA DOTTRINA DELLA CHIESA DICE CHE QUESTI POTERI POSSONO ESSERE ANCHE RETTI DALLA STESSA PERSONA".

    CALMA, CALMA, COME SAREBBE "STESSA PERSONA"?

    "IN PASSATO NEGLI STATI DELLA CHIESA O ATTUALMENTE NELLA CITTà DEL VATICANO I DUE POTERI APPARTENGONO ALLA STESSA PERSONA. COMUNQUE SIA, NORMALMENTE I POTERI SONO DISTINTI, MA NON POSSONO ESSERE MAI SEPARATI".

    MA LO STATO è TOTALMENTE ALTRO DALLA CHIESA

    "LA RELAZIONE TRA STATO E CHIESA è SIMILE AL RAPPORTO TRA CORPO E ANIMA E OVVIAMENTE DEVE ESSERCI SUBORDINAZIONE TRA STATO E CHIESA"

    HO CAPITO BENE? STATO SUBORDINATO ALLA CHIESA?

    "OVVIO, ALTRIMENTI CI SAREBBE LA CHIESA SUBORDINATA ALLO STATO E SI AVREBBE LO STATO ASSOLUTO, IL TOTALITARISMO (LIBERALE O NAZIONALISTA, COMUNISTA O SOCIALISTA, NON FA DIFFERENZA N.D.R.)"

    E IL FAMOSO "LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO"?

    "è IL SOFISMA DI CAVOUR. UNA MENZOGNA CHE NON SI REALIZZA NELLA PRATICA. INFATTI NEL 1848 QUANDO SI DIEDE LIBERTà DI CULTO AI VALDESI E LA PARITà DI DIRITTI AGLI EBREI, I GESUITI FURONO ESPULSI. IL RISORGIMENTO CHIUSE I MONASTERI E IMPRIGIONò I VESCOVI"

    MA è PROPRIO CONVINTO DI CIò CHE STA DICENDO?

    "NON è IL MIO PARERE, è L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA".

    INSEGNAMENTO PRECONCILIARE, OVVIAMENTE. MA LA CHIESA è ANDATA OLTRE PIO IX.

    "ECCO IL PUNTO. ALLA CHIESA è LECITO MUTARE GLI ACCORDI PRATICI, MA NON LA DOTTRINA, ALTRIMENTI DIVENTA UN PARTITO. LA CHIESA è CUSTODE FEDELISSIMA DELLA RIVELAZIONE. CIò CHE DIO HA RIVELATO, LA CHIESA DEVE TRASMETTERE SENZA TOGLIERE O AGGIUNGERE UNA RIGA. PUò SOLO ESPLICITARE QUELLO CHE ERA IMPLICITO. LO SVILUPPO DEVE ESSERE OMOGENEO E NON CONTRADDIRE MAI QUANTO INSEGNATO."


    SECONDO IL DOCUMENTO "NOSTRA AETATE", LE RELIGIONI NON CRISTIANE SONO UNO STRUMENTO DI CUI SI SERVE DIO PER LA SALVEZZA DEGLI UOMINI

    "INFATTI è UN ERRORE. OVVIO CHE CI SIA QUALCOSA DI BENE IN TUTTE LE RELIGIONI: INFATTI IL MALE ASSOLUTO NON ESISTE. MA IL DIALOGO CON LE RELIGIONI PORTA AD UNA VIA SENZA SBOCCO. PER UNA RELIGIONE RIVELATA E DEPOSITARIA DELLA VERITà, IL DIALOGO HA UN SOLO SCOPO: EVANGELIZZARE".

    DIALOGO è ANCHE CONFRONTARSI, ASCOLTARE

    "SI ASCOLTA PER CAPIRE DOVE STA L'ERRORE E PORTARE L'ERRANTE ALLA VERITà".

    CHE NE PENSA DEL FENOMENO ISLAMICO IN ITALIA?

