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Discussione: Castel del Monte

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    Predefinito Castel del Monte

    Dal sito www.ilnuovo.it

    Castel del Monte, un edificio e il suo mito

    Un saggio ci racconta la storia delle intepretazioni simboliche del castello di caccia costruito in Puglia da Federico II di Svevia

    Roberto Carretta

    MILANO - Federico II di Svevia svetta, tra tutte le epoche, per la grandezza e la complessità della sua figura protesa tra due età, il medioevo e l'umanesimo, e fra due mondi, quello germanico e quello arabo. La versatilità della sua cultura spaziava dalla scienza musulmana al diritto romano, dal cimento nelle arti letterarie di stampo provenzale ed italiano ai trattati di falconeria, all’abilità di costruttore. Un simile personaggio era destinato non solo a lasciare una profonda impronta storica ma anche ad alimentare ogni sorta di fantasia e leggenda, giungendo ad essere identificato nientemeno che con l’Anticristo.

    Al pari della sua persona, la più celebre delle costruzioni da lui voluta, Castel del Monte, non ha eguale nella storia dell’architettura di ogni tempo e, per maestosità, singolarità e ricchezza, ha nutrito le più svariate - e talvolta fantasiose - interpretazioni. La tradizione lo vuole concepito e progettato dallo stesso imperatore, iniziato intorno al 1240 e compiuto entro la sua morte, avvenuta nel 1250, con l’ausilio di maestri pugliesi, arabi, bizantini, lombardi e francesi.

    A questo capolavoro medievale Cosmo Intini dedica un approfondito studio, S. Maria del Graal. Fondamenti simbolico-sacrali di Castel del Monte, presso l’editore Il leone verde di Torino. Il lavoro, volto all’esame dei possibili riferimenti simbolici e filosofici del castello e al loro essere profondamente inscritti nel sincretismo culturale dell’epoca e del suo committente, si risolve in una esauriente ed erudita carrellata che non trascura alcun aspetto - storico ideologico od artistico dei tanti racchiusi nel suo scrigno. A partire dall¹analisi filologica del più antico documento attestante la sua esistenza, la lettera con cui Federico sollecita nel 1240 l¹ultimazione di alcune opere murarie, nella quale il nome S. Maria del Monte, poi per lungo tempo e per successivi equivoci caduto in disuso, ricorre ad indicare il castello stesso.

    Il versante dal quale l’autore si avventura per seguire i sentieri che conducono all’interpretazione simbolica della struttura è appunto il più impervio e proprio perciò necessitante la maggior acribia e ampiezza di documentazione possibile. Le molte illustrazioni, oltre a proporre al lettore i soggetti esaminati, comparano, raffrontano, esemplificano le soluzioni suggerite mostrando l’affiancarsi e il sovrapporsi delle analisi
    come dei significati sedimentatisi nel tempo.

    Alla considerazione delle reminiscenze pagane, confluite con la loro ricchezza ad arricchire la profondità di campo dei rimandi simbolici e topografici, fa da sfondo la consapevolezza della complessità e dell’inesauribilità del simbolo. Simbolo che è, per sua stessa natura, strumento di informazione parallelo al linguaggio, che racchiude in sé, semanticamente, significato e significante. Il tutto calato nella realtà operativa delle maestranze dell’epoca. Le corporazioni edili medievali, infatti, erano a tutti gli effetti dei gruppi iniziatici i cui membri venivano istruiti a racchiudere nel prodotto del proprio lavoro insegnamenti e significati attraverso il linguaggio universale dell’immagine, del numero e della struttura.

    Utilizzato attraverso i secoli come ritrovo di caccia, luogo di festeggiamenti, prigione, rifugio di pastori e briganti, il castello ritrova in queste pagine una delle sue funzioni originarie, propria di tutta l’arte medievale, l’essere un libro, un testo che offre a chi sa svolgerne i temi il proprio contenuto, senza ovviamente sfuggire, come ogni testo, al caleidoscopio dell'interpretazione.

    Dell’imperatore Federico II la storia ci ha tramandato alcuni celebri interrogativi posti al suo astrologo, Michele Scoto, e allo scienziato musulmano Ibn Sabin. In tali quesiti scienza, teologia, filosofia e cosmologia si mescolano componendo un mosaico pari alla vastità d’erudizione e alla curiosità intellettuale dell’interrogante. Allo stesso modo di lui restano alcuni enigmatici lasciti che coinvolgono lo studioso nel medesimo gioco di domanda e risposta. Gioco che, come nota lo storico Huizinga, “va seguito sulla base dell’eguaglianza”, ovvero cercando di porsi nella medesima prospettiva culturale ed interiore dell’interlocutore. Sforzo del quale va certamente reso merito all’autore.


