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    Predefinito Tempo ciclico e tempo lineare

    Concezione lineare e ciclica del tempo: una possibile conciliazione
    di Vito Foschi

    Le due concezioni classiche del tempo sono quella lineare e quella circolare. Quella circolare è stata appannaggio delle società antiche e in genere delle società tradizionali, mentre quella lineare delle società moderne e in particolare di quella occidentale.

    Nella concezione ciclica il tempo viene rappresentato da una ruota. Tutti gli avvenimenti si ripetono in un incessante circolo. In alcuni varianti tutto si ripete pedissequamente (gli stoici credevano nel concetto di "palingenesi", cioè l’esatta riproduzione degli stessi eventi e delle stesse persone e cose in ogni ciclo), in altre, i grandi cicli di nascita, crescita e morte si ripetono in maniera sempre diversa.

    Le due idee contengono inevitabilmente aspetti una dell’altra. Consideriamo la credenza della reincarnazione del buddismo. L’anima rinasce perché non ha raggiunto la necessaria purezza, ed in ogni vita deve cercare di evitare gli errori e raggiungere un più alto grado di purezza. Alla fine di questa catena di nascita e morte raggiunge il nirvana o annullamento. Nell’idea dei cicli delle rinascite è evidente la presenza del concetto lineare di continuo progresso. Un aspetto lineare in un’idea tipicamente circolare. Molto vagamente questi cicli di purificazione ricordano le anime del purgatorio cristiano in attesa di ascendere in Paradiso.

    Nella concezione ciclica è bene mettere in evidenza la contemporanea presenza di cicli di diversa lunghezza. In una fase del ciclo più grande può essere contenuto un ciclo più breve, e quest’ultimo può a sua volta contenere al suo interno un ciclo ancor più breve. Inoltre i vari cicli di diversa lunghezza si possono sovrapporre, rendendo inintelligibile il tutto. Per venirne a capo è necessario tener presente l’ordine gerarchico a cui sono sottoposti i principi metafisici. Tali principi sono immutabili, ma trovano attuazione a vari livelli corrispondenti al dispiegamento della molteplicità dell’Uno.

    Ad esempio il principio di ciclicità a livello astronomico dà vita al ciclo della precessione degli equinozi, a livello biologico al ciclo di nascita, crescita e morte, a livello storico alla nascita, affermazione e scomparsa delle civiltà.

    Secondo le dottrine indù ci troveremmo nel periodo detto Kali-Yuga. La quarta fase di un ciclo più lungo chiamato Mahâ-Yuga, detto anche Manvantara o éra di un Manu. I quattro periodi secondari detti Yuga sono: Krita-Yuga, Tréta-Yuga, Dwâpara-Yuga e l’attuale Kali-Yuga. Da notare la corrispondenza con le quattro età dell’antichità greco-latina: l’età dell’oro, l’età dell’argento, l’età del bronzo e l’ultima l’età del ferro.

    Al suo interno possiamo scorgere vari cicli più brevi. A livello storico la nascita e la morte dell’impero romano, è un ciclo. La rinascita occidentale dopo il Medioevo è l’inizio di un altro ciclo. A livello astronomico il passaggio dell’equinozio primaverile dalla costellazione dell’ariete al pesce, circa duemila anni fa, ha coinciso con la nascita del cristianesimo. Così le pretese New Age di essere in procinto di passare ad una nuova éra viene giustificata anche a livello astronomico dal passaggio dell’equinozio dalla costellazione del pesce a quella dell’acquario, confondendo forse le gerarchie a cui sono sottoposti i principi metafisici. L’avvento di Cristo è avvenuto in coincidenza con un evento astronomico, ma non ne è certo giustificato. Non è l’evento astronomico che impone l’evento storico, ma si tratta della realizzazione a due livelli diversi, celeste e storico, dello stesso principio metafisico.

    Non è certo il caso, qui di ricordare l’importanza che ha rivestito il ciclo della precessione degli equinozi in tutte le società tradizionali.