    "TUTTO QUELLO CHE POSSIAMO FARE è PREDICARE LA VERITà DEL VANGELO E DIFENDERCI DA QUALUNQUE RELIGIONE FALSA. NON BISOGNA DARE SPAZIO LEGALE A NESSUNA RELIGIONE DIVERSA DA QUELLA CATTOLICA".

    MA SECONDO LEI SENZA L'ADESIONE ALLA CHIESA CATTOLICA NON CI SI PUò SALVARE?

    "è UNA VERITà DI FEDE. FUORI DALLA CHIESA NON C'è SALVEZZA. LA SALVEZZA DELL'INFEDELE è POSSIBILE, SE PUR ECCEZIONALE, NEL CASO DELL'IGNORANZA IN BUONA FEDE"

    LE ALTRE RELIGIONI CHE SENSO HANNO DUNQUE?

    "LE RELIGIONI FALSE SONO UN OSTACOLO. INSEGNANO FALSITà MORALI E DI FEDE".

    QUANDO VEDE LE RIUNIONI ECUMENICHE, CHE FA? RABBRIVIDISCE?

    "PENSO CHE OGNI CATTOLICO DOVREBBE RABBRIVIDIRE. SECONDO PIO XI, L'ECUMENISMO è LA STRADA VERSO L'ATEISMO".

    MA LEI SAREBBE ANCORA FAVOREVOLE ALLE SCOMUNICHE?

    "MA CERTO, NON HA AVUTO SENSO TOGLIERLE. DEL RESTO GLI STESSI PROGRESSISTI CONTINUANO AD USARLE. VEDI MONSIGNOR LEFEBVRE"

    MAI PENSATO ALL'IDEA DI PLURALISMO?

    "SIAMO SERI. IL MAGISTERO DELLA CHIESA è UNO. MI FA SORRIDERE L'IDEA DI PLURALISMO. PURTROPPO DOPO IL CONCILIO SI AMMETTE TUTTO ED IL CONTRARIO DI TUTTO".

    INVECE CI SAREBBE BISOGNO DI PIù ORDINE

    "SENZA DUBBIO. MA NON PERCHè SIA UN FANATICO DI LEGGE ORDINE E DISCIPLINA, MA PERCHè COSì CRISTO HA FONDATO LA CHIESA. LA SOPPRESSIONE DEL SANT'UFFIZIO è STATA UN GRAVE ERRORE"

    MA NON VORRà PER CASO REINTRODURRE L'INQUISIZIONE?

    "IO CERTO NON POSSO FARLO. MA SIAMO ALL'ASSURDO. è COME SE UN GOVERNO DECIDESSE DI ABOLIRE LA POLIZIA E DICESSE: D'ORA IN POI CON I LADRI SI DIALOGA, CON I DELINQUENTI SI FA UNA SESSIONE DI STUDIO...CHE STATO SAREBBE?".

    AMMETTA LEI AVREBBE FATTO VOLENTIERI IL SANTO INQUISITORE?

    "MI AVREBBE AFFASCINATO...MA ERA RICHIESTA GRANDE DOTTRINA E GRANDE SANTITà...A ME MANCA SIA L'UNA CHE L'ALTRA"

    MA LEI SOGNA ANCORA UNO STATO CATTOLICO?

    "LO AUSPICO PERCHè LO AUSPICA LA CHIESA. IN UNO STATO CRISTIANO LE ANIME SI SALVANO PIù FACILMENTE, IN UNO STATO ANTICRISTIANO SI SALVANO SOLO GLI EROI"

    TORNIAMO ALL'INIZIO DELLA CORRUZIONE: IL CONCILIO

    "è IN CONTRADDIZIONE CON IL MAGISTERO PRECEDENTE. LA "DIGNITATIS HUMANAE" è IN NETTA CONTRADDIZIONE CON IL "SILLABO" E "QUANTA CURA", QUINDI è ERRATA".

    NON PUò ESSERE CHE SIA ERRATO IL SILLABO E CHE CI SIA STATA
    UN'EVOLUZIONE?


