Più di seicento le città dove sabato si è manifestato per la pace, più di cento milioni di persone sono scese in piazza. Da Londra , N.Y. , Roma , Parigi , Berlino e dalle capitali di mezzo mondo: un coro di voci contrarie all’azione militare.
Si è trattato di un momento storico che non potrà lasciare il segno nelle menti dei potenti.
Ma anche in quelli, che come me hanno partecipato alla festa romana, in una splendida, indimenticabile giornata, resta il malinconico interrogativo di come sia possibile da parte di alcuni mistificare in maniera così arrogante e insopportabile i termini reali della questione relativa alla crisi in Iraq.
Eppure basterebbe per un momento chiedersi: bene, che gli americani vadano pure ad occupare l’Iraq, che vi riescano in brevissimo tempo, che ammazzino pure Saddam Hussein, che riescano a controllare tutta l’area del petrolio, che dimostrino al mondo intero che sono loro i padroni. E poi?
Toccherà alla Korea del nord, alla Libia, a Cuba, ai Palestinesi e a quanti altri paesi “canaglia”?
Il terrorismo, fatto di uomini che si lasciano esplodere tra la gente, di disperati che non trovano altra scelta per lottare per i “loro” ideali che quella di scambiare la propria vita con quella di 10, 100, 1000 altre persone nemiche, sarà sconfitto?
Davvero possiamo credere che questa sia la strada per un futuro fatto di libertà e giustizia nel mondo?
Tutti quelli che a casa o per strada vogliono che la follia americana si fermi sanno bene che la risposta alla domanda è NO.
Ascoltare le critiche antipacifiste è vomitevole, si tratta di voci dietro le quali si nascondono nature abbiette di mistificatori, di avventurieri dello schermo televisivo, di devastatori del buonsenso.
Al di là dei discorsi politici, delle strumentalizzazioni, delle facili etichette, resta un fatto: solo i folli possono credere davvero che, nella situazione in cui siamo, l’Occidente può risolvere i suoi problemi con la forza e l’aggressione