    La concezione lineare è rappresentata da un freccia che inesorabilmente corre verso il futuro. È tipica della religione ebraica e del cristianesimo. Dio crea il mondo e questo inevitabilmente va verso l’apocalisse. La storia assume un significato datole dalla direzione imposta da Dio. C’è un inizio ed esiste una fine verso cui si corre ed a cui bisogna giungere preparati. Il concetto occidentale di progresso, nasce proprio da questa idea. Un concetto laico nato dall’idea prettamente religiosa che la storia umana abbia un senso e una meta da raggiungere rivelata nel caso del cristianesimo nell’Apocalisse che chiude il Nuovo Testamento con una promessa che si attuerà nel futuro.


    Tiziano Vecellio, Allegoria del Tempo governato dalla Prudenza - Immagine tratta dal sito http://mastergerontologia.psy.unipd.it

    Ma anche nell’idea lineare sono presenti i cicli. Il tempo religioso è un tempo eminentemente ciclico: è il tempo del rito, che si ripete uguale a se stesso infinite volte. La nascita, la predicazione, la morte e la resurrezione di Gesù si ripetono ogni anno per i cristiani. O il rito dell’Eucaristia, che ripete l’atto dell’Ultima Cena da circa duemila anni.

    Ma anche a livello profano assistiamo al ripetersi di cicli. Banalmente le varie mode che ritornano. I pantaloni a zampa d’elefante in voga negli anni settanta e ora ritornati. Il maggiolino Volkswagen ritornato in versione aggiornata. Cicli che si ripetono.

    Nella vita quotidiana sperimentiamo le due idee di tempo. La nostra vita ha un inizio ed una fine, ed è vincolata dalla freccia del tempo che corre inesorabile verso la morte. L’aspetto lineare. Ma viviamo anche dei cicli. Prima siamo bambini, poi cresciamo poi a nostra volta procreiamo, invecchiamo e moriamo. È questo è accaduto ai nostri genitori e si ripeterà per i nostri figli. O come abbiamo detto poco sopra il tempo religioso o le varie mode. I nostri ritmi biologici sono anch’essi dei cicli.

    Come combinare le due concezioni? Esistono cicli di diversa durata che si sovrappongono. Esisterà un ciclo di lunghissimo durata. Sarà il nostro punto di raccordo, sfruttando un’idea della geometria. Una retta può essere pensata come una circonferenza a raggio infinito. Se vi è difficile farvene un’idea, pensate alla terra su cui ci troviamo. Sappiamo che è tonda, abbiamo visto le foto dallo spazio, ma nella vita di tutti i giorni non percepiamo la curvatura della terra, perché troppo piccola rispetto alle nostre misure quotidiane. I nostri sensi percepiscono una superficie più o meno piatta. Abbiamo bisogno di strumenti per percepire la curvatura. Il raggio della terra è grande rispetto a noi esseri umani, ma ha comunque una dimensione finita. Provate ad allungare sempre più il raggio della circonferenza terrestre, la curvatura diverrà sempre più piccola e all’infinto scomparirà e vedremo solo una retta. È definita come una circonferenza, ma è una retta. La definizione di circonferenza ci fa ricadere nella concezione ciclica del tempo, ma essendo di fatto una circonferenza di raggio infinito percorribile una sola volta definisce esattamente il tempo lineare. Con un artificio geometrico le due idee possono essere condotte ad unità.

    Una retta non ha un inizio ed una fine, mentre nella concezione lineare, il tempo ha un inizio ed una fine. Ed il percorso tra inizio e fine ha un senso. Questo limite può essere superato in maniera semplice. Il ciclo lunghissimo o tempo lineare è il tempo di Dio, che può deciderne l’inizio e la fine. L’inizio è fissato da Dio al momento della creazione del cosmo e la fine dalla sua distruzione. L’inizio e la fine sono dati dalla creazione e dalla distruzione della circonferenza di raggio infinito.

    Concludiamo con una citazione di Thomas Burnett, studioso inglese del XVII secolo, tratta dal suo "Teoria Sacra": "…il ritorno allo stesso stato, in un grande cerchio del tempo, sembra essere in accordo con i metodi della provvidenza, la quale ama recuperare, dopo certi periodi, ciò che andò perduto o si corruppe…".


