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Discussione: Edward Munch

  1. #1
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    Predefinito Edward Munch


    Autoritratto con sigaretta


    (Loyten 1863, Ekeley 1944)
    Pittore norvegese, figlio di un medico, dal 1878 studia alla scuola d'arti e mestieri di Oslo, dove diviene allievo di Krohg. Dal 1889 è a Parigi, allievo di Bonnat, poi in Italia e in Germania. Scopre la pittura di Pont-Aven e dei Nabis ed elabora il proprio espressionismo simbolista Nel 1908.Colpito da una crisi nevrotica ritorna in Norvegia, dal '19 è colpito dalla "spagnola" e continua a dipingere con accentuazione per i temi intimistici alternati ai temi sociali. La sua attività si conclude nel'26, morirà dopo aver rifiutato di far parte del Consiglio della cultura di una Norvegia occupata dai Tedeschi.

    Munch vede la donna come epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, di cui avverte tutta la profondità e le molteplici stratificazioni, senza però poterlo sondare perché privo degli strumenti "analitici " o per meglio dire " psicoanalitici, di cui invece dispongono i grandi romanzieri del '900 come Proust e Joyce.

    Una profondità, dunque, che evoca attraverso miti e figure simboliche che, per il fatto stesso di non poter analizzare e quindi possedere razionalmente la realtà sessuale, risulteranno invariabilmente improntati da un senso di minaccia e di crudeltà divorante.

    Nasce così l'identificazione tra la donna e l'immagine mostruosa del vampiro. L'uomo è preso da un senso di consunzione ed esce infranto e disfatto dall'incontro con la donna. In altri dipinti, rimosse per il momento le torbide implicazioni sessuali la donna è vista sotto gli aspetti sereni della madre e della figlia.




    Madonna





    Pubertà






    Vampire

  2. #2
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    Predefinito L'opera più famosa

    " L' U R L O "




    1893, olio, tempera e pastello su cartone 91 x 73.5 cm.
    Oslo, Nasjonalgalleriet.



    L'opera più famosa di Edvard Munch ha guadagnato molta popolarità, specialmente durante il periodo in cui si andavano ad affermare i regimi totalitari. Forse la paura esistenziale resa qui dall' artista è divenuta più diffusa nelle decadi recenti?
    In primo piano, su una strada con un parapetto, si vede una figura: le mani portate alla testa, occhi fissi, bocca spalancata. Più avanti due gentiluomini eleganti e dietro di loro un panorama di fiordi e colline: la prima volta che Munch descrive l'esperienza che diede vita a questo dipinto fu nel suo diario, il 22 gennaio 1892: "Camminavo lungo la strada con due amici. Quando il sole tramontò il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto. Sul fiordo nerazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura." Il paesaggio serale è distillato attraverso un ritmo astratto di linee ondulate. L'opera è ricca di significati simbolici: il ponte, che tende all' infinito rappresenta le innumerevoli difficoltà che presenta la vita umana e contemporaneamente crea un potente aggancio prospettico intensificando l'ossessività dell' atmosfera; i due amici, incuranti del dramma che sta vivendo la figura in primo piano, rappresentano la falsità e la superficialità, caratteristiche che sempre più si vanno ad affermare nella società di massa dove colui che vuole uscire da tale condizione alienante, vive un vero dramma esistenziale dovuto all'impossibilità di essere diversi e di uscire dalla solitudine; tale dramma è descritto dall'urlante in primo piano, che esprime la crisi dell'umanità intera con le sue nere labbra putrescenti che ricordano quelle di un morto, la testa ridotta ad un teschio, gli occhi sbarrati e le narici ridotte a due fori; il suo grido disperato e selvaggio si propaga attraverso la natura circostante: vediamo infatti che il fiordo oleoso e il cielo infuocato riprendono il movimento serpentinante della figura, sono pervasi dalla stessa angoscia diffusasi nell'ambiente.





    L'opera comunque non ritrae né un fatto né un paesaggio ma uno stato della mente: il dramma è interno, eppure il soggetto è strettamente ancorato alla topografia di Oslo - la vista è quella che si vede da Nordstrand guardando verso le due baie di Oslofjord, con Holmenkollen sullo sfondo.