    Cosmo Intini, S. Maria del Graal. Fondamenti simbolico-sacrali di Castel del Monte, Il leone verde, pp. 190, € 15
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 25-08-15 alle 22:21

  2. #2
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    L'ottagono

    In Castel del Monte nulla è stato lasciato al caso: anche il più piccolo pezzo di roccia è stato inserito in uno schema logico e razionale, in un secolo XIII dove, attraverso l’architettura, si trasmettevano messaggi in codice ancora oggi irrisolti.
    La costruzione di Castel del Monte nasconde numerosi segreti, ma l’unico messaggio visibile a tutti è quello tramandato con la geometria delle sue forme. Infatti Castel del Monte, antico maniero dalle varie e numerose interpretazioni, è caratterizzato da una pianta ottagonale circondata da otto torri ottagonali, con otto sale al piano inferiore ed otto sale al piano superiore, e con un cortile interno ottagonale al centro del quale vi era una vasca anch'essa ottagonale.

    La forma ottagonale è il simbolo della resurrezione, ed è usata in edifici dal significato cosmico. Molti sono i templi religiosi dove è presente una forma quadrata sormontata da una forma sferica, la terra e il cielo, la terra data dal quadrato e il cielo dato dalla forma circolare. Spesso tra queste due figure si pone l’ ottagono, che simboleggia l’uomo.
    Questa figura geometrica (così come il numero otto) ha carattere di mediazione tra la terra e il cielo, tra il quadrato e il cielo. Il numero otto è segno di resurrezione. Il vescovo di Milano Ambrogio introdusse la forma dell’ottagono per i battisteri, per sottolineare il significato della cerimonia del battesimo: l’unione dell’infinito, DIO, con il finito, l’uomo.

    Il numero otto, il numero cardine dell’autorità universale, sempre in rapporto con l’infinito e la morte, è presente in infiniti particolari all’interno di Castel del Monte, e ripetuto quasi ossessivamente: otto quadrifogli sulla cornice destra del timpano sul portale, otto sulla cornice sinistra, altri otto sulla cornice inferiore sullo spazio di ingresso, otto foglie sui capitelli di tutte le colonne del piano terra e del primo piano, otto foglie sulla chiave di volta, otto petali per il fiore della chiave di volta, otto foglie di vite sulla chiave di volta della prima sala piano terra, otto foglie di girasole sulla chiave di volta della quarta sala, otto foglie e otto petali sulla chiave di volta della quinta sala, otto foglie di acanto sulla chiave di volta dell’ottava sala, otto foglie di fico sulla chiave di volta della sala ottava del primo piano.


  3. #3
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  4. #4
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    IL COLORE A CASTEL DEL MONTE

    di Lello Capaldo

    Tra i visitatori di Castel del Monte non sono molti coloro che notano una diffusa componente simbolica che investe e coinvolge tutta la fabbrica. Questo "protagonista" è il colore rosso che, nelle sue sfumature più tenui, fa apparire rosato il calcare delle mura, ma poi si impone con gli imprevedibili arabeschi della vistosa breccia corallina, utilizzata un po’ dovunque (e non a caso per il portone d'ingresso e per altre porte), fino a sorprendere definitivamente grazie alle insolite e sanguigne chiazzature (prodotte da infiltrazione di ossidi ferroso-ferrici nell'originaria formazione sedimentaria) del marmo cipollino di cui son fatte le colonne che sostengono le volte, simbolicamente la cupola celeste. Strutture trine, queste, con riferimento alle tre religioni monoteiste (l'ebraica, la cristiana e l'islamica) che "sorreggono" il Cielo e Dio stesso (secondo l'interpretazione di Giuseppe Sciannamea).


    In un'epoca nella quale molto veniva affidato ai simboli, specie i messaggi più segreti e riservati, quelli che avrebbero potuto scatenare le reazioni della Chiesa, non ci sembra che questa nostra osservazione possa rimanere ignorata, soprattutto ricadendo essa all'interno di una struttura avente sicuri significati iniziatici.

    Ed ecco cosa può leggersi (spec. in Biedermann, cit.) relativamente al rosso. Sotto la forma dell'ossido di ferro questo colore ha accompagnato il cammino dell'umanità a partire dalla preistoria. A parte le testimonianze rupestri dell'era glaciale, già i Neandertaliani tingevano di rosso i loro morti per restituire il caldo colorito del sangue e della vita. Per millenni, poi, questo colore è stato legato al fuoco, al sole, all'amore, ma anche alla lotta per la vita. Nell'arte cristiana esso è proprio della fiamma pentecostale dello Spirito Santo, ma anche dell'inferno e del demonio.