    "UN'EVOLUZIONE CHE APPROFONDISCA LA VERITà SI, CHE LA CONTRADDICA NO. UN DOCUMENTO PRECEDENTE NON PUò ESSERE SMENTITO. LA CHIESA è "ASSISTITA" E INFALLIBILE."

    INFALLIBILE, MA SOLO NELLE VERITà DI FEDE

    "NO. LA CHIESA è INFALLIBILE NEL PROPORRE E NELL'INSEGNARE LA VERITà RIVELATA E ANCHE CIò CHE è CONNESSO ALLE VERITà RIVELATE. SE NOI SUPPONESSIMO PER UN ATTIMO CHE LA CHIESA SI FOSSE SBAGLIATA NEL SUO INSEGNAMENTO PASSATO, LA PRIMA CONSEGUENZA SAREBBE CHE SI POTREBBE METTERE IN DUBBIO ANCHE QUELLO CHE VIENE INSEGNATO OGGI."

    MA QUELLA DI OGGI NON è CREDIBILE SECONDO LEI?

    "LA NUOVA DOTTRINA NON è CREDIBILE PERCHè IN CONTRADDIZIONE CON QUELLA PASSATA".

    SE LA CHIESA ERA ASSISTITA DALLO SPIRITO SANTO IN PASSATO, PERCHè NON LO è OGGI?

    "ECCO IL PUNTO FONDAMENTALE. O L'INSEGNAMENTO ATTUALE è UNA ESPLICITAZIONE DI QUANTO DETTO IN PASSATO E ALLORA IL PROOBLEMA NON SUSSISTE, OPPURE C'è CONTRADDIZIONE. SE TRA L'INSEGNAMENTO ODIERNO E QUELLO DEL PASSATO, ESISTE CONTRADDIZIONE, L'ERRORE è OVVIAMENTE IN CHI HA CREATO LA CONTRADDIZIONE: IL CONCILIO VATICANO II."

    INSOMMA, LA VERITà è DI CHI LA DICE PER PRIMO?

    "NO, LA VERITà è UNA E NON PUò MUTARE. NELLA CHIESA ESISTE L'INFALLIBILITà E L'IRREFORMABILITà. UNA DOTTRINA DEFINITA INFALLIBILIMENTE è ANCHE IRREFORMABILE. DOPO CHE LA CHIESA SI PRONUNCIA, NON è PIù POSSIBILE DISCUTERE. NON SI PUò CAMBIARE IDEA DOPO 20 ANNI"

    E COME MAI SI VERIFICA CHE UN CONCILIO E UN PAPA INFALLIBILI POSSONO SBAGLIARE?

    "UN CONCILIO E UN PAPA LEGITTIMI NON POSSONO SBAGLIARE. SE IL CONCILIO HA SBAGLIATO è PERCHè PAOLO VI NON AVEVA L'AUTORITà".

    MA CHE AUTORITà AVETE VOI PER GIUDICARE SE UN PAPA HA ERRATO?

    "IL CATTOLICO NON DEVE DISCUTERE E DIRE SONO D'ACCORDO O NO. l'ERESIA è PROPRIO QUESTO: SCEGLIERE.
    IL CATTOLICO ACCETTA, ADERISCE. MA OGGI MI TROVO NELL'IMPOSSIBILITà DI ADERIRE A QUELLO CHE DICE GIOVANNI PAOLO II, PERCHè è IN CONTRADDIZIONE CON QUELLO CHE HO ACCETTATO PRECEDENTEMENTE".

    L'ATTUALE PAPA SAREBBE ERETICO?

    "ALCUNI LO SOSTENGONO. SECONDO NOI PRONUNCIA ERESIE, MA NON è FORMALMENTE N.D.R.] ERETICO. PER ESSERE ERETICI, BISOGNA ESSERE COSCIENTI DI ESSERLO. LUI INSEGNA UN'ERESIA, CONVINTO DI NON DIRE ERESIE. [LO SI SPERA VIVAMENTE PER L'ANIMA SUA N.D.R.]"