    Bibliografia

    Il Re del Mondo di René Guénon

    I Misteri del Tempo di Paul Davies

    Dal sito http://www.esoteria.org/

  2. #2
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    A chi interessa l'argomento, a Roma nei prossimi mesi (le date precise non si sanno ancora) il prof. Enrico Montanari, docente di Storia delle Religioni alla Sapienza, terrà un seminario sulla concezione ciclica del tempo, in particolare in René Guénon nella prima parte del seminario e nella new age anni '30 nella seconda.

  3. #3
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    L’intuizione del tempo nella storia greca e nel mondo cristiano
    di Alberto Restivo

    Il tempo ciclico e il tempo lineare

    L’intuizione del Tempo conserverà sempre il suo fascino e continuerà ad interessarci, ma questa volta lo qualifichiamo come uno dei punti cardine nell’analisi della storiografia classica greca. I filosofi dei tempi moderni, studiosi dell’antico, ci indicano una visione cristiana del tempo, contrapponendola alla visione del mondo greco classico ed affermano in proposito che mentre la prima è legata ad un concetto di “linearità”, la seconda sarebbe invece fautrice di una visione temporale “ciclica”.
    Lo stesso S. Agostino ribadisce questo concetto nella sua speculazione, criticando aspramente, nelle sue “Confessioni”, la concezione ciclica della storia e del tempo propria dei Greci, e , valorizzando invece la concezione lineare del Tempo propria del mondo cristiano. Schematizzando quindi per farci intendere, diciamo anche noi che due sono le concezioni del Tempo: “lineare” quella della dottrina cristiana e “ciclica” quella del mondo classico greco.
    Gli intellettuali greci anzi, hanno insistito, nella definizione del Tempo, come “ciclo delle stagioni”, ma sono stati anche consapevoli del fatto che nella vita umana “nessun giorno reca un avvenimento simile all’altro”. Quindi, più corretto sarebbe sottolineare che “caratteristica dell’uomo greco è piuttosto la tendenza ad accentuare non il ritmo naturale dell’anno, ma l’aspetto civile dell’anno stesso”.
    Tuttavia, la cosiddetta struttura ciclica del Tempo – che si pone come calcolo, delle stagioni e degli anni - non esaurisce però il concetto greco del Tempo. Infatti, per molti studiosi di espressione stoica, alla struttura ciclica del Tempo si deve accostare il concetto dell’Eterno Ritorno, secondo cui il cosmo soggetto a distruzione ciclica dal fuoco, rinasce come era prima della distruzione stessa.
    Questa concezione del cosmo, soggetto a generazione, distruzione e di nuovo a generazione, mal si accorda con il concetto del ritorno di vicende similari, a distanza di tempo (come ad esempio la diabasi o passaggio di Alessandro Magno si ricollegherebbe dopo un millennio con la conquista di Troia, ma fra le due epoche storiche non c’è una identità perfetta).
    Il Ritorno Temporale storico, preclude cioè ad una totale e piena identità fra due cicli, ma implica se mai la distruzione del mondo e la sua perfetta ripetizione in un mondo che gli succederà. Va quindi ridimensionata la contrapposizione fra “Tempo lineare” del mondo cristiano e “Tempo ciclico” del mondo greco, nel senso che ci fu un periodo nella storia della cultura, in cui fu la struttura cosmologica ciclica del mondo classico ad avvicinarsi alla concezione del tempo lineare del cristianesimo.
    Tale periodo fu appunto il cristianesimo delle origini: il pensiero antico era, infatti, portato ad affiancare al grande cataclisma dell’incendio cosmico (che secondo gli stoici dava luogo alla distruzione del mondo) l’altro grande cataclisma, quello del “Diluvio Universale”. Infatti, nella seconda lettera di S. Pietro, l’apostolo afferma “che il cosmo originario fu distrutto dal diluvio e che quello attuale sarà distrutto dal fuoco il giorno del giudizio, e ci saranno cieli nuovi e terra nuova in cui abiterà la giustizia”. Inoltre, nell’Antico Testamento sono presenti modelli di una concezione “lineare” del Tempo, infatti, nell’Ecclesiaste (il Predicatore) è scritto: “Per ogni cosa c’è una stagione, c’è un tempo per ogni scopo sotto il cielo: un tempo per nascere ed un tempo per morire, un tempo per seminare ed uno per raccogliere ciò che si è seminato, un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per abbattere e un tempo per ricostruire”.