    Infine nell'ambito della psicologia del profondo, il rosso accompagna sempre il mondo delle emozioni e, con riferimento alla iniziazione dei Cavalieri dell'Ordine religioso-militare dei Templari, possiamo aggiungere: "Là dove il rosso diffonde la sua luce, l'anima è pronta all'azione, alla conquista, alla sofferenza, alla dedizione totale….." (Aeppli, E., Der Traum und seine Deutung, Zuerich 1943, Muenchen 1980).


  5. #5
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  6. #6
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    Dimenticate la sala del Baphomet, Con tanto di idolo barbuto. Castel Del Monte castello templare? forse. Di sicuro un centro spirituale più che una fortezza militare. Una sorta di cammino iniziatico che il cavaliere deve percorrere per purificarsi prima di partire per la TerraSanta. Che in Puglia, la mia regione, ha tre poli: Castel Sant'Angelo (la protezione divina), Castel del Monte (la via dell'Iniziato) Otranto (la Cattedrale dei Re).
    Alcuni studiosi insistono sull'ipotesi che fosse il centro della religione sincretica per la quale furono scomunicati i Templari e Federico II. Di sicuro, e lo posso confermare da studioso di fortificazioni, non era un allestimento difensivo, essendo privo di fossato, di fiancheggiamento e di moduli di difesa orciometrici. A ciascuno una valutazione...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da il Federale
    Dimenticate la sala del Baphomet, Con tanto di idolo barbuto. Castel Del Monte castello templare? forse...
    A ciascuno una valutazione...
    Lello Capaldo

    IL BAPHOMET E CASTEL DEL MONTE

    Se Castel del Monte, con la sua singolarissima forma ed i suoi contenuti, costituisce una strada sicura per comprendere l’animo poliedrico dell’Imperatore (Federico II), allo stesso modo il Baphomet ci porta a capire quale fosse la vera funzione del Castello, tempio iniziatico, e quindi anche il mondo spirituale di Federico e quello dei Templari ai quali Federico, almeno inizialmente, fu vicino. Una concatenazione, questa, che tra l’altro prova l’iniziazione dello Svevo. Ma procediamo con ordine.

    All’inizio del XII sec, in Europa, assursero a fama e potere la cavalleria e il monachesimo con le loro corporazioni. Nacque così quella dei Templari che si propose di liberare i Luoghi Santi dagli infedeli. I cavalieri costituivano i capitoli, nei quali si discutevano le questioni più importanti che riguardavano l’Ordine, e le riunioni avvenivano nei loro castelli costruiti numerosi sia per queste esigenze, sia per presidiare le Terre d’Oltremare nonché le strade per raggiungerle. Chiese ed ospedali si moltiplicarono, per assistere non solo i cavalieri feriti, di ritorno dalle crociate, ma anche i semplici pellegrini.


    Mosè

    Ancora oggi troviamo testimonianze di queste loro costruzioni che spesso possono riconoscersi per uniformità di stile: i castelli, infatti, erano normalmente costituiti da un corpo centrale quadrato con quattro torri agli spigoli, le chiese, invece, rispettavano frequentemente la pianta rotonda del S. Sepolcro in Gerusalemme e si chiamavano ovunque "Il Tempio". Anche lo stile architettonico era sui generis in quanto segna il passaggio dalle poderose strutture portanti romaniche a quelle in cui predominano gli archi acuti, che consentono eleganti slanci verticali. E’ insomma l’architettura cistercense di Castel del Monte.

    Ma i Templari, che riuscirono ad accumulare grandi ricchezze, si resero famosi anche per le loro capacità nel campo dell’economia e della finanza - avviando persino traffici internazionali di tipo bancario - tanto che Federico si avvalse ampiamente di loro sia per prestazioni in questo settore, sia per la loro riconosciuta abilità di costruttori. Ed è stato proprio per questo che la edificazione di Castel del Monte è stata, di volta in volta, attribuita direttamente all’Imperatore o ai Templari. Ma a noi la questione sembra irrilevante perché quello che conta è che esso fu concepito grazie ad una ideologia condivisa da Federico (anche se non ufficialmente) e dall’Ordine, al quale (secondo certe versioni) il castello sarebbe stato confiscato allorché l’iniziale trasporto di Federico verso i Cavalieri si trasformò in irriducibile odio per aver essi osato ordire un agguato in Terra Santa allo scopo di ucciderlo.


