In occasione del 70° anniversario dello scoppio ufficiale della Seconda Guerra mondiale (oggi Berlusconi sarà in Polonia per le commemorazioni ufficiali), avvenuto il 1° settembre del 1939 con l’aggressione delle truppe naziste alla Polonia, pubblichiamo il paragrafo relativo al patto tedesco-sovietico, concluso il 30 agosto 1939, dell’importante lavoro di Ludo Martens “Stalin - Un altro punto di vista” pubblicato in Italia dai tipi della Zambon Editore, di cui consigliamo vivamente la lettura per intero. Lo pubblichiamo perché, come da copione, ad ogni ricorrenza storica “utile” il sistema della disinformazione di massa borghese si mette all’opera in ri-costruzioni, o forse meglio de-costruzioni, storiche faziose e fantasiose che hanno il solo intento di smantellare l’importanza e il valore storico dei movimenti popolari e del movimento comunista mondiale, in questo caso dell’indiscutibile ruolo avuto dall’URSS nella lotta antifascista mondiale nel periodo ’36-’45. Ciò che appare dando ascolto ai servizi televisivi, infatti, è che il popolo polacco fu la vittima sacrificale della follia nazista e della spregiudicatezza sanguinaria stalinista, che con il patto Molotov-Ribbentrop si divisero la Polonia come si fa con una invitante torta ad una festa di compleanno.
Questa è appunto la ricostruzione che la borghesia fa di quel frangente storico e, come ci mostra Martens, lo fa dal giorno successivo alla firma del trattato, ma è oramai da più di 150 anni che sappiamo che la storia fin qui conosciuta è “storia di lotta fra classi antagoniste”, ed è uno scontro che si combatte anche con le armi della disinformazione e della mistificazione. Tutto ciò quindi non stupisce. Ci preoccupa molto di più il fatto che tutto questo fango venga gettato nell’indifferenza generale e assorbito dai più senza nessun filtro critico che permetta di cogliere il vero intento del mare di infamità. Riteniamo importante, per ciò, dare voce e diffondere testi come quello di Martens che attraverso una ricerca scientifica fatta negli archivi storici (il testo è ricco di note, purtroppo tutte in francese che qui non riportiamo) rende giustizia ai morti della Seconda Guerra mondiale molto di più di qualsiasi commemorazioni di “doppi petti” con le mani grondanti di sangue dei popoli e dei lavoratori del mondo. Senza dimenticarci delle venti milioni di vittime sovietiche che sempre vengono celate quando i mezzi di comunicazione di massa parlano della lotta di liberazione dal nazi-fascismo. Il testo causa lunghezza verrà pubblicato in due parti.]
STALIN E LA GUERRA ANTIFASCISTA
Tutto l’ordine capitalista mondiale vacillò con il crollo economico del 1929. L’atmosfera era gravida della minaccia di una nuova guerra mondiale. Sarebbe scoppiata presto. Ma dove? Come si sarebbe allargata? Chi si sarebbe battuto contro chi? Tutte queste domande rimasero a lungo senza risposte. Perfino dopo lo scatenarsi “ufficiale” di quella catastrofe, nel 1940, esse non si erano ancora definitivamente delineate.
Queste domande senza risposta permettono di capire meglio la politica estera di Stalin negli anni Trenta.
IL PATTO TEDESCO-SOVIETICO
Hitler giunse al potere il 30 gennaio 1933. Solo l’Unione Sovietica comprese tutti i pericoli per la pace mondiale. Nel gennaio 1934, Stalin dichiarò al Congresso del Partito che la “nuova” politica (tedesca) ricordava a grandi linee quella dell’ex kaiser che un tempo aveva fatto occupare l’Ucraina e aveva iniziato una campagna militare contro Leningrado, dopo aver trasformato i Paesi Baltici in una base operativa per questa campagna. Dichiarò inoltre:
«Se gli interessi dell’URSS richiederanno un avvicinamento a qualsiasi paese che non abbia interesse a vedere violare la pace, lo faremo senza esitazione.»
Fino all’avvento di Hitler, l’Inghilterra aveva diretto la crociata contro l’Unione Sovietica. Churchill era stato, nel 1918, il principale istigatore dell’intervento militare che aveva mobilitato quattordici paesi. Nel 1927, l’Inghilterra aveva rotto le relazioni diplomatiche con l’Unione Sovietica e aveva decretato un embargo sulle sue esportazioni.