    La cronologia classica greca: Erodoto, Senofonte, Democrito, Tucidide ed i metodi del calcolo cronologico

    Ma ciò che soprattutto ci piace notare ed evidenziare è la differenza fra la “cronologia classica” più antica e la nostra “cristiana”, consistente nella mancanza, nella prima, di un punto di riferimento fisso: noi diciamo “prima di Cristo”, “dopo Cristo”. Erodoto invece riferendosi alla cronologia della guerra di Troia dice: “Da Tizio corrono meno anni che da Caio: grosso modo ottocento anni fino a me ed anche, “i Consigli dei tre avvennero alla terza generazione dopo la morte di Minosse”.
    Questo sistema, mancando un punto fisso, un’era di riferimento, calcola la distanza (in anni, in generazioni) da un determinato avvenimento fino al tempo di chi parla, oppure evidenzia la distanza fra due avvenimenti.
    Anche in Tucidide, l’essenza della cronologia è la distanza di due avvenimenti fra loro nel senso che non c’è un punto di riferimento fisso, un’era: da ciò deriva la difficoltà a tradurre le indicazioni cronologiche tucididee fra la fine delle guerre persiane e l’inizio delle guerre del Peloponneso (periodo di cinquant’anni - detto “ pentecontetìa”, in date assolute.
    Secondo i calcoli tucididei, la guerra del Peloponneso è costituita da “serie annuali” calcolate per estati ed inverni (cronologia ciclica delle stagioni) anche se il primo anno è precisato con l’indicazione dell’eforo spartano e dell’arconte ateniese, allora in carica. Comunque va detto che il riferimento ad un punto fisso non è una esigenza sconosciuta alla grecità classica. Se la guerra di Troia avesse potuto datarsi in maniera univoca e concorde, essa avrebbe certamente costituito una opportuna era “ante e post” per molti storici.
    E Democrito ha utilizzato questo metodo cronologico mentre parlava di sé e della sua opera, scegliendo fra gli avvenimenti storici, quello che gli sembrava più “epocale”, cioè degno di datare un’epoca - la conquista di Troia - e facendone un punto di riferimento che avrebbe dovuto rendere possibile una cronologia fissa e stabile, come un’era.
    Tucidide resta comunque lo storico ateniese che più di ogni altro ha applicato il criterio delle stagioni dividendo ogni anno in estate ed inverno nella narrazione annalistica della guerra del Peloponneso.
    Nel suo lavoro, la storia di Sparta fu un punto di partenza per il calcolo più antico e fu caratterizzata, come precisato da studiosi della materia, da avvenimenti fondamentali, come: il ritorno degli Eraclidi (capostipiti delle famiglie doriche) e l’introduzione della nuova costituzione spartana.
    Però, anche nell’opera di questo famoso storico si rileva un modo di esprimersi approssimativo anche se risalta la ferma volontà, nelle indagini tucididee, di precisione nel definire le date in cifra tonda, ma “comunque una reale coscienza dell’approssimativo è sempre implicita in quelle date”.
    Non possiamo disconoscere che, secondo gli storici, per l’uomo antico gli eventi sono normalmente un prodotto del caso, anche se il compito proprio dello storico consiste nello spiegarli, narrandoli.
    Inoltre, per ogni storico classico, la vicinanza anche casuale di due o più avvenimenti offre lo spunto per la loro datazione in maniera concreta (sincronismo).


