Bogotà, 08 feb 2003 - 102
Colombia, autobomba nel club dei potenti: 20 morti
Sono almeno venti i morti e oltre cento i feriti di un'autobomba fatta esplodere nel parcheggio sotterraneo di uno dei più esclusivi club della capitale colombiana, El Nogal. Nell'attentato, ha detto il sindaco Antanas Mockus, sono stati usati più di 200 chili di dinamite. E il ministero della giustizia ha attribuito la responsabilità dell'esplosione ai guerriglieri delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie colombiane.
L'autobomba è esplosa alle 20 di venerdì sera (le due di notte in Italia) al terzo piano interrato dell'edificio di dodici piani che si trova nella zona ricca di Bogotà e che ospita il club, frequentato da politici, uomini d'affari colombiani, diplomatici stranieri e, essendo venerdì sera, affollatissimo.
Il secondo piano del palazzo è crollato e gran parte della facciata è stata strappata via dall'onda d'urto, che ha investito anche i palazzi vicini. A pochi metri di distanza da El Nogal c'è fra l'altro la residenza ufficiale dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia.
Terribile la scena che si è presentata agli occhi dei primi soccorritori: corpi dilaniati, mucchi di macerie e detriti, rottami di veicoli contorti, persone con gli abiti a brandelli e il viso annerito dal fumo e dalla fuliggine che si aggiravano in stato di shock tra le rovine.
Un trauma anche per un Paese che convive da quarant'anni con una continua battaglia fra guerriglia e paramilitari degli squadroni della morte e con le faide tra i diversi cartelli criminali che si contendono il controllo sul traffico della droga.
Quando il presidente Alvaro Uribe, grazie alla campagna per ripristinare l'ordine e la sicurezza pubblici, l'anno scorso vinse le elezioni, la guerriglia il 7 agosto, giorno del suo insediamento, scatenò in piena Bogotà un'ondata di attacchi dinamitardi che uccisero 20 persone e ne ferirono altre 50.
Per il momento, non ci sono rivendicazioni, anche se Antanas Mockus, ha riferito che su un muro in uno dei parcheggi sotto il palazzo qualcuno ha scritto con la vernice nera "Anche qui c'è vita", firmato "Mas": forse si tratta di Morte ai sequestratori, un gruppo clandestino fondato negli anni Ottanta che da moltissimo tempo non aveva più dato segni di vita. Nacque poco dopo il rapimento di Martha Nieves Ochoa, sorella dei capi del cosiddetto clan Ochoa che allora erano ai vertici del cartello della droga di Medellin. L'attentato di ieri sera potrebbe quindi essere una vendetta trasversale, nell'ambito del complicatissimo intreccio tutto colombiano tra movimenti terroristici, criminalità organizzata e forze governative deviate.
Però il direttore dell'Antiterrorismo presso la procura generale, German Camacho, non ha il minimo dubbio: "La responsabilità è delle Farc", ha detto. (red)




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