Nel 1931, il Giappone aveva invaso la Cina del Nord e le sue truppe erano arrivate alla frontiera sovietica, in Siberia. L’Unione Sovietica era convinta, all’epoca, che fosse imminente una guerra con il Giappone.
Nel 1935, l’Italia fascista occupò l’Etiopia. Di fronte al pericolo dell’espan-sione fascista, l’Unione Sovietica propose, nel 1935, un sistema di sicurezza collettivo in Europa. In questa prospettiva, firmò dei trattati di mutua assistenza con Francia e Cecoslovacchia. Trockij diffuse dei volantini al vetriolo contro Stalin che, con questi trattati, avrebbe “tradito” il proletariato francese e la rivoluzione mondiale… Nello stesso tempo delle voci autorevoli della borghe-sia francese dichiaravano che il paese non era obbligato a venire in aiuto dell’Unione Sovietica, nel caso in cui questa fosse stata attaccata…
Nel 1936, l’Italia e la Germania nazista inviarono le loro truppe scelte in Spagna per combattere il governo legale repubblicano. La Francia e L’Inghilterra adottarono una politica di “non intervento” lasciando libertà d’azione ai fascisti. Esse cercavano così di rabbonire Hitler e di spingerlo verso Est.
Nel novembre dello stesso anno, la Germania e il Giappone conclusero il Patto Antikomintern al quale poco più tardi si aggiunse l’Italia. L’URSS si trovò circondata.
L’11 marzo 1938, Radio Berlino annunciò una “rivolta comunista in Austria” e la Wehrmacht si avventò su questo paese che venne annesso al Terzo Reich due giorni dopo. L’Unione Sovietica prese le difese dell’Austria e invitò l’Inghilterra e la Francia a preparare una difesa collettiva. “Domani sarà forse troppo tardi”, sottolineava la dichiarazione sovietica.
A metà maggio, Hitler concentrò le sue truppe sulla frontiera cecoslovacca. L’Unione Sovietica, legata da un trattato al paese minacciato, riunì più di 40 divisioni sulla frontiera occidentale e richiamò 330.000 riservisti. Ma in settembre, l’Inghilterra e la Francia si riunirono a Monaco con le potenze fasciste, ( Germania e Italia. Né la Cecoslovacchia, né l’Unione Sovietica furono invitale. Le grandi “democrazie” decisero di consegnare a Hitler la regione dei Sudeti, parte integrante della Cecoslovacchia. Sulla scia di quest’atto scellerato, il 30 settembre, l’Inghilterra firmò con la Germania una dichiarazione in cui si diceva che le due potenze esprimevano il desiderio di “non entrare mai nuovamente in guerra l’una contro l’altra.”
La Francia ne seguì l’esempio a dicembre. Nonostante ciò, l’Unione Sovietica propose alla Cecoslovacchia il suo aiuto in caso di aggressione tedesca, ma questa offerta fu rifiutata. Il 15 marzo 1939, la Wehrmacht si impadronì di Praga. Smembrando la Cecoslovacchia, Hitler offrì una fetta della torta al governo reazionario polacco, che abboccò l’amo con cupidigia…
Una settimana più tardi, l’esercito tedesco occupò il territorio lituano di Klajpeda, importante porto sul Baltico. Stalin sapeva che il mostro si sarebbe lanciato verso Est e che la prossima vittima sarebbe stata la Polonia.
Nel maggio 1939, l’esercito giapponese attaccò la Mongolia, legata all’Unione Sovietica da un trattato di assistenza militare. Il mese seguente, le truppe sovietiche, dirette da Zukov, un ufficiale sconosciuto, scesero in guerra contro l’esercito giapponese. Fu uno scontro militare di grande portata: il Giappone perse più di 200 aerei e più di 50.000 suoi soldati furono uccisi o feriti. Il 30 agosto 1939, le ultime truppe giapponesi abbandonarono la Mongolia.
Il giorno dopo s’incendiò un’altra frontiera dell’Unione Sovietica: la Germania invase la Polonia.
Tutti sapevano che questa aggressione sarebbe stata imminente: per predi-sporsi una posizione ottimale e scatenare la guerra sia contro l’Inghilterra e la Francia, sia contro l’Unione Sovietica, Hitler doveva “decidere le sorti” della Polonia.