    Bronzino, Allegoria del tempo - Immagine tratta dal sito http://www.colorado.edu

    Nella storia moderna, invece, abbiamo il vantaggio di poter partire con date determinate e precise che comunque si ricollegano ad avvenimenti che lo storico greco utilizzerebbe per una datazione sincronistica. Lo stesso Tucidide ad esempio, utilizza per datare il primo anno della guerra del Peloponneso la lista dei magistrati in carica in quel periodo. Ciò significava sostituire un “calcolo per anni civili” al “calcolo per anni naturali”. Ma la grande scoperta di Tucidide si esponeva comunque al rischio di errori materiali nel calcolo della durata di un evento; infatti, un conto è calcolare il tempo con le cifre, come facciamo noi, e un conto è calcolare il tempo con le liste dei magistrati. Va però tenuto presente che la difficoltà di evitare errori nella intuizione del tempo non è stata rilevata solo dagli storici moderni. Altri storici (fra cui Timeo di Siracusa 356/260 a.C. con la sua Storia dei Siciliani) erano ben consapevoli delle difficoltà che ostacolavano un conguaglio preciso: quello fra liste di magistrati e liste di atleti olimpionici non poteva non dare luogo a confusioni.
    Il problema di fondo fu quello di ordinare i fatti, gli eventi, le tradizioni, in sistemi storiografici ai quali “noi moderni” dobbiamo una notevole parte di ciò che conosciamo dei tempi antichi. Non possiamo infatti tralasciare di notare come gli storici moderni abbiano messo a confronto, nella loro opera di ricerca e di ricostruzione, l’annalistica romana con l’annalistica greca. Infatti, come in alcuni passi di Senofonte viene menzionata l’eclissi di sole del mese di aprile del 406, così negli annali pontificali romani sono menzionate ugualmente, come notazioni caratteristiche, le eclissi che verosimilmente hanno interessato gli storici antichi, da Erodoto, Tucidide e Senofonte. In ultima analisi, prima dell’avvento degli antichi greci, le storie che ancora oggi conosciamo, scaturivano dall’esigenza di glorificare il re o il mecenate che commissionava allo storico (cronista del tempo) il compito di raccontare le sue epiche gesta.
    Il primo ad utilizzare con cognizione la parola “storia” fu intorno al 400 a.C. Erodoto con la narrazione delle guerre fra Greci e Persiani presentandole come lo scontro fra due mondi contrapposti, tra civiltà e barbarie: lo dobbiamo ai suoi scritti se la battaglia di Maratona e l’eroismo degli Spartani alle Termopili sono ancora oggi conosciuti. Nei suoi racconti, il mito o il fatto curioso occupano un posto rilevante.
    Diversamente fece Tucidide che descrisse la guerra del Peloponneso fra Sparta e Atene, osservandola in modo imparziale e fissando per la prima volta il giusto metodo di lavoro dello storico: essere razionale e pronto a verificare ogni dettaglio, metodo questo che ha permesso la creazione di opere che hanno fatto da base alla cronologia greca e romana.


    Il tempo nell’epos omerico: Iliade e Odissea

    L’intuizione del Tempo aveva già trovato in precedenza nell’epos omerico dell’Iliade e dell’Odissea un modo inedito di esprimersi. Potrà sembrare una contraddizione, ma è interessante rilevare ed evidenziare come alcuni studiosi italiani nostri contemporanei hanno rilevato come il Tempo sia stato scoperto dai Greci nei momenti in cui esso “era assente”: la parola Cronos, in Omero, viene usata per indicare “il tempo negativo o vuoto” riferito cioè a quei momenti in cui l’azione ristagna in qualche modo (l’eroe riposa o fa un inutile tentativo o si tormenta inutilmente) e quindi non c’è bisogno di indicare la quantità di tempo che trascorre. Nei momenti invece in cui c’è l’azione – che si identifica con il tempo narrativo – non c’è alcuna necessità di nominarlo.
    Se un eroe combatte e il poeta ne descrive le imprese, non c’è alcuna necessità di indicarne la durata: il tempo si manifesta tramite l’azione. Se invece l’eroe dorme o piange, ecco che nasce la necessità di indicare il tempo che queste azioni – anzi non azioni – consumano.
    Questa intuizione del tempo trova riscontro nell’epos omerico, dove alcuni studi sull’argomento hanno mostrato non solo la fondatezza del concetto, ma anche le notevoli differenze che emergono nei due poemi omerici.
    Infatti, nell’Iliade le indicazioni temporali sono generiche, segnalano mutamenti nello sviluppo dei fatti, ma non costruiscono un quadro cronologico come sfondo della vicenda che si colloca alla fine del decimo anno di guerra e dura cinquanta giorni. Al contrario, nell’Odissea, i fatti si percepiscono nel loro movimento temporale e “il trattamento del Tempo si manifesta attraverso il recupero a posteriori (con interruzione della trama in movimento) di fatti anteriori all’azione presente”. “Così, nel racconto di Ulisse ai Feaci, l’eroe colloca alla fine della storia la conoscenza approfondita di tutti i suoi precedenti”.
    Di fatto, nell’Iliade interessa l’azione: il riferimento temporale serve solo ad indicare il punto a cui giunta la narrazione più che ad indicare un autentico momento temporale e il riferimento spaziale costituisce un segmento dell’azione (nell’Iliade gli scenari dell’azione sono divisi in due metà: quella umana – le città – le navi – e quella divina – l’Olimpo – l’Ida – gli Dei).
    Nell’Iliade i luoghi si intravedono solo insieme allo svolgersi dell’azione: nel momento in cui le azioni si sviluppano e i personaggi agiscono, compare l’immagine del luogo in cui avviene il fatto.
    Nell’Odissea, che si muove sullo schema del viaggio, con il viaggio fa il suo ingresso anche il Tempo: lo spazio e il Tempo si percepiscono perché gli eroi si spostano, viaggiano, e con essi, mutano i luoghi e le scene della vicenda.
    È stato detto da coloro che hanno approfondito l’argomento, che “l’Iliade e l’Odissea si sommano nell’epos di Virgilio – l’Eneide – ma con una differenza che Enea è un eroe che prima ha errato e poi combattuto, ha sperimentato il Tempo della Lontananza, le avventure e i dolori del viaggio e quando si avvia verso Lavinio per combattere e fondare la nuova civiltà, Enea è un eroe già carico di Tempo”.
    Nell’Odissea e nell’Eneide è il viaggio che svolge un ruolo primario dove la vicenda è data dagli spostamenti dell’eroe che parte, si sposta, conquista, sconfigge il suo avversario e ritorna al punto di partenza. Il cosiddetto tempo narrativo è garantito dagli spostamenti del protagonista e, in ultima analisi, il movimento nello spazio (come il camminare, il viaggiare…) finisce per definirsi Momento Temporale.


