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  1. #21
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    Appello di Mazzini per la causa delle nazionalità (1850)

  2. #22
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    Appello di Mazzini per la causa delle nazionalità (1850)

  3. #23
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    G. MAZZINI E L'ALLEANZA REPUBBLICANA UNIVERSALE

    Nel 1864, Mazzini e Garibaldi si riconciliarono temporaneamente in occasione del viaggio a Londra del grande generale, il quale - nell'ospitale casa dell'esule russo Herzen - riconobbe il suo debito morale verso l'antico maestro in un celebre brindisi. Nel frattempo, Mazzini allarga le frontiere della sua battaglia democratica, promuovendo l'Alleanza Repubblicana Universale come ponte tra l'Europa e l'America (1866-67). Tra i suoi interlocutori di ogni nazionalità, si ritrova anche Emilio Castelar, che tra gli anni sessanta e settanta fu protagonista del primo esperimento repubblicano in Spagna.



    Ricevuta della Sottoscrizione di 1 franco per l'Alleanza Repubblicana Universale, raffigurante Colombo e Washington

  4. #24
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    Formula del giuramento dell'Alleanza Repubblicana Universale

  5. #25
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    Mazzini e Garibaldi in un'immagine satirica del 1862

  6. #26
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    Ritratto di Aleksàndr Herzen

  7. #27
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    Ritratto di Emilio Castelar

  8. #28
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    Monumento a Mazzini (Milano)

    Il Monumento a Mazzini di Pietro Cascella (1973/1974) si trova a Milano in Piazza della Repubblica.

    Il turista trova davanti a sé un sentiero lastricato con pietre bianche, che lo guida lungo un tracciato creato da Cascella nei pressi del Grand Hotel Principe di Savoia. Il sentiero corre tra la vegetazione, arrivando fino all'interno del monumento. Questo si presenta come una composizione tridimensionale, che si struttura in diverse parti, a simboleggiare la storia dell'unificazione italiana.

    Le parti rappresentano un Fiore (la vita sacrificata dai giovani per la Patria), la Medusa (la forza brutale), la Cariatide e il carcere, per terminare alla statua di Mazzini, opera di Giulio Monteverde (1874), che chiude la composizione, sottolineando la continuità fra passato e presente.

    È un monumento diverso rispetto alle normali realizzazioni di a ricordo di personaggi e fatti storici. L'insieme è concepito come un percorso, che offre la possibilità di "vivere" l'opera scultorea, leggendola dal suo interno. Muovendosi tra i blocchi di pietra, come all'interno di un sito archeologico, si scoprono le diverse parti dell'opera, decifrandone le simbologie: si entra fisicamente nella scultura, facendone parte.

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/

  9. #29
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    MAZZINI LETTERATO E CRITICO

    di Francesco De Sanctis

    E' notevole in Mazzini l'unità e la coerenza di tutti gli aspetti della vita: quindi lo troveremo in letteratura come lo abbiamo trovato in religione, in filosofia, in politica.
    Quando egli venne su, Manzoni aveva compiuto la sua orbita con i Promessi Sposi e la sua scuola si era stabilita e predominava in Italia. Cesare Cantù, Tommaso Grossi, Silvio Pellico, D'Azeglio, Tommaseo, erano nomi già conosciuti e riveriti. Mazzini si dette agli studi letterari con un bagaglio di cognizioni il quale, se assolutamente non può parere sufficiente, oltrepassava le cognizioni comuni delle classi intelligenti di allora. Aveva studiato i classici italiani, non era ignaro della letteratura tedesca e inglese, soprattutto della francese; e non solo conosceva le opinioni letterarie messe in voga dagli Schlegel, dal Cousin, dal Villemain e da altri, ma personalmente conosceva parecchi di quelli che andavano per la maggiore.

    Non era cultura sufficiente. Ciò si può dire soltanto quando uno sceglie un ramo solo di cultura ed in essosi profonda e lo guarda da tutti i lati in modo da acquistare speciale competenza per quelle cose. In lui la coltura é estesa, ma nessun ramo di essa ha fatto oggetto speciale dei suoi studi; in nessun ramo egli é calato sino a quelle profondità per cui si acquista seriamente il titolo di uomo colto. Nell'esilio, girando per l'Europa, acquistò molte cognizioni personali di poeti russi, polacchi, tedeschi, specialmente in mezzo all'emigrazione, la quale rappresentava allora ciò che di più colto era in Europa. Ma le agitazioni politiche non gli lasciarono il tempo di approfondire le sue conoscenze; e gli avvenne come a motti altri, di vivere più tardi a spese del bagaglio giovanile, che per lui non era certo poca cosa quindi, anche inoltrato negli anni, la sua coltura era su per giù la stessa.