Torniamo a qualche mese prima. Nel marzo 1939, l’Unione Sovietica avviò negoziati per formare un’alleanza antifascista. L’Inghilterra e la Francia lascia-rono andare le cose per le lunghe, manovrando nel frattempo. Con questo at-teggiamento, le due “grandi democrazie” lasciarono intendere a Hitler che po-teva marciare contro Stalin senza preoccuparsi dell’Ovest. Da giugno ad agosto 1939 si tennero trattative segrete anglo-tedesche nel corso delle quali, in cambio del rispetto dell’integrità dell’Impero britannico, gli inglesi promisero a Hitler libertà d’azione a Est. Il 29 luglio, Charles Roden Buxton, del Partito Laburista, portò a termine una missione segreta per il primo ministro Chamberlain presso l’ambasciata tedesca. Presentò il seguente piano:
«La Gran Bretagna si dichiara pronta a concludere con la Germania un ac-cordo che delimiti le sfere di influenza. (…)
1) La Germania si impegna a non intromettersi negli affari dell’Impero britannico.
2) La Gran Bretagna si impegna a rispettare per intero le sfere di interesse tedesche a Est e a Sud-Est dell’Europa. Ciò avrebbe come conseguenza che la Gran Bretagna rinunci alle garanzie che ha accordato ad alcuni Stati situati nella sfera degli interessi tedeschi. La Gran Bretagna si impegna inoltre a lavorare in modo che la Francia ripudi la sua alleanza con l’Unione Sovietica.
3) La Gran Bretagna si impegna a mettere fine ai colloqui attualmente condotti con l’Unione Sovietica in previsione della conclusione di un patto.»
I servizi d’informazione sovietici misero al corrente Stalin di tutte queste manovre.
Fine prima parte.
Collettivo Politico Gramigna — per una società senza più classi, guerra e sfruttamento
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Seconda parte
Nell’agosto 1939, i negoziati tra l’Inghilterra, la Francia e l’Unione Sovietica entrarono nella loro fase finale. Ma le due potenze occidentali inviarono a Mosca delegazioni di secondo rango, senza mandato per concludere alcun accordo. Vorosilov pretese degli impegni vincolanti e precisi perché, in caso di una nuova aggressione tedesca, gli alleati entrassero in guerra insieme. Voleva conoscere quante divisioni gli Inglesi e i Francesi avrebbero contrapposto a Hitler in caso di aggressione all’URSS. Non ricevette risposta. Voleva anche condurre a termine un accordo con la Polonia perché le truppe sovietiche potessero scontrarsi con i nazisti sul territorio polacco in caso di aggressione tedesca. La Polonia rifiutò rendendo così impossibile qualsiasi accordo milita re effettivo. Stalin capì perfettamente che l’Inghilterra e la Francia preparava no una nuova Monaco e che erano pronte a sacrificare la Polonia nella speranza di far marciare Hitler contro l’Unione Sovietica. Harold Ickes, ministro agli Affari Interni in carica negli Stati Uniti, scrisse all’epoca nel suo Diario:
«L’Inghilterra accarezzava la speranza di provocare uno scontro tra la Russia e la Germania e di non compromettersi.» «La Francia dovrà ugualmente rinunciare all’Europa centrale e orientale a favore della Germania nella speranza di vederla entrare in guerra contro l’Unione Sovietica. Così la Francia potrà sentirsi sicura dietro la linea Maginot.»
L’Unione Sovietica si trovò di fronte al pericolo mortale di veder costituirsi un fronte unico antisovietico di tutte le potenze imperialiste. Con il tacito sostegno dell’Inghilterra e della Francia, la Germania avrebbe potuto, dopo aver occupato la Polonia, continuare la sua corsa e intraprendere la “guerra-lampo” contro l’URSS, mentre il Giappone avrebbe attaccato la Siberia.
A questo punto, Hitler era già arrivato alla conclusione che la Francia e l’Inghilterra avessero minore capacità e volontà di resistere. Decise quindi di impadronirsi dell’Europa occidentale prima di attaccare l’URSS.
II 20 agosto, Hitler propose all’Unione Sovietica un patto di non aggressione. Stalin reagì prontamente e, il 23 agosto, il patto fu firmato.
