Voci sull'Iraq

Noam Chomsky
(dal Guardian Unlimited, traduz. it. sul sito di Radio Città Aperta)


"Prima di tutto penso che dobbiamo fare molta attenzione ad utilizzare la frase "Guerra al Terrore". Non ci può essere una Guerra al Terrore. E una cosa impossibile dal punto di vista logico. Gli USA sono uno dei principali stati terroristi del mondo. I personaggi che sono attualmente in carica sono stati tutti condannati per terrorismo dalla Corte Mondiale.
Essi sarebbero stati condannati dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU se non avessero posto il veto alla risoluzione, con l'astensione della Gran Bretagna ovviamente. Questa gente non può condurre una guerra al terrore".

Non ricordo, prima di oggi, un periodo in cui ci sia stata tale massiccia opposizione verso una guerra ancora prima che essa cominci. E piu' ci si avvicina all'area coinvolta, piu' l'opposizione e' alta. In Turchia i sondaggi indicano che l'opposizione ad un attacco all'Iraq tocca il 90%, nel resto d'Europa si sono poche differenze sostanziali.

Negli USA, i sondaggi che si possono vedere sono ingannevoli, poiche', dallo scorso settembre, vi e' stata una propaganda martellante tesa a mostrare al pubblico americano che non solo Saddam e' una persona terribile, ma che ci attacchera' domani se non lo fermiamo oggi. Questa propaganda riesce a raggiungere la gente.

Bisogna terrorizzare la popolazione e farle credere che esiste una minaccia enorme che incombe su di essa, e l'unica soluzione e' quella di vincere rapidamente questa minaccia e passare alla prossima vittima.
Ricordiamoci del fatto che le persone che guidano oggi gli USA sono reaganiani riciclati, che recitano un copione scritto negli anni '80. Cosi', all'epoca si trattava di una base aerea a Grenada che i russi volevano usare per bombardare gli USA. Poi vi fu il Nicaragua, che "era a due giorni di marcia da Washington", pronto a conquistarci e, con noi, ad assoggettare tutto l'emisfero. In quel periodo fu persino invocato lo stato di emergenza nazionale a causa della "minaccia rappresentata dal Nicaragua".

Non voglio suggerire che non vi siano ragioni per conquistare l'Iraq. Ovviamente ci sono. Il controllo dell'Iraq mettera' in grado gli USA di gestire le maggiori risorse energetiche del pianeta, ottenendo un'incredibile potenza. E non e' poco.

La Corea del Nord e' un caso differente. Essa sta dimostrando al mondo, con grande chiarezza, che se vuoi evitare l'aggressione degli USA devi possedere armi di distruzione di massa, o far ritenere che potresti rappresentare una grande minaccia in merito ad azioni terroristiche. Questa e' una lezione terribile da imparare, ma e' esattamente quello che bisogna imparare.

In questo particolare caso non si puo' prevedere cosa accadra' a guerra iniziata. Nel peggiore dei casi, come ci viene rivelato dalle agenzie di intelligence e da quelle umanitarie, aumenteranno le sofferenze di un popolo gia' sulla soglia della sopravvivenza ed aumenteranno per tutti noi i rischi di attentati terroristici di vendetta. La catastrofe umanitaria di cui ci avvertono le agenzie umanitarie e' alle porte.
Nel migliore dei casi, quello che i falchi di Washington sperano si avveri, ci sara' una vittoria rapida, senza resistenza, l'imposizione di un nuovo regime dalla facciata democratica e la sicurezza di basi americane in tutto il paese, che permetteranno il controllo effettivo dei giacimenti petroliferi.

Le possibilita' che venga instaurata una vera democrazia sono pari a zero. Non dimentichiamo che gran parte della popolazione irachena e' shiita e tende naturalmente verso le migliori relazioni con l'Iran. In un governo effettivamente democratico, la loro voce dovrebbe essere ascoltata (si tratta del 60% della popolazione irachena), e, questa e' l'ultima cosa che gli USA desiderano. L'Iran, infatti, e' il prossimo obiettivo.