    Ferveva la lotta fra classici e romantici. Inutile dire che Mazzini e, con lui tutta la gioventù che in Genova ed in Livorno lo circondava, fin dal principio si chiarì per il romanticismo, il quale, per lui e per quei giovani, era quel medesimo che in politica la rivoluzione francese: era la libertà dell'arte rivendicata, come la rivoluzione era la libertà individuale rivendicata sulle rovine del passato; si rivendicava la libertà e la spontaneità del genio contro le imitazioni classiche e la letteratura arcadica, accademica, vuota, che dominava in Italia. Ma come in politica combatteva la rivoluzione francese perché si appoggiava sull'individualismo, da cui egli credeva non potesse uscire se non anarchia e materialismo, - anarchia perché alla libertà individuale mancava un centro ed un freno, materialismo perché tutto era benessere individuale - così in letteratura combatté anche l'individualismo.
    Quella non gli pareva letteratura nuova, ma espressione ultima di una già esaurita.

    Le letterature, esaurendosi, hanno un gran genio che rappresenta non il nuovo ma l'antico, quasi sintesi delle evoluzioni già da esse compiute. Quindi, mentre Mazzini vede in Napoleone il grande individuo che pone fine all' individualismo, considera Victor Hugo e Rossini come gli ultimi rappresentanti dell'arte fondata sull'individualismo. Conseguenza di quest'arte è il genio abbandonato a sé, l'anarchia, l'arte ridotta a puro materialismo, a puro fatto storico: infatti, erano in voga allora i romanzi storici senza qualche idea superiore che desse significato ai fatti: questa letteratura doveva finire nel puro plastico.
    Secondo Mazzini, Victor Hugo é l'anarchia nell'arte, non la fine d'un'autorità capricciosa attinta in Aristotile, in Orazio, in Gravina ed altri. - E Rossini? In un lavoro sulla musica, Mazzini discusse la questione: Rossini non é creatore d'una musica nuova, é il restauratore dalla musica italiana, il principe dalla melodia cui sfuggono tutti i misteri dell'armonia, é il grande artista che a tutto dà precisione di contorni, che analizza una passione in tutte la sua piaghe fino agli ultimi limiti; ci si veda il finito, il plastico musicale, non l'armonia, quella potenza che vi stacca dalla terra e vi porta nel regno delle ombre, de' chiaroscuri, dell'indefinito, del vago, dove é grande la musica tedescaChe cosa é, per Mazzini, Manzoni e la scuola manzoniana? Vorrei leggervi una pagina dove agli parla di Manzoni e farvi sentire con che rispetto filiale ed amore e riverenza ne parla, simile quasi ad amante che si volge al suo ideale.
    E parla della scuola manzoniana con grande rispetto; la sua ira é tutta contro i disertori di quella scuola, nella quale trova sincerità a convinzioni. Per lui, Manzoni é la bandiera della libertà nell'arte, rappresenta la lotta contro il classicismo, rappresenta il romanticismo italiano; pure, per dolcezza naturale e per il principio della rassegnazione religiosa, Manzoni sentiva una voce segreta che gli diceva: tu non sei nato alla lotta. Quindi si contentò di segnare le linee d'una nuova letteratura e non ebbe animo di andare innanzi a cavare le conseguenze di quelle premesse. Perciò Mazzini loda le tragedie par l'indirizzo generale e trova che in esse, essendo lirici i cori, manca il dramma: con Manzoni non nasce il dramma in Italia.

    Naturalmente, per la scuola é più severo e, riconoscendo che la rassegnazione, la preghiera, la dolcezza sono qualità lodevoli di essa, la combatte come uomo politico e come scrittore, perché sfibrata, non fondata sul diritto che ogni uomo ha di farsi valere.
    Infine, fa un'osservazione ch'é quasi il compendio di tutte le sue opinioni critiche intorno alla scuola manzoniana; - é curioso che, mentre essa vuole la religione come unità dei credenti, nel campo morale e letterario ha solo innanzi a sé l'individuo e l'educazione individuale come se così si potesse formare una nazione. - Insomma, anche qui il peccato é l'individualismo.