    IL CAPOSTIPITE DELLE ERESIE è DUNQUE GIOVANNI XXIII?

    "NON è CERTO, PERCHè è MORTO PRIMA CHE VENISSE APPROVATO IL CONCILIO. GIOVANNI XXIII AVEVA SIMPATIE PER IL MODERNISMO E HA POSTO LE BASI DELL'ERRORE"

    ALLORA è ERETICO PAOLO VI?

    "IL PROBLEMA DOTTRINALE è NATO PROPRIO DA LUI, CHE HA FIRMATO I DOCUMENTI CONCILIARI IN CONTRASTO CON IL MAGISTERO PRECEDENTE".

    DA ALLORA LA SEDE PONTIFICIA SAREBBE VACANTE

    "è FORMALMENTE VACANTE MA MATERIALMENTE OCCUPATA".

    SE LA SEDE è VACANTE, SIGNIFICA CHE CRISTO HA ABBANDONATO LA SUA CHIESA?

    "AD OGNI MORTE DI PAPA ESISTE UNA SEDE VACANTE. E NELLA STORIA SI è PROTRATTA ANCHE PER ANNI. CIò CHE è IMPOSSIBILE CHE ACCADA è CHE DIVENTI IMPOSSIBILE L'ELEZIONE DI UN PAPA LEGITTIMO. PER QUESTO RIFIUTIAMO IL SEDEVACANTISMO RADICALE".

    CHI SONO I CARDINALI CHE POSSONO ELEGGERE IL VERO PAPA?

    "TUTTI. L'IMPORTANTE è CHE L'ELETTO PROFESSI LA VERA FEDE E TOLGA GLI ERRORI PASSATI, CIOè LE CONTRADDIZIONI CON L'INSEGNAMENTO PRECEDENTE DELLA CHIESA".

    SECONDO LEI, C'è LA POSSIBILITà DI USCIRE DALL'EMPASSE DELLA SEDE VACANTE?

    "AD ESEMPIO LO STESSO GIOVANNI PAOLO II POTREBBE TORNARE AD ESSERE PAPA LEGITTIMO, BASTEREBBE CHE CONDANNASSE GLI ERRORI COMMESSI IN QUESTI ANNI E RITORNASSE ALL'INSEGNAMENTO VERO DELLA CHIESA. SE RIMUOVE L'OSTACOLO CHE GLI IMPEDISCE DI AVERE L'AUTORITà, DIVENTEREBBE PAPA LEGITTIMO. SE NON LO FARà LUI, LO FARà IL SUO SUCCESSORE".

    COME REAGISCE QUANDO LA DEFINISCONO ESTREMISTA DI DESTRA E REAZIONARIO?

    "RIMANGO IMPASSIBILE: SONO CATEGORIE VUOTE, TERMINI POLITICI TRASFERITI IMPROPRIAMENTE IN CAMPO RELIGIOSO".

    QUALCUNO DICE CHE TRA VOI, ESTREMA DESTRA CONSERVATRICE, E I MODERNISTI ESASPERATI, C'è LA CHIESA CHE TIENE LA BARRA BEN FERMA AL CENTRO

    "E CHE SARà MAI? LA DEMOCRAZIA CRISTIANA? DIO MIO, è FUORVIANTE, LA VERITà NON è A DESTRA, Nè A SINISTRA, Nè AL CENTRO. LA VERITà è QUELLA CHE HA RIVELATO CRISTO E DEFINITO LA CHIESA. CHI è D'ACCORDO è NELLA VERITà, GLI ALTRI SONO NELL'ERRORE".

    CHE NE PENSA DEI PRETI CHE SI VEDONO OGGI IN TELEVISIONE?

    "LA TELEVISIONE è UN MEZZO IMPORTANTE MA ANCHE PERICOLOSO. è FACILISSIMO FAR FARE BRUTTA FIGURA A CHI RAPPRESENTIAMO, CIOè A DIO."

    E QUANDO VEDE DON MAZZI A "DOMENICA IN"?