    Note

    Eforo spartano, Arconte ateniese: magistrati
    Pentacontetia: periodo di 50 anni.
    Diabasi di Alessandro il Macedone: discesa di...

    Dal sito http://www.controluce.it/index.htm

  4. #4
    Alvise
    Ospite

    Predefinito Affascinante

    Grazie Tomás; questo della concezione del tempo e della storia è un tema che mi ha sempre profondamente interessato.

    Ti ringrazio di avere riportato alla luce questa discussione.

  5. #5
    email non funzionante
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    Predefinito

    Riporto dal forum paganesimo:

    Originally posted by Senatore

    D'Anna Nuccio
    Il gioco cosmico
    Tempo ed eternità nell'antica Grecia
    Ed.Rusconi (si trova ancora in certe librerie)


    Avendolo quasi finito, posso abbozzare un giudizio, largamente positivo.

    Dal risvolto di copertina:

    Cruciale, fra tutti gli interrogativi che l'uomo si pone, è quelo che concerne l'origine e la fine del Cosmo, l'essere e il divenire del Tutto, il suo perenne fluire lungo una dimensione temporale che scorre fra un'eternità senza confini e la ciclicità di un eterno ritorno. E imprescindibili, fra i tentativi di trovare spiegazioni, di dare risposte, sono quelli che l'umanità ha incominciato a compiere fin dalle ere più antiche, ammantandone la profondità e la ricchezza sotto un velo di apparente oscurità, ispirata più a una saggia prudenza che a una compiaciuta misteriosità. Di qui la necessità di riscoprire, scandagliare e sottoporre a confronti, che rivelano curiose analogie e sorprendenti coincidenze, i miti greci e quelli indiani, i versi di Omero e di Pindaro, il pensiero di Platone e dei Pitagorici... Così, nei dettagli del racconto mitologico, nell'approfondita analisi degli etimi, nel'esame degli ingenui e al tempo stesso arcani simboli che accostando cerchi, rette e spirali ridisegnano l'essenza del cosmo, vediamo riaffiorare i ritmi stagionali e i cicli celesti, costellazioni zodiacali e precisi riferimenti stellari, numeri magici e rivelazioni scientificamente esatte della precessione degli equinozi. Il Tempo vi appare Senex e Puer, Vecchio e Fanciullo, e la ruota che esso fa girare scandisce i tempi e i ritmi del microcosmo come del macrocosmo, l'eterno trascorrere di passato, presente e futuro, finchè indefinibili eventi concluderanno il Grande Anno e un rinnovato uovo cosmico darà origine a un nuovo Tutto.

    Ciononostante il lavoro è buono e serio, ve l'assicuro.

    <Il mondo è il prodotto più perfetto della natura e si può provare con buoni argomenti che esso è un essere vivente, animato e intelligente>
    Zenone

  6. #6
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Interessante la concezione del tempo in relazione al 2° principio della termodinamica. E' l'unico metodo per poter dare concretezza al tempo.

  7. #7
    .... .....
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    Vorrei tornare all'inizio del thread per confutare la tesi della "riduzione ad unità" del tempo ciclico e quello lineare..Dire che una circonferenza di raggio infinito è l'equivalente di una retta..è un abuso geometrico oltrechè logico..Innanzitutto come ci ha insegnato Guenon..mai confondere l'Infinito con l'indefinito..e le grandezze geometriche appartengono all'indefinito perchè limitati dall'ordine di realtà a cui appartengono..l'Infinito è solo il Tutto Universale che si identifica con quello che la tradizione indù chiama Brahman..Con le grandezze geometriche o numeriche non abbiamo nulla a che fare con l'Infinito ma solo con l'indefinito..Poi..una circonferenza tendente all'indefinito..rimarrà sempre una circonferenza ..anche se di curvatura minima..ma mai potrà identificarsi con una retta..in quanto nella retta non è possibile nessuna curvatura..I granelli di sabbia del deserto..mai possono considerarsi indefiniti..siamo sicuri che hanno sempre una fine..anche se una misurazione è piuttosto difficile.. Da qui se ne deduce che qualsiasi interpretazione lineare del tempo è "illusoria" rispetto a quella ciclica..illusoria ma non irreale o sbagliata..serve solo a comprendere mentalmente realtà temporali molto piccole..per un uso eminentemente pratico..Posso considerare la nascita e la morte come partenza e arrivo di un processo lineare..processo lineare però assolutamente illusorio rispetto alla comprensione della molteplicità delle vite in cui l'uscita da una "linea" equivale all'ingresso in un altra..e l'immagine totale è quella non tanto di una circonferenza..ma di una spirale..dove è impossibile ripercorrere gli stessi punti...Ma anche la concezione del tempo..se ciclica o lineare..dipende in ultima analisi dalla validità ontologica che diamo al Pensiero Tradizionale..Se consideriamo che il figlio è simile al Padre..e che le leggi del piccolo sono le leggi del grande..e che "così in alto così in basso"..per processo di sintesi..possiamo attribuire al tempo quella dimensione ciclica che si rinviene in tutte le cose..perchè la parte manifesta sempre le leggi del Tutto...Ma..se qualcuno non ha "fiducia" che il Tutto sia capace di proiettarsi in gradi di esistenza simili..vorrei dire "simbolici"..fiducia che deriva appunto dalla comprensione interiore della razionalità..non esclusivamente mentale..ma Intuitiva..questa persona cercherà di conciliare in termini inconciliabili la parte e il Tutto..la retta e la circonferenza..Nei "Principi del calcolo infinitesimale"..Guenon..parla appunto della assurdità della matematica moderna ..assurdità di chi vuol ridurre una "tendenza" ad un "risultato"..Una tendenza ci porterà ad un risultato solo se per un "atto" immediato..di "passaggio al limite"..ci proiettiamo su un ordine di realtà differenti..Uscire dalla ciclicità..equivale ad uscire dalla "ruota" delle nascite e delle morti..e non lo si può fare cercando di raddrizzare ciò che è curvo..ma nell'uscire dalle leggi dei cicli..e.la saggezza Orientale..ci dice come sfuggire dalla spirale e raggiungere il punto..chiamato Centro..e dal lì..raggiungere la "retta" del "raggio celeste"....questa è l'unica possibilità per "quadrare il cerchio"..e raddrizzare il tempo.. il passaggio nell'eternità..che come sappiamo..è fuori dal tempo...a differenza della "perpetuità" che ne è dentro..al tempo..e..che verrà riassorbita alla fine del ciclo...dove il "giudizio universale"..stabilirà i germi del ciclo futuro..e le "scorie" del ciclo passato..

 

 

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  5. Tempo di vita, tempo di lavoro
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