    E quale letteratura nuova agli sogna? Ricordate qual'é la rivoluzione ch'egli sogna, poiché in lui trovate sempre vicini il filosofo, l'uomo religioso, il politico, il letterato. Per combattere l'individualismo in politica fa sforzi per rialzare il principio di autorità e, sprigionandolo dagl'individui, siano papi, siano imperatori, lo metta nel popolo, nell'umanità; in qualche cosa di universale, che è come espressione di Dio. Appunto questa stessa é la base della nuova letteratura, ricostituire il principio di autorità sprigionandolo da Orazio e da Aristotile, da Omero e da Virgilio, da classici e da romantici, e mettendolo in qualche cosa di collettivo e di superiore, nella verità universale la quale per lui é Dio, giacché Dio emana la verità : quello che in letteratura é ideale, per lui é verità. E crede che vi siano tre specie di verità : verità storica, i fatti, il reale, - verità morale, il vero fondato sui princìpi, - verità assoluta, la fonte da cui sgorgano i princìpi. La realtà é, come dice Dante, ombrifero prefazio del vero, ed il vero é Dio: in altri termini, il reale é la traduzione del vero, ad il vero é la traduzione della verità universale, suprema, analizzata e distinta in princìpi.

    A quei tempi erano in gran moda i sistemi trinitari. Hegel era capo di tutti con la famosa triade, una triade aveva Augusto Comte, e l'aveva anche Cousin, riproduzione di quella di Hegel, il vero, il bello ad il buono. Questo rappresentare la verità a scalini é un ritorno al sistema scolastico derivato dalla teologia. Per trovare il segreto della triade di Mazzini basta ricordare cha Dante stabilì la stessa triade semplicemente con parole diverse. Per Dante il fondo dall'arte era intendere, amare e fare, intelletto che acceso di amore opera, concordia dell'intendere e del fare mercé l'anello dell'amore.
    Mazzini rappresenta le stesse idee in linguaggio moderno. Il vero, il bello e il buono - é la stessa formula di Dante: il bello sarebbe l'amore o l'arte come mezzo per passare dall'intendere al fare. In tre versi Dante con la sua maniera magnifica riassume tutte le sue idee:Luce intellettual piena d'amore, Amor di vero ben pien di letizia, Letizia che trascende ogni dolzore.

    L'amore, se vi trasporta immagini di ben seguendo false, é sensualità, é cosa materiale, volgare: letizia é la soddisfazione che si ha facendo il bene, é nella concordia dei pensieri e delle azioni. - « Il finito e l'infinito e la loro relazione » di Cousin, e la formula di Hegel riprodotta anche da Gioberti, e la triade di Mazzini é questo concetto di Dante.
    Da tutto questo quali conseguenze derivano ? Come in politica, in filosofia, in religione, Mazzini si allontana dall'individualismo e pone la base sociale nell'essere generale, Umanità; - così mette la base dell'arte nella verità universale, non interpretata da questo o da quello, ma liberamente dal genio.
    Come l'umanità é essa direttamente interprete di Dio, senza che vi sia in mezzo un papa od un imperatore, così il genio interpreta la verità universale senza l'aiuto di alcuno.Messo a fondamento dell'arte l'universale, in pratica cos'é la letteratura che
    Mazzini vagheggia? Come non ammette letterature nazionali, aspira ad una letteratura europea, anzi, allargandone i limiti, cosmopolita. Ed in un discorso d'una certa importanza, tenuto conto specialmente della sua età, perché giovane ancora quando lo scrisse, trova argomenti abbastanza plausibili per dimostrare che, quando la civiltà si allarga e c'é comunanza d'idee nelle varie nazioni, la letteratura acquista caratteri di universalità. Crede che già siamo all'epoca in cui la letteratura, spogliata delle particolarità nazionali, si fa europea.