    Hator

    Indiscutibile ma segreto idolo sacro all’ordine dei Templari fu il Baphomet, che si vuole traesse questo nome da Mahomet. La derivazione non regge alla critica, comunque dimostra un collegamento con il mondo islamico, che sicuramente influenzò il pensiero di molte migliaia di Crociati e, come è noto, dello stesso Federico tanto che di lui si ritenne di poter dire che fosse un "sultano battezzato". La vera etimologia della misteriosa divinità, dunque, è diversa ma, per comprenderla, è necessaria una breve premessa.

    Nei primi secoli dopo Cristo numerosi filosofi tentarono la fusione di varie dottrine religiose avviando una corrente di pensiero detto sincretistico. A questo movimento presero parte anche pensatori arabi e a tanto è dovuta l’influenza che ne subì la cabbala, dottrina in parte segreta, che si diffuse nella cultura propria dei paesi circumediterranei e, successivamente, in tutto il mondo islamizzato. In particolare si tentò la fusione (gnostica) tra il cristianesimo e le filosofie pagane ma, a causa di superficialità e per la sua occasionalità storica, essa non pervenne a risultati durevoli e a sviluppi originali. Tuttavia possiamo ancora oggi trovarne le tracce, e a darci questa possibilità è proprio l’accennato demone.

    Esso ci guarda dalla chiave di volta della settima sala del primo piano di Castel del Monte, da dove domina un tratto di quell’itinerario mistico che gli iniziandi percorrevano nel castello. Un volto terribile, con chioma e barba fiammate dalle quali sporgono due strane orecchie spesso scambiate per corna. Presentato ai visitatori come "un fauno" invece è proprio lui, il Baphomet, ovvero la divinità dei templari dalle fattezze tenute sempre segrete.


    Il "Baphomet", immagine sincretica delle prime due

    Esse risultano formate dal volto di Mosè, presente in altra chiave di volta del castello, cioè di colui che portò le Tavole divine al popolo ebraico così divenendo l’emblema della cristianità, col quale si fonde, in una sorta di sacro connubio, l’immagine di Hator dalle orecchie di vacca - massima divinità egizia, simbolo della remota Grande Madre e Nutrice - presa come emblema della paganità.

    E questa nostra originale intuizione trova conferma semantica nel nome stesso del demone: infatti in greco "bafèus" è colui che tinge, che impregna, mentre "met" è abbreviazione di "meter": la madre. Il primo, dunque, è il Grande Inseminatore e la seconda rappresenta il principio femminile, formanti, assieme, l’autosufficiente binomio generatore di tutto e, appunto in una visione sincretistica, l’unico grande Dio di tutte le religioni. Senza trascurare che questa singolare figura costituisce una vera e propria firma autografa dei Templari apposta sul Castello.


    Bibliografia:

    * H. Götze " Castel del Monte" Ed. Hoepli, Milano 1984.
    * E. Kantorowicz "Federico II imperatore" Ed Garzanti Milano 1976, 1981, specialmente i capitoli III e IV.
    * F. Bramato: storia dell'Ordine dei Templari, Ed. Atanòr, Roma 1991.
    * Fulcanelli "Le dimore filosofali" Ed. Mediterranee, Roma 1973, Volume primo, pagg.163 sgg. e tavola XII.
    * L. Capaldo: "Castel del Monte e Federico II: un binomio inseparabile". OLTRE - gennaio - giugno 1996 n° ½



  9. #9
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    Silvia, come sempre sei impeccabile. Una sola annotazione. Nel ditionairre infernale di Colin De Plancy Baphomet viene rappresentato come l'androgino. Mi viene in mente molto Massimo Blondet e gli Adelfi della Dissoluzione...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da il Federale
    Silvia, come sempre sei impeccabile. Una sola annotazione. Nel ditionairre infernale di Colin De Plancy Baphomet viene rappresentato come l'androgino.
    Anche per la Santa Inquisizione il baphomet era il demone androgino che i Templari adoravano nelle loro (inesistenti) pratiche blasfeme. Ma potrebbe anche derivare dall'idolo gnostico Abraxas, o essere un simbolo alchemico della fusione mistica degli elementi. O magari un'allegoria del Graal. Se non ricordo male (e non è affatto escluso), per Franco Cardini l'iconografia del baphomet potrebbe essere ricondotta addirittura al volto sindonico. Come dici tu, a ognuno la sua valutazione...


    Grazie dell'(esageratissimo) apprezzamento...

 

 
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