OBIETTIVO IRAQ
Nel mirino di Washington
di Padre Jean-Marie Benjamin
"Attraversare l'Iraq è penetrare nel cuore di un paese affascinante, scoprire un popolo eccezionale,entrare nel mistero dei leggendari racconti delle MILLE E UNA NOTTE. Attraversare l'Iraq significa rivivere più di 8000 anni di storia, con più di 10000 siti archeologici, testimoni del nostro passato, patrimonio fondamentale per la comprensione della storia del genere umano; significa riflettere su sessanta secoli che ci separano dalle civiltà sumera, assira e babilonese; significa rivivere la Bibbia e i racconti del libro della Genesi, camminare sulle orme di Abramo; significa risalire alle prime pagine della creazione, primo laboratorio dello sviluppo e delle future civiltà; significa ricordarsi che le grandi scoperte e le prime invenzioni che sono alla base della nostra civiltà e della cultura del nostro pianeta sono nate e si sono sviluppate in Mesopotamia. Qui si è affacciata la prima civiltà, culla della nostra cultura e della nostra evoluzione.
Attraversare l'Iraq significa entrare nel mondo misterioso dell'Islam e meravigliarsi di vedere in una strada di Baghdad, fianco a fianco, una chiesa e una moschea; significa stupirsi di vedere le ragazze dell'università senza burka, o senza chador, e senza neanche il velo; significa essere accolto dalla gente, dal sud al nord del Paese, con la cortesia di un'ospitalità che spesso prende l'aspetto di una liturgia. Poichè ricevere uno straniero è un onore supremo, una gioia per chi ti accoglie. Dice un proverbio orientale: LA MIA CASA E' IL MIO REGNO. La porta di questa casa è sempre aperta, entra e, ricco o povero, sarai ricevuto e subito ti porteranno un té e dei datteri.
Attraversare l'Iraq significa, anche e purtroppo, scoprire un popolo in agonia; un popolo distrutto da una guerra terrificante e poi rinchiuso in un vero campo di concentramento, ridotto a sopravvivere in un Paese dove manca tutto; significa vedere morire migliaia di bambini, di fame, di malattie, di contaminazione radioattiva da armi all'uranio impoverito; significa essere arrabbiato nel sentirsi impotente davanti ad una tale ingiustizia: vedere offeso un popolo di così grande dignità.
Anno dopo anno, giorno dopo giorno, viaggiando nel Paese di Abramo e scoprendo una realtà completamente diversa da quello che ci mostravano i media del 'mondo libero'; scoperchiando lo scandalo degli uomini dell'UNSCOM e del loro capo RICHARD BUTLER; constatando l'illegalità delle due NO FLY ZONE; vedendo la situazione negli ospedali; incontrando numerosi funzionari dell'Onu a Baghdad ed a Ginevra, Ministri del governo iracheno e personalità politiche europee, riportavo incontri, scoperte e dichiarazioni in un piccolo diario, che mi propongo oggi di consegnare alla vostra paziente lettura.
Uno dei personaggi che mi ha particolarmente colpito per l'intelligenza e la pertinenza è TAREQ AZIZ.
Ministro cristiano in un Paese arabo, uomo di grande cultura e diplomatico perspicace, spirito raffinato e negoziatore instancabile, personalità forte e carismatica, è certamente uno dei leader arabi più sorprendenti, per longevità nella carica e per abilità della sua azione diplomatica internazionale.
In diversi colloqui, egli racconta la tormentata vita politica dell'Iraq; rivela gli aspetti nascosti del confronto coll'UNSCOM; denuncia le imprese compiute dalla Cia tramite Richard Butler; parla di Denis Halliday e Hans von Sponeck, i due ex assistenti di Kofi Annan e responsabili del programma umanitario dell'Onu in Iraq; divulga i retroscena dell'embargo e della resistenza del popolo iracheno; narra la coabitazione tra cristiani e mussulmani nel paese di Abramo e le sue relazioni di Ministro cristiano con i colleghi mussulmani; rivela la conversazione dell'ambasciatrice degli Stati Uniti, April Glaspie, con Saddam Hussein alcuni giorni prima dell'entrata delle forze armate irachene in Kuwait; confida le sue impressioni su alcuni leader politici mondiali; spiega le scelte dell'Iraq; analizza i disegni politici, gli antagonismi, i dissensi, le perplessità e le apprensioni dell'Europa; commenta con forza i piani degli Stati Uniti per una prossima invasione dell'Iraq.
Dietro il volto dell'uomo di Stato, ho voluto dare voce a tutto un popolo, vittima da undici anni di un embargo crudele, perchè, contro tutti i principi democratici propugnati dall'Occidente, dai tempi della Guerra del Golfo all'Iraq non è mai stata data l'opportunità di spiegarsi, di esporre il proprio punto di vista, di difendersi. La Morale lo chiede, la Giustizia lo esige, e la carta dell'Onu lo impone"(dall'INTRODUZIONE).




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