    I precursori di questa letteratura sono, secondo lui, Goethe, Byron e - ricordate, che quando Mazzini scriveva, Monti era morto da poco e Manzoni non aveva acquistata ancora la sua grande importanza - Vincenzo Monti. Li chiama precursori, non fondatori precursori, perché in Goethe vede un carattere comprensivo che oltrepassa la patria tedesca, sì che, come la Divina Commedia, il Faust appartiene a tutto il mondo; - perché Byron, per energia di espressione e libertà, oltrepassa la forma inglese, - e infine perché Vincenzo Monti per ricchezza di armonie oltrepassa il circolo delle forme strettamente italiane. Precursori, non fondatori, perché in ognuno di essi Mazzini trova un ma. Goethe é grande, ma scettico, e Mazzini voleva fondare la nuova letteratura sulle sue dottrine, comprese le religiose; Byron é terribile, pieno di passione ma anche scettico e di più disperato sino alla follia; Monti ha carattere di precursore - crede Mazzini - per la sua melodia, ma in lui é disarmonia fra quanto pensa e quanto sa,e naturalmente, essendoci sollevati a questa altezza, Monti deve andare in seconda linea.

    E, volendo mostrare come in questi tre, già si sente qualche cosa di europeo, analizza il Faust e senza difficoltà vi trova qualità universali. Di Byron dice: quest'uomo, scettico tanto da far rizzare i capelli per lo spavento, alla fine sentì il vuoto della sua dottrina ed andò a morire in Grecia per la civiltà europea; é già cosmopolita, già si stacca dalla disperazione e dall'incredulità. Ma non ci é dunque ancora il fondatore della letteratura europea: dove sorgerà? Non in Francia, perché questa ha finito la sua missione on l'individualismo, e l'ultimo suo poeta é Victor Hugo. Non in Germania, perché i tedeschi se ne stanno nelle ombre, e nel vago allora non si poteva supporre che la Germania così presto sarebbe stata positiva ed avrebbe mostrato tanta forza d'azione, allora non si vedevano che le nebbie germaniche. In Francia, osserva Mazzini, é il contrario, in Francia domina troppo il finito, in Germania troppo il sentimento dell'infinito: a ciò bisognava aggiungere la forza d'azione. Già indovinate che il paese predestinato é Roma. Come ne uscì l'unità religiosa, così ne uscirà l'unità letteraria: quindi egli chiama italo-europea la nuova letteratura.
    Non seguirò Mazzini nello sviluppo delle sue dottrine e ne' suoi giudizi critici. Noterò solo che ha lasciato lavori critici importanti, specialmente notevoli quelli che scrisse in Inghilterra e che ancora là sono pregiati come molti scritti di Foscolo.I difetti di queste opinioni sono gli stessi che delle opinioni sue religiose, politiche, filosofiche. Lì é l'uomo preoccupato dell'universale, che non tiene in gran conto le differenze nazionali ed individuali: in letteratura é il medesimo. Innanzi tutto, non comprende l'ideale come arte, ma come verità, e la verità appartiene alla filosofia. Comincia con un inno alla libertà dell'arte e poi per odio all'individualismo imprigiona l'arte di nuovo e la chiude nella verità o falsità d'un concetto.

    Per lui quell'arte é importante la quale rappresenta un contenuto vero, ed é spregevole quella che rappresenta un contenuto falso: quindi rigetta Goethe e Byron, perché vi trova un contenuto contrario ai suoi propri concetti, e leva alle stelle una poesia che tutti oggi hanno dimenticata, l'Esule di Pietro Giannone, perché ha contenuto patriottico; e perciò loda solo Berchet. Questo sostituire il contenuto e la sua natura alla vita dell'ideale poetico, è un grave sbaglio.
    Quando parlo di uomini che tanto rispetto, sono uso a guardare queste cose non assolutamente, ma rispetto ai tempi; e se ricordate i tempi in cui Mazzini pensava tutto quel che vi ho esposto, troverete non poco da lodare. La letteratura italiana era senza contenuto, si nutriva di ciance e di frasche, era arcadica ed accademica, senza niente di vitale: comprendete l'utilità e la serietà della teoria di Mazzini quando per opposizione a quella letteratura ed a quell'arte puramente formale si getta ad un altro estremo, all'importanza del contenuto. Anzi, questo diventò carattere della nostra letteratura.
    Eccetto Manzoni, se guardate gli scrittori ed i poeti di quel tempo, ci trovate arte ? No, altre preoccupazioni ne impedirono lo sviluppo, specialmente le preoccupazioni politiche, e quando un uomo ha il cuore pieno di impressioni e passioni politiche, religiose o filosofiche, non può avere il puro sentimento artistico. Lo stesso fu in Germania, e lo dico non a biasimo ma per constatare un fatto: avemmo letteratura politica. Oggi che da molti punti di vista la parte politica é esaurita e si tratta non di costituzione politica ma di educazione e di ricostruzione del sentimento religioso, oggi é più facile, se la materia dell'arte non manca, ricostituire il sentimento dell'arte ch'ebbe l'Italia così profondo nel 500 e poi smarrì nella sua decadenza.