Il primo settembre, Hitler attaccò la Polonia. L’Inghilterra e la Francia erano cadute nella loro stessa trappola. Questi due paesi avevano agevolato tutte le avventure di Hitler nella speranza di usarlo contro l’Unione Sovietica. Fin dal 1933 non avevano mai smesso di vantare i meriti di Hitler nella lotta contro il comunismo. Ora erano obbligati a dichiarare guerra alla Germania nazista… senza avere la minima intenzione di farlo davvero. La loro rabbia scoppiò in una virulenta campagna anticomunista sul tema: “Il bolscevismo è l’alleato naturale del nazismo”. Mezzo secolo più tardi questa propaganda idiota si trova ancora nei libri di scuola come una verità incontestabile. Eppure la storia ha dimostrato che il patto tedesco-sovietico costituì la chiave della vittoria nella guerra antifascista. Sembra un paradosso, ma il patto fu una svolta che permise la preparazione delle condizioni della sconfitta tedesca.
Di fatto, l’Unione Sovietica concluse questo patto con la chiara consapevolezza che, presto o tardi, la guerra con la Germania nazista sarebbe stata inevitabile. Una volta che la Germania ebbe deciso di concludere un accordo con l’URSS, Stalin strappò a Hitler il massimo delle concessioni al fine di prepararsi le posizioni migliori per la guerra imminente. La Pravda del 23 settembre 1939 scriveva:
«La sola cosa ancora possibile era preservare dall’invasione tedesca l’Ucraina occidentale, la Bielorussia occidentale (due province che erano state strappate all’Unione Sovietica nel 1920) e i paesi del Baltico. Il governo sovietico ha fatto prendere alla Germania l’impegno di non passare la linea formata dai fiumi San, Narew, Bug e Vistola.»
In Occidente coloro che hanno sempre simpatizzato per la politica anticomunista di Hitler ora esclamano: “Il fascismo e il bolscevismo, questi due totalitarismi, si sono spartiti la Polonia”. Ma l’avanzata delle truppe sovietiche corrispondeva agli interessi delle masse popolari dei territori coinvolti, poiché permetteva loro di sbarazzarsi dei fascisti, dei grandi proprietari terrieri e dei capitalisti. Questa avanzata corrispondeva anche agli interessi dell’insieme del movimento antihitleriano mondiale. I borghesi più realisti percepivano chiaramente che, avendo fatto avanzare le sue truppe, l’Unione Sovietica si era procurata una migliore posizione di partenza per la guerra. Così il 1° ottobre 1939 Churchill dichiarava:
«Il fatto che le armate russe siano schierate su questa linea è dovuto chiaramente al bisogno di sicurezza della Russia di fronte alla minaccia nazista. In ogni caso, la linea esiste ed è stato creato un fronte a Est che la Germania non osa attaccare.»
Delusa la loro speranza di vedere l’esercito nazista lanciato contro l’Unione Sovietica attraverso la Polonia, la Francia e l’Inghilterra si sentirono in dovere di dichiarare guerra alla Germania… Ma sul fronte dell’Ovest nessuna bomba turbava la tranquillità dei nazisti… In compenso, fu scatenata una vera e propria guerra politica interna contro i comunisti e, il 26 settembre, il PCF fu messo fuori legge e i suoi membri migliori furono imprigionati. Henri de Kerillis scriveva:
«Una tempesta indescrivibile sollevò le coscienze borghesi. Soffiava con furia lo spirito di crociata. Non ci fu che un grido: guerra alla Russia. In questo momento il delirio anticomunista raggiunse il parossismo.» Nello stesso tempo Stalin, con una grande perspicacia, disse a Zukov: «Il governo francese, con Daladier a capo, e il governo inglese di Chamberlain non vogliono impegnarsi seriamente nella guerra contro Hitler. Sperano ancora di spingere Hitler a una guerra contro l’Unione Sovietica. Se nel 1939 hanno rifiutato di formare con noi un blocco contro Hitler, è stato perché non volevano legare le mani a Hitler e non volevano indurlo a rinunciare alla sua aggressione contro l’Unione Sovietica. Ma non otterranno nulla. Dovranno essi stessi pagare per la loro politica miope.»
Ritenendo inevitabile la guerra contro la Germania, il governo sovietico si preoccupava seriamente per la sicurezza di Leningrado, posta a 32 chilometri dalla frontiera finlandese. Il 14 ottobre 1939, Stalin e Molotov inviarono al governo finlandese un memorandum sul problema della difesa di Leningrado. L’Unione Sovietica voleva assicurarsi “la possibilità di bloccare l’entrata del Golfo di Finlandia”. Chiedeva alla Finlandia di darle in affitto il porto di Hanko e di cederle quattro piccole isole. Per rendere possibile la difesa di Leningrado, chiedeva una parte dell’istmo di Carelia che apparteneva alla Finlandia. In cambio l’URSS offriva alla Finlandia una parte della Carelia Sovietica, due volte più grande. Spinta dalla Germania, la Finlandia rifiutò e, il 30 novembre 1939, l’URSS le dichiarò guerra. Qualche giorno più tardi, Hitler dette le sue istruzioni per la futura guerra contro l’Unione Sovietica. Diceva tra l’altro:
«Sui fianchi della nostra operazione, potremo contare sull’intervento attivo della Romania e della Finlandia nella guerra contro la Russia Sovietica.»
L’Inghilterra e la Francia, preoccupate a non impegnarsi nella “strana guerra”, si lanciarono in una guerra all’ultimo sangue contro la minaccia bolscevica! In tre mesi, l’Inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti e l’Italia fascista spedirono 700 aerei, 1.500 cannoni e 6.000 mitragliatrici alla Finlandia, “vittima dell’aggressione”.
Il generale francese Weygand si recò in Siria e in Turchia per preparare un attacco contro l’Unione Sovietica da Sud. Il piano dello stato maggiore francese prevedeva il bombardamento dei pozzi petroliferi di Baku. Nello stesso mo-mento il generale Serrigny scriveva:
«In realtà Baku, con la sua produzione di 23 milioni di tonnellate di petrolio, domina la situazione. Se noi riuscissimo a conquistare il Caucaso o se queste raffinerie fossero semplicemente incendiate dalla nostra forza aerea, il mostro sprofonderebbe privo di vita.»
E mentre non sparava un colpo contro gli hitleriani a cui aveva dichiarato guerra, il governo francese riunì un corpo di spedizione formato da 50.000 uo-mini per combattere i Rossi! Chamberlain dichiarò che l’Inghilterra avrebbe inviato 100.000 soldati. Queste truppe non arrivarono in Finlandia perché l’Armata Rossa sconfisse l’esercito finlandese. Il trattato di pace fu firmato il 14 marzo 1939. Più tardi, in piena guerra, una pubblicazione gollista apparsa a Rio de Janeiro, avrebbe affermato:
«Alla fine dell’inverno 1939-1940 fallisce il complotto politico e militare di Chamberlain e Daladier che aveva lo scopo di provocare un rovesciamento del fronte contro l’Unione Sovietica e di porre fine al conflitto tra l’alleanza franco-inglese e la Germania a favore di un compromesso e di un’alleanza anti Komintern. Questo complotto consisteva nel inviare, in aiuto alla Finlandia, un corpo di spedizione franco-inglese, il cui intervento avrebbe provocato uno stato di guerra con l’Unione Sovietica.»
Il patto tedesco-sovietico e la sconfitta della Finlandia prepararono le condizioni della vittoria dell’Armata Rossa contro i nazisti.
Questi due avvenimenti ebbero quattro conseguenze di fondamentale importanza.
Impedirono la formazione di un fronte unito delle potenze imperialiste contro l’Unione Sovietica socialista. Un attacco tedesco nel 1939 avrebbe cer-tamente portato come conseguenza un attacco giapponese in Siberia. Al con-trario l’URSS riuscì a firmare un patto di non aggressione con il Giappone che resse fino alla sconfitta del fascismo.
La Francia e l’Inghilterra, che avevano rifiutato durante tutto il periodo degli anni Trenta un sistema di sicurezza collettivo, furono obbligate a entrare in un’alleanza effettiva con l’Unione Sovietica nel momento in cui la Germania ruppe il patto tedesco-sovietico.
L’Unione Sovietica poté far avanzare le sue difese da 150 a 300 chilometri. Questo fattore ebbe una grande influenza sulla difesa di Leningrado e di Mosca, alla fine del 1941.
L’Unione Sovietica guadagnò 21 mesi di pace che le permisero di rafforzare in modo decisivo la propria industria bellica e le forze armate.
Fine seconda parte
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