    "NON HO LA TELEVISIONE. PERò PER PARLARE DI DIO CI VUOLE UM AMBIENTE CONSONO. IN MEZZO ALLE BALLERINE MI SEMBRA POCO DIGNITOSO".

    LE BALLERINE CON CHITARRE E TAMBURI CI SONO ANCHE NELLA MESSA DEL PAPA

    "APPUNTO. TROVO LA COSA ASSOLUTAMENTE DISDICEVOLE. MA QUESTO è SOLO UN SINTOMO DELLA MALATTIA, NON LA MALATTIA STESSA".

    SECONDO LEI è UNA CHIESA ALLA DERIVA?

    "C'è UNA CRISI EVIDENTE. L'80% DEI CATTOLICI BATTEZZATI IN ITALIA NON VA IN CHIESA E NELL'ALTRO VENTI CI SONO LE IDEE PIù STRAMPALATE".

    E LE FOLLE OCEANICHE CHE ACCOLGONO WOJTYLA NEI SUOI VIAGGI IN GIRO PER IL MONDO?

    "NE SONO FELICE, PERò UNA VOLTA CHE RIPARTE COSA RESTA? BEN POCO. LA FAMIGLIA SI STA DISTRUGGENDO, NON LA SI CONCEPISCE PIù NEMMENO COME L'UNIONE TRA UN UOMO E UNA DONNA. SIAMO ALLA FINE DELLA CIVILTà. GRAN BENESSERE, MA GRANDE VUOTO MORALE".


    LEI HA FATTO VOTO DI OBBEDIENZA, MA è DISOBBEDIENTE.

    "BISOGNA OBBEDIRE ALLA LEGITTIMA AUTORITà. SE GIOVANNI PAOLO II NON HA AUTORITà, NON SONO TENUTO ALL'OBBEDIENZA. IL GIORNO IN CUI L'AVESSE, MI RECHEREI DA LUI, GLI BACEREI I PIEDI E GLI DIREI "FACCIA DI ME QUELLO CHE VUOLE".

    PERCHè LASCIò LEFEBVRE?

    "PERCHè PUR DICENDO CHE IL PAPA AVEVA SBAGLIATO, LO RICONOSCEVA COME PAPA."

    IN FUTURO CONTINUERETE AD ESSERE UN'ASSOLUTA MINORANZA?

    "LA MINORANZA NON MI SPAVENTA. LA NOSTRA FORZA NON STA NEL NUMERO, MA NEI PROBLEMI SOLLEVATI. NON MI PREOCCUPA IL NOSTRO FUTURO, MA QUELLO DELLA CHIESA".

    MI SINTETIZZA GLI ERRORI PIù GRAVI DEL CONCILIO?

    "è UN'ERESIA CHE LA CHIESA DI CRISTO POSSA SUSSISTERE ANCHE FUORI DALLA CHIESA CATTOLICA. CHE GLI ERETICI SIANO IN COMUNIONE IMPERFETTA CON LA CHIESA, CHE LE CHIESE SCISMATICHE ABBIANO LA SUCCESSIONE APOSTOLICA. CHE ESISTA ANCORA L'ALLEANZA TRA DIO E IL POPOLO EBRAICO E CHE SI POSSANO SALVARE SENZA CRISTO...ERRORI DOTTRINALI GRAVISSIMI".

    MA LEI HA IDEA DI COSA CRISTO POSSA PENSARE DI DON RICOSSA?

    "MI PIACEREBBE MOLTO SAPERLO. IO NON CREDO DI ESSERE INFALLIBILE, MA NON HO DUBBI SU QUELLO CHE PENSO. VOGLIO ESSERE UN VERO CATTOLICO. SE PERò MI ACCORGESSI DI AVER ERRATO...MI RIMETTEREI ALLA MISERICORDIA DI DIO."

    è DISARMANTE LA SUA FERREA CERTEZZA NELLE COSE CHE DICE

    "MI SEMBRANO COSì OVVIE E COSi' VERE...ANZI SONO VERE".

 

 

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