    Che diremo poi dell'ideale artistico di Mazzini fondato non su questo o quello individuo, ma sul popolo ? - poiché egli, come vuol fondare un'Italia ed una società del popolo, vuol fondare anche una letteratura del popolo. Se si limitasse a dire che nelle antiche letterature il popolo non compare o compare soltanto per essere frustato, che in esse l'individuo piglia troppo spazio e non ne lascia all'essere collettivo, - sarebbe nel vero. Uno dei progressi moderni della letteratura é il dare appunto gran parte al popolo, non perché compare direttamente, ma perché le idee ed i sentimenti che essa esprime oltrepassano gli individui. Mazzini però vorrebbe proprio il popolo, non a guisa di coro qual'è nelle tragedie di Manzoni, ma come agente principale che detronizza Giovanni da Procida e Masaniello e dice a quelli: son io; la loro opera sarebbe stata inutile senza me.

    Dove ci mena questa teoria? Come si può nella letteratura detronizzare l'individuo ed al suo posto mettere l'essere collettivo? La letteratura é l'eco della vita e nella vita non trovate che individui: gli esseri collettivi sono costruzioni logiche della mente umana, e potete farne uso in filosofia, nella storia, non già nell'arte e nella poesia. E quando volete proprio rappresentare l'essere collettivo e cacciare da voi l'individuo vivente nelle contraddizioni e nelle varietà dell'esistenza, non avrete più l'individuo poetico ma una personificazione, un individuo metafisico, tipico, mitico, l'arte simbolica e mistica del Medioevo, la quale é il difetto, non il pregio di Dante. Sapete qual'é per Mazzini il più grande individuo poetico? È il marchese di Posa; - un individuo di fantasia uscito dalla mente giovanile di Schiller riscaldata dalle opinioni che allora la Francia metteva in voga, un simbolo che rappresenta idee, non già se stesso. Quel personaggio, dunque, che giustamente viene, non dico criticato,ma considerato a questo modo da tutti i critici di Schiller, é per Mazzini il più grande personaggio poetico: così nell'arte finisce proprio la vita.

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/

  10. #30
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    Predefinito Anarchia, Mazzini possibilista?

    Negli scritti di Mazzini, ho letto più volte la parola anarchia usata dall'apostolo come sinonimo di caos. Allora, ho pensato che Mazzini fosse contrario all'assenza di istituzioni, pur nutrendo qualche dubbio visti i richiami a Dio, educazione e coscienza individuale. In oltre, il repubblicanesimo si fonda sull'annullamento del Dominio di uomini su altri uomini. Tutta roba che c'entra molto con l'anarchia.

    Il dubbio è diventato un interrogativo dopo aver letto questo:

    tratto da "I Doveri dell'Uomo"


    DOVERI VERSO LA FAMIGLIA
    ....................OMISSIS......................
    La Famiglia è concetto di Dio, non vostro. La Potenza umana non può sopprimerla. Come la Patria, più assai che la Patria, la Famiglia è un elemento della vita.

    Ho detto più assai che la Patria. La Patria sacra oggi, sparirà forse un giorno, quando ogni uomo rifletterà nella propria coscienza la legge morale dell' Umanità: la Famiglia durerà quanto l'uomo. Essa è la culla dell' Umanità. Come ogni elemento della vita umana, essa deve essere aperta al Progresso, migliorare d'epoca in epoca le sue tendenze, le sue aspirazioni; ma nessuno potrà cancellarla.
    ....................OMISSIS......................

    Giuseppe Mazzini

 

 
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