  3. #3
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    A margine di una delle copie del Grido, Munch annotò: "Solo un folle poteva dipingerlo". Questa notazione ci fa pensare che non era un folle chi poteva porsi di fronte ad una tale rappresentazione della disperazione e osservarla criticamente. Certo era qualcuno che lottava strenuamente dentro di sè con "le rappresentazioni dell'irrapresentabile, del dolore e delle sue parti psicotiche, i frammenti che affiorano alla superficie della tela come residui di mondi esplosi, di materia psichica collassata. I buchi neri di Munch" (Magherini, 1998). La perdita e l'assenza sono gli elementi fondamentali della sua esperienza di vita, segnati nella sua mente tanto profondamente che le scene attorno alle quali questo vissuto si è determinato rimangono come un fil rouge che passa attraverso tutta la sua produzione artistica.




    Evening on Karl Johan
    1892; Oil on canvas, 84.5 x 121 cm; Rasmus Meyer Collection, Bergen





    Death in the Sickroom
    c. 1895; Oil on canvas, 59 x 66 in; National Gallery, Oslo






    The Dance of Life
    1899-1900 (120 Kb); Oil on canvas, 49 1/2 x 75 in; National Gallery, Oslo

  4. #4
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    Munch e l'esperienza infantile della perdita.

    La vicenda infantile di Edvard Munch ha segnato profondamente la sua opera, in particolare nella fase iniziale e centrale della sua produzione. Assistere a cinque anni alla morte per tubercolosi della madre, gli aspetti cruenti della scena, sono immagini intagliate nella memoria, e riattivate dal ripetersi della stessa situazione nove anni più tardi, alla morte della sorella Sophie.
    Un lutto così precoce e drammatico espone il bambino al contatto con una realtà esterna e interna soverchianti le sue capacità di pensiero. Lo spazio mentale viene allagato dal vuoto dello spazio dove stava l'oggetto, determinando una dissoluzione dello spazio mentale stesso. Di fronte ad un'esperienza così devastante il bambino necessiterebbe proprio dello spazio mentale della madre per mentalizzare l'esperienza che sta vivendo, per utilizzare le capacità di contenimento e di rèverie della mente adulta, ma è proprio questo che è venuto a mancare. In questa situazione "è privo dell'equipaggiamento che lo aiuterebbe a cartografare la realizzazione dello spazio mentale" (Bion, 1970, p.21).
    Pochi giorni prima della morte, e prima di dare alla luce la sua ultima figlia, Inger, la mamma ed Edvard ebbero la loro ultima passeggiata, ricorda Munch nei suoi diari, in una luminosa giornata di sole. "Non capivo perchè la mamma si fermasse ad ogni passo per riprendere fiato". Poco tempo dopo, ricorda sempre nei suoi diari, "venimmo svegliati nel cuore della notte, e capimmo subito perchè". Era l'addio della mamma ai suoi figli. In questi ricordi ciò che è notevole è questa oscillazione tra il capire e il non capire, il non poter capire. In realtà il piccolo Edvard sa perchè la mamma si ferma ad ogni passo a riprender fiato, ma non può tenere nella sua mente l'idea di una mamma morente, in un momento in cui la vita vuole avere il suo rigoglio apparentemente più grande, con la mamma che ha in grembo un'altra bambina, il sole che riscalda il loro legame, che non può essere concepito come qualcosa che non sia imperituro. L'idea della morte deve essere proiettata in un luogo infinitamente distante.



    The Dead Mother
    1899-1900 (130 Kb); Oil on canvas, 39 3/8 x 35 3/8 in; Kunsthalle, Bremen



    "Io sto facendo uno studio sull'anima; posso osservarmi da vicino e usarmi come terreno di sperimentazioni per il mio studio. ... Così come Leonardo da Vinci indagò l'interno del corpo umano e sezionò cadaveri, così io tento di sezionare l'anima". Con queste parole Edward Munch spiegava l'origine del suo lavoro, dei dipinti allucinati e drammatici che sconvolsero lo sguardo di molti europei per tutto il Novecento.




    Self Portrait: Between Clock and Bed
    1940-42; Oil on canvas, 149.5 x 120.5 cm; Munch Museum, Oslo

  5. #5
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    Midsummer Night Dream:
    The Voice, 1893



    Melancholy, 1899





    Night in Saint Claude

  6. #6
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    Per approfondimenti, consiglio la lettura di:

    http://www.artepass.org/solomunch1.htm

 

 

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