<Quindi ci si ritrova tra meccanismi internazionali che sotto il profilo economico e reale vanno a tutelare "fasce" sempre piu' ristrette di popolazione IN TUTTO il mondo, mentre il profilo mediatico va a proporre con sempre maggiore attenzione la "guerra di popoli" o di "religione" o comunque lo "scontro di civilta'". >
Questo passaggio della prima parte di intervento (si tratta peraltro di un notevole complessivo contributo fornito alla discussione da parte di Luca che mi ha particolarmente interessato) mi piace sottolinearlo e riprenderlo.
Quanto espresso da Luca Loi sicuramente è da considerarsi di particolare ed elevato livello analitico. Sottoscrivo pienamente le osservazioni intelligenti e aderenti ad una realtà complessa quale quella nostra odierna. In particolare, in questo stralcio che ho qui riportato, noto che esso va proprio a toccare e a sintetizzare il problema che è al centro della discussione aperta. Si tratta, infatti, di ciò che deve farci riflettere e preoccupare nel momento in cui guardiamo al nostro "sistema" di vita e al futuro.
Proprio stasera, a scuola, dopo la consueta lezione programmata, in classe è di nuovo rispuntato l'argomento di attualità che ha visto diversi studenti esprimersi, in una parola, con un generale interrogativo. Lo riassumo: posto che il controllo di aree vitali, sotto il profilo dell'accaparramento di risorse energetiche, resta l'obiettivo reale e allo stesso tempo irrinunciabile per l'Occidente, progredito e emancipato; quale può essere l'alternativa credibile e possibile ad un impiego del potere militare, che allo stato attuale non ha tema di fallimento alcuno, anzi, tenerlo lì, senza impiego, sarebbe in sostanza un enorme spreco? Non è forse nella logica delle cose che chi ha prodotto un livello di civiltà e di progresso quale il nostro si batta sino in fondo per, non solo preservarlo, ma anche imporlo come unico modello possibile? La nostra non è forse l'unica civiltà che può definirsi democratica e ispirata a valori di emancipazione che altrove non esistono?
Cosa rispondere?
L'alternativa non c'è, se siamo convinti che la nostra sia la sola strada percorribile.
Abbiamo il dovere però di chiederci anche quale sia la prospettiva, per una società che sta innalzando a ritmi ormai insostenibili la sua espansione e che inevitabilmente porta alla sottomissione di ogni altro spazio disponibile alle sue esigenze vitali; esaurito il quale (posto che ciò avvenga ) non avrà altra scelta che proporre una successiva selezione al suo interno, appunto tra fasce di pochi privilegiati ed un'enorme massa di nuovi "schiavi". E poi ancora?
In verità, sollecitato ad una risposta, ho lanciato una provocazione: noi tutti che oggi siamo solo e poco più di un numero in rapporto al c/c che gestiamo, faremmo bene a pensare che è ora di arrestare questo perverso meccanismo che ci condurrà verso un futuro nient'affatto augurabile, dovremmo auspicare una generale rinuncia al materialismo di cui ci circondiamo.
Ma se mi chiedete se personalmente sia disposto, tanto per fare un esempio, a venire a scuola in bici anzichè in automobile vi rispondo che la mia isolata presa di posizione non servirebbe a nulla se non a farmi perdere qualche chilo di troppo (il che non guasterebbe)!
Il punto è cominciare almeno a porsi in quest'ottica: fermare la frenesia che ci sta distruggendo dentro e fuori, che ci ha portato a ritenere indispensabile un attacco preventivo a quei paesi "canaglia" che sono di ostacolo al nostro benessere.
In altre parole cominciare ad imparare a rinunciare (almeno cominciare a pensarlo come possibile) all'attuale disponibilità di beni, al superfluo, al lasciarsi incantare dall'effimero possesso.
Esite una parola, che da sola può aiutare affinchè un timido iniziale processo si sviluppi.......questa parola si chiama PACE.
